Il Cavaliere senza Fine

Il Cavaliere nero

Una spada era conficcata nella testa di un cavaliere, nel frattempo un altro cavaliere con un’armatura nera come la cenere, ne prende a pugni un altro con colori dell’armatura più vivaci. Quel cavaliere aveva in mano uno scudo con sopra un’aquila con le zampe conficcate nel corpo di un drago. Quello era il segno dei guelfi.

Il guelfo cercò di colpire con una lancia il cavaliere nero ma egli schivò il colpo. Andato a vuoto il colpo, il cavaliere nero ne approfittò e tenendo stretto il braccio sinistro sulla spalla del guelfo mentre il braccio destro teso sulla lancia, riuscì dopo poco a strattonargliela  e con un calcio buttò a terra il guelfo.

L’uomo era a terra nel fango, si guardò intorno e  l’unica cosa che vide era una palude che ormai perse il suo colore verdastro e ne acquisì il colorito rossiccio, questo a causa di tutti gli altri Guelfi morti, assassinati, alcuni senza testa e altri col busto tagliato a metà. 

Poi il guelfo ancora vivo porse il suo sguardo verso il cavaliere nero.

“F-fermo ti posso pagare!” Disse balbettando.

Il cavaliere sentendo quelle parole si avvicinò, si chinò verso di lui e chiese:”Quanto hai da offrirmi?”

“8 fiorini d’oro” rispose tremando.

Io cavaliere sospirò. “Va bene, sempre meglio di niente.”

L’uomo allora prese un sacchetto e glielo porse. Il cavaliere lo prese, si alzò, fece un cenno con la testa e si voltò.

Avendo ancora la lancia del guelfo…si voltò di scatto e gliela lanciò. L’unico guelfo ancora vivo morì per mano del cavaliere nero, con una lancia conficcata nel capo.

Successivamente riprese la sua spada e la riporse dietro la schiena.

“Mi dispiace guelfo…la tua fazione non mi interessa ma il denaro si.” Disse il cavaliere.

Allora uscì dalla palude e attaccato a un albero con una corda vi era un cavallo.

“Ciao piccolo” disse mentre lo accarezzò sul muso. 

E si mise al galoppo, allontanandosi da quella zona tranquilla ormai coperta anch’essa di sangue.

Dopo un po’ di tempo arrivò a Firenze. La grande città della Toscana, dove la leggenda del cavaliere senza fine inizia.

Il nostro cavaliere lasciò il cavallo in una stalla, si mise un velo enorme dietro la schiena per non mostrare la sua spada. L’unica cosa che si poteva vedere era la sua armatura, decisamente diversa rispetto a quella dei tradizionali cavalieri, essa era molto spigolosa, piena di punte e non solo l’armatura stessa ma anche l’elmo con la parte frontale del muso allungata.

Il cavaliere camminò nei vicoli delle strade di Firenze, tra le case e tra i negozi, arrivando così a una taverna abbastanza particolare. Si chiamava “La Taverna di Elisa” e ci entrò.

Il locale era molto più grande rispetto a come si mostrava al di fuori, vi era un bancone enorme al centro della taverna, attorno ad esso una decina di tavoli, altrettante sedie e addirittura un dormitorio al piano di sopra, dove si poteva accedere dalle scale, dal piano inferiore si poteva anche vedere una stanza un po’ diversa dalle altre, probabilmente era delle prostitute.

Il cavaliere avanzò verso il bancone. “Ciao Elisa, posso parlarti?” Chiese. Una donna dai capelli rossi si girò mentre puliva un bicchiere di legno. “Pietro…che ci fai qua? Chiese con aria perplessa.

“Tu mi hai ch..” il cavaliere non finì la frase che la donna gli prese il braccio e lo portò vicino alla sua bocca. “Taci. Aspetta un secondo e poi parliamo”.

Il cavaliere nero allora si allontanò dal bancone, si sedette su un tavolo poco distante per osservare.

