Tema: argomento a piacere.

Una fiaba

Cenerentolina era felice.
Il ballo nel palazzo del principe era stato una figata, una bordata micidiale alle ambizioni delle sorellastre, e uno stop definitivo ai sogni di gloria della matrigna.
La fata Paccutella, in più, aveva organizzato per lei anche un magico seguito, che, però, si sarebbe dovuto concludere con la mezzanotte, pena un brusco, inglorioso ritorno alla realtà.
E venne così, finalmente l’ora in cui, dopo i valzer, le mazurke e l’immancabile polka, il padrone di casa la prese sottobraccio, e la condusse nel suo appartamento. La stanza da letto era arredata come nei sogni: broccati e oro dappertutto, sete e lumi colorati. Un profumo ruffiano di glicine permeava l’aria. Tutto era rilassante, ed eccitante al tempo stesso.
La ragazza era inebriata, si guardava intorno; si vide in uno specchio e non si riconobbe …davvero si doveva prender atto delle grandi capacità organizzative della fata!
Appressandosi leggiadra al talamo, chiuse gli occhi in attesa di un’ultima sorpresa…
Paccutella le aveva confezionato un abito magico che si apriva al semplice tocco di una mano, così da lasciarla in un nulla libera da ogni faticoso orpello, per concedersi nuda al principe, e al piacer suo.
La stessa magia, al momento giusto, guidò la nobile mano del padrone di casa; lui la toccò là dove si doveva, e guadagnò il suo premio.
Per Cenerentolina fu un volo in un mondo di cristallo, sotto un cielo rosa, luminoso di stelle. Le galassie là in fondo danzavano, pulsavano al ritmo dei suoi fianchi. I suoi gridolini complici, falsamente riottosi, e i sospiri affannati di lui si inseguivano come note di melodie verdiane; erano vocali, acca e punti esclamativi; figlie e figli di una voce sola.
A due minuti a mezzanotte la fanciulla tornò in sé. Si ritrovò vestita e, come d’accordo, lasciò il suo principino che, avendo, ahilui, bevuto un po’, s’era addormentato; e scappò via.
Attraversò correndo il salone, dove tutti gli invitati la seguirono inebetiti con lo sguardo, fino a che saltò sulla carrozza a forma di zucca e sparì all’orizzonte, in direzione luna.
La corsa sfrenata invero terminò, appena in tempo, davanti casa sua; la ragazza ritrovò la cucina, il suo regno, e stanca com’era, finì per addormentarsi accanto al fuoco, accanto al gatto.
Poco dopo anche le sorellastre, Geneviève e Anastasie tornarono. Erano furiose per la serataccia andata male, nonostante l’impegno ed il belletto, le certezze di mamma, e i soldi spesi per l’intimo Burano.
E il principe? Era deluso e arrabbiato pure lui, poiché la fata invece dell’intera notte d’amore promessa, gli aveva affibbiato la solita fregatura del coprifuoco a mezzanotte. Stavolta tuttavia aveva una chance, l’arma segreta: la fanciulla che lo aveva ammaliato, nella fretta, prima di sparire, aveva dimenticato di rimettere l’intimo più intimo che c’è. Era un dono, una piccola grande dote dalla quale ripartire, e ritrovarla.
Provò prima di tutto a rintracciare la fata che però si negò, perché accontentarlo significava per lei la fine di un business molto redditizio, e allora il principe si dispose a far da sé.
Con il gran Cancelliere del regno e i suoi valletti prese a girare per le case. Con il pezzo di stoffa dimenticato chiuso in uno scrigno, interrogava ogni pulzella sperando di scoprire prima o poi quale sapesse dire cosa e come fosse, nella forma, tessuto e colore.
Dopo un mese di inutili tentativi giunse finalmente alla casa di Cenerentolina.
Le sorelle, eccitatissine, fecero per prime il loro tentativo, e ovviamente fallirono, e poi toccò a lei.
Lei accolse il principe e, tra lo stupore dei presenti lo introdusse nello stanzino delle scope, dove, in un cantuccio, la notte riposava su un letto di foglie di granturco.
Quando il principe notò la mancanza di una pezza nella fodera di lino grezzo del materasso tirò fuori la mutanda dallo scrigno: combaciava!
Quelle mutande a righe ricavate da una vecchia fodera erano la prova: era lei la donna che cercava!
— Ma, sonmi dunque giaciuto con una cacchio di serva? — disse schifato.
— No, cara maestà, — gli sussurrò piccata ad un orecchio la fanciulla — vi siete giaciuto con la fata Paccutella, che vi ha infinocchiato per la centesima volta. Io sono solo una complice, e coi soldi che mi ha dato ci campo la famiglia per un mese.
— O mio dio, per mille staffe! La fata, quella brutta vecchia di Paccutella?
— La fata, sire. Se volete io tacerò, ma solo se mi impalmerete.
— Accidenti! — disse lui adirato e sconfitto — Ma di tante favole proprio in questa dovevo capitare? Maremma maiala! …E sia!
Il principe e la ragazza si sposarono e vissero felici e… Macché! La fata non la prese bene, dato che le notti d’amore col principe bello e fesso erano per lei finite; si vendicò, e li trasformò in una vecchia coppia annoiata e litigiosa.
La matrigna, privata delle entrate extra e della serva, aprì una merceria; le due figlie racchie emigrarono in Corsica, e nel paese rimase indelebile il ricordo della vecchia fata innamorata, e della principessa senza mutande.

