Delitto a Villa Serena – Un giallo della terza età

Dove eravamo rimasti?

Protagonista del prossimo episodio sarà: Gabriellona (63%)

L’arresto di Gabriellona

Gabriellona fu prelevata dalla polizia intorno alle 7 e 30 del mattino, meno di mezz’ora dalla fine del turno di notte. Io e Don Armando eravamo già svegli a quell’ora e mettemmo il naso fuori dalla porta quasi nello stesso istante, ritrovandoci a far da spettatori a una scena da film. 

C’era anche il nipote di Don Armando tra i poliziotti che accerchiavano l’infermiera in quel momento, ma, appena ci vide, sgranò gli occhi e cominciò a scuotere la testa. Leggere il linguaggio del corpo non era esattamente tra i talenti del mio fido secondo e mi premurai di tradurre il pur inequivocabile gesto in parole: “Mo nun è ‘o mumento!” gli dissi reclamandone l’attenzione con una goffa sbracciata che avrebbe certamente destato sospetti, se non fosse stato per l’urlo da otaria ferita con il quale Gabriellona ricacciò indietro per un attimo i poliziotti, calamitandone inevitabilmente l’attenzione.

Diceva di non aver fatto niente e di essere una brava infermiera. E, mentre lo diceva, si prendeva a sberle, assestandosi sonore manate alle guance e alle braccia.

Il nipote di Don Armando riuscì a calmarla in qualche modo e la gigantesca infermiera lo seguì, piangendo, all’esterno della struttura. Fu uno spettacolo straziante a vedersi. Anche se ci pensò subito Don Armando a farmi riavere, assestandomi una vigorosa spallata mentre si intrufolava in camera mia.

“Arma’!” protestai richiudendo la porta con stizza. “Che modi so’?”

Armando manco si degnò di rispondermi.

Se ne stava con la faccia schiacciata contro la finestra, come un bambino davanti alla vetrata di un negozio di caramelle, l’attenzione rivolta a quello che aveva tutta l’aria di sembrare il drammatico epilogo della nostra storia.

“Avete visto?” mi chiese quando Gabriellona e i poliziotti furono saliti a bordo delle auto di servizio parcheggiare davanti a Villa Serena.

“Sono sordo mica cieco!”

“Dite che è stata Gabriellona?”

“Questo dovresti chiederlo a tuo nipote.”

“Ma lo avete visto come ha fatto quando c’ha visti?”

“Sì che l’ho visto; e infatti penso ti convenga aspettare…”

“E nel frattempo che facciamo?”

“Te l’ho detto: aspettiamo!”

*

Armando trascorse quasi tutta la mattinata col tablet piazzato sulle ginocchia, in attesa che il nipote rispondesse alla sua sgrammaticata richiesta di chiarimenti.

“Evidentemente non può adesso,” gli dissi dopo un paio d’ore che fissava lo schermo “andiamo di là: ti faccio un caffè!”

“Me spiace Prufesso’, ma non posso rischiare di perdermi la risposta…”

Era più evidente che Don Armando non avesse molta dimestichezza con whatsapp e, anche se mi sembrava assurdo doverlo precisare, mi premurai di metterlo al corrente del funzionamento della chat.

“Arma’, guarda che quello il messaggio resta salvato…”

“Ah sì,” mi disse lui come riemergendo da un sogno “e pecché non me l’avete detto subito?”

*

Il caffè non venne buono come quello che preparava Don Armando, anche se lui era troppo gentile per farmelo notare. Lo bevve comunque tutto, anche se proprio sull’ultimo sorso non gli riuscì di trattenere una smorfia di disgusto.

“Buono!” disse mentendo spudoratamente.

Stavo per dire qualcosa sul fatto che tra amici la verità è un reciproco dovere, ma l’inconfondibile bip di un messaggio in entrata mi rubò il tempo.

“Che era?” domandò Don Armando guardandosi intorno.

“Manco questo sai? Ti è appena arrivato un messaggio!”

“Sarà ‘o guaglione?”

Don Armando chiamava il nipote ‘guaglione’, ovverosia ‘ragazzo’, nonostante fosse un uomo adulto e ricoprisse un incarico di grande responsabilità.

“Che dice il messaggio?” gli chiesi quando ebbe aperto la chat.

“Dice che stanno ancora cercando di capirci qualcosa e che…”

“Che?”

“… che Gabriellona ha dei precedenti!”

