Tema: argomento a piacere.

Una fiaba

Cenerentolina era felice.
Il ballo nel palazzo del principe era stato una figata, una bordata micidiale alle ambizioni delle sorellastre, e uno stop definitivo ai sogni di gloria della matrigna.
La fata Paccutella, in più, aveva organizzato per lei anche un magico seguito, che, però, si sarebbe dovuto concludere con la mezzanotte, pena un brusco, inglorioso ritorno alla realtà.
E venne così, finalmente l’ora in cui, dopo i valzer, le mazurke e l’immancabile polka, il padrone di casa la prese sottobraccio, e la condusse nel suo appartamento. La stanza da letto era arredata come nei sogni: broccati e oro dappertutto, sete e lumi colorati. Un profumo ruffiano di glicine permeava l’aria. Tutto era rilassante, ed eccitante al tempo stesso.
La ragazza era inebriata, si guardava intorno; si vide in uno specchio e non si riconobbe …davvero si doveva prender atto delle grandi capacità organizzative della fata!
Appressandosi leggiadra al talamo, chiuse gli occhi in attesa di un’ultima sorpresa…
Paccutella le aveva confezionato un abito magico che si apriva al semplice tocco di una mano, così da lasciarla in un nulla libera da ogni faticoso orpello, per concedersi nuda al principe, e al piacer suo.
La stessa magia, al momento giusto, guidò la nobile mano del padrone di casa; lui la toccò là dove si doveva, e guadagnò il suo premio.
Per Cenerentolina fu un volo in un mondo di cristallo, sotto un cielo rosa, luminoso di stelle. Le galassie là in fondo danzavano, pulsavano al ritmo dei suoi fianchi. I suoi gridolini complici, falsamente riottosi, e i sospiri affannati di lui si inseguivano come note di melodie verdiane; erano vocali, acca e punti esclamativi; figlie e figli di una voce sola.
A due minuti a mezzanotte la fanciulla tornò in sé. Si ritrovò vestita e, come d’accordo, lasciò il suo principino che, avendo, ahilui, bevuto un po’, s’era addormentato; e scappò via.
Attraversò correndo il salone, dove tutti gli invitati la seguirono inebetiti con lo sguardo, fino a che saltò sulla carrozza a forma di zucca e sparì all’orizzonte, in direzione luna.
La corsa sfrenata invero terminò, appena in tempo, davanti casa sua; la ragazza ritrovò la cucina, il suo regno, e stanca com’era, finì per addormentarsi accanto al fuoco, accanto al gatto.
Poco dopo anche le sorellastre, Geneviève e Anastasie tornarono. Erano furiose per la serataccia andata male, nonostante l’impegno ed il belletto, le certezze di mamma, e i soldi spesi per l’intimo Burano.
E il principe? Era deluso e arrabbiato pure lui, poiché la fata invece dell’intera notte d’amore promessa, gli aveva affibbiato la solita fregatura del coprifuoco a mezzanotte. Stavolta tuttavia aveva una chance, l’arma segreta: la fanciulla che lo aveva ammaliato, nella fretta, prima di sparire, aveva dimenticato di rimettere l’intimo più intimo che c’è. Era un dono, una piccola grande dote dalla quale ripartire, e ritrovarla.
Provò prima di tutto a rintracciare la fata che però si negò, perché accontentarlo significava per lei la fine di un business molto redditizio, e allora il principe si dispose a far da sé.
Con il gran Cancelliere del regno e i suoi valletti prese a girare per le case. Con il pezzo di stoffa dimenticato chiuso in uno scrigno, interrogava ogni pulzella sperando di scoprire prima o poi quale sapesse dire cosa e come fosse, nella forma, tessuto e colore.
Dopo un mese di inutili tentativi giunse finalmente alla casa di Cenerentolina.
Le sorelle, eccitatissine, fecero per prime il loro tentativo, e ovviamente fallirono, e poi toccò a lei.
Lei accolse il principe e, tra lo stupore dei presenti lo introdusse nello stanzino delle scope, dove, in un cantuccio, la notte riposava su un letto di foglie di granturco.
Quando il principe notò la mancanza di una pezza nella fodera di lino grezzo del materasso tirò fuori la mutanda dallo scrigno: combaciava!
Quelle mutande a righe ricavate da una vecchia fodera erano la prova: era lei la donna che cercava!
— Ma, sonmi dunque giaciuto con una cacchio di serva? — disse schifato.
— No, cara maestà, — gli sussurrò piccata ad un orecchio la fanciulla — vi siete giaciuto con la fata Paccutella, che vi ha infinocchiato per la centesima volta. Io sono solo una complice, e coi soldi che mi ha dato ci campo la famiglia per un mese.
— O mio dio, per mille staffe! La fata, quella brutta vecchia di Paccutella?
— La fata, sire. Se volete io tacerò, ma solo se mi impalmerete.
— Accidenti! — disse lui adirato e sconfitto — Ma di tante favole proprio in questa dovevo capitare? Maremma maiala! …E sia!
Il principe e la ragazza si sposarono e vissero felici e… Macché! La fata non la prese bene, dato che le notti d’amore col principe bello e fesso erano per lei finite; si vendicò, e li trasformò in una vecchia coppia annoiata e litigiosa.
La matrigna, privata delle entrate extra e della serva, aprì una merceria; le due figlie racchie emigrarono in Corsica, e nel paese rimase indelebile il ricordo della vecchia fata innamorata, e della principessa senza mutande.

