La chiave

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede dopo? Eloisa ha un incontro inaspettato (67%)

Un incontro inaspettato

Il paese sorgeva ai piedi di maestose montagne. Quel giorno, però, esse erano nascoste da nuvole che preannunciavano una fredda pioggia autunnale. Nei prati circostanti l’erba era ingiallita, così come i numerosi larici, aggrappati ai ripidi versanti rocciosi. L’aria era grigia e impregnata del fumo acre dei camini. Eloisa parcheggiò la macchina nella piazzetta quasi deserta e rimase seduta per alcuni minuti prima di decidersi a scendere. Osservò la poca gente che passava davanti a lei senza fermarsi: tutto era esattamente come lo ricordava, comprese le persone. Finalmente aprì la portiera e scese. Avrebbe potuto raggiungere la casa di sua nonna in macchina, ma sentiva il bisogno di camminare, di mettere una distanza tra la sua vita in città e quel passato che sapeva di dover affrontare in un modo o nell’altro.

Si diresse lungo la via principale vuota. Le botteghe erano ancora chiuse e il paese sembrava addormentato, in attesa anche lui della primavera. A un tratto, il suono metallico di un portone che si apriva attirò la sua attenzione. Non appena si voltò, vide un uomo uscire e, quando si rese conto di chi si trattava, si irrigidì indecisa se andarsene o meno. Fabio se ne stava là, in piedi, guardandola con aria divertita. Lui, che diceva di voler andarsene in Australia per non tornare più, si trovava davanti a lei.

«Che sorpresa! Pensavo che non avresti più messo piede qui» esordì quest’ultimo con un tono affabile che la metteva a disagio. Quelle parole le si conficcarono nel cuore come frecce avvelenate: lui sapeva cosa la teneva lontana, eppure faceva finta di nulla.

«Sono solo di passaggio. Andrò via oggi, o domani al massimo» pronunciò con lo sguardo rivolto verso il terreno dopo una breve pausa.

«Lo capisco, sai… Intendo dire che questo villaggetto offre davvero poco e già dopo un giorno ci si annoia»

«Infatti», fu tutto ciò che riuscì a dire.

«Allora, come stai?» Continuò lui, che intanto si era avvicinato e non sembrava intenzionato a lasciarla andare.

«Tutto bene. Lavoro come segretaria» rispose seccamente, sperando che Fabio capisse la situazione e se ne andasse.

«Io invece sono partito per l’Australia alla fine. Un posto meraviglioso, pieno d’idee innovative, non come qui. Aveva pure trovato un bel lavoro, ma poi ho capito che non faceva per me, così ho deciso di prendermi una pausa e tornare in paese per un po’»

«Capisco»

«Allora, hai più sentito Angelica?»

Perché la tormentava così tirando fuori di continuo quella questione? Eloisa cominciò a pensare che lo facesse apposta.

«No… Preferisco di no»

«Senti, Eli, non fartene una colpa, sono passati anni. Eravamo tutti un po’ immaturi» rispose stringendole il braccio. A quel punto Eloisa si ribellò e fece un passo deciso indietro per frapporre di nuovo tra lei e Fabio quella distanza di sicurezza che lui si ostinava a invadere. Lui sembrò non farci caso e voce tranquilla continuò:

«Non devi ripartire subito, potremmo vederci uno di questi giorni, uscire a bere qualcosa e aggiornarci sulle nostre vite. Mi dispiace per come si concluse le cose tra noi. Ci penso, a volte. E sento la tua mancanza»

Eloisa tentennò, di guardò le unghie rosicchiate e per un istante sentì che forse c’era speranza; forse le cose si potevano ancora sistemare, d’altronde Fabio sembrava più serio, più maturo di prima.

No. Eloisa scacciò quel pensiero: non era disposta a fare lo stesso errore due volte.

«Certo, perché no. Fammi sapere allora. Adesso purtroppo devo scappare» mentì.

Dopo di che si voltò e riprese la sua strada. Arrivata al primo incrocio, girò a destra e si mise a correre per liberarsi della tensione fino a che i polmoni non le fecero male. Intanto una pioggia sottile e malinconica aveva cominciato a cadere sui tetti marroni e le strade desolate. Finalmente Eloisa raggiunse la casa della sua infanzia. Un sentimento di dolcezza la invase non appena aprì il cancello verde arrugginito: per alcuni momenti, tra quelle mura era stata felice. A poche decine di metri sorgeva un’altra casa, quella di Angelica. Nel giardino una donna robusta di circa sessant’anni era intenta a spaccare la legna. Le due si guardarono per pochi secondi, poi la prima si girò dall’altra parte senza dire una parola. Eloisa non si aspettava nulla di diverso.

Dentro tutto era rimasto come lo aveva lasciato, com’era quando sua nonna era in vita e quelle stanze rappresentavano il suo rifugio dal mondo. Per prima cosa decise di aprire le imposte per eliminare l’odore di chiuso. Poi, seduta al tavolo della cucina, pensò a dove potesse essere quella chiave. L’aveva vista un’unica volta e da lì era sparita. Sua nonna era una persona decisa e, per quel che ne sapeva, poteva aver buttato via sia la chiave sia gli scatoloni per chiudere quel capitolo delle loro vite una volta per tutte. Salì in soffitta, ma lo sgabuzzino era ancora chiuso. Non le rimaneva che cercare la chiave.

Mentre era intenta a svuotare un cassetto, il suo cellulare vibrò e, una volta visto di chi era il messaggio, un senso di stupore la pervase.

Di chi è il messaggio?