Prossimo tema:

  • Torniamo a una storia a puntate. (0%)
    0
  • Un rancoroso sberleffo (54%)
    54
  • Una strana gelosia (46%)
    46
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

139 Commenti

  • Gran finale. Forse non a sorpresa ((l’accento sulla gioia richiama la disgrazia, però in 8000 caratteri la manovra è necessariamente corta), eppure amaramente adeguato ai tiri mancini del destino. Ho apprezzato molto la scrittura. E la padronanza della punteggiatura. Scorre tutto senza incagliarsi rendendo bene immagini e sensazioni, l’esterno e l’interiore. Complimenti!

    • Ciao V.A.,
      Tutti nei commenti hanno sottolineato come il finale sia in qualche modo annunciato.
      In effetti così è, perché non è il lettore che deve sorprendersi, qui si tratta di una tragedia annunciata dai presupposti narrativi che anche tu hai sottolineato.
      La sorpresa e la beffa sono per Drago che non ha saputo cogliere i tanti indizi, e si è avviato sotto i nostri occhi verso il baratro. Chi, come me, guardava i telefilm di “Ai confini della realtà” , sapeva benissimo come sarebbe andata a finire, e tifava per il protagonista pur sapendo che, contro il destino, (e gli sceneggiatori), non ce l’avrebbe mai fatta.
      Grazie per avermi letto. A breve una nuova storia e un nuovo esperimento. Comincerò da un personaggio avuto in prestito da uno dei nostri colleghi autori. A presto dunque. Ciao!🙋

  • Ciao fender, il racconto mi è piaciuto moltissimo, anche se questa volta il finale me lo hai servito su un piatto d’argento; forse perché hai messo un po’ troppo sotto la lente di ingrandimento il fatto che lui dovesse sposarsi. Tuttavia è sempre un piacere leggerti, in quanto riesci con maestria a far emergere i lati più aberranti della natura umana e a calarli, con una naturalezza disarmante, in cotesti al limite del grottesco.
    Un piccolo appunto. Ho visto che usi spesso la forma “c’ho”, questa espressione, seppur in un contesto colloquiale, possiede un suono velare, vale a dire “co”. Ogni volta che la incontro sento sgommare gli pneumatici sull’asfalto 🙂
    Forse potresti ovviare con l’aggiunta del grafema “j” dopo la “c”, per far intendere che si tratta di un suono palatale, ossia “ci”. Certo, in ambiti più attenzionati qualcuno potrebbe comunque storcere il naso, ma qui su theincipit credo che vada più che bene.
    Alla prossima.
    Ps: di soggetti come il protagonista di “effetti collaterali” ne conosco più di qualcuno 😀

  • Ciao, Fenderman.
    Mi hai fatto venire i brividi con questo finale, un episodio intenso che mette davanti alle situazioni che, a volte, la vita mette di fronte, non sempre, per fortuna, ci si trova a doversi improvvisare eroi, ma le scelte le facciamo tutti e alcune possono avere esiti drammatici. Bello, bello davvero tutto l’esperimento con i racconti ora aspetto di vedere (e di leggere) il prossimo, che sarà un altro esperimento?
    Buona giornata, Fenderman e ancora tanti complimenti per quest’altra avventura.

    Alla prossima!

    • Ciao, grazie; sperimentare mi piace, continuerò anche se non so dove esattamente andrò a parare.
      Per intanto comincio con un’altra breve storia che ha per protagonista un personaggio che ho ottenuto in prestito da un altro, gentilissimo, autore.
      La storia è venuta giù da sola e quindi è già pronta. A presto dunque, sempre se vorrai!🙋🌻

  • Capitolo 10)

    Che conclusione!
    Una storia che spacca il cuore e l’anima, buttandoci del tutto all’interno della vicenda. Ho sentito l’acqua e il fango arrivarmi alla gola, non meno dell’ansia di ritrovarmi nella stessa situazione… o peggio, in quella di chi è costretto a convivere con un simile orrore.
    Trovo che sia uno dei migliori racconti presenti sul sito, di certo tra quelli letti sul canale 🙂
    Un vero piacere lasciarci travolgere da questi racconti. Complimenti!
    Su Youtube trovi un paio di considerazioni:
    https://youtu.be/ciIYOI5iL9o
    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman!
    Un rapporto come ce ne sono tanti, i problemi di comunicazione, la difficile empatia (situazione a cui non sono estraneo) con i nuovi che avanzano. La mamma rompe e la figlia pure, il padre sta un passo indietro, almeno credo. La risposta “vediamo” è un superclassico di chi si sente “obbligato”. Vedo molta tenerezza in questi dialoghi e lo immagino anche da parte della ragazza, visto che a quanto pare il peggio potrebbe essere già alle spalle.
    Anche qui mi appari equidistante e empatico nel tuo farmele vedere come due “rompi”: in fondo, se non ci si rompe tra genitori e figli…
    Scelgo controcorrente, altri esperimenti ma magari più in là. Per leggere altre storie di quotidiano come tu sai servire così naturalmente.
    Stammi assai bene e buona giornata romana!

