Gott Ohne Uns

Nel Ventre

Il mio spirito rientrò in me con la violenza di un pugno ben assestato sul diaframma, di quelli che ledono i tessuti interni un miriadi di frammenti muscolari, pulsanti filamenti scollegati ai loro fratelli destinati a morire in una agognante giostra fatta di sangue e cellule in rapida necrotizzazione. 

La coscienza si riprese poco dopo, spandendosi lungo il mio corpo come gocce di plastica fusa che lentamente cadono sulla pelle.

Provai ad aprire gli occhi ma tutto ciò che ottenni era un nero oleoso, frammentato da schegge di puntini bianchi che danzavano tra le trame delle retina.

Il mio corpo era schiacciato fra quello che al tatto sembrava una massa informe di carne morta, non riuscivo a distinguere dove finisse un ammasso dall altro, ero caduto in un calderone composto da sangue, capelli,denti, peli, merda e sperma.

Un flebile alito d’aria mi tentava alla vita, una voce suadente che permeava quello strato di carne in cui ero avvolto. La tentazione di lasciarsi cadere in quel calderone di materia organica rigonfia di gas post mortem era forte, un ultimo saluto alla vita mentre i muscoli di tendono in un rigor mortis letale.

Eppure una parte di me continuava a combattere, nonostante il sangue raffermo che mi riempiva la bocca, il gusto di ferro e disperazione mi  portava a rigettare la comodità di una fine rapida.

Iniziai lentamente a rialzarmi, a muovermi in quell ammasso informe di corpi gonfi e grondanti di sangue. Le mie dita spostavano quelli che un tempo erano stati genitori, figli, fratelli e sorelle, tutti stretti in un’orgia di necrofila confusione.

I muscoli si tendevano fin quasi a piegarsi in modo innaturale mentre risalivo quella catasta di corpi, fintanto che la mia mano non giunse la sommità.

Riemersi in un lago di sangue e vomito, lacrime e sudore, venendo brutalmente sbattuto in una realtà che non era la mia.

Lascia il mio corpo esamine scivolare fra braccia e gambe irrigidite dalla morte, il sangue nero mi lembiva le membra scorticate da quel Golgota di corpi, espulso da quella massa cancerogena in cui ero stato posto.

Respiravo a fatica, schiuma e vomito adornavano il mio volto, il ventre sconquassato da quelle che sembravano delle doglie pre morte.

Il respiro era un flebile lamento rivolto ad un cielo nero senza luce, nuvole scure oscuravano il mondo sopra di me, convulsi movimenti aerei disegnavano figure blasfeme.
L’odore acre di putrefazione, carne infetta e roghi attanagliava ogni respiro, giungendo fino ai reconditi antri dei miei polmoni per depositare spessi strati di catrame, cenere e dolore.

Ogni tentativo di rialzarsi era vano, uno strato rosso ricopriva i miei occhi dando a ciò che vedevo una patina pulsante di dolore.
In testa un dolore isterico scandiva i secondi che passavano come un orologio, ogni movimento delle lancette qualcosa dentro o fuori di me iniziava dolorosamente a prendere forma.

Rimanendo così, in quella che scoprì essere una posizione fetalica, il mio corpo stava tornando a rispondere ai miei ordini.

Ero nudo, ricoperto da chissà quanti strati di un liquido appiccicoso e maleodorante, una brezza leggera mi lambiva, portando con sé la puzza dei morti e delle voci lontane, che urlavano a tratti di dolore, a volte di gioia, lingue straniere e altre che sembravano conosciute. Non vi era fra loro un nesso, o forse sì, non capivo.

Svenni, o forse semplicemente la mia mente era troppo stanca per ricordare chi ero, come mi chiamavo e da dove venivo. Similmente ad uno specchio andato ormai in frantumi, rispecchiavo frammenti di realtà disconnesse e distorte, la cui somma non avrebbero mai dato un uno.

Dei passi vicino a me mi costrinsero dolorosamente ad alzare il capo, salvo ritrovarmi a baciare con la fronte quello che una parte di me riconobbe come del freddo acciaio.

