Tema: argomento a piacere.

Dove eravamo rimasti?

Il prossimo sarà per la parità ottenuta: 'L'ispettore si sposa". A voi chiedo se devo: Facciamo un altro esperimento (67%)

L’ispettore si sposa

Piove, ostinatamente piove sulla città in tilt. Sono sei giorni che va avanti; c’è rabbia e rassegnazione nelle facce della gente; si litiga, si impreca, si spera in una tregua. Oggi va così, si aspetta, e tutto è rimandato a domani.
Le forze dell’ordine e la protezione civile sono allo stremo, eppure in commissariato stasera c’è chi brinda. Si festeggia l’ispettore Messore, detto Drago, che dopodomani, domenica, si sposa.
Per lui, tra auguri e pacche sulle spalle, tra poco arriverà il fine turno, e finalmente potrà tornarsene a casa, a preparare il giorno più importante della sua vita. Sposerà Mirella, la ragazza dei sogni, che finalmente s’è decisa, e ha detto sì.
“Drago” ha trent’anni, anni ben spesi, in cui si è costruito una reputazione di agente affidabile; solido; vicino alle persone; intransigente con quella criminalità spiccia, di quartiere, che ogni giorno a piccole dosi propina veleno alla gente per bene.
Sono le otto, è ora di andare. Fuori l’aria è fresca, la pioggia finalmente va scemando, tra poco forse cesserà del tutto, come a volte di sera succede, chissà perché.
Drago uscendo si guarda intorno un attimo, e poi va.
Pochi chilometri nel traffico pazzo, in mezzo a luci abbaglianti, pazze anche loro, spampanate dall’acqua, come rose sfiorite.
La strada costeggia il fiume che taglia la città, il fiume che se fosse giorno potresti vedere sopportare, schiumando rabbioso, il carico di milioni di cose insolite, scovate chissà dove con la piena, in direzione mare.
In coda al semaforo, in file da quattro, le auto sono un muro. La luce rossa ancora lontana, occhieggia tra il fogliame dei platani dilavati, pazienti.
Finalmente si va; svolta a destra, a passo d’uomo; strade chiuse; deviazioni; dai, porta pazienza! Ancora una deviazione: il sottopasso è chiuso, bloccato dalla municipale.
Ci sono delle persone; qualcuno grida. I due vigili urbani che piantonano sono impotenti, stanno attaccati alla radio, sembrano agitati e confusi… Che succede?
L’istinto spinge Drago a fermarsi. Un vecchio che sta lì col cagnolino balbetta qualcosa: “C’è”, dice, “una persona bloccata nel sottopasso dentro una Yaris sommersa dall’acqua.”
I vigili dicono: “Stanno arrivando i pompieri col canotto e i salvagente”, e intanto stendono un nastro giallo. Drago però non aspetta, lo supera, si toglie la giacca e va: entra nell’acqua, annaspa, nuota.
Là, nell’ombra nera, un tettuccio chiaro; bolle schiumose emergono, si frammentano in schegge di vita in fuga; sono piccole luci che si spengono. Dentro la macchina c’è davvero almeno una persona, è una donna, è agitata, le rimangono tre dita d’aria.
Andare avanti per l’uomo è difficile, difficilissimo; è ancora lontano; l’acqua è fango; ci sono detriti; si scivola; lui si interroga su come la tirerà fuori, come farà ad aprire lo sportello; urta qualcosa di viscido; sull’acqua iridescente di olio, galleggia qualcosa… “fogna schifosa!”
…Attento adesso, se cadi sei morto.
E Drago va avanti. La donna lo ha visto, lancia un grido che lui non può sentire; le sue mani si stampano sul bordo in alto del parabrezza.
…Ci sei quasi. Attento però: un altro passo e poi dovrai farcela per forza.
Un passo ancora, l’uomo urta qualcosa di appuntito, tagliente, che sta sott’acqua; si ferma, impreca, grida… arriva la paura.
“Io qua ci muoio, cazzo! Dio no, ti prego, oggi non posso morire, non è possibile!”
…Dai, Mirella ti aspetta; fatti forte, sennò non la racconti.
“Mamma, ho fatto una cazzata, non ce la farò mai. Perché nessuno mi aiuta, perché io, solo io… Dove sono i maledetti pompieri? E questa stupida che si è infilata in una trappola mortale proprio stasera… Che male al ginocchio!”
…Drago fermati un attimo: rifletti; respira; l’acqua sta salendo, lo vedi?
“Quella ora non si muove, forse è affogata, ma si potrebbe ancora salvarla, ce la posso fare… o no? No, oddio no, oggi no! Perdona signora, perdona, io ti lascio; c’ho provato ma non posso fare questo a Mirella. Aiuto, che male, che male… ti lascio, ti lascio.«
Drago si arrende, volta le spalle a quel calvario doloroso; è sconfitto; annaspa, scivola, cade; guadagna la salvezza per sé.
Le persone, deluse e solidali, lo confortano. Per tutti loro è un eroe sfortunato, eppure sa di essere solo un verme. Lui è uno che si sposerà domenica, e mentre starà sull’altare con Mirella penserà a qualcuno che ha lasciato morire; lui ha barattato la vita di un altro con la felicità che non avrà, perché non la merita.
Il capannello di persone si scioglie. Non c’è più nulla da vedere. Arrivano finalmente i vigili del fuoco. Tra poco lei sarà fuori da quella Yaris, la sua tomba. Drago gira le spalle, non vuole vederla, se ne va, c’è del sangue misto al fango che si porta addosso.
Il giorno dopo sul giornale potrà leggere del gesto eroico di un anonimo cittadino che ha rischiato la vita per salvare una donna, ma non ce l’ha fatta.
C’è una foto, e una didascalia: La vittima si chiamava Mirella Sole, aveva ventisei anni e doveva sposarsi domani, domenica.