    • Ciao Minollo, i lettori, sembra, amano gli esperimenti. Mi piacerebbe che tutti fossero disponibili a proporne di nuovi.
      Per quanto mi riguarda non mi allontanerò, credo, molto dal consueto, vorrei solo introdurre una novità che potrebbe essere stimolo per me e interessante, spero, per chi vorrà leggere.
      Grazie. In questo racconto volevo raccontare il dramma, l’angoscia di una madre e l’assenza di un padre davanti al disagio, alla malattia, e ho finito per parlare d’amore, come spesso mi capita… Grazie, alla prossima.🙋

  • Ciao, Fenderman.
    Terribile questo stralcio di vita vissuta. La bulimia è terribile, così come tutti i disturbi alimentari. Povera mamma, che vede la sua bambina sfiorire e non riesce a far nulla; e povera Lucrezia, che con questa malattia deve farci i conti. Sei sempre efficace. Bravo.
    Voto per il nuovo esperimento.

    Alla prossima!

  • Ciao, purtroppo un argomento molto di moda, indirettamente vissuto ai tempi del liceo!!! Per fortuna ho sempre avuto un carattere forte e tutti gli “Yoghi” di turno hanno sempre fatto cilecca, ma sai una cosa? Gli farei fare volentieri il giro del mondo e ritorno a calci in cu…, peccato che non si possa!!!
    Ho votato anch’io per un altro esperimento, sono curiosa di vedere dove vuole parare la tua infinita fantasia!!! Alla prossima.

  • Com’è dolorosa questa storia! “Non piangere” dice la figlia. Cos’altro fare, quando abbracciando tua figlia non la sentì più. Lontana, distante, diafana, già persa. Non so come tu riesca ad entrare nell’animo delle persone. Empatia?
    Ciao Fenderman.
    P.S. mi viene da piangere.

  • Ciao Fenderman!
    La tragedia dell’intransigenza, l’impossibilità del compromesso con sé stessi portano a vivere soli, silenziosamente convinti di essere migliori. Perché l’osservazione delle regole determina la classifica degli esseri umani. Credo di conoscere qualche esempio di questa umanità che vede cialtronerie ovunque.
    Ritratto di una persona senza empatia, finisce in tragedia; il Furio di Verdone se la cavava con meno. Tu vai fino in fondo, lo accompagni alle sue conseguenze con asettico rigore. Giusto così. Bravo.
    Scelgo colazione e ti saluto ben bene. Ciao!

    • Ciao Danilo, in effetti quei tipi là specie durante la pandemia sono emersi a migliaia, e non è finita ancora.
      Ognuno di noi ne conosce (e ne compatisce e sopporta) qualcuno.
      Di queste povere anime senza speranza arrabbiate in vita e sole nella morte ci si dovrebbe occupare: sono fragili, invocano ma non trovano risposte.
      Grazie del commento, ciaooo🙋

  • Capitolo 8)

    Il capitolo ha tutto quello che serve:
    Attualità, un omicidio, la breve indagine, la soluzione del caso: sarà difficile da snocciolare per i detective, ma non sarà necessario!

    La “pazzia” dei dogmi è affascinante! Idem le considerazioni del narratore che, pur essendo esterno, entra nell’intimo del personaggio. Sai che forse lo avrei visto perfetto in prima persona?
    Ma già così è meraviglioso 🙂
    Tutto chiaro, confezionato perfettamente. I miei complimenti, come sempre!

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/FOtvZ255evI
    Alla prossima!

    • Via ggp, hai visto che matto? Quanti Pietro Proietti ci saranno stati nel mondo in questi due anni? Non solo lui, certo non solo.
      Questa prova durissima da sopportare riempirà tomi e tomi di sociologia e psicoanalisi oltre che di virologia, ne puoi stare certo.
      Grazie sempre per quello che fai e come lo fai. Ciaooo🙋

  • Sei davvero Bravo,
    non è per dire, ma non capisco perché molti libri che compro non finisco di leggerli e invece ci sono scrittori come te, deliziosi narratori, di estrema sensibilità, che come perle rare devo trovare in mezzo al mare sconfinato e anonimo del Web. Davvero complimenti, fenderman e alla prossima.

    • Ciao Anna, queste tue parole di apprezzamento e allo stessotempo amare, le condivido perché mi succede la stessa cosa, e poi mi trovo a leggere i classici, quelli che non deludono mai, però qualcosa manca; è un peccato.
      Per questo mi tengo stretto the iNCIPIT, perché almeno ci si confronta, e spesso mi sorprende.
      Grazie ancora, troppo buona.🙏🙋🌻ciao.

