La chiave

Dove eravamo rimasti?

Di cosa si parla nel prossimo capitolo? Un ricordo della protagonista (80%)

Tè al gelsomino

La mattina dopo si svegliò e sentì che le sue ossa non erano più doloranti e che riusciva a camminare fino al bagno senza vacillare: la febbre era sparita. Ma si rese anche conto non c’era nessuno ad aspettarla, il suo telefono non aveva squillato una sola volta in quei giorni, quindi aveva importanza se fosse malata o sana. Nonostante questo si lavò e si vestì, poi uscì. In casa si sentiva soffocare, non voleva rimanere all’interno in quel piccolo appartamento di città, ma allo stesso tempo non c’era nessun posto in cui le sarebbe piaciuto andare, tutti i parchi, i locali e le vie le parevano consumati e sbiaditi. Una volta amava uscire, o meglio, lo desiderava, ma era sempre stata molto introversa e non si era mai fatta dei veri amici in paese, quel paese che le stava stretto come un paio di scarpe troppo piccole. S’incamminò con passo svelto, come faceva ogni volta. Sembrava che fosse sempre di fretta, in ritardo per qualche appuntamento importante, quando in realtà non aveva nulla da fare e le sue giornate erano vuote e dettate sempre dai soliti ritmi. Quel giorno però la sua attenzione era rivolta a un unico pensiero: la chiave. Eloisa era sicura si trattasse di un’allucinazione causata dalla febbre, un vaneggiamento, ma l’immagine era troppo vivida e non poteva ignorare lo strano senso di familiarità che aveva provato.

Girato l’angolo, si trovò davanti all’entrata del “Sospiro”, una bella caffetteria che si affacciava su una piazzetta di sampietrini. Eloisa ogni tanto vi si fermava per prendere un caffè e così fece anche quella mattina. Appena entrata, il suo sguardo si posò su uno dei proprietari, un giovane ragazzo cordiale e dal sorriso radioso che vedeva sempre, ma di cui non conosceva neppure il nome. Lo trovava carino, ma ogni volta che si incrociavano era fredda e non riusciva a dirgli più di due parole. Si sedette nel tavolino più isolato, quasi sperasse di non essere vista. Ordinò un caffè liscio e poi tirò fuori il telefono. Improvvisamente un odore le si insinuò nelle narici. Un lieve aroma di gelsomino e agrumi risvegliò in lei un senso di nostalgia e amarezza.

Negli inverni freddi e nevosi, quello era il tè che sua nonna le preparava sempre. Era quasi un rituale per loro: alla fine vi aggiungeva una zolletta di zucchero e accompagnava il tutto con dei biscotti fatti in casa. Eloisa ricordava ancora un pomeriggio in particolare; il buio aveva già avvolto il paesino e piccoli fiocchi bianchi avevano cominciato a cadere dal cielo.

«La mamma se n’è dovuta andare» esordì all’improvviso sua nonna sedendosi accanto a lei. Il tono era triste, desolato, quasi volesse chiedere scusa di qualcosa di cui non aveva colpa.

 «Di nuovo? E perché?»

«Purtroppo per lavoro deve fare lunghi viaggi» dopo una breve pausa, vedendo la delusione dell’amata nipote, aggiunse «Lo fa per te, sai. Per poter darti una vita migliore. Quando avrà abbastanza soldi starete insieme per sempre. Ti ama tantissimo, bambina mia, non dubitarne mai, ma a volte nella vita bisogna fare delle scelte dolorose»

Eloisa guardò il suo tè bruno che giaceva nella tazza e non disse nulla. Tutti i suoi sforzi erano volti a trattenere le lacrime.

«Dai, bevilo finché è caldo» la disse la nonna cercando di mostrarsi allegra come al solito.

«Non mi va adesso. Voglio berlo insieme alla mamma, quando tornerà»

Sua nonna non insistette oltre, con un sorriso dolce prese la tazza e l’appoggiò sul bancone della cucina. Quella era stata l’ultima volta che Eloisa aveva assaggiato quel tè. Cinque mesi dopo aveva preso il barattolo contenente le foglie di tè e lo aveva svuotata nel lavandino. Sua nonna lo aveva ricomprato altre due volte finché, vedendo che il contenuto veniva gettato via, aveva smesso di acquistarlo.

Per la prima volta in quasi vent’anni Eloisa risentiva quell’odore che tanto aveva amato, ma che adesso non riusciva a sopportare. Ma quel ricordo non terminava a quella conversazione. Adesso la sua la sua memoria ne aveva scovato un altro pezzo, nascosto in chissà quale anfratto della sua mente.

Pochi giorni dopo aver trovato le foglie di tè gettate via, l’anziana donna aveva preso tutti i vestiti e gli oggetti che la mamma di Eloisa aveva lasciato a casa e li aveva riposti con cura in uno stanzino in soffitta. Eloisa l’aveva spiata mentre saliva su per le scale con passo incerto, apriva la porta dello sgabuzzino e vi infilava i pesanti scatoloni richiudendo la porta con un chiave, la chiave che aveva visto nella visione.

Come folgorata, si alzò dal tavolino, pagò e uscì. Corse a casa, prese la scatola che si trovava in cima all’armadio e la svuotò. Una pioggia metallica spazzò via il silenzio e decine di chiavi caddero sul tavolo in una nuvola di polvere. Le chiavi della casa di sua nonna erano là, attaccate a un portachiavi con la scritta “Positano”, un souvenir della loro ultima vacanza insieme. Le prese, salì in macchina e guidò per due ore senza mai fermarsi, finché non vide in lontananza una chiesa e delle casette sparse lungo una stretta valle.

Cosa succede dopo?