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145 Commenti

  • Peccato che sia finita questa carrellata di situazioni che, pur lasciando un’amarezza di fondo, mi ha consentito di godere della tua scrittura, della padronanza tecnica e del tuo stile pulito ed elegante.
    Sei molto bravo, ma che te lo ripeto a fare, mi ripeto solamente. Ti aspetto al prossimo racconto.
    Ciao Fenderman.

  • Ciao Fenderman!
    Finale terribile, triste, per un uomo nel cui comportamento possiamo rispecchiarci. Vedo il mondo circostante che assiste alle nostre vicende; i riferimenti alla natura, la pioggia, i platani dilavati e le luci spampanate stridono ai miei occhi con le code delle auto e con la solitudine che mi suggerisce sempre questo spettacolo di file di centinaia di gruppi di persone ben isolati gli uni dagli altri.
    In realtà lui non è un verme, perché fa molto più dei tanti che lo consoleranno dopo, è uno che ci ha provato, e ha desistito, pensando a cosa avrebbe perso. Visto anche il suo lavoro, e la passione che in messo mette, ha comunque questo tarlo, fino alla mostruosa scoperta finale.
    Splendido epilogo della decina, che richiama anche a me il bianco e nero dell’amatissimo “Ai confini della realtà”, con i suoi “The End” che tolgono il fiato. Grande citazione. Sono in ritardo con i commenti, ma ultimamente mi riduco alla domenica…
    Buona giornata caro Fenderman, e buona scrittura!

    • Ciao Minollo, grazie.
      Hai come sempre colto il senso e il meglio della storia.
      “Perché io, perché solo io?” È il dramma che ci coglie soli, a tradimento, quando ci illudiamo che la felicità sia a portata di mano.
      Certo lui non è un verme, anzi, ma tale si sente perché alla fine a morte ha vinto e il drago non è stato capace di vincerla, vittima soprattutto della paura.
      Ok. Andiamo avanti, la prossima storia comincerà con un sorriso, riprendiamoci! Grazie, buona domenica!?

  • Gran finale. Forse non a sorpresa ((l’accento sulla gioia richiama la disgrazia, però in 8000 caratteri la manovra è necessariamente corta), eppure amaramente adeguato ai tiri mancini del destino. Ho apprezzato molto la scrittura. E la padronanza della punteggiatura. Scorre tutto senza incagliarsi rendendo bene immagini e sensazioni, l’esterno e l’interiore. Complimenti!

    • Ciao V.A.,
      Tutti nei commenti hanno sottolineato come il finale sia in qualche modo annunciato.
      In effetti così è, perché non è il lettore che deve sorprendersi, qui si tratta di una tragedia annunciata dai presupposti narrativi che anche tu hai sottolineato.
      La sorpresa e la beffa sono per Drago che non ha saputo cogliere i tanti indizi, e si è avviato sotto i nostri occhi verso il baratro. Chi, come me, guardava i telefilm di “Ai confini della realtà” , sapeva benissimo come sarebbe andata a finire, e tifava per il protagonista pur sapendo che, contro il destino, (e gli sceneggiatori), non ce l’avrebbe mai fatta.
      Grazie per avermi letto. A breve una nuova storia e un nuovo esperimento. Comincerò da un personaggio avuto in prestito da uno dei nostri colleghi autori. A presto dunque. Ciao!?

  • Ciao fender, il racconto mi è piaciuto moltissimo, anche se questa volta il finale me lo hai servito su un piatto d’argento; forse perché hai messo un po’ troppo sotto la lente di ingrandimento il fatto che lui dovesse sposarsi. Tuttavia è sempre un piacere leggerti, in quanto riesci con maestria a far emergere i lati più aberranti della natura umana e a calarli, con una naturalezza disarmante, in cotesti al limite del grottesco.
    Un piccolo appunto. Ho visto che usi spesso la forma “c’ho”, questa espressione, seppur in un contesto colloquiale, possiede un suono velare, vale a dire “co”. Ogni volta che la incontro sento sgommare gli pneumatici sull’asfalto 🙂
    Forse potresti ovviare con l’aggiunta del grafema “j” dopo la “c”, per far intendere che si tratta di un suono palatale, ossia “ci”. Certo, in ambiti più attenzionati qualcuno potrebbe comunque storcere il naso, ma qui su theincipit credo che vada più che bene.
    Alla prossima.
    Ps: di soggetti come il protagonista di “effetti collaterali” ne conosco più di qualcuno 😀

    • Ciao, grazie. Con “c’ho” mi poni un tema che conoscevo, un dilemma invero, che pensavo di risolvere così come un po’ dappertutto vedo fare.
      Ora che so che qualcuno (grazie) ci fa caso, starò più attento nel costruire le frasi. Grazie dunque, a buon rendere!?

