La chiave

Un ricordo doloroso

Eloisa camminava per i portici deserti della città accompagnata dal rumore dei suoi passi che rimbombavano attraverso tutto il porticato. Si muoveva velocemente, desiderosa di arrivare a casa. Era una notte incredibilmente fredda, senza luna, ed ella osservava il respiro tiepido trasformarsi in condensa, mentre si sfregava le mani e ci soffiava sopra cercando di scaldarle. Nel frattempo, guardava attorno a sé le case e le strade illuminate dai lampioni che le tingevano di una sfumatura giallo-arancione, la quale si sovrapponeva al colore rosso dei mattoni degli edifici e al grigio dell’asfalto. Era una bella città, piena di colori, di suoni e di posti irripetibili, ma nonostante tutto non si sentiva a casa; aveva fatto di tutto per innamorarsene, eppure dopo tre anni sentiva ancora che non era il suo posto. Appena trasferita ne era rimasta entusiasta, una città così grande tutta per sé con così tante persone le sembrava un sogno. Doveva essere il palcoscenico della sua nuova vita, ma adesso essa si era ridotta a una cornice fredda e vuota, senza più nulla da offrire. Tutto le sembrava ripetitivo e monotono, gli stessi edifici, gli stessi negozi, le stesse strade, nulla riusciva più a emozionarla. Improvvisamente un ricordo la assalì togliendole il respiro. Una calda mattina d’estate, odore di erba tagliata nell’aria e quel dialogo all’apparenza banale.

«Colleziono numeri di telefono» aveva detto Eloisa contraendo le labbra in una smorfia incerta.

«In che senso?»

«Nel senso che sul mio telefono tengo solo i numeri di telefono che mi servono. Mentre gli altri li cancello, ma prima li trascrivo su un quadernino in ordine alfabetico. A volte lo apro e leggo i nomi delle persone, cercando di ricordare chi siano e come fossero finite nella mia vita» il suo sguardo evitava accuratamente quello dell’interlocutore. Detta ad alta voce, quella sua abitudine le sembrava molto più bizzarra, forse addirittura inquietante. Il suo viso però si aprì in un sorriso benevolo:

«Ti è davvero difficile lasciar andare le persone, non è vero?»

«Tanto se ne vanno via lo stesso» sospirò «Però mi piace l’idea di poterle ricontattare, anche se so che non lo farò mai. Sarebbe strano, fuori luogo, e poi non avremmo nulla da dirci»

Poi basta. Il ricordo si perdeva nella nebbia del passato o forse era lei che lo aveva relegato di proposito in un angolo della mente fino a sbiadirlo. La donna sentì una dolorosa fitta al petto, accompagnata da una sensazione sgradevole, ma fece finta di nulla, voleva solo tornare a casa e andare a dormire, quindi accelerò il passo. Arrivata a casa si fece un tè e indossò il pigiama. Anche quell’appartamento non le piaceva più, ne vedeva solo i problemi – l’umidità, la mancanza di luce naturale – e non i pregi. Sbuffando si mise a letto e rimase per un’ora a fissare il soffitto al buio prima di riuscire ad addormentarsi, nonostante stesse crollando dal sonno.

Il mattino dopo si svegliò alle nove e con fare svogliato si preparò la colazione, perfino il sapore del pane e della marmellata l’avevano stancata, era sempre lo stesso, da due anni ormai.

