Delitto a Villa Serena – Un giallo della terza età

Dove eravamo rimasti?

Il nipote di Don Armando è un poliziotto. Che cosa farà adesso? Chiederà la nonno di essere i suoi occhi e e le sue orecchie all'interno dell'ospizio. (100%)

Una innocua vicchiarella

Fu una giornata interminabile. I poliziotti, per non averci tra i piedi, ci relegarono in sala mensa. Donna Margherita, cuoca di scarsa fantasia e ancor più scarsa pazienza, si lagnò per tutto il tempo del fatto che così non si poteva lavorare e che non era giusto che le avessero trasformato la mensa in un asilo per vecchi – disse proprio così – e che avrebbe chiesto al Direttore di individuare uno spazio idoneo per futuri casi simili; come se un omicidio in un ospizio fosse cosa di tutti i giorni e necessitasse di un protocollo dedicato, magari con tanto di mappa comportamentale affissa in ogni stanza. Come era immaginabile la lezione di pittura venne rinviata; non le terapie, ovviamente, che continuarono per tutta la mattina, con gli ospiti che venivano prelevati a turno dagli infermieri e rientravano con un bottino di informazioni confuse, suggestioni, teorie; ciascuna personalissima ed egualmente improbabile.

*

Il giorno seguente Don Armando mi invitò in camera sua per un caffè.                                                                                           

“Prufesso’,” mi disse “voi ve la siete fatta n’idea?”                   

“Ma che idea mi devo fare? Se ci penso è tutto così strano: Anna Senese era solo un’innocua vicchiarella, come innocui vicchiarielli sono quasi tutti quelli che stanno qua dentro!”

Don Armando ciondolò la testa poco convinto.                                   

“’nsomma!”                                                                                             

“Che vuol dire?”                                                                                   

Don Armando diede un deciso colpo di sopracciglio in direzione della porta socchiusa; feci cenno di aver capito, mi alzai e la accostai.

“Allora?” lo sollecitai con un filo di voce tornando verso di lui.

“Prufesso’,” replicò lui lisciandosi il mento “di Anna Senese tutto si può dire tranne che fosse innocua!”

“La conoscevi bene?”

“La conoscevo da prima che ci chiudessero qua dentro!”

Non era il primo che sentivo parlare dell’ospizio come di una specie di prigione.

“Anna era dispettosa e vendicativa. Nel quartiere la chiamavamo ‘a serpe: un soprannome che si era guadagnata in anni di cazzimmate varie!”

“E qui dentro aveva nemici?”

“Qualcuno se l’era fatto, sì…”

“Tuo nipote che ne pensa?”

Don Armando sospirò così forte da velare gli occhiali di una leggera patina grigio-fumo.

“Vuole che io diventi i suoi occhi e le sue orecchie; ma da solo… Prufesso’: non è che mi dareste una mano?”

Non riuscivo a credere me lo stesse chiedendo davvero e, preso da un riflesso incondizionato, controllai che l’auricolare fosse al suo posto.

“I suoi occhi e le sue orecchie, eh?”

Don Armando annuì con preoccupante convinzione.

“Ma si io so’ miezo surdo e tu sei quasi cecato!”

“Si tratterebbe solo di riferire cose sospette. E poi parliamoci chiaro: con un assassino in giro non possiamo stare tranquilli manco noi!”

In effetti tutti i torti non ce li aveva. E poi prima avessimo chiuso quella storia, prima saremmo tornati alla nostra confortante routine.

“E va bene,” acconsentii “ma niente cose pericolose, intesi?”

*

La mattina seguente Don Armando mi piombò in camera con l’entusiasmo di un ottantenne alla sua prima esperienza con una pillola blu.

“Prufesso’ siete sveglio?”

“Adesso sì!” replicai stizzito scostando le coperte.

Avevo dormito malissimo. Un po’ per colpa dell’immagine della Senese nuda che m’appariva a ogni singola calata di palpebre e un po’ per i peperoni al burro di Donna Margherita che si erano piazzati sullo stomaco sin dalla sera prima e resistevano agli attacchi dei succhi gastrici con la tenacia di guerrieri spartani.

“Guardate!” disse piazzandomi in grembo un tablet che non gli avevo mai visto prima.

“E questo dove lo hai preso?”