  • Eloisa viene invitata a casa di una vicina per cena (0%)
    0
  • Eloisa ha un incontro inaspettato (67%)
    67
  • Eloisa va immediatamente a casa di sua nonna (33%)
    33
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20 Commenti

  • Ciao Assia!
    Bene, questo Fabio non mi è molto simpatico: invadente di sicuro, inoltre trova il posto dei sogni e se ne ritorna a casa… mah! Io diffiderei, come sembra fare Eli.
    Ho votato per Angelica, vediamo chi è davvero. Riveli a poco a poco le info sulla storia, brava!
    Attenta ai piccoli errori di battitura, dedica qualche momento alla rilettura: esempi “Mi dispiace per come si concluse le cose” “Aveva pure trovato un bel lavoro” ma Fabio sta parlando in prima persona.
    molto bella l’introduzione con l’ambiente in primo piano.
    Ti auguro buona giornata ciao!

  • Capitolo 3)

    Ci lasci con qualcosa di non detto, per incuriosirci. Si respira una certa aria di “ansia”, ma trovo che avresti potuto giocare di più con i sentimenti della protagonista e del lettore, caratteri permettendo. Qualche volta, spostando parti del testo, si riesce a evocare delle immagini più intense nella mente del lettore. Quella delle scale nella casa della nonna potevano servire a descrivere un sentimento di ricerca di salvezza, se avessi descritto il freddo tipico di una casa “chiusa”. Fare quelle scale, a distanza di anni, avrebbe potuto essere più incisivo nella narrazione 🙂 Ognuno ha ovviamente le proprie scelte stilistiche, quindi non contarlo come un errore, più come un consiglio!

    Qualche errorino di battitura qua e là che fa un po’ storcere il naso, ma nulla di preoccupante. Si vede una crescita da un capitolo all’altro, quindi continua così! 😛

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/AsPKSXjKhyI

    Alla prossima!

  • Ciao Assia, questa ragazza tormentata da una strana angoscia comincia a starmi a cuore, spero riesca trovare la sua strada senza farsi travolgere dal peso del passato.
    Fai progressi anche tu, velocemente, brava; e stavolta a parte qualche punto che manca, e pochi refusi (leggi e rileggi sempre!), Siamo decisamente avanti.
    Alla prossima!??

    • Grazie per il commento e anche per i suggerimenti che mi dai dopo ogni capitolo? hai ragione per i refusi, purtroppo sono un mio gran difetto e a volte li vedo solo quando me li fanno notare. Cercherò di fare più attenzione la prossima volta.

  • Ciao Assia!
    Voto per l’incontro inaspettato, anche perché qualche dialogo starebbe bene in questo inizio. La protagonista è stata presentata con dovizia di particolari, con ricordi e attraverso i legami: ora si entra nel vivo. Ti segnalo la stessa frase che indica Fenderman, credo ci volesse il “non”; inoltre leggendo mi sono accorto che usi spesso il “ma”. Certo lo richiede una serie di passaggi centrali, ma se posso ti consiglierei di cercare soluzioni alternative. Io stesso cerco rileggendomi situazioni di medesimo genere.
    Brava, seguo la storia.
    A presto!

  • Ciao Assia, rivedendo il primo capitolo e poi questo ho visto come sei stata veloce a sistemare parecchie cose. Brava. Evidentemente il primo capitolo ti aveva messo un po’ di frenesia addosso e hai pubblicato un testo non ancora maturo. Qui va molto meglio, la storia sta prendendo una piega “classica” nel genere e che sicuramente piacerà.
    Ci sono ancora delle cosette da aggiustare tipo: Per “poter darti” una vita migliore. (poterti dare?).
    In questo periodo forse manca qualcosa: “Ma si rese anche conto ( che?) non c’era nessuno ad aspettarla, il suo telefono non aveva squillato una sola volta in quei giorni, quindi (non?) aveva importanza se fosse malata o sana.” Piccoli dettagli, sempre a parer mio.
    Brava, buon fine settimana.??

  • Capitolo 1)

    Bell’inizio! 😉

    La descrizione iniziale è interessante (io le adoro) ma forse è un pelino troppo lunga per i lettori normali. A mio avviso è piuttosto gradevole 🙂

    Avresti potuto aggiungere qualche spazio in più per dare più respiro agli eventi, che specie nel finale si presentano in un unico blocco.
    Nel complesso trovo il capitolo un buon inizio. Continua così!

    Se la cosa può farti piacere, ho iniziato a leggere la tua storia su Youtube:

    Continuerò, se può farti piacere 😉
    https://youtu.be/BUwOdqyd660
    Alla prossima!

  • Ciao Assia, sarò cattivo, è per il tuo bene, se ti interessa davvero scrivere. Riprendi questo capitolo, non avere fretta di andare avanti, rileggi e “riscrivi” soprattutto. Vedrai quanto meglio riuscirai a dire le cose. Io ho colto una specie di frenesia che ti ha portata a mescolare immagini diverse temendo forse di non avere argomenti.
    Non entro in particolari perché non voglio toglierti il diritto di scrivere quello che ti pare, ma siccome intuisco che puoi fare meglio insisto.
    Voto i dettagli. A presto, ciao.??

  • Ciao Assia!
    Direi introduciamo un nuovo personaggio, anche se spero di ritrovare i flashback, che piano piano ci disvelano qualcosa.
    Il rosa verrà, la donna sarà un’allucinazione dovuta alle alte temperature; all’inizio ho pensato ad una apparizione da paranormale ?.
    Trovo il tutto ben scritto e ti faccio i complimenti; ” Una mattina vide davanti a lei” ecco, forse avrei scritto “sé”, ma è un’opinione, poca cosa.
    Ciao alla prossima!

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