  • Ciao Keziarica, grazie.
    Il biglietto, l’abito da bara, la mascherina, accertarsi gettandosi che sotto non ci sia nessuno… Il suo rigore folle è conformismo assoluto, mai vorrebbe morire arrecando danno o fastidio ulteriore a qualcuno, figuriamoci a chi dovrà indagare sulla sua morte! È se stesso che vuole punire, punire e liberare con un atto di sublimazione finale perché ogni altra via è preclusa.
    Grazie ancora🙏 Alla prossima! 🙋🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Ci metti davvero un tocco, una pennellata, per creare un mondo. In cinquemila caratteri ci racconti la storia di una vita, perché nei gesti, nei pensieri di quest’uomo che finisce per diventare una scocciatura per i più, descritti in poche righe, si capiscono tante cose.
    Mi rimane un unico dubbio: un uomo come questo, che si crocefigge per essere uscito di casa, contravvenendo alle regole del momento, uno che il livore se lo mangia quando guarda dalla finestra di casa quelli che girano in barba a ogni disposizione, perché scrive un biglietto d’addio in cui scrive: non è colpa di nessuno?
    Vive le descrizioni e i personaggi (tondi e veri, come d’abitudine).
    Voto il matrimonio dell’ispettore e ti auguro un buon fine settimana.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie.
      Il biglietto, l’abito da bara, la mascherina, accertarsi gettandosi che sotto non ci sia nessuno… Il suo rigore folle è conformismo assoluto, mai vorrebbe morire arrecando danno o fastidio ulteriore a qualcuno, figuriamoci a chi dovrà indagare sulla sua morte! È se stesso che vuole punire, punire e liberare con un atto di sublimazione finale perché ogni altra via è preclusa.
      Grazie ancora🙏 Alla prossima! 🙋🌻

  • 8) capitolo
    Ciao fenderman,
    che dire…niente, appunto. Quello che più mi ha colpito è stata la descrizione del traffico. Con quattro parole in croce sei riuscito a descrivere in modo completo la situazione, notevole! Alle volte non c’è bisogno di riempire il testo di parole, ma di utilizzare quelle che più stimolano l’immaginazione del lettore; a mio dire tu l’hai fatto. Aspetto trepidante il penultimo episodio!
    Voto “colazione per due”
    Alla prossima 😉

    • Ciao, grazie di aver letto e commentato.

      Chi è quel cretino che si butta con la fp2 ben allacciata?
      *
      Pietro Proietti aveva contratto il covid, e non si dava pace…
      Credevo che queste due frasi in successione spiegassero senza ulteriori aggiunte… Ma probabilmente ho sbagliato.
      Terrò conto del suggertimento, grazie.
      Alla prossima!🙋ciao

  • Ciao fender, non prendertela a male ma questa idea te la devo assolutamente rubare, ho intenzione di riproporla in chiave horror e ho già in mente il titolo, una cosa tamarra tipo “Dieci sfumature di rosso”. Il destino di Nina è quasi compiuto e dovrò pur inventarmi qualcosa. Non mi importa se mi sono giocato l’originalità, ma trovo troppo stimolante scrivere dieci piccoli racconti autoconclusivi.
    Per il momento ho letto “la recita” e quest’ultimo, e posso dirti che sono due gioiellini. Ci sarebbe molto da dire a riguardo ma poi non la finiamo più. Cercherò di recuperare tutti gli altri.
    Voto per gli effetti collaterali, ho un debole per le reazioni avverse 😀
    Alla prossima.

  • Bello questo episodio che mi rimanda indietro ai vecchi film italiani. Quelli con Alberto Sordi o Nino Manfredi, c’è lo vedo proprio nel ruolo di Ariosto e magari la Pampanini nel ruolo della bella vicina. La ricetta è golosa, ma col mio stomaco non potrei neanche assaggiarla, mi basta immaginarne il profumo per deliziarmi le papille gustative. Bravo, Fenderman, quando leggo i tuoi racconti, mi accorgo di quanta strada ho ancora da fare! Complimenti (e non sono tanto per fare) per la capacità di raccontare con maestria l’animo umano e tutte le sue diverse declinazioni.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, hai ragione, il Manfredi anziano, quello di “Linda e il brigadiere” con Claudia Koll, e la stessa Claudia sarebbero perfetti.😃
      In quanto alle persone sono un patrimonio inestimabile, e inesauribile da spendere con diletto, le hanno inventate per questo.
      Sei molto gentile con me, mi dai la carica! Grazie ancora, a presto!🙋🌻

  • HOTEL
    Ciao, l’inizio mi ha ricordato uno spot con Totti: “Mettici pure il cacao, ma poi te lo magni te!!!” Simpatico l’Ariosto e finta svampita lei (sceglie l’amatriciana!!!), il dialogo surreale mi è piaciuto molto. Solo un dubbio: “il vialetto che la separava”, stai parlando di Ariosto o della moglie defunta? Ah, forse ho capito, la società è liquida!!! (scusa, pessima battuta)!!!
    Ho votato per effetti collaterali, il giallo c’è già stato!!! Alla prossima.