*

Non arrivarono altri messaggi. E, senza che ce ne accorgessimo, si fece ora di cena. A mensa ci mettemmo seduti al solito tavolo. Io presi del brodo di pollo e un budino al cioccolato; Armando, che aveva i denti buoni, una fettina alla pizzaiola e una crostata di frutta.

Per fortuna gli altri commensali non costituivano un pericolo da cui guardarsi: i pochi capaci di intendere erano seduti dall’altra parte della sala e quelli più vicini a noi erano o mezzi sordi o completamente rincoglioniti.

Eravamo liberi di chiacchierare come ci pareva e senza nemmeno doverci preoccupare del tono di voce.

Don Armando era ancora convinto che quella di Gabriellona si sarebbe rivelata una falsa pista.

“È una delle regole del giallo,” disse sporgendosi verso di me con le labbra sporche di sugo “a sto punto della storia arriva sempe una come Gabriellona!”

“Come Gabriellona?” 

“Una che pare colpevole,” continuò intingendo il pane nel succo di pomodorini “cu nu passato criminale e tutto ‘o riesto…”

“Arma’ e basta cu ‘sti congetture!”

“Pecchè la volete voi?”

“Che cosa?”

“La crostata con le congetture di albicocche!” replicò lui allungandomi il piattino.

Inclinai la testa all’indietro e presi un respiro profondo per distendere i nervi.

“Prufesso’!”

La voce che mi chiamava era tra le più familiari che mi potesse capitare di sentire lì dentro.

“Gabrie’!”

Nel prossimo capitolo Gabriellona svelerà i retroscena del suo arresto e poi...

  • ... dirà qualcosa che farà accendere una lampadina ai nostri due arzilli investigatori. (67%)
    67
  • ... svelerà dettagli sul privato di Anna Senese. (17%)
    17
  • ... punterà il dito contro qualcuno. (17%)
    17
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129 Commenti

  • Lou, bravissimo! La storia fila che è una meraviglia, i personaggi ci sono tutti e i dialoghi tra il professore e don Armando sono esilaranti, direi con un tocco cabarettistico che alleggerisce la storia ma non distrae dalla curiosità verso la individuazione del colpevole. Ad majora e complimenti !

    • Ciao G. G., ho appena ascoltato la tua ultima lettura: tutto perfetto. Ti ringrazio per la recensione, sono onorato, davvero.
      Forse un pizzico troppo generoso, dai, anche se i complimenti fanno sempre piacere. Non so quando tornerò con una nuova storia. Devo dire che ho ritrovato al mio rientro un’accoglienza sorprendentemente calorosa e storie molto interessanti. Mi piacerebbe farlo presto ma prima ho un po’ di faccende altre da sbrigare. Ancora grazie di vero cuore per l’attenzione che hai dedicato al mio racconto e per le belle letture.

  • Ciao, Lou.
    Anche con te mi sono persa il capitolo precedente, ma ho rimediato.
    Finale non scontato e ben confezionato.
    Quando ero molto più giovane, con la scuola, ho fatto visita a una casa di riposo e ricordo i sorrisi dei ricoverati, così felici di averci lì, anche se eravamo un gruppo di giovani estranei che non sapevano cosa fare e cosa dire. Perciò, mi piace immaginare un posto dove gli anziani abbiano le sembianze dei tuoi protagonisti e dove possano vivere qualche avventura, anche nell’attesa lunga di una visita che stenta ad arrivare.
    Bello, ma non avevo alcun dubbio in merito. 🙂
    Solo un appunto, nella frase: “Vorrei che lo volessi a prescindere da quello che è successo” io avrei usato “facessi”, ma non conosco la tua intenzione.

    Alla prossima, spero presto con una nuova storia.

    • Grazie K., i complimenti, inutile nasconderlo, fanno sempre piacere. Si, è bello pensare che in un luogo di quel tipo ci si possa anche divertire, fare squadra e vivere persino una qualche avventura, dedicando il poco tempo che rimane a chi lo merita. Giusta la tua osservazione. Anche se bisognerebbe più che altro chiedere al Professore il perché della scelta di quel ‘volessi’. ?

  • Degno finale di un giallo grazioso, molto leggero e godibile, complimenti.
    La parolaccia finale ci sta benissimo anche se tutti o quasi gli ospiti di RSS la pensano e nessuno mai la dice.
    Un giusto tributo alla legge del racconto dove l’eccezione la vince sulla regola. Bravissimo, ti aspetto alla prossima, se vorrai. Ciao!?

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