Domani non è un giorno

Non aprire quella porta

Pioveva. Dunque era una giornata perfetta per scrivere. Perché in fondo ciò che opera lo scrittore non è tanto diverso da quello fa la pioggia cadendo, morendo nel terreno e dando vita ad una storia. Così allo stesso modo sulle pagine l’inchiostro tenta di riscrivere il tempo, cambiarlo se possibile o forse a volte annullarlo, mentre il pensiero di chi legge viene piacevolmente ingannato e portato altrove. Ed in questo stato di eterea sospensione induce la pioggia durante un temporale, scendendo lungo i vetri, scorrendo attraverso le strade e lavando via dalla nostra mente ricordi inutili e ingombranti. O almeno questo riusciva a percepire Sophie mentre i suoi occhi vagavano da una parte all’altra della finestra in cerca di qualcosa, di un idea magari per poter riuscire a stendere un racconto su carta che le sembrasse abbastanza soddisfacente. Forse aveva avuto perfino qualche intuizione, ma in quel momento la sua testa era completamente occupata a sentire il suono delle gocce che strisciavano sul vetro, ed era sicuramente più interessante seguire la loro discesa mentre gareggiavano fra di loro arrivando fino ai bordi della vetrata piuttosto che mettersi a parlare della propria estate. Cosa avrebbe trovato, scavando nella propria memoria, delle lunghe ore trascorse in camera sua? Sarebbe stato difficile descrivere anche solo la sensazione di esserci fisicamente in quella stanza, di stare sdraiata sul letto o seduta davanti alla scrivania a progettare una lista di cose da fare con cui riempire le proprie giornate, di posti da visitare o amici da incontrare e feste a cui partecipare. Sophie preferiva il silenzio, rimanere indisturbata dove l’unico rumore erano le voci nella sua testa, quelle che non tardavano mai ad arrivare nei momenti di solitudine, in quelli particolarmente tediosi, dove la noia sembra ovattare tutti i suoni intorno, come se fossi immersa sott’acqua e anche la vista cominciasse ad offuscarsi mentre gli occhi fissano diritti il vuoto e all’improvviso il tuo pensiero si riempisse di altro, di immagini, canzoni, personaggi di un film, parole che vengono sussurrate nitide all’orecchio, echi, flash, ricordi e poi…di colpo scompari. Era un po’ come vedere ora il suo debole riflesso davanti a se, trasparente alla vista e invisibile al tatto muoversi al di là di quello specchio, un freddo volto di lacrime sospeso in aria che osserva la realtà come un’illusione ancor più grande di lui, un’ombra magari o, anche meno, un sogno. Stava scendendo la sera e già dietro le fitte nuvole che cominciavano piano a diradarsi si intravedeva il viso pallido della luna ergersi prima ancora che luci dei lampioni facessero brillare l’asfalto appena bagnato. Il foglio poggiato lì sul tavolo era ancora bianco e la penna a pochi centimetri da esso sembrava assistere nella sua stasi ad un misterioso lutto. Sophie la afferrò rapidamente e cominciò a buttar giù una storia, una qualsiasi inventata o vera che fosse, l’importante ora era scrivere, terminare il compito e consegnarlo l’indomani. Sophie costrinse con fatica l’inchiostro a strisciare sulla carta, ma tutto ciò che otteneva erano parole scollegate e dalla grafia storta. Allora ricominciò, prese un’altro foglio bianco e lo fissò, sperando che ad un certo punto tutto quel niente lì davanti sparisse via e lasciasse il posto ad un paesaggio e a dei personaggi che le raccontassero com’è bello vivere nella loro fantasia. E così decise di disegnare una porta proprio in mezzo al foglio aspettando che si aprisse e facesse uscire tutto ciò di cui aveva bisogno. Indugiò ancora un pò su quella figura colpendola dolcemente con la biro nel tentativo di schiuderla con una sorta di magia o strano sortilegio. Nulla, ovviamente. Così spense la luce e si mise a dormire, convinta che il sogno sarebbe venuto in aiuto alla sua non pervenuta immaginazione. La mattina seguente si ritrovò con la testa poggiata sulla scrivania e un gran torcicollo. Si alzò in piedi e si accorse che neanche la schiena era ridotta questo granchè. Mancava solo mezz’ora all’arrivo del bus e ancora non aveva… Sul tavolo vide poggiato un blocco di fogli alto due o tre centimetri. Avvicinò entrambe le mani per afferrarlo ma dovette subito ritrarre la sinistra: il polso era bloccato. Non riusciva più a ruotarlo e la sua mano a stento poteva contrarsi e  coordinare i movimenti. Pertanto con la destra fece scorrere l’intero blocco di fogli come si fa quando si mischia un mazzo di carte. Ognuno risultava scritto da cima a fondo, su entrambe le facciate. Su alcuni i segni lasciati dal passaggio della penna erano così profondi che rassomigliavano a delle cicatrici. Dal fondo del blocco ripescò la prima pagina, quella su cui aveva disegnato la porta. Di colpo qualcuno bussò: “Dai Sophie, non vorrai fare tardi a scuola ? Oh, a proposito, ieri ti ho vista parecchio giù; sei riuscita alla fine a scrivere qualcosa ?”