“È un regalo di mio nipote, il poliziotto; lui si è comprato il modello nuovo; dice che è semplicissimo da usare e che è adatto pure a un Dinosauro Illogico come me”

“Dinosauro Analogico, semmai”

“Sì, pò essere, io so’ ignorante su ‘ste cose; voi però lo sapete usare, giusto?”

“Ho dovuto imparare” ammisi.

“Mio nipote ha detto ca m’ha mandato delle cose per posta”

“Controlliamo subito!”

Con un doppio clic aprii le mail e gli mostrai il contenuto.

“Leggete voi: è meglio!”

“In realtà non c’è molto da leggere: ci sono degli allegati con le foto della scena del crimine e…”

“Ch’è?”

“Arma’ tuo nipote è pazzo!”

“Perché?”

“Ti ha inviato il referto autoptico”

“Auto-che?”

“L’esame effettuato su un cadavere per determinare le cause della morte: so’ atti riservati!”

“E che dice st’esame autarchico?”

Mi risparmiai la correzione stavolta.

“Dice che la Senese è morta per avvelenamento da aconitina”

“Aconi-che?”

“La cerchiamo nel web”

Digitai ‘aconitina’ nel riquadro sotto la scritta Google. 

“Trovata?”

“Ecco qua: l’aconitina è il secondo veleno vegetale più attivo al mondo, la specie più ricca in aconitina è l’Aconitum Napellus…”

“Ehi, un momento: ho già visti quei fiori!”

“Hai ragione,” dissi osservando meglio la foto sullo schermo “li ho già visti anch’io”

Dov'è che hanno visto i fiori di anicotina i nostri due improvvisati investigatori?

  • Nei giardini di Villa Serena (0%)
    0
  • In uno dei quadri della Senese (88%)
    88
  • In infermeria (13%)
    13
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129 Commenti

  • Lou, bravissimo! La storia fila che è una meraviglia, i personaggi ci sono tutti e i dialoghi tra il professore e don Armando sono esilaranti, direi con un tocco cabarettistico che alleggerisce la storia ma non distrae dalla curiosità verso la individuazione del colpevole. Ad majora e complimenti !

    • Ciao G. G., ho appena ascoltato la tua ultima lettura: tutto perfetto. Ti ringrazio per la recensione, sono onorato, davvero.
      Forse un pizzico troppo generoso, dai, anche se i complimenti fanno sempre piacere. Non so quando tornerò con una nuova storia. Devo dire che ho ritrovato al mio rientro un’accoglienza sorprendentemente calorosa e storie molto interessanti. Mi piacerebbe farlo presto ma prima ho un po’ di faccende altre da sbrigare. Ancora grazie di vero cuore per l’attenzione che hai dedicato al mio racconto e per le belle letture.

  • Ciao, Lou.
    Anche con te mi sono persa il capitolo precedente, ma ho rimediato.
    Finale non scontato e ben confezionato.
    Quando ero molto più giovane, con la scuola, ho fatto visita a una casa di riposo e ricordo i sorrisi dei ricoverati, così felici di averci lì, anche se eravamo un gruppo di giovani estranei che non sapevano cosa fare e cosa dire. Perciò, mi piace immaginare un posto dove gli anziani abbiano le sembianze dei tuoi protagonisti e dove possano vivere qualche avventura, anche nell’attesa lunga di una visita che stenta ad arrivare.
    Bello, ma non avevo alcun dubbio in merito. 🙂
    Solo un appunto, nella frase: “Vorrei che lo volessi a prescindere da quello che è successo” io avrei usato “facessi”, ma non conosco la tua intenzione.

    Alla prossima, spero presto con una nuova storia.

    • Grazie K., i complimenti, inutile nasconderlo, fanno sempre piacere. Si, è bello pensare che in un luogo di quel tipo ci si possa anche divertire, fare squadra e vivere persino una qualche avventura, dedicando il poco tempo che rimane a chi lo merita. Giusta la tua osservazione. Anche se bisognerebbe più che altro chiedere al Professore il perché della scelta di quel ‘volessi’. ?

  • Degno finale di un giallo grazioso, molto leggero e godibile, complimenti.
    La parolaccia finale ci sta benissimo anche se tutti o quasi gli ospiti di RSS la pensano e nessuno mai la dice.
    Un giusto tributo alla legge del racconto dove l’eccezione la vince sulla regola. Bravissimo, ti aspetto alla prossima, se vorrai. Ciao!?

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