L’ultimo respiro prima di morire

Una di tre

Quel giorno d’inizio settembre l’estate aveva ceduto in netto anticipo e senza ripensamenti il passo all’autunno. Max osservava con quieta soddisfazione il muro di umidità diventare sempre più solido, man mano che l’auto affrontava i tornanti della montagna per scendere a valle.

Dai sedili posteriori Gianna scrutava di nascosto il volto serioso di Max, tormentando con le dita l’orlo dell’elegante gonna in pizzo blu. Non riusciva a sopire la sensazione che il figlio stesse per commettere un errore madornale, ma taceva per non scatenare una discussione come quella del giorno prima.

Uguale a tante altre liti che lui e Gianna affrontavano quotidianamente da quando ne avesse memoria, Max quella discussione se l’era già lasciata alle spalle. Guardando la luce verde del semaforo, appena visibile alla fine del rettilineo, e intuì dal rombo del motore le intenzioni del cugino Nello, alla guida dell’auto. Nel momento in cui la luce divenne gialla, il ragazzo schiacciò il piede sull’acceleratore e attraversò l’incrocio a tutta velocità.

«Nello!» lo rimproverò Gianna.

L’auto rallentò, e Nello sogghignò allo specchietto retrovisore. «Tranquilla, zia. Sarei un pazzo a mandare a monte il matrimonio di Max. Quando la ritrova una sposa come Vera?!»

Max intervenne per stroncare ogni replica sul nascere. «Nello, lasciami al Tabacchi. Ho bisogno di una sigaretta.»

«Le ho io nel…»

«Sai che non mi piacciono le Chesterfield. Accosta.»

Nello lanciò al cugino un’occhiata complice e accostò a pochi metri dalla Tabaccheria Pastore.

«Non avevi smesso di fumare?» domandò Gianna con la voce carica di apprensione.

Max ignorò la domanda e scese dall’auto. «Andate, vi raggiungo a piedi». Chiuse lo sportello e si assicurò che la nebbia ingoiasse le luci dei fari della MiniCooper prima di incamminarsi lungo il marciapiede.

L’arrivo inaspettato dell’autunno non aveva dato modo ai fan dello stupido telefilm che aveva reso famosa la sua famiglia di riversarsi a Casalba. Max sapeva che non sarebbe stato possibile evitare agli abitanti del piccolo paesino di ficcanasare al matrimonio, ma l’inaspettato freddo pungente e la nebbia fitta avrebbero potuto giocare a suo favore. A ogni passo minuscole particelle di umidità si insinuavano nelle narici, si attaccavano ai capelli acconciati col gel, al vestito elegante che aveva indosso. La foschia ovattava persino il suono delle scarpe eleganti sul cemento, lo preservava dagli sguardi curiosi della gente, lo faceva sentire protetto. Quando scostò la tenda del Tabacchi fu felice di constatare che gli unici avventori fossero il vecchio proprietario e sua nipote.

Erica aveva una cotta tremenda per quel ragazzo famoso che ogni tanto si recava in tabaccheria per comprare un pacco di Malboro rosse. Gli occhi azzurri e il sorriso gentile, appena accennato sotto la barba corta e curata, avevano conquistato il cuore della sedicenne dal giorno in cui aveva iniziato quel lavoretto estivo nella tabaccheria di famiglia. Quella mattina anche lei – come gran parte del paese – si sarebbe recata al municipio per vedere Max convolare a nozze con una bella forestiera, dopo un fidanzamento breve quanto chiacchierato. Tutti a Casalba erano convinti che si trattasse di un matrimonio riparatore, ma lei non la pensava affatto così.

«Ciao», lo salutò. «Il solito?»

«Buongiorno. Sì, grazie.»

«Oggi ti sposi», buttò lì la ragazzina, appoggiando il pacchetto di Malboro sul bancone.

Max rivolse a Erica un sorriso sincero che la fece avvampare. «Già.»

«A momenti avrei lasciato il nonno da solo per venire al comune. Vero, nonno? Nonno!»

Si voltarono entrambi verso l’angolo in penombra dove era seduto il vecchio Giuseppe Pastore. Max si accorse dall’espressione sofferente del volto e dalla mano che teneva stretto il braccio sinistro che la vita dell’uomo era in pericolo. Lo raggiunse con un paio di falcate e ordinò alla nipote: «Corri subito al 118». L’ambulanza di zona si trovava a poche centinaia di metri da lì e non c’era tempo da perdere. «Digli che tuo nonno sta avendo un infarto. Corri!»