Si alzò da tavola, ma in quel momento un’insolita debolezza la fece ripiombare sul divano e un fastidioso bruciore le attanagliò la gola. Subito si misurò la febbre e vide che la temperatura era di trentotto gradi e mezzo. Senza opporre resistenza al suo malessere si sdraiò sul divano avvolgendosi in una grande coperta e lì rimase per i cinque giorni successivi. Quelle erano le sue vacanze e lei le stava passando a casa ammalata, eppure questo fatto non sembrava preoccuparla molto. La mattina dopo chiamò il suo medico di base per avere un parere: secondo lui era una banale influenza, probabilmente non aveva bisogno di antibiotici, tuttavia le consigliò caldamente di passare da lui per farsi visitare. Eloisa ignorò il consiglio del dottore, si limitò a stare sdraiata sul divano alzandosi solo per prepararsi del tè e per mangiucchiare qualcosa. Insomma, lasciò che la malattia facesse il suo corso in maniera naturale. Durante quei giorni la temperatura si alzò ancora di più, non sapeva di quanto, non se la misurò, ma sentiva i brividi aumentare e diventare quasi insopportabili e, se provava ad alzarsi, ricadeva senza forze. Nel suo malessere la mente le si riempiva di pensieri che non riusciva a controllare, strane immagini si materializzavano nel suo sguardo e per qualche secondo le riteneva reali prima di rendersi conto che erano allucinazioni. Una mattina vide davanti a lei una donna anziana. Stupita da quell’apparizione, cercò di mettersi a sedere e la chiamò più volte. Quando finalmente si voltò verso di lei, si accorse di non conoscerla, ma ciò che la sconvolse fu la chiave che la donna portava al collo appesa a una catenina. L’aveva già vista, ne era sicura. Rappresentava qualcosa d’importante per lei, ma prima che riuscisse a dire qualcosa, si riaddormentò. Quando si svegliò, la donna era scomparsa, ma Eloisa non riusciva a smettere di pensare a quella chiave.

Di cosa si parla nel prossimo capitolo?

  • Vengono raccontati altri dettagli sulla vita della protagonista (0%)
    0
  • Un ricordo della protagonista (80%)
    80
  • Viene introdotto un nuovo personaggio (20%)
    20
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20 Commenti

  • Ciao Assia!
    Bene, questo Fabio non mi è molto simpatico: invadente di sicuro, inoltre trova il posto dei sogni e se ne ritorna a casa… mah! Io diffiderei, come sembra fare Eli.
    Ho votato per Angelica, vediamo chi è davvero. Riveli a poco a poco le info sulla storia, brava!
    Attenta ai piccoli errori di battitura, dedica qualche momento alla rilettura: esempi “Mi dispiace per come si concluse le cose” “Aveva pure trovato un bel lavoro” ma Fabio sta parlando in prima persona.
    molto bella l’introduzione con l’ambiente in primo piano.
    Ti auguro buona giornata ciao!

    • Grazie mille? purtroppo gli errori di battitura sono un mio grande difetto, non li vedo mai. Cercherò di farci molta più attenzione la prossima volta.

  • Capitolo 3)

    Ci lasci con qualcosa di non detto, per incuriosirci. Si respira una certa aria di “ansia”, ma trovo che avresti potuto giocare di più con i sentimenti della protagonista e del lettore, caratteri permettendo. Qualche volta, spostando parti del testo, si riesce a evocare delle immagini più intense nella mente del lettore. Quella delle scale nella casa della nonna potevano servire a descrivere un sentimento di ricerca di salvezza, se avessi descritto il freddo tipico di una casa “chiusa”. Fare quelle scale, a distanza di anni, avrebbe potuto essere più incisivo nella narrazione 🙂 Ognuno ha ovviamente le proprie scelte stilistiche, quindi non contarlo come un errore, più come un consiglio!

    Qualche errorino di battitura qua e là che fa un po’ storcere il naso, ma nulla di preoccupante. Si vede una crescita da un capitolo all’altro, quindi continua così! 😛

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/AsPKSXjKhyI

    Alla prossima!

  • Ciao Assia, questa ragazza tormentata da una strana angoscia comincia a starmi a cuore, spero riesca trovare la sua strada senza farsi travolgere dal peso del passato.
    Fai progressi anche tu, velocemente, brava; e stavolta a parte qualche punto che manca, e pochi refusi (leggi e rileggi sempre!), Siamo decisamente avanti.
    Alla prossima!??

    • Grazie per il commento e anche per i suggerimenti che mi dai dopo ogni capitolo? hai ragione per i refusi, purtroppo sono un mio gran difetto e a volte li vedo solo quando me li fanno notare. Cercherò di fare più attenzione la prossima volta.