Che cosa accade a Sophie ?

  • Si accorge che sua madre la sta chiamando da dietro la porta che ha disegnato. Per comunicare con lei deve continuare a scrivere. (25%)
    25
  • Si ferma a leggere il racconto, decide di inviarlo presso una casa editrice. Il romanzo comincia ad avere molta fortuna. (50%)
    50
  • Spaventata, si libera di quanto ha scritto e prende subito l'autobus per andare a scuola. (25%)
    25
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34 Commenti

  • Capitolo 8)

    Trovo che l’impostazione del capitolo sia più un gioco tuo, personale, intimo. Le storie che rimangono in sospeso troppo a lungo rischiano di ottenere un po’ di odio da parte dello stesso autore. Penso che tu abbia ritenuto che non ci fosse più spazio per una conclusione lineare per dei lettori che non avrebbero saputo seguirla, e allora perché non stravolgere tutto?
    Mi piace l’idea.
    Specie perché ho avuto l’impressione che tu ti sia divertito parecchio nel farlo.
    Aspettiamo allora la parte finale di questa storia! 🙂

    Alla prossima!

  • Levi Matteo, così un po’ a caso.

    Ciao! Non mi aspettavo un simile capitolo e mi hai sorpreso! Continuo a brancolare nel buio su questa storia anche a causa delle lunghe pause tra un capitolo ed un altro (le trame complesse dovrebbero andare più spedite per potersi ricordare i vari dettagli); però la rottura della quarta parete mi è piaciuta 🙂

    Ciao 🙂

    • Sono d’accordo con te: le trame complesse hanno bisogno di periodi brevi. Però la mia trama non è complessa, disordinata semmai. Purtroppo non possiedo uno stile di scrittura che mi soddisfi pienamente; quindi lo cambio spesso e lo stesso avviene per l’incedere della storia. Vorrei scrivere qualcosa di più semplice ma è stramaledettamente difficile farlo! Vuoi un esempio ? “Una goccia” è un racconto breve di D. Buzzati che narra di una goccia d’acqua che sale (non scende) le scale. Solo questo…però com’ è scritto!

  • Bene! Un vero “coup de teatre” all’ottavo capitolo.
    La sposa scappa dall’altare c’è appena il tempo di farle gli auguri, prima del finale.
    Potevi cavartela con un flash back ma hai voluto esagerare. Hai fatto bene perché la cosa sorprende e rimette in moto un motore che, a detta tua, s’era ingolfato.
    A questo punto mi viene da dire Matteo ( chissà che non ci scappi un ennesimo passo evangelico apocrifo), e non scomodare i gli altri due signori, che non hanno nulla da insegnare a nessuno.
    Alla prossima! Ciao🙋

    • Eh già, i flashback sono una scappattoia formidabile per chi come me non ha ben chiaro l’intreccio della trama fin dall’inizio. Questa volta si cambia completamente punto di vista (e narratore) e
      , sebbene il racconto si svolga ancora nel passato, spero tanto si possa avere ancora qualcosa per cui valga la pena sorprenderci e continuare.

  • Capitolo 7)

    La struttura che hai scelto di dare alla narrazione può risultare ostica per la maggior parte dei lettori, specie in un racconto a episodi a distanza di diverso tempo. Per l’autore, giustamente, è più semplice. Tuttavia, il mio consiglio è quello di non farti scoraggiare dalla difficoltà.
    Ho trovato il passaggio intrigante, anche se forse un po’ più “lento” rispetto agli episodi passati.
    Ma potrebbe essere un buon modo per inoltrare il momento chiave della narrazione. Io mi gioco la carta di “Dio” che non per forza deve essere “quel” Dio, potrebbe essere Ronnie James Dio! 😀
    Tornando seri, però, rimango abbastanza incuriosito.
    Aspetto il prossimo!

    Ciao!

  • Io scelgo il taccuino, quello che ha scritto è l’ultima cosa che ha fatto, dunque…
    Mi aspettavo la meraviglia di una gravidanza e mi ritrovo nel lutto. Certamente Sofie la farai rivivere però mi dispiace per Molly.
    La tua storia non so dove andrà a parare però starei attenta perché percepisco una strana confusione, come se il racconto sia, come dire… polveroso, difficile da seguire. Dovresti snellire un poco, metterti nei panni di chi ti legge ogni sette giorni e non può ogni volta dover tornare indietro per seguire i complicati pensieri della protagonista.
    Nel complesso vedo un buonissimo lavoro.
    Alla prossima!🌻🙋 ciao

    • Ciao Ottaviano,
      sono d’accordissimo con te, purtroppo ho sbagliato impostazione e non ho avuto l’accortezza di calarmi già dall’inizio nei panni del lettore. Non mi sono mai cimentato nel leggere una storia a puntate. Diverso è infatti leggere un libro dove puoi affrontare più capitoli in poco tempo. Grazie mille del consiglio, cercherò di correggere il tiro nelle prossime puntate, promesso. Se al riguardo hai qualche altro suggerimento dimmi pure, non potrà che essermi utile.