La ragazza filò via oltre la porta. Lui, invece, sostenne il corpo gracile di Giuseppe ed ebbe appena il tempo di posarlo a terra che quello spalancò gli occhi e li puntò dritti nei suoi. Aprì la bocca come se volesse dire qualcosa, e Max cercò di tranquillizzarlo. «Signor Giuseppe va tutto bene. Sua nipote è corsa a chiamare l’ambulanza, stanno arrivando i soccorsi, stia calmo.»

Giuseppe ebbe uno spasmo e strinse con forza sorprendente il braccio di Max. «Verrà la morte, apparirà diradando la nebbia con qualcosa di blu tra i capelli. Vuole prendersi il tuo ultimo respiro prima di morire», disse, con voce atona e innaturale e si afflosciò tra le braccia di Max.

Il suono delle sirene dell’ambulanza colmò il silenzio assordante che seguì. Per alcuni secondi Max si scordò persino di respirare; una paura totalizzante lo paralizzava, insieme alla consapevolezza che anche per lui la leggenda si sarebbe avverata.

Dove riprende la narrazione?

  • Dopo il matrimonio. (33%)
    33
  • Dal momento del matrimonio. (67%)
    67
  • Da dove si è interrotta. (0%)
    0
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10 Commenti

  • Ciao, Trix.
    Bentornata! Mi sono persa questo tuo interessante incipit e l’ho trovato solo girovagando tra i racconti esordienti… ora ti seguo, così non mi perdo più nulla 😉
    Molto bene, un inizio angosciante, incupito dalla nebbia pressante. Mi piace molto l’ambientazione e anche i personaggi, nonostante le poche pennellate a disposizione, mi paiono già ben caratterizzati. Dal poco che hai svelato si capiscono già molte cose. Avrei evitato la spiegazione sulla vicinanza della postazione di soccorso, magari mostrandola con il movimento di Erica, ma qui i caratteri sono pochi e si fa quel che si può.
    Complimenti, dunque, ci aspetta una bella storia di paura… bello anche il gancio finale.
    Ho notato che è passato un mese e più dalla pubblicazione, spero che tornerai a completarlo.
    Voto dal momento del matrimonio e aspetto speranzosa 🙂

    Alla prossima!

  • Ciao. Adoro questo esordio! Davvero complimenti, hai scritto molto bene. Forse mi sarei soffermata un po’ di più sul momento del malore dell’uomo.
    Voto che il racconto riprende dal matrimonio: adoro i salti temporali. Magari lo sposo sarà tormentato dai pensieri e noi non sappiamo proprio tutto.
    Aspetto il secondo capitolo 🙂

  • Faccio scelte sbagliate.
    Sempre.
    D’improvviso una giusta, riprendere su TI.
    Ben ritrovata! E con che partenza. Un horror che rilascia presagi di supernatural, un protagonista bello e forse dannato, Quasi quasi ti seguo. Hai ripreso il progetto di scrivere un racconto per genere?
    Sia come sia, voto per dopo il matrimonio.
    Ciao alla prossima!

    • Ben ritrovato, Minollo.
      Tu sei molto più costante (e proficuo) di me, ma io non mollo il progetto, anche se lo porto avanti con lentezza disumana.
      Mi sono lanciata in questo horror (più paranormale, in realtà, ma ci accontentiamo) per fare una sorta di esperimento. Vorrei portare a conclusione una storia con due o tre cosine che metteranno alla prova il mio modo di scrivere. Sarà una sfida uscire dalla zona di comfort e mi farebbe piacere se tu volessi seguirla. Io ho un conto in sospeso con te che coinvolge sherpa e robe nepalesi. Passo quanto prima anche dalle tue parti!
      A prestissimo

  • Ciao, benvenuto.
    Interessante, ben scritto, promette bene. Voto la scena del matrimonio (con Max fuori di testa!).
    L’unico mio dubbio è l’aggettivo serioso, che forse si poteva sostituire con serio, a meno che Max veramente ostentasse una serietà marcata, di facciata, e non reale…
    P.s.: Lo vedi che fumo… Uccide??
    Al prossimo, ti seguo.?

    • Ciao e benvenuto.
      In realtà serioso è proprio l’aggettivo che volevo usare per indicare il volto di Max, che in quel momento sta facendo il finto sostenuto perché divertito dall’atteggiamento di Nello ma frenato dalla presenza della madre.
      Alla prossima, se vorrai

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