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145 Commenti

  • Peccato che sia finita questa carrellata di situazioni che, pur lasciando un’amarezza di fondo, mi ha consentito di godere della tua scrittura, della padronanza tecnica e del tuo stile pulito ed elegante.
    Sei molto bravo, ma che te lo ripeto a fare, mi ripeto solamente. Ti aspetto al prossimo racconto.
    Ciao Fenderman.

  • Ciao Fenderman!
    Finale terribile, triste, per un uomo nel cui comportamento possiamo rispecchiarci. Vedo il mondo circostante che assiste alle nostre vicende; i riferimenti alla natura, la pioggia, i platani dilavati e le luci spampanate stridono ai miei occhi con le code delle auto e con la solitudine che mi suggerisce sempre questo spettacolo di file di centinaia di gruppi di persone ben isolati gli uni dagli altri.
    In realtà lui non è un verme, perché fa molto più dei tanti che lo consoleranno dopo, è uno che ci ha provato, e ha desistito, pensando a cosa avrebbe perso. Visto anche il suo lavoro, e la passione che in messo mette, ha comunque questo tarlo, fino alla mostruosa scoperta finale.
    Splendido epilogo della decina, che richiama anche a me il bianco e nero dell’amatissimo “Ai confini della realtà”, con i suoi “The End” che tolgono il fiato. Grande citazione. Sono in ritardo con i commenti, ma ultimamente mi riduco alla domenica…
    Buona giornata caro Fenderman, e buona scrittura!

    • Ciao Minollo, grazie.
      Hai come sempre colto il senso e il meglio della storia.
      “Perché io, perché solo io?” È il dramma che ci coglie soli, a tradimento, quando ci illudiamo che la felicità sia a portata di mano.
      Certo lui non è un verme, anzi, ma tale si sente perché alla fine a morte ha vinto e il drago non è stato capace di vincerla, vittima soprattutto della paura.
      Ok. Andiamo avanti, la prossima storia comincerà con un sorriso, riprendiamoci! Grazie, buona domenica!?

  • Gran finale. Forse non a sorpresa ((l’accento sulla gioia richiama la disgrazia, però in 8000 caratteri la manovra è necessariamente corta), eppure amaramente adeguato ai tiri mancini del destino. Ho apprezzato molto la scrittura. E la padronanza della punteggiatura. Scorre tutto senza incagliarsi rendendo bene immagini e sensazioni, l’esterno e l’interiore. Complimenti!

    • Ciao V.A.,
      Tutti nei commenti hanno sottolineato come il finale sia in qualche modo annunciato.
      In effetti così è, perché non è il lettore che deve sorprendersi, qui si tratta di una tragedia annunciata dai presupposti narrativi che anche tu hai sottolineato.
      La sorpresa e la beffa sono per Drago che non ha saputo cogliere i tanti indizi, e si è avviato sotto i nostri occhi verso il baratro. Chi, come me, guardava i telefilm di “Ai confini della realtà” , sapeva benissimo come sarebbe andata a finire, e tifava per il protagonista pur sapendo che, contro il destino, (e gli sceneggiatori), non ce l’avrebbe mai fatta.
      Grazie per avermi letto. A breve una nuova storia e un nuovo esperimento. Comincerò da un personaggio avuto in prestito da uno dei nostri colleghi autori. A presto dunque. Ciao!?

  • Ciao fender, il racconto mi è piaciuto moltissimo, anche se questa volta il finale me lo hai servito su un piatto d’argento; forse perché hai messo un po’ troppo sotto la lente di ingrandimento il fatto che lui dovesse sposarsi. Tuttavia è sempre un piacere leggerti, in quanto riesci con maestria a far emergere i lati più aberranti della natura umana e a calarli, con una naturalezza disarmante, in cotesti al limite del grottesco.
    Un piccolo appunto. Ho visto che usi spesso la forma “c’ho”, questa espressione, seppur in un contesto colloquiale, possiede un suono velare, vale a dire “co”. Ogni volta che la incontro sento sgommare gli pneumatici sull’asfalto 🙂
    Forse potresti ovviare con l’aggiunta del grafema “j” dopo la “c”, per far intendere che si tratta di un suono palatale, ossia “ci”. Certo, in ambiti più attenzionati qualcuno potrebbe comunque storcere il naso, ma qui su theincipit credo che vada più che bene.
    Alla prossima.
    Ps: di soggetti come il protagonista di “effetti collaterali” ne conosco più di qualcuno 😀