    • Guarderò il video al più presto! Grazie per avermi mandato il link. Sì, mi sono accorta subito dopo aver pubblicato di quegli errori?

  • Ciao Assia!
    Voto per l’incontro inaspettato, anche perché qualche dialogo starebbe bene in questo inizio. La protagonista è stata presentata con dovizia di particolari, con ricordi e attraverso i legami: ora si entra nel vivo. Ti segnalo la stessa frase che indica Fenderman, credo ci volesse il “non”; inoltre leggendo mi sono accorto che usi spesso il “ma”. Certo lo richiede una serie di passaggi centrali, ma se posso ti consiglierei di cercare soluzioni alternative. Io stesso cerco rileggendomi situazioni di medesimo genere.
    Brava, seguo la storia.
    A presto!

  • Ciao Assia, rivedendo il primo capitolo e poi questo ho visto come sei stata veloce a sistemare parecchie cose. Brava. Evidentemente il primo capitolo ti aveva messo un po’ di frenesia addosso e hai pubblicato un testo non ancora maturo. Qui va molto meglio, la storia sta prendendo una piega “classica” nel genere e che sicuramente piacerà.
    Ci sono ancora delle cosette da aggiustare tipo: Per “poter darti” una vita migliore. (poterti dare?).
    In questo periodo forse manca qualcosa: “Ma si rese anche conto ( che?) non c’era nessuno ad aspettarla, il suo telefono non aveva squillato una sola volta in quei giorni, quindi (non?) aveva importanza se fosse malata o sana.” Piccoli dettagli, sempre a parer mio.
    Brava, buon fine settimana.??

  • Capitolo 1)

    Bell’inizio! 😉

    La descrizione iniziale è interessante (io le adoro) ma forse è un pelino troppo lunga per i lettori normali. A mio avviso è piuttosto gradevole 🙂

    Avresti potuto aggiungere qualche spazio in più per dare più respiro agli eventi, che specie nel finale si presentano in un unico blocco.
    Nel complesso trovo il capitolo un buon inizio. Continua così!

    Se la cosa può farti piacere, ho iniziato a leggere la tua storia su Youtube:

    Continuerò, se può farti piacere 😉
    https://youtu.be/BUwOdqyd660
    Alla prossima!

    • Grazie mille! E grazie anche per avermi mandato il link del video Youtube. Sentire la mia storia letta ad alta voce mi ha elettrizzata, ma anche messa un po’ in soggezione ??

  • Ciao Assia, sarò cattivo, è per il tuo bene, se ti interessa davvero scrivere. Riprendi questo capitolo, non avere fretta di andare avanti, rileggi e “riscrivi” soprattutto. Vedrai quanto meglio riuscirai a dire le cose. Io ho colto una specie di frenesia che ti ha portata a mescolare immagini diverse temendo forse di non avere argomenti.
    Non entro in particolari perché non voglio toglierti il diritto di scrivere quello che ti pare, ma siccome intuisco che puoi fare meglio insisto.
    Voto i dettagli. A presto, ciao.??

    • Grazie per il suggerimento. Sono soprattutto i commenti come questi che mi aiutano a migliorare!?? cercherò di tenerne conto nel prossimo capitolo.

  • Ciao Assia!
    Direi introduciamo un nuovo personaggio, anche se spero di ritrovare i flashback, che piano piano ci disvelano qualcosa.
    Il rosa verrà, la donna sarà un’allucinazione dovuta alle alte temperature; all’inizio ho pensato ad una apparizione da paranormale ?.
    Trovo il tutto ben scritto e ti faccio i complimenti; ” Una mattina vide davanti a lei” ecco, forse avrei scritto “sé”, ma è un’opinione, poca cosa.
    Ciao alla prossima!

    • Ti ringrazio molto? sì, nelle mie intenzioni l’allucinazione doveva essere causata dalla febbre, forse ho descritto la scena in maniera troppo ambigua.

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