  • Ciao Fenderman!
    Una tragedia che si sarebbe potuta evitare facilmente, dando a Bea la parte di un sasso o di un cespuglio. Splendido leggerti dal punto di vista del povero Massimo che, frustrato da una vita faticosa, si gonfia come un aerostato ed esplode. Lui papone, l’altro gli deve essere sembrato un pappone.
    Efficace a riportarci la visione del mondo assai ridotta e deformata di Massimo, che vede il male a prescindere nel SUV. Qualcuno è morto, forse quello dell’auto più “debole”; per noi che leggiamo, poco importa. È triste uguale.
    Scelgo gli effetti collaterali e ti saluto tanto.
    Ciao!

  • Capitolo 6)

    Ma che ti si può dire?

    Credo che sia, per ora, il capitolo più travolgente, anche se trovo sia proprio una questione di crescendo, e ogni storia aggiunge alla seguente quel pizzico in più di curiosità.
    Hai aperto dei mondi che mi piacerebbe tantissimo continuare a esplorare. La scelta di non specificare chi si sia salvato è una decisione perfetta. Ruolo affidato allo spettatore.
    Ben fatto!

    Potrebbe a tutti gli effetti diventare la mia storia preferita qui su The Incipit! 😀

    La lettura, questo lo sai già, è su Youtube:
    https://youtu.be/-SJe8jH6kmo

    Alla prossima!

  • Scusa Fenderman,
    Dopo aver letto il primo capitolo della tua storia, l’ho persa di vista tra le mille. Oggi l’ho ritrovata e ho letto di fila tutti gli altri episodi pubblicati. Che dire? Sei molto bravo ma penso di avertelo già ripetuto tante volte. Storie amare di vita reale. Basta leggere un giornale o ascoltare un telegiornale per capirlo. La tua sensibilità è una delle cose che più mi colpiscono nei tuoi scritti. Complimenti Fenderman e al prossimo che non perderò di sicuro, anzi ti metto tra gli autori che seguo. Non capisco perché ancora non l’ho fatto.

  • Ciao, Fenderman.
    Questa storia mi da tornare alla mente un fatto di cronaca di non molto tempo fa. In quel caso, si trattava di una funzione religiosa, comunque di un giorno di festa con tanti bambini.
    La recita è resa benissimo, i momenti che ritraggono i personaggi come scatti di una macchina fotografica. L’escalation di rabbia repressa fa paura perché non è cosa rara, purtroppo e la povera Ester che tenta di calmare altro non fa che alimentare la rabbia. Terribile, complimenti. Smuovi sempre qualcosa in chi legge, te l’ho già scritto, ma è così.

    Voto l’Avatar di Venere e vediamo che succede. Complimenti e alla prossima!

  • Ciao, esilarante nella sua crudezza, i tempi moderni assomigliano tanto a quelli delle caverne!!! Forse hai voluto un po’ esagerare, ma io non mi stupirei se prima o poi leggerò la notizia sulle pagine di un quotidiano!!!
    Ho votato per Avatar di Venere, dopo la faccia da zocc… con un bel fondoschiena, ci sta proprio bene!!! Alla prossima.

  • Ciao Fenderman!
    Quindi il crimine non paga, soprattutto se chi lo commette è stupido. I soprannomi devono essere moneta spiccia tra malviventi, e anche a Roma in generale.
    Il cane come forza sovrannaturale che accompagna scatoletta verso il suo destino è immagine forte e nobile, la testa che ferma la busta un segno macabro e beffardo; mi ricordano le “Verità nascoste“ con Michelle Pfeiffer. Ben seguita la scena, la tua cronaca non li condanna, si limita a raccontare il loro orrore. Voto il viaggio, a te un buon fine di pasquetta!
    Ciao!

  • Ciao, Fenderman.
    Qualcuno la chiama “la banalità del male” ed è la cosa più spaventosa in storie come queste che, ahimè, anche se assurde si infilano, di tanto in tanto, nelle notizie di cronaca. Questo episodio è un horror bell’e fatto e mi è piaciuto molto, soprattutto il finale che, almeno qui, ha reso giustizia alla povera decapitata.
    Per il prossimo, voto: Viaggio là dove regna il respiro, alle origini di un pensiero migrante. Mi ispira e mi sa di trascendente, chissà, staremo a vedere. Intanto, ti auguro una Buona Pasqua e ti saluto.

    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman,
    Ho votato per la recita….
    è un bel po che manco e ho trovato una specie di “antologia” fichissima….quest’ultimo in particolare è stato incredibilmente forte….molto vicino alla brutta cronaca che spesso ci tocca leggere sui giornali.
    Crudo e estremamente realistico, come al solito le tue pagine godono di personaggi ben “disegnati” e credibili.
    Speriamo che il cagnone provveda a dispensare un po di giuste punizioni…

  • Ciao, come si suol dire, chi la fa l’aspetti!!! Poveretti, anche se in fondo mi pareva ci godessero ad aver fatto quello che avevano fatto!!!
    Ho votato per l’amore, dopo una storia del genere ce ne vuole almeno un po’, anche se il punto di domanda mia mette qualche dubbio in merito!!! Alla prossima.