  • Il barista del "Sospiro" (40%)
    40
  • Angelica (60%)
    60
  • Fabio (0%)
    0
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20 Commenti

  • Ciao Assia!
    Bene, questo Fabio non mi è molto simpatico: invadente di sicuro, inoltre trova il posto dei sogni e se ne ritorna a casa… mah! Io diffiderei, come sembra fare Eli.
    Ho votato per Angelica, vediamo chi è davvero. Riveli a poco a poco le info sulla storia, brava!
    Attenta ai piccoli errori di battitura, dedica qualche momento alla rilettura: esempi “Mi dispiace per come si concluse le cose” “Aveva pure trovato un bel lavoro” ma Fabio sta parlando in prima persona.
    molto bella l’introduzione con l’ambiente in primo piano.
    Ti auguro buona giornata ciao!

  • Capitolo 3)

    Ci lasci con qualcosa di non detto, per incuriosirci. Si respira una certa aria di “ansia”, ma trovo che avresti potuto giocare di più con i sentimenti della protagonista e del lettore, caratteri permettendo. Qualche volta, spostando parti del testo, si riesce a evocare delle immagini più intense nella mente del lettore. Quella delle scale nella casa della nonna potevano servire a descrivere un sentimento di ricerca di salvezza, se avessi descritto il freddo tipico di una casa “chiusa”. Fare quelle scale, a distanza di anni, avrebbe potuto essere più incisivo nella narrazione 🙂 Ognuno ha ovviamente le proprie scelte stilistiche, quindi non contarlo come un errore, più come un consiglio!

    Qualche errorino di battitura qua e là che fa un po’ storcere il naso, ma nulla di preoccupante. Si vede una crescita da un capitolo all’altro, quindi continua così! 😛

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/AsPKSXjKhyI

    Alla prossima!

  • Ciao Assia, questa ragazza tormentata da una strana angoscia comincia a starmi a cuore, spero riesca trovare la sua strada senza farsi travolgere dal peso del passato.
    Fai progressi anche tu, velocemente, brava; e stavolta a parte qualche punto che manca, e pochi refusi (leggi e rileggi sempre!), Siamo decisamente avanti.
    Alla prossima!??

    • Grazie per il commento e anche per i suggerimenti che mi dai dopo ogni capitolo? hai ragione per i refusi, purtroppo sono un mio gran difetto e a volte li vedo solo quando me li fanno notare. Cercherò di fare più attenzione la prossima volta.

  • Ciao Assia!
    Voto per l’incontro inaspettato, anche perché qualche dialogo starebbe bene in questo inizio. La protagonista è stata presentata con dovizia di particolari, con ricordi e attraverso i legami: ora si entra nel vivo. Ti segnalo la stessa frase che indica Fenderman, credo ci volesse il “non”; inoltre leggendo mi sono accorto che usi spesso il “ma”. Certo lo richiede una serie di passaggi centrali, ma se posso ti consiglierei di cercare soluzioni alternative. Io stesso cerco rileggendomi situazioni di medesimo genere.
    Brava, seguo la storia.
    A presto!

  • Ciao Assia, rivedendo il primo capitolo e poi questo ho visto come sei stata veloce a sistemare parecchie cose. Brava. Evidentemente il primo capitolo ti aveva messo un po’ di frenesia addosso e hai pubblicato un testo non ancora maturo. Qui va molto meglio, la storia sta prendendo una piega “classica” nel genere e che sicuramente piacerà.
    Ci sono ancora delle cosette da aggiustare tipo: Per “poter darti” una vita migliore. (poterti dare?).
    In questo periodo forse manca qualcosa: “Ma si rese anche conto ( che?) non c’era nessuno ad aspettarla, il suo telefono non aveva squillato una sola volta in quei giorni, quindi (non?) aveva importanza se fosse malata o sana.” Piccoli dettagli, sempre a parer mio.
    Brava, buon fine settimana.??

  • Capitolo 1)

    Bell’inizio! 😉

    La descrizione iniziale è interessante (io le adoro) ma forse è un pelino troppo lunga per i lettori normali. A mio avviso è piuttosto gradevole 🙂

    Avresti potuto aggiungere qualche spazio in più per dare più respiro agli eventi, che specie nel finale si presentano in un unico blocco.
    Nel complesso trovo il capitolo un buon inizio. Continua così!

    Se la cosa può farti piacere, ho iniziato a leggere la tua storia su Youtube:

    Continuerò, se può farti piacere 😉
    https://youtu.be/BUwOdqyd660
    Alla prossima!

  • Ciao Assia, sarò cattivo, è per il tuo bene, se ti interessa davvero scrivere. Riprendi questo capitolo, non avere fretta di andare avanti, rileggi e “riscrivi” soprattutto. Vedrai quanto meglio riuscirai a dire le cose. Io ho colto una specie di frenesia che ti ha portata a mescolare immagini diverse temendo forse di non avere argomenti.
    Non entro in particolari perché non voglio toglierti il diritto di scrivere quello che ti pare, ma siccome intuisco che puoi fare meglio insisto.
    Voto i dettagli. A presto, ciao.??

  • Ciao Assia!
    Direi introduciamo un nuovo personaggio, anche se spero di ritrovare i flashback, che piano piano ci disvelano qualcosa.
    Il rosa verrà, la donna sarà un’allucinazione dovuta alle alte temperature; all’inizio ho pensato ad una apparizione da paranormale ?.
    Trovo il tutto ben scritto e ti faccio i complimenti; ” Una mattina vide davanti a lei” ecco, forse avrei scritto “sé”, ma è un’opinione, poca cosa.
    Ciao alla prossima!

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