Via Botteghelle

Dove eravamo rimasti?

Sono cinque le persone sul luogo del delitto. Chi parlerà adesso? Bastianeddu (50%)

Bastianeddu

La strada la fecero sotto un improvviso temporale. A ovest, dalla cima della cupola della chiesa di San Francesco, una nuvola nera, spinta dal maestrale, coprì la città. Si spensero i colori dell’estate, i gialli accesi, gli azzurri abbaglianti, i rossi sfacciati. Fine agosto: una cortina di fitte gocce anticipò lo schianto dei tuoni.

“ Magari arrinfrisca” pensò il commissario. Bastianeddu neanche allungava il passo, si lasciava sommergere dalla tempesta, così come sempre aveva fatto nella sua vita, senza reazioni.

Si scossero come cani bagnati, davanti al portone della questura ed entrarono.

Bastianeddu venne abbandonato su una sedia nel corridoio, ad attendere, mentre con una tovaglia si asciugava il viso. Il commissario sparì nel bagno dopo aver detto alla guardia: “ A Santino, portatelo nel mio ufficio tra mezz’ora”. L’ansia lo attanagliava alla gola. Tremava per il freddo, o era forse la paura a fargli battere i denti? Quando Santino, in manette, gli passò davanti, senza neanche guardarlo, Bastianeddu si sentì perduto.

Seduto in pizzo sulla sedia, davanti alla scrivania del commissario, Bastianeddu balbettava: “ I picciuli, quali picciuli?”

“ Spiegaglielo tu, Santino, di quali picciuli si parla” e con la mano esortava il ragazzo ad intervenire.

“ Appena entrai, subitu, taliai il balcone aperto e restai fulminato, pensai giustu” e mentre parlava, col pugno chiuso si colpiva la testa. “ I picciuli erano terra, terra e svulazziavano cu ventu. Fu un ciatu, m’affacciai e l’ho visto, commissario, la luce di casa me lo fece vedere, perché fora era oscuru”, un singhiozzo disperato lo scosse, poi continuò: “ A mia, a mia, avissiro arrestato, pensai e, scantatissimo, me ne scappai”.

“ Hai sentito Bastianeddu?” chiese Tortorici. “ E chi c’era davanti alla porta del salottino?”

“ Iu c’era… ma non ero più io” Bastianeddu si piegò in avanti, a toccare le ginocchia con la fronte.

Tortorici si alzò dalla sua sedia, aprì la porta e fece uscire Santino, poi la richiuse piano. Il silenzio nella stanza restava profondo, i singulti lievi di Bastianeddu, non servivano a cancellarne l’inquietante persistenza.

“ In principio, l’istinto di tant’anni, mi fici curriri a cogliere i soldi, ma per pulire, perché questo io avevo sempre fatto: avevo pulito le sporcizie del notaio, a faccia a terra e culo all’aria. Iddu era u padruni”.

Così il poveretto iniziò a parlare, e il commissario restò in silenzio.

“ Era padruni, ma no solo del palazzo, della vita mia era padruni e iu ci rendevo merito, pure per gli sputi che mi dava, per un pezzo di pane. Ma quannu m’affacciai, iddu era morto, allora, commissario, per la prima volta fui omo e, aspettai d’avere assai sputazza in bocca, per pagare al notaio almeno un poco degli sputi che mi aveva regalato”

“ Uhm… e poi che facesti?”

“ E poi, commissario, avevo le mani piene di picciuli ma, Agata, che aveva trovato la chiave di casa sua, stava ritornando, perciò, ho aperto il cassetto della scrivania e ci posai dentro i soldi”. “ Ci ha parlato con Agata, commissario?”

“ Ci parlai. Dei soldi non m’ha detto niente”

“ Ora veni u bellu!” disse Bastianeddu e si fece una grande risata. “ Sintissi, dutturi. Quando Agata se ne andò, io ho aperto il cassetto per prendermi i soldi e ho visto che ce n’erano altri dietro, tutti ordinati con le fascette, erano assai. Tutti me li potevo pigliare, ricco come il notaio sarei stato, potenti e rispettatu. Ma mi venne un pensiero: allora, solo questa era la differenza tra me e il mio padrone. Erano i picciuli?”

“ Andiamo, Bastianeddu, ora fai pure filosofia morale. Ti sei preso i soldi o no?”

“ No, commissario, non li toccai” Tortorici, sbalordito, lo guardò con tanto d’occhi: “ Che minchia mi conti? Mi vuoi dire che sei tanto onesto?”