  • Voto l’orribile serata.
    Ciao, Fenderman.
    Copione romanesco con spunti di commedia all’italiana direttamente dai ’70. Io, Aldo Fabrizi recitare il boia (perché, a quanto ne so, Mastro Titta era il boia più conosciuto di Roma) non l’ho visto, ma l’ho visto in molti film e non credo lo si possa eguagliare facilmente. Detto ciò, molto divertente il continuo botta e risposta, la musicalità del testo ti fa “ascoltare” Bombola che parla e sovrasta tutto e tutti. Per l’ennesima volta, bravo. Con te si va sempre sul sicuro.

    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman!
    Boccaccesco questo Rugantino versione “cornuto e contento”, il cognome è ignobile; anche a me risuona un pochino Nanni, ma lui era buono in fondo, questo è trucido. Mariotto però voleva lavorare, e gli applausi ora saranno per lui.
    Chissà come sarebbe stato Bramieri, qualcosa avrebbe combinato tanto era bravo.
    Divertentissima e crudele una volta tanto, scelgo una serata orribile, poi ci pensi tu a sistemarla al meglio.
    Ciao stammi molto bene!

  • Inutile confermare come questa storia abbia strappato più di un sorriso, come sia stato facile poter concretizzare tutti i personaggi, poi amo perdutamente ogni singolo aspetto di Roma, a maggior ragione il romanesco!
    Grazie per aver allietato la mia serata, grazie ancora per il sorriso!

  • Ciao, commedia dell’arte nella commedia/tragedia!!!! Come sai rendere tu il romanesco con contorni e dintorni non ci riesce nessuno!!! Povero cervo….
    Ho votato per un orribile serata, anche se le storie non sono concatenate, mi sembra il giusto aggancio con la precedente!!! Alla prossima.

  • Ciao Fenderman!
    Guido si affida a uno fidato ma non proprio un’aquila, un mezzo animale. Lei infila un tunnel di disperazione e con Maurizzietto deve proseguire sulla stessa china. Solo mi appare difficile immaginare che il sicario ci voglia guadagnare qualcosa quando ha una pistola puntata contro.
    Un delitto altamente imperfetto, un Hitchcock sbudellato da attori poveracci. La polizia risalira’ presto a lei, che non credo sia così fortunata. Un salto nel giallo con la tua firma visibile nella ricerca di inquadrature nuove per osservare il rapporto tra due persone che decidono nonostante tutto di stare vicini, troppo vicini. Bello!
    Ciao stammi assai bene!

    • Ciao Minollo, grazie. Il giallo sbragato, sbrindellato, altamente imperfetto, è quello che secondo me più assomiglia alla realtà. Proprio l’approssimazione di certi caratteri e gli improbabili comportamenti rendono umani i protagonisti. Quel Maurizietto lì cerca di trattare, vuole i soldi perché sa che non li avrà da Guido, che è morto, e non vuole abbozzare davanti alla “cagnolina” che ha appena stuprato, e che non gli sparerà perché lui le serve. È stupido, rischia molto, ma è quello che fa. Grazie per il tuo commento, a presto!?

  • Capitolo 3)

    Che bel tuffo in questo giallo! Nonostante tutto, riesci sempre a mantenere quel tono di vita “bizzarra” che rende ogni narrazione abbastanza spassionata. Per dirti, l’idea in sé contiene diversi messaggi e differenti punti di vista (e per un attimo mi hai fatto pensare al film Gone Girl, per l’atteggiamento di Sabrina – non che le due cose siano collegate).

    Insomma, divertimento assicurato 🙂
    E continuo a ripeterti che ogni storia porta con sé la voglia di esplorare i personaggi che crei, non mi stupirei di vederli comparire in una prossima storia!
    Ancora i miei complimenti. La questioni dei dialoghi, come dicevi sotto, ho avuto l’impressione che fossero appunto “teatrali”, come parte del programma; di quelle cose stupide che direbbe una persona in mancanza di vere linee guida. Il fatto che appaiano quasi “forzate” ci sta. Al massimo possono risultare forse un po’ troppo stereotipate, ma quello è un altro discorso. Noi essere umani lo siamo parecchio, alla fine!

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/TUawia8wlfQ
    Alla prossima!

    • Ciao g.g.Pintore.
      Anche a te devo dire che hai ragione. La risposta alle tue osservazione sulla teatralità del dialogo sta in quella parola che hai usato per definire il “genere” della storia, quel “bizzarra” che sta al vertice di una piramide composta da dramma, paradosso, commedia.
      L’atteggiamento di Sabrina, trasformata da quel fall-out emozionale, la stupidità di Maurizzietto, l’adrenalina, il sentirsi onnipotente con quella inutile pistola in mano… Tutto ciò è tanto falso, a mio parere, da risultare addirittura plausibile se si confronta con certi fatti di cronaca quotidiana. Eppure della cronaca non conserva, se non nella violenza carnale, i tratti, è solo una tragica farsa di quelle che chissà quante volte Sabrina ha visto passare in tv.
      Grazieee. Ciao?