  • Ciao, Fenderman.
    Mi hai fatto venire i brividi con questo finale, un episodio intenso che mette davanti alle situazioni che, a volte, la vita mette di fronte, non sempre, per fortuna, ci si trova a doversi improvvisare eroi, ma le scelte le facciamo tutti e alcune possono avere esiti drammatici. Bello, bello davvero tutto l’esperimento con i racconti ora aspetto di vedere (e di leggere) il prossimo, che sarà un altro esperimento?
    Buona giornata, Fenderman e ancora tanti complimenti per quest’altra avventura.

    Alla prossima!

    • Ciao, grazie; sperimentare mi piace, continuerò anche se non so dove esattamente andrò a parare.
      Per intanto comincio con un’altra breve storia che ha per protagonista un personaggio che ho ottenuto in prestito da un altro, gentilissimo, autore.
      La storia è venuta giù da sola e quindi è già pronta. A presto dunque, sempre se vorrai!??

  • Capitolo 10)

    Che conclusione!
    Una storia che spacca il cuore e l’anima, buttandoci del tutto all’interno della vicenda. Ho sentito l’acqua e il fango arrivarmi alla gola, non meno dell’ansia di ritrovarmi nella stessa situazione… o peggio, in quella di chi è costretto a convivere con un simile orrore.
    Trovo che sia uno dei migliori racconti presenti sul sito, di certo tra quelli letti sul canale 🙂
    Un vero piacere lasciarci travolgere da questi racconti. Complimenti!
    Su Youtube trovi un paio di considerazioni:
    https://youtu.be/ciIYOI5iL9o
    Alla prossima!

  • Ciao Fenderman!
    Un rapporto come ce ne sono tanti, i problemi di comunicazione, la difficile empatia (situazione a cui non sono estraneo) con i nuovi che avanzano. La mamma rompe e la figlia pure, il padre sta un passo indietro, almeno credo. La risposta “vediamo” è un superclassico di chi si sente “obbligato”. Vedo molta tenerezza in questi dialoghi e lo immagino anche da parte della ragazza, visto che a quanto pare il peggio potrebbe essere già alle spalle.
    Anche qui mi appari equidistante e empatico nel tuo farmele vedere come due “rompi”: in fondo, se non ci si rompe tra genitori e figli…
    Scelgo controcorrente, altri esperimenti ma magari più in là. Per leggere altre storie di quotidiano come tu sai servire così naturalmente.
    Stammi assai bene e buona giornata romana!

    • Ciao Minollo, i lettori, sembra, amano gli esperimenti. Mi piacerebbe che tutti fossero disponibili a proporne di nuovi.
      Per quanto mi riguarda non mi allontanerò, credo, molto dal consueto, vorrei solo introdurre una novità che potrebbe essere stimolo per me e interessante, spero, per chi vorrà leggere.
      Grazie. In questo racconto volevo raccontare il dramma, l’angoscia di una madre e l’assenza di un padre davanti al disagio, alla malattia, e ho finito per parlare d’amore, come spesso mi capita… Grazie, alla prossima.?

  • Ciao, Fenderman.
    Terribile questo stralcio di vita vissuta. La bulimia è terribile, così come tutti i disturbi alimentari. Povera mamma, che vede la sua bambina sfiorire e non riesce a far nulla; e povera Lucrezia, che con questa malattia deve farci i conti. Sei sempre efficace. Bravo.
    Voto per il nuovo esperimento.

    Alla prossima!

  • Ciao, purtroppo un argomento molto di moda, indirettamente vissuto ai tempi del liceo!!! Per fortuna ho sempre avuto un carattere forte e tutti gli “Yoghi” di turno hanno sempre fatto cilecca, ma sai una cosa? Gli farei fare volentieri il giro del mondo e ritorno a calci in cu…, peccato che non si possa!!!
    Ho votato anch’io per un altro esperimento, sono curiosa di vedere dove vuole parare la tua infinita fantasia!!! Alla prossima.

    • ciao Isabella, grazie.
      Certi temi sono indubbiamente dolorosi ma giusto secondo me ogni tanto trattarli perché la vita vera non si può mettere da parte e leggere non deve essere solo evasione. In quanto agli esperimenti mi pare che la tesi prevalga… Vedremo, grazie ancora, ciao ??

  • Com’è dolorosa questa storia! “Non piangere” dice la figlia. Cos’altro fare, quando abbracciando tua figlia non la sentì più. Lontana, distante, diafana, già persa. Non so come tu riesca ad entrare nell’animo delle persone. Empatia?
    Ciao Fenderman.
    P.S. mi viene da piangere.

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