Ogni singolo pelo del mio corpo si irrigidì all’istante lanciandomi onde di dolore, era come se migliaia di spilli fossero piovuti su di me.

Una voce annunciava la mia presenza in quel luogo, non vi era nessuna emozione in essa, nessuna inflessione né accento che potessero consolarmi.
Ero appena stato rigurgitato nel mondo, e non vi era nessuna carezza materna a consolarmi.

Per un istante sentii la mancanza di quell involucro da cui ero stato generato, il fetido abbraccio della morte sembrava comunque più consolante.

Uno scatto secco mi riportò alla realtà, chiunque mi avesse trovato a quanto pare non aveva ancora finito.

Dovetti fare uno sforzo immondo per poterlo osservare meglio.

L’entità che avevo di fronte era vestita in nero, portava sul volto una maschera scura che ne celava l’identità. Istintivamente mi apparvero nella mente delle immagini di divinità straniere ed antiche intente ad ingurgitare i loro figli e gli uomini che gli adoravano, le bocche irte di denti ricurvi con un strappare lentamente la carte dalle ossa, mascelle muscolose per tritare i crani di coloro che avevano avuto la sfortuna di sopravvivere ai primi morsi ingordi.

Un fuoco alle mie spalle rischiarò l'area attorno a me, andando ad illuminare il mostro che mi fissava.

  • Un manichino si stavagliava su di me, immobile e impassibile. Nonostante fosse scomposto mi colpirono i suoi occhi. Erano così...umani (67%)
    67
  • Un groviglio di carne e tubi si stagliava sopra di me, il corpo fasciato in quella che poteva essere una divisa militare. (17%)
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  • Di fronte alle mie retine scheggiate troneggiava un animale mutilato, la bava sanguinolenta mi bagnava il volto (17%)
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11 Commenti

  • Capitolo 1)

    Ehi! Benvenuto su the Incipit!

    Se la cosa può farti piacere, ho letto la tua storia su Youtube, insieme a quelle di altri autori. Sul finale del video ho speso due parole per il primo capitolo della storia.
    Ho trovato il capitolo interessante, anche se forse un po’ troppo criptico.
    Però voglio vedere dove ci porti. Tolto qualche errorino di battitura, ma pare che tutti fili liscio.
    Trovi la lettura del capitolo su Youtube:
    https://youtu.be/1d99GctF-uA
    Alla prossima!
    Se vorrai, leggerò anche i prossimi capitoli.

    • Ciao, grazie mille per esser passato ^^

      Mi scuso per gli errori di battitura, infatti rileggendo post pubblicazione mi sono mangiato le mani mannaggia a me XD
      Grazie mille per la segnalazione, provvederò a sistemare tutto nei prossimi capitoli.

      Inoltre ti ringrazio per la lettura del capitolo, assolutamente non vedo l’ora di sentirti leggere anche gli altri!
      Grazie mille ancora ^^

  • Ciao, HorrorCore.
    Un inizio decisamente horror. Non so perché, ma la scena del calderone mi ha ricordato Chuck Palahniuk… sebbene, non capisco come si possa dedurre con cosa si è a contatto semplicemente al tocco. Forse un po’ carico come incipit, ma dà un’idea di quel che ci aspetta. Io ti seguo per vedere dove vorrai portarci.
    Aspetto il secondo e voto il manichino, nel marasma putrido e mortifero mi pare l’ideale per una virata decisa verso il proseguo.

    Alla prossima!

    • Grazie mille per il commento, scusa il ritardo nella risposta ^^
      Si, ho scelto un incipit carico e di impatto nella speranza che potesse generare un certo interesse in chi legge, sia esso positivo o negativo.

      Per ciò che comporta la capacità di riconoscere ciò che andiamo a contatto al semplice tocco è una semplice scelta stilistica, dovuta principalmente dal limite dei caratteri e dalla volontà di dare al racconto un tono onirico, in cui le abilità umane posso espandersi a dismisura oppure collassare in un istante.

      Grazie mille per i numerosi spunti, alla prossima ^^

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