È da tanto tempo che non sentivo il mio nome…” pensò egli.

Mentre guardava Elisa e rimuginava sentii un gruppo di uomini parlare.

“Ragazzi questa è la svolta, un tesoro ci aspetta.” Disse un uomo in carne con un paio di baffi.

“Cosa stai dicendo Francesco?! Hai davvero trovato il tesoro di cui parlano in giro da giorni?” Disse un altro uomo magrolino ma ben vestito.

“No tu stai raccontando balle!” Disse un altro con una gamba di legno.

“Allora? Non mi credete? Vi aspetto domani mattina all’alba alle porte della città. Andremo insieme a prenderlo…se però vi vedrò con la bocca mezza aperta prenderò una porzione della vostra parte. Perché siete amici infedeli.” 
“N-non dire così Francesco, siamo sempre stati accanto a te.” Disse il magrolino.

“G-già,non te la prendere”disse l’uomo con la gamba di legno.

Il cavaliere nero ascoltò con attenzione. “Potrei effettivamente dare un’occhiata..”

“Ehi, Pietro. Scusa per l’attesa, allora? Hai fatto?”. Chiese Elisa con un paio di bicchieri in mano.

“Ho ucciso quei Guelfi…” disse il cavaliere.

“Tutti quanti?” Chiese Elisa.

“Tutti…non ne è rimasto nemmeno uno” disse bevendo un bicchiere di birra.

“Ti vedo giù Pietro. Stai bene?”. Chiese lei.

E lui rispose:”Non lo so neanche io…”

“Forse ti serve un po’ di azione, ho una missione che fa per te…devi solo decidere” disse lei.

 “Sentiamo” disse sorseggiando un altro bicchiere.

“Dietro la taverna c’è una persona…che può offrire molto pur di raggiungere il suo obiettivo. Se vuoi te la presento.” Disse lei ridacchiando un po’, con un bicchiere di birra e le guance rosse.

Cosa sceglierà Il nostro cavaliere?

  • Accetterà la missione di Elisa per il grosso bottino (100%)
    100
  • Continuerà per la sua strada (0%)
    0
  • Andrà con i mercenari (0%)
    0
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2 Commenti

  • Anche se il tesoro potrebbe incuriosirmi, dico che accetterà la missione di Elisa perché lei sembra conoscerlo forse meglio di se stesso 🙂

    Ciao e benarrivato. Nonostante sia molto interessante quello che hai scritto, ci sono alcune parti spigolose nel testo che rendono un po’ difficile la lettura. A rendere fluida la lettura da parte degli altri la si impara man mano che si scrive e si presta ascolto alle critiche. Sui dialoghi ti è già stato detto.

    Ciao 🙂

  • Capitolo 1)

    Ehi! Ho letto la tua storia su youtube insieme a quelle di altri utenti. Se la cosa può farti piacere, continuerò a leggerla in futuro 😉

    Allora, l’idea mi sembra interessante, ma credo si possano migliorarne alcuni aspetti di forma.
    Iniziamo dai dialoghi: ho avuto l’impressione, ma magari è solo una mia impressione, che siano un po’ macchinosi e forzati. Mi ha dato l’impressione di qualcuno che sia costretto a recitare una parte, più che delle persone intente a bare in una locanda. Ma anche il dialogo con la ragazza mi è parso un po’ didascalico. Il mio consiglio è di leggere i dialoghi a voce alta, per vedere come suonano e come potrebbero essere interpretati 😉

    In alcuni punti, per rendere più fluente (e risparmiare caratteri) puoi evitare l’utilizzo del disse accompagnando il dialogo all’azione che stai esprimendo, come nel primo incontro del cavallo!

    Spero di esserti stato utile, almeno un pochino!
    Buona scrittura!

    Trovi la lettura su Youtube:
    https://youtu.be/6YDSDEWlyoQ

    Alla prossima!

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