Via Botteghelle

Dove eravamo rimasti?

Chi terrà la scena adesso in via Botteghelle? Il giovane pittore (83%)

Quella notte ...

In fondo alla strada, c’era lo studio del pittore, un giovane dall’aria svagata, con una fissità tale nello sguardo da sembrare cieco. Dipingeva solo tramonti e madonne, tutte somigliavano a Elisa. Non era siciliano, veniva da fuori, ma in quella strada, in quello studio, aveva trovato tregua alle sue inquietudini. Il defunto notaio gli aveva affittato quel locale, due stanze in tutto, per una cifra ragionevole e serviva al giovane anche da abitazione.

Era giorno di bucato il lunedì. Sulla spiaggia, due bastoni e una corda, reggevano candidi lenzuoli stesi ad asciugare, e l’aria profumava di sapone e di mare. Fu in una di quelle mattine, che la vide per la prima volta, con le braccia alzate, in punta di piedi, contendeva al vento gagliardo i lembi d’una camicia, le cui maniche sembravano volerla stringere in un abbraccio. Lo studio era l’unica casa che avesse una finestra che guardava verso il mare e il bastione. Da lì, credendosi invisibile il pittore rimase a guardarla, mentre un vento ballerino le vorticava intorno alle caviglie, su, su, fino ai capelli a coprirle il profilo delicato.  In seguito, pensando a lei, senti sempre quel profumo di pulito, di fresco, cornice dell’immagine di lei, di Elisa. Si sorprese, quando lei, sentendosi osservata si voltò e: “ Bonjour” gli gridò agitando la mano nella sua direzione. Non seppe che rispondere: “Siete muto?” chiese lei, avvicinandosi alla finestra. “ No, no” disse impacciato; sorrise, mentre lei si allontanava.

Ritornò sulla spiaggia verso sera, per raccogliere i panni. Lui era lì, dipingeva, dandole le spalle; non sembrò accorgersi di lei; il vento s’era calmato.  Elisa sedette su uno scoglio e in silenzio rimase a guardarlo. Senza voltarsi, dopo un po’, le chiese: “ Vuoi vedere il quadro?”

“ Ah, pensavo che non mi avessi sentita” e si avvicinò. Sulla tela, c’era il suo ritratto: “ Come hai fatto? Non mi hai guardato.”

Il giovane sorrise e indicò le lenti poggiate sul cavalletto: “ Ho guardato il tuo riflesso sulle lenti”.

“Merci, grazie. Ma davvero sono così bella?” disse, e lo abbracciò. “ Di più” sussurrò in un fiato tra i suoi capelli e la baciò.

Il primo bacio per Elisa, il primo amore. Lo lasciò sulla spiaggia e l’emozione le fece credere di camminare a un passo da terra, di muoversi sul selciato senza toccarlo; lui le riempiva la mente, cerco di chiamarlo e si rese conto di non sapere il suo nome. Tornò indietro e chiese: “…Ton nom?”. “ Adriano” rispose lui. “ Bien, a bientot, Adrien” e rivolò via di corsa.

Come un’onda, che piano lambisce la rena e si allarga, senza trovare ostacoli, una gioia sottile invase il petto di Adriano e si fece largo, a fiaccargli i ginocchi. Gli incubi le inquietudini che avevano popolato i suoi sonni, ora gli sembravano lontani. Non il volto di sua madre lo avrebbe perseguitato, viso devastato dalla follia, che l’aveva condotta a finire i suoi giorni in manicomio, quando lui era ancora un bambino. Non il terrore di un destino segnato, che lo aveva costretto a fuggire da ogni emozione, a cercare la solitudine, ora Elisa era la sua salvezza. Elisa, il suo amore, la sua musa … forse, alla fine, la sua ossessione. Il timore di perderla lo gettava in angoscia, controllava i suoi movimenti, la fissava con sospetto, i suoi abbracci erano catene, i suoi baci nodi.

Pensava a lei, la sera che la vide, assieme a Santino, svoltare l’angolo del vicolo e dirigersi verso il palazzo Turrisi Cavarretta. Elisa si opponeva alla stretta di lui, evidentemente ubriaco;  la tratteneva parlandole piano, come si fa per convincere un bambino, per rassicurarlo. Entrarono nel portone, scortati da Bastianddu, il factotum del notaio. Poco dopo Santino uscì ma Elisa non era con lui.

Una nebbia di sangue scese sugli occhi di Adriano, le iridi chiare si accesero di furia. Picchiò sul portone chiuso e, per evitar scandali, Bastianeddu gli aprì. Travolto dall’impeto del pittore, cercò di bloccarlo prima che giungesse al salottino, inutilmente.

