Favole della Buonanotte

Dove eravamo rimasti?

«Di certe storie ne decidiamo noi l’epilogo. Per comprenderne alcune, occorre ascoltarne altre. Quale vuoi sentire?» La Luna Piangente (70%)

La Luna piangente

«Perché vuoi ascoltare proprio questa?» era una domanda ricorrente. Ora che anch’io ho l’età per ascoltare e raccontare di nuovo le favole, riesco a capirne il senso. A quel quesito, poi, ne seguivano subito altri, battenti allo stesso ritmo delle ruote sulle rotaie di quel treno chiamato Nonno: «Perché preferire una storia a un’altra: il nostro stato d’animo?; le nostre esperienze?; un bisogno?»

«Perché spero la storia la faccia sorridere di nuovo. Nessuno dovrebbe mai essere triste» fu una delle mie risposte. La ricordo proprio per quanto disse il Nonno dopo; la cosa mi torna ancora in mente nei momenti più improbabili, come di certo capita con altri ricordi senza comprenderne mai appieno il perché siano sempre lì, indelebili.

«Nessuno vorrebbe mai essere sempre felice! Sarebbe noioso, non trovi?» e masticò la pipa con le labbra, borbottando fumo. «Il bello di essere felici, ragazzo mio, è proprio il fatto di sapere di non poterlo essere per sempre. Per questo impariamo a goderci ogni attimo di allegria, ogni fetta di torta ai frutti di bosco e panna o consumiamo il disco della nostra canzone preferita. La felicità è un’istante che attendiamo per tutta la vita: è questo a renderci allegri. Ma le parole sono importanti, qualche volta, per questo bisogna imparare a distinguerne il senso.»

Sbadigliai: «Stavo quasi per addormentarmi, Nonno!»

Lui rise con fare goliardico, scompigliandomi poi i capelli.

*

Nel Paradiso delle Favole c’è – e per fortuna ci sarà ancora per molto – una Luna. Un tempo era un’ellisse luminosa, armoniosa e ridente, facile allo scherzo – forse un pizzico vanitosa – che beava l’intera vallata di un barlume etereo per tutta la notte.

Poi, un brutto tramonto, tutto cambiò. In seguito all’aver scoperto di non brillar affatto di luce propria – si racconta per rivelazione del Sole stesso – mise su un ghigno sconsolato, e venne a nascondersi oltre la vallata. Da allora piange tutte le notti, tanto che sono le sue stesse lacrime amare ad aver originato la triste e inquietante Palude. Pochi hanno il coraggio di avventurarvisi; questo, infatti, è il luogo ove ogni creatura viene a nascondersi dal severo sguardo del Sole, e forse mi crederai se ti dico che neanche la voce della Sindaca del Paradiso delle Favole riesce a giungere sin qui.

Alcuni del Bel Paese definiscono gