Delitto a Villa Serena – Un giallo della terza età

Dove eravamo rimasti?

A questo punto diviene indispensabile ascoltare Carmela Carfora ma... Carmela prende l'iniziativa e chiede a Don Armando e al Professore 'di essere ascoltata' (57%)

Indagini, Amore e Gelosia

Don Armando aveva deciso che una passeggiata nel parco della villa avrebbe potuto aiutarci a riordinare le idee. Lo accontentai volentieri, anche se sapevo bene che si stava limitando a seguire il suo personalissimo copione da giallo televisivo.

“Arma’ ma non è che la stai prendendo un po’ troppo seriamente ‘sta storia?” gli domandai dopo aver camminato in silenzio accanto a lui per dieci minuti buoni.

“Na vota tanto ca ce stà qualcosa da fare!”

“E questo lo chiami qualcosa da fare? No, non rispondere: è una domanda retorica!”

“E che è na domanda retorica?”

“Te lo spiego n’altra volta…”

Avevo bisogno di riposare un attimo le gambe e lo invitai a prendere posto accanto a me sulla panchina sotto il vecchio tiglio, uno dei miei posti preferiti: tranquillo quanto basta e non troppo lontano dai bagni.

“Secondo me è stata Carmela!”

“È presto pe’ sparà sentenze…”

“Era gelosa di sua sorella: loro vivevano l’una per l’altra, da sempre. Anna Senese s’è intromessa e Carmela l’ha fatta fuori!”

“Ma ti senti come parli? Ma mica siamo in un episodio di Colombo!”

“Seguite il mio ragionamento Prufesso’,” insistette lui senza scomporsi “Carmela scopre che Anna e sua sorella Lia hanno una relazione e scopre pure che i fiori sotto le loro finestre sono velenosissimi: e allora che fa?”

“Che fa?” replicai trattenendo i bulbi oculari dalla tentazione di sparire dentro la testa con una piroetta.

“Prepara un veleno con i fiori: facile no?”

“Ma che ti metti pure a fare ipotesi investigative adesso… no, non rispondere, è…”

“Lo so, na domanda letodica…”

“Retorica! Domanda re-torica!”

“E io che ho detto? Letodica, letodica…”

“E po’ ‘o surdo foss’io!”

Un insopportabile olezzo di pastiglie all’aglio si intromise nella conversazione reclamando la nostra attenzione.

“Lia!”

“No,” disse una inquietante vocina roca alle nostre spalle facendoci sobbalzare “sono Carmela!”

*

Carmela fornì la sua versione dei fatti: raccontò che Lia si era infatuata di Anna Senese e che lei, da buona sorella quale si riteneva, si era limitata a metterla in guardia, ricordandole che la Senese s’era sempre preoccupata solo e soltanto di lei stessa. Carmela era convinta che la ‘simpatia’ manifestata da Anna nei confronti di sua sorella Lia avesse un secondo fine. Ma le sue parole erano state interpretate da Lia come un vile tentativo di intromissione.

Don Armando, ovviamente, non credette a una parola di quanto raccontato da Carmela e, anzi, quando fummo di nuovo soli, mi confessò, che i suoi sospetti avevano trovato ulteriore conferma.

“È tipico!” disse con un sopracciglio inarcato e la bocca atteggiata in una smorfia di supponenza.

“Tipico?”

“Ma sì, Carmela cerca di sviarci, fa la pecorella spaurita… ma chi le ha chiesto niente? A voi non ve pare strano ca s’è sentita addirittura in dovere di venirci a cercare pe’ ce spiegà come stavano le cose? Comme è brava, eh?”

“Veramente ‘sta cosa l’ha spiegata subito: Carmela era nella sua stanza quando ho parlato con Lia; le due stanza sono attigue e le pareti sottili; io, poi, ho l’abitudine di parlare a voce alta per via della mia mezza sordità e così lei ha potuto sentire quasi tutta la nostra conversazione”.

“Ma se lo avete detto stesso voi ca non c’erano più fiori nell’aiuola sotto le finestre di Lia e Carmela!”

“Quei fiori potrebbe averli presi chiunque: il giardiniere dei De Vito, per esempio, o potrebbero essere semplicemente appassiti…”

“Nun mi convince,” replicò Don Armando scuotendo la testa “pe’ comme a veco io: Carmela è na pecora segnata, prufesso’!”

“He pigliato na fissazione cu ‘sti pecore!”

*

Il giorno seguente, per la prima volta dalla mattina dell’omicidio, incrociai Gabriellona nei corridoi della villa. Se c’è qualcosa che mi hanno insegnato i miei molti anni di liceo è riconoscere, da alcuni segnali, divenuti per me inequivocabili, lo stato d’animo di una persona. Gabriella, impossibile ingannarsi, era preoccupata. Magari l’omicidio non c’entrava nulla, ma era più che evidente che fosse tormentata da brutti pensieri. Provai a indagare, ma mi rispose in malo modo. Anche questo un atteggiamento insolito per lei, che, nei miei riguardi, magari anche solo per i nostri trascorsi, aveva sempre mostrato un deferente rispetto. Quella volta però preferii non parlarne con Don Armando, il quale, peraltro, difficilmente si sarebbe lasciato distrarre dal puzzle che stava faticosamente cercando di ricomporre anche a costo di forzare qualche incastro. Per parte mia, sono sempre stato più riflessivo che istintivo, ma quella volta avevo la sensazione che fossimo ancora molto lontani dalla verità e che Lia e Carmela altro non fossero che tappe di una corsa a ostacoli appena iniziata.

Peraltro gli aspetti che calamitavano la mia attenzione erano altri da quelli funzionali alla risoluzione del caso: mi chiedevo quale senso potessero avere cose come la gelosia o l’amore per gente della nostra età. Domande a cui l’esperienza di quei giorni mi stava fornendo risposte inattese, ché la gelosia evidentemente non va mai in pensione e nemmeno l’amore.

Protagonista del prossimo episodio sarà:

  • Il nipote di Don Armando (13%)
    13
  • Il giardiniere dei De Vito (25%)
    25
  • Gabriellona (63%)
    63
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129 Commenti

  • Lou, bravissimo! La storia fila che è una meraviglia, i personaggi ci sono tutti e i dialoghi tra il professore e don Armando sono esilaranti, direi con un tocco cabarettistico che alleggerisce la storia ma non distrae dalla curiosità verso la individuazione del colpevole. Ad majora e complimenti !

    • Ciao G. G., ho appena ascoltato la tua ultima lettura: tutto perfetto. Ti ringrazio per la recensione, sono onorato, davvero.
      Forse un pizzico troppo generoso, dai, anche se i complimenti fanno sempre piacere. Non so quando tornerò con una nuova storia. Devo dire che ho ritrovato al mio rientro un’accoglienza sorprendentemente calorosa e storie molto interessanti. Mi piacerebbe farlo presto ma prima ho un po’ di faccende altre da sbrigare. Ancora grazie di vero cuore per l’attenzione che hai dedicato al mio racconto e per le belle letture.

  • Ciao, Lou.
    Anche con te mi sono persa il capitolo precedente, ma ho rimediato.
    Finale non scontato e ben confezionato.
    Quando ero molto più giovane, con la scuola, ho fatto visita a una casa di riposo e ricordo i sorrisi dei ricoverati, così felici di averci lì, anche se eravamo un gruppo di giovani estranei che non sapevano cosa fare e cosa dire. Perciò, mi piace immaginare un posto dove gli anziani abbiano le sembianze dei tuoi protagonisti e dove possano vivere qualche avventura, anche nell’attesa lunga di una visita che stenta ad arrivare.
    Bello, ma non avevo alcun dubbio in merito. 🙂
    Solo un appunto, nella frase: “Vorrei che lo volessi a prescindere da quello che è successo” io avrei usato “facessi”, ma non conosco la tua intenzione.

    Alla prossima, spero presto con una nuova storia.

    • Grazie K., i complimenti, inutile nasconderlo, fanno sempre piacere. Si, è bello pensare che in un luogo di quel tipo ci si possa anche divertire, fare squadra e vivere persino una qualche avventura, dedicando il poco tempo che rimane a chi lo merita. Giusta la tua osservazione. Anche se bisognerebbe più che altro chiedere al Professore il perché della scelta di quel ‘volessi’. ?

  • Degno finale di un giallo grazioso, molto leggero e godibile, complimenti.
    La parolaccia finale ci sta benissimo anche se tutti o quasi gli ospiti di RSS la pensano e nessuno mai la dice.
    Un giusto tributo alla legge del racconto dove l’eccezione la vince sulla regola. Bravissimo, ti aspetto alla prossima, se vorrai. Ciao!?

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