Elisa era in piedi, nuda, davanti al notaio, che allungava le mani sui suoi seni. Il sorriso lubrico si spense in una smorfia di disappunto: “ Che vuoi?” chiese ad Adriano che era rimasto impietrito sulla porta. “ Non te la sciupo, poi ti la tornu, sana e ‘mparata” continuò rabbioso. “ I picciuli ti piacinu? E allura, chi vuoi?”.

Bastianeddu, rintanato nell’atrio, li vide uscire poco dopo, non si mosse; lei piangeva, Adriano inveiva. In fretta sparirono giù per le scale. Il servitore si avvicinò alla porta del salottino, era chiusa e non osò entrare, senza essere chiamato. Un’ora rimase fuori ad aspettare, ma niente… . Scese di fretta, quando sentì Santino tornare; il notaio pagava ad affare concluso. “ Comu finiu?” chiese. “ Chi sacciu ci fu u finimunnu” rispose il servitore. Santino entrò nel salottino e vi rimase qualche minuto. Bastianeddu lo sentì bestemmiare a più riprese e poi uscire sconvolto. Allora entrò, si soffermò un momento e uscì. Tornò tardi a casa.

C’era stato un gran via vai, in casa del notaio, quella sera.

La faccenda si complica. Troppa gente sul palco. Facciamo tornare il commissario. Cosa scoprirà?

  • Santino è innocente (43%)
    43
  • Agata ha mentito (43%)
    43
  • Chi è il ladro (14%)
    14
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132 Commenti

  • Bellissimo finale, stavolta davvero alla Montalbano con il commissario che si arrende alla benevolenza nell’interesse della bambina. Episodio ancora davvero accattivante,a completamento di un ottimo lavoro che ti obbliga a tornare presto!?
    A rileggerci dunque, buon fine settimana! ??

    • Bene, lavoro terminato! A pezzi e bocconi per mantenermi sulle 5000 battute. Ci sarebbe stato tanto da dire ancora sui personaggi, ma queste sono le regole e, tra tagli e riletture, scappa sempre
      il refuso, l’imprecisione, l’errore. Grazie, comunque per avermi seguito fino alla fine e a rileggerci presto. Ciao Fenderman.

  • Ciao, Anna.
    Alla fine ha prevalso il buon cuore del commissario, la piccolina senza mamma non ce la vuole proprio lasciare.
    Anche io ho notato qualche svista, figlia, secondo me, di una riscrittura. Poco male, come sempre ci hai deliziati con il tuo stile e la tua bravura. Spero che di ritrovarti prestissimo con un nuovo episodio. Intanto, ti saluto e ti auguro un bellissimo inizio di primavera. Qui comincia oggi, da te non so ?

    Alla prossima!

    • Non ho scuse. Posso solo dire, a mia discolpa, che le 5000 battute mi costringono a tagli e revisioni che, lo confesso, mi fanno male e, alla fine, il testo risulta poco curato, Mi vince la stanchezza per le necessarie, ma dannose ‘potature’. La primavera? Anche qui è incerta nel mostrarsi, tuttavia le rondini hanno già i piccoli nel nido. Ciao Keziarica, a presto.

  • Capitolo 10)

    Siamo arrivati alla fine, e sei riuscita a sorprenderci anche in questo finale. In generale, agli inizi mi aspettavo che ci avresti portato verso una storia differente, ma è stata una bella sorpresa trovare questa narrazione! Ho trovato qualche imprecisione, ma sono certo siano semplici errori sfuggiti, capita.
    Leggerti è sempre una bellissima esperienza, e le storie che tratti sono parecchio profonde 🙂

    Aspetto la prossima storia!

    Trovi la lettura del capitolo finale sempre su youtube a partire dalle 14:00:
    https://youtu.be/SNwG-4_-j1g

    Ciao!

  • Buonasera Anna!
    Il viaggio di mamma e figlia mi ha ricordato l’ultimo di Attu e Zaira, con la piccola creatura che non muore ma vive la separazione da chi l’ha generata. A questo punto anche io penso sia giusto ascoltare Agata.
    Per tutta la storia si respira l’aria di ineluttabile ingiustizia sociale, la miserabile vita di chi può solo subire, e anche quando sembra vincere, deve pagare dazio alla sua condizione. Triste e inevitabile, lento e inesorabile il viaggio verso la terra isolata del convento.
    Non ci si può non indignare pensando a quanto sia attuale questo racconto. Splendido.
    Un buon weekend a lei, a presto!

    • Ciao Minollo,
      si sta per concludere questa storia intrisa non tanto di tristezza quanto di cinismo. Molti dei personaggi sono nati dalla mia curiosità nell’osservare la gente, quella reale, che spesso non altra morale se non il proprio tornaconto, a spese di chi come Angelina e, in modo diverso Bastianeddu niente hanno a loro difesa se non la famosa ‘Provvida Sventura’ che regna tra gli oppressi.
      Alla prossima, ti aspetto.

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