  • Ciao, Fenderman.
    Mi hai fatto venire i brividi con questo finale, un episodio intenso che mette davanti alle situazioni che, a volte, la vita mette di fronte, non sempre, per fortuna, ci si trova a doversi improvvisare eroi, ma le scelte le facciamo tutti e alcune possono avere esiti drammatici. Bello, bello davvero tutto l’esperimento con i racconti ora aspetto di vedere (e di leggere) il prossimo, che sarà un altro esperimento?
    Buona giornata, Fenderman e ancora tanti complimenti per quest’altra avventura.

    Alla prossima!

    • Ciao, grazie; sperimentare mi piace, continuerò anche se non so dove esattamente andrò a parare.
      Per intanto comincio con un’altra breve storia che ha per protagonista un personaggio che ho ottenuto in prestito da un altro, gentilissimo, autore.
      La storia è venuta giù da sola e quindi è già pronta. A presto dunque, sempre se vorrai!??

  • Capitolo 10)

    Che conclusione!
    Una storia che spacca il cuore e l’anima, buttandoci del tutto all’interno della vicenda. Ho sentito l’acqua e il fango arrivarmi alla gola, non meno dell’ansia di ritrovarmi nella stessa situazione… o peggio, in quella di chi è costretto a convivere con un simile orrore.
    Trovo che sia uno dei migliori racconti presenti sul sito, di certo tra quelli letti sul canale 🙂
    Un vero piacere lasciarci travolgere da questi racconti. Complimenti!
    Su Youtube trovi un paio di considerazioni:
    https://youtu.be/ciIYOI5iL9o
    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman!
    Un rapporto come ce ne sono tanti, i problemi di comunicazione, la difficile empatia (situazione a cui non sono estraneo) con i nuovi che avanzano. La mamma rompe e la figlia pure, il padre sta un passo indietro, almeno credo. La risposta “vediamo” è un superclassico di chi si sente “obbligato”. Vedo molta tenerezza in questi dialoghi e lo immagino anche da parte della ragazza, visto che a quanto pare il peggio potrebbe essere già alle spalle.
    Anche qui mi appari equidistante e empatico nel tuo farmele vedere come due “rompi”: in fondo, se non ci si rompe tra genitori e figli…
    Scelgo controcorrente, altri esperimenti ma magari più in là. Per leggere altre storie di quotidiano come tu sai servire così naturalmente.
    Stammi assai bene e buona giornata romana!

    • Ciao Minollo, i lettori, sembra, amano gli esperimenti. Mi piacerebbe che tutti fossero disponibili a proporne di nuovi.
      Per quanto mi riguarda non mi allontanerò, credo, molto dal consueto, vorrei solo introdurre una novità che potrebbe essere stimolo per me e interessante, spero, per chi vorrà leggere.
      Grazie. In questo racconto volevo raccontare il dramma, l’angoscia di una madre e l’assenza di un padre davanti al disagio, alla malattia, e ho finito per parlare d’amore, come spesso mi capita… Grazie, alla prossima.?

  • Ciao, Fenderman.
    Terribile questo stralcio di vita vissuta. La bulimia è terribile, così come tutti i disturbi alimentari. Povera mamma, che vede la sua bambina sfiorire e non riesce a far nulla; e povera Lucrezia, che con questa malattia deve farci i conti. Sei sempre efficace. Bravo.
    Voto per il nuovo esperimento.

    Alla prossima!

  • Ciao, purtroppo un argomento molto di moda, indirettamente vissuto ai tempi del liceo!!! Per fortuna ho sempre avuto un carattere forte e tutti gli “Yoghi” di turno hanno sempre fatto cilecca, ma sai una cosa? Gli farei fare volentieri il giro del mondo e ritorno a calci in cu…, peccato che non si possa!!!
    Ho votato anch’io per un altro esperimento, sono curiosa di vedere dove vuole parare la tua infinita fantasia!!! Alla prossima.

    • ciao Isabella, grazie.
      Certi temi sono indubbiamente dolorosi ma giusto secondo me ogni tanto trattarli perché la vita vera non si può mettere da parte e leggere non deve essere solo evasione. In quanto agli esperimenti mi pare che la tesi prevalga… Vedremo, grazie ancora, ciao ??

  • Com’è dolorosa questa storia! “Non piangere” dice la figlia. Cos’altro fare, quando abbracciando tua figlia non la sentì più. Lontana, distante, diafana, già persa. Non so come tu riesca ad entrare nell’animo delle persone. Empatia?
    Ciao Fenderman.
    P.S. mi viene da piangere.

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