  • Ciao, Fenderman.
    Una storia terribile che, purtroppo, mi fa ripensare a diversi fatti di cronaca degli ultimi anni. Abbiamo parlato di dialoghi nel gruppo, se devo essere sincera, ho trovato un po’ forzate alcune battute di Sabrina: “Fermo lì” e “Allontanati bestia, stenditi faccia terra” non so, non le vedo in bocca a una donna che ha appena ucciso il marito ed è stata aggredita da uno sconosciuto. Immagino servano a creare uno stacco tra la Sabrina del prima e quella del dopo, però mi sono parse un po’ forzate. A meno che lei non sia una poliziotta o simile, ma allora la pistola non sarebbe stata in una pentola…
    Ovviamente, queste due cosette non tolgono nulla al capitolo che trovo di altissimo livello, come sempre. 🙂
    Voto: “guai a chi tocca la bambina” e ti auguro una bellissima settimana.

    Alla prossima!

    • Ciao Allegra. La tua osservazione è corretta, io però ho volutamente inserito quelle battute. La spiegazione sta nei periodi che riporto qui;
      …grazie all’adrenalina che l’era rimasta in corpo, la donna restò lucida; e in un secondo elaborò il suo piano. Posò l’arma sotto il mobile che aveva accanto, e si lasciò sbranare.
      …Tenne duro, e nel momento in cui quel cane sembrò fermarsi, raccolse la pistola.
      In sostanza dopo aver ammazzato il marito Sabrina è un altra, adesso premedita l’azione, la organizza, si “sente onnipotente” e il fatto che non sappia usare la pistola la induce ad abbaiare più forte. Insomma, un po’ di teatro e soprattutto rabbia.
      Anche se non sono rius cito questo intendevo. Grazie come sempre, un saslutone, buona giornata.??

  • Ciao, un rompicapo che si arrotola su se stesso questo giallo, mi ricorda una merendina di cui andavo ghiotta da piccola!!!! Mannaggia, ma la Girella la producono ancora? E poi un Guido avvocato? Qui da me è in realtà il fratello del regista, nella mia testa è come un altro giro di merendina!!!
    Ho votato per il marito della fidanzata… se non è “ex” come fa ad essere la fidanzata e non l’amante? Nella mia confusione ho scelto l’opzione che più m’incuriosiva!!! Alla prossima, buon weekend.

    • Ciao Isabella, hai visto giusto: è una spirale, del genere che vediamo in atmosfera con le trombe d’aria, c’è una tensione che monta e in attimo si trasforma in un fenomeno incontrollabile; nel nostro caso una donna vittima che si fa carnefice, prima esplodendo inconsapevole innesca il meccanismo, poi quando ne è pienamente coinvolta con lo stupro, diventa cattiva, potenziale assassina. La realtà che resta alla fine è un nuovo stato di quiete dove tutto si risolve da solo, e giusto o no che sia, la tensione iniziale, almeno quella s’è sciolta.
      Grazie!?? ciao

  • Ciao Fenderman!
    Il finale con la rivincita di Augusta, oltre ad essere fragoroso, ribalta l’episodio “Trattatela come una regina”, in cui Sordi mette all’ospizio la madre rassegnata al destino che le ha scelto la nuora. Non hai resistito e le hai dato un barlume, lo spazio di un guizzo di antipatia per una donna libera. Lo sberleffo di una bambina all’ipocrisia adulta. Eva molto simpatica.
    Gran bella sceneggiatura, voto il giallo. una magnifica serata romana a te caro Fenderman.
    Ciao!

    • Ciao, sempre grazie.?
      A proposito della forma da “copione” come hai detto giustamente, è quella che ho scelto per due motivi, il primo la dichiarata sperimentazione che mi sono proposto di fare, la seconda era per evitare in una scenetta così serrata i vari “Tizio disse” “Caio rispose” eccetera, che forse sarebbero stati anche peggio.
      Ovviamente per chi come te la favoletta la deve recitare è un problema, ma per chi legge solo per sé spero non lo sia.
      Un’ultima informazione-curiosità se ti interessa. Ho già scritto qui un intero racconto tutto di dialogo nudo e crudo senza alcun commento o descrizione. Si Chiama Affare Tasmania e lì vediamo all’opera per la prima volta la nostra amica Giusy Cataldo con il suo strambo “commissariato” alle prese con il traffico di miele manuka e opere d’arte. Quando l’ho pubblicato ha avuto anche un piacevole riscontro devo dire, e quindi la parola d’ordine è: sperimenta se vuoi!
      Grazie ancora, scusa le chiacchiere!?ciaooo

  • Voto il giallo!
    Ciao, Fenderman.
    Accipicchia, la nonnina! Ci sente benissimo e sgasa pure senza ritegno. Bel quadretto di vita vissuta. Mia suocera, per fortuna, è una brava persona, penso che se ne avessi avuta una che mi dava della puttana, non mi avrebbe rivisto manco in cartolina, vecchia d buona com’era.
    Esilarante l’attraversamento della porta, prima occupata dalla stazza, ottimo esempio di “mostra, non raccontare”. Come sempre non posso che farti i complimenti.