“ No, no, commissario mio, non fu per onestà, fu lo scanto, la paura. E se veramente fussi stata solo quella la differenza tra me e il notaio? In un momento mi vidi come in un cinema: la vestaglia di seta, gli sputi ai servi, le gonne sollevate a femmine indifese, le vociate. Mi taliai nello specchio, ch’era di fronte: ci assomigliavo al notaio, brutto come a iddu. Me ne scappai, presi solo i soldi che mi spettavano, la mesata di lavoro fatto”  finì di parlare, Bastianeddu, e tirò un lungo sospiro di sollievo.

Tortorici tornò a sedersi, poggiò i gomiti sulla scrivania e, con le mani intrecciate sotto il mento, guardò perplesso l’uomo che gli stava davanti. Gli aveva creduto. Quindi i soldi erano rimasti nel cassetto quella sera. Un lieve sorriso ironico gli increspò le labbra e risenti la voce di Agata: “ Tutto ci raccontai”.

“ E brava Agata” mormorò il commissario “ lei non avrebbe avuto paura né scrupoli, sapeva cosa era giusto; per lei naturalmente”.

Torniamo ad Agata e ai soldi?

  • Agata muore (33%)
    33
  • Agata scappa coi soldi (50%)
    50
  • Agata restituisce i soldi (17%)
    17
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132 Commenti

  • Bellissimo finale, stavolta davvero alla Montalbano con il commissario che si arrende alla benevolenza nell’interesse della bambina. Episodio ancora davvero accattivante,a completamento di un ottimo lavoro che ti obbliga a tornare presto!?
    A rileggerci dunque, buon fine settimana! ??

    • Bene, lavoro terminato! A pezzi e bocconi per mantenermi sulle 5000 battute. Ci sarebbe stato tanto da dire ancora sui personaggi, ma queste sono le regole e, tra tagli e riletture, scappa sempre
      il refuso, l’imprecisione, l’errore. Grazie, comunque per avermi seguito fino alla fine e a rileggerci presto. Ciao Fenderman.

  • Ciao, Anna.
    Alla fine ha prevalso il buon cuore del commissario, la piccolina senza mamma non ce la vuole proprio lasciare.
    Anche io ho notato qualche svista, figlia, secondo me, di una riscrittura. Poco male, come sempre ci hai deliziati con il tuo stile e la tua bravura. Spero che di ritrovarti prestissimo con un nuovo episodio. Intanto, ti saluto e ti auguro un bellissimo inizio di primavera. Qui comincia oggi, da te non so ?

    Alla prossima!

    • Non ho scuse. Posso solo dire, a mia discolpa, che le 5000 battute mi costringono a tagli e revisioni che, lo confesso, mi fanno male e, alla fine, il testo risulta poco curato, Mi vince la stanchezza per le necessarie, ma dannose ‘potature’. La primavera? Anche qui è incerta nel mostrarsi, tuttavia le rondini hanno già i piccoli nel nido. Ciao Keziarica, a presto.

  • Capitolo 10)

    Siamo arrivati alla fine, e sei riuscita a sorprenderci anche in questo finale. In generale, agli inizi mi aspettavo che ci avresti portato verso una storia differente, ma è stata una bella sorpresa trovare questa narrazione! Ho trovato qualche imprecisione, ma sono certo siano semplici errori sfuggiti, capita.
    Leggerti è sempre una bellissima esperienza, e le storie che tratti sono parecchio profonde 🙂

    Aspetto la prossima storia!

    Trovi la lettura del capitolo finale sempre su youtube a partire dalle 14:00:
    https://youtu.be/SNwG-4_-j1g

    Ciao!

  • Buonasera Anna!
    Il viaggio di mamma e figlia mi ha ricordato l’ultimo di Attu e Zaira, con la piccola creatura che non muore ma vive la separazione da chi l’ha generata. A questo punto anche io penso sia giusto ascoltare Agata.
    Per tutta la storia si respira l’aria di ineluttabile ingiustizia sociale, la miserabile vita di chi può solo subire, e anche quando sembra vincere, deve pagare dazio alla sua condizione. Triste e inevitabile, lento e inesorabile il viaggio verso la terra isolata del convento.
    Non ci si può non indignare pensando a quanto sia attuale questo racconto. Splendido.
    Un buon weekend a lei, a presto!

    • Ciao Minollo,
      si sta per concludere questa storia intrisa non tanto di tristezza quanto di cinismo. Molti dei personaggi sono nati dalla mia curiosità nell’osservare la gente, quella reale, che spesso non altra morale se non il proprio tornaconto, a spese di chi come Angelina e, in modo diverso Bastianeddu niente hanno a loro difesa se non la famosa ‘Provvida Sventura’ che regna tra gli oppressi.
      Alla prossima, ti aspetto.

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