  • Capitolo 4)

    Con questo capitolo apri una strada proprio sul caos più totale che, forse, dimora proprio nella mente della nostra protagonista. Possiamo definirli degli episodi quasi staccati l’uno dell’altra, a seconda del momento attraversato dalla protagonista?

    Lo scopriremo nei prossimi episodi.
    L’unico appunto che posso farti, è lo stesso del primo capitolo: lasciare più spazio alla storia. La parte centrare è tutto un blocco. Sono convinto che avrebbe giovato di qualche pausa in più!
    Per il resto, mi pare che tutto sia andato per il meglio.

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/dVIqvN82Kow
    Continua così!

    Alla prossima!

    • Ciao G.G. Pintore,
      le tue considerazioni sono esattissime. La storia non segue uno sviluppo linearissimo. Diciamo che va un po’ a balzi. La prima metà del racconto è mutilata, mancano ovviamente dei collegamenti che verranno dati al lettore solo nella seconda parte. Questa è l’impostazione che ho deciso di adottare. Forse non è l’ideale per una storia a puntate, credo che sui prossimi racconti farò più attenzione.
      Come sempre grazie per le tue piacevoli letture e per i tuoi preziosissimi consigli!😉

  • Capitolo 3)

    La scrittura è decisamente più fluida, con ampio respiro. Però, e forse sarò io, ho trovato qualche difficoltà a seguirti. C’è un certo sbalzo, ma magari è dovuto all’idea di tante avventure differenti di capitolo in capitolo. Penso che proverò, una volta raggiunti un tot di capitoli, a rileggerlo tutto d’un fiato, potrebbe essermi più chiaro.
    Quindi: l’impatto che ho avuto ora è un po’ di confusione per il lettore, ma questo potrebbe essere dovuto a un calo della mia attenzione, dunque prendi le mie parole con davvero pochissimo peso.
    Vedrò che succede nel prossimo, intanto 🙂

    Trovi la storia sempre su Youtube, e perdona la follia dell’aver dimenticato come si legge Mrs!
    https://youtu.be/FVnfhY_6Uyc
    Alla prossima!

  • Capitolo 2)

    Ribadisco quanto detto per il primo episodio, ma già qui si vede una struttura più equilibrata. Di certo m’incuriosisce il dilemma che stai porgendo ai lettori. Realtà o finzione? O finzione che influenza la realtà?

    Aspetto di scoprirlo nei prossimi episodi!

    Trovi la lettura sempre su Youtube, dalle 9:00 del 3 Maggio:

    Alla prossima!

  • Capitolo 1)

    Inizio con dire che l’idea mi piace molto.
    Il capitolo presenta un grosso ostacolo: è tutto un unico blocco.
    Occorre qualche punto in più, andando a capo. Lasciare maggior respiro alla storia e offrire al lettore uno spazio per metabolizzare quanto letto.
    Mi pare che le capacità ci siano tutte.

    Tenterò di recuperare il resto della storia nei prossimi giorni 🙂
    Se la cosa può farti piacere, ho letto il primo capitolo su Youtube. Se vorrai, continuerò anche con le prossime 🙂

    Trovi la lettura qui:
    https://youtu.be/JL0AK5-4_K4Al prossimo capitolo!

    • Buondì G.G. Pintore,
      originariamente il capitolo era diviso in blocchi; poi l’ autovelox mi ha multato per “eccesso di caratteri” così ho compattato tutto. Comunque seguirò il consiglio sul respiro. D’altronde nel tuo racconto (Il Cimitero Segreto di Terralba) molte sequenze riesco a ricordarle proprio perché avevi messo le giuste pause.
      A proposito, la lettura l’ho apprezzata moltissimo, un tono di voce perfetto bravo! Continuerai a leggere i prossimi capitoli ? Spero di sì, non vedo l’ora!

  • Ciao, benvenuto.
    Io credo che si spaventi…
    Tu sei bravo, hai ottime idee e sono sicuro che farai molto bene.
    Un consiglio, per dovere di ufficio, ( siamo qui per questo, per aiutarci) è di non indulgere in certi contorsionismi stilistici che appesantiscono il testo e possono anche alla fine risultare sbagliati. Esempio: “…che neanche la schiena era ridotta questo granchè.” Potevi dire la stessa cosa in modo molto più semplice.
    Detto ciò, bravo, auguri. A presto!?

  • Ho appena letto il primo capitolo del tuo racconto, mi è piaciuto e sono curiosa di leggere il secondo.
    Ho votato per la pubblicazione del romanzo. Bella la similitudine tra le gocce di pioggia e le parole scritte, entrambe foriere di frutti, sulla terra o su un foglio di carta. Bravo Dean Bean Jordan ti seguo.

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