    Alla prossima!

    p.s. lo immagino letto e già sorrido ?

  • Mi piacevano tutte e tre le opzione , perciò ho votato a caso per lo sberleffo rancoroso. Devo dire che mi aspettavo delle mutande ben diverse, ma queste a quanto pare servivano bene all’uopo. Ci narrerai altre fiabe, Fenderman? ti aspetto alla prossima. Buona serata.

  • Ciao Fenderman!
    Direi che si può rimanere negli argomenti a piacere. Bordata micidiale, stop ai sogni di gloria, la prosa funziona benissimo e scardina da subito il tran tran fiabesco, lasciandoci pregustare uno sberleffo (che è anche il mio voto) nei confronti della tradizione; la principessa smutandata e il principe che dice cacchio fanno il resto, Ai fratelli Grimm non sarebbe dispiaciuto secondo me, ma Walt Disney sarebbe svenuto. Noi ci ridiamo su di gusto, perché la storia lo merita.
    Complimenti al cuoco e al sarto, allora si aspetta la seconda.
    Ciao stammi bene!

  • Capitolo 1)

    Meraviglioso!
    Alla fine, mi hai letteralmente ucciso. Maledette fate vendicative!

    Ho trovato la storia e il resto abbastanza favoloso. 🙂

    Ma….

    Nella prima lettura, non ero sicuro di aver colto alcuni passaggi e, in fase di montaggio, riascoltando, ho notato che la costruzione della storia breve presenta dei passaggi che avresti potuto migliorare, anche se sono certo comunque siano passati perlopiù inosservati. Possibile che tu abbia cambiato idea in corso di stesura?
    Mi spiego meglio. Per essere fedeli al finale, trovo che la scrittura debba presentarsi sempre un po’ vaga, quando si parla del personaggio fittizio di Ceneretolina, mentre fai espressamente riferimento al fatto che certe cose le siano state realizzate dalla fata. Trovo che saresti rimasto più fedele al finale “nascondendo” alcuni termini.

    – La fata Paccutella, in più, aveva organizzato (per lei) anche un magico seguito
    – (davvero si doveva prender atto delle) grandi [erano le] capacità organizzative della fata!
    – Paccutella (le) aveva confezionato…

    Senza le parole tra parentesi, trovo che la storia risulti più corretta, proprio perché il narratore non racconta di proposito la storia per confondere il lettore, bensì omette dei termini che, letti nel modo giusto, possono finire per raccontare la vera storia. Si tratta sempre del mio parere, quindi prendi le mie parole con le pinze! 😀

    Aspetto di conoscere il tuo parere in merito, e ripeto che ho adorato questa storia. Non credo qualcuno riuscirà a scalzarla da storia migliore della settimana 🙂

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://www.youtube.com/watch?v=Xq8gwpl6bNk

    Alla prossima!

    • …A te non la si fa. In effetti quello che avevo immaginato era una specie di coabitazione nel corpo di Cenerentolina di lei stessa e della fata innamorata, che usava lei per il piacere suo. E
      Con il mio testo non viene bene fuori la cosa. Con la tua eversione emendata funziona meglio perché non è evidenziato che la magia sia confezionata per il piacere esclusivo della ragazza.
      Insomma potevo fare meglio il passaggio e, descrivere l’amplesso di Cenerentolina come vissuto in sogno, in un mondo irreale, non è stato sufficiente.
      Grazie, tante, a presto ciao.?

  • Ciao, un po’ di sano buonumore, mi piace. E raccontiamo una buona volta il “dietro le quinte” di ste favole zuccherose!!!! L’esperimento mi piace!!!
    Ho votato per un rancoroso sberleffo, continuiamo con un po’ d’ironia cattivella!!! Alla prossima.

  • Ciao, Fenderman e bentornato!
    Voto lo sberleffo, la storia a puntate può attendere, so che, probabilmente, ne hai già in mente una e con i tuoi ritmi invidiabili sarà presto pubblicato il primo episodio 😉
    Inizio spumeggiante e divertente, una favola per adulti che vogliono restare anche un po’ bambini, tutto tulle e stelle e… mutande a strisce. Mi è piaciuto e sono curiosa di leggere il prossimo. Mi fai venir voglia di fare un esperimento simile… ma rischierei di impappinarmi al primo episodio 😀
    Perdona l’ignoranza, te lo segnalerei come refuso, ma rischierei di fare una figuraccia: ” sonmi dunque giaciuto con una cacchio di serva?” SOMNI, che vor di’?

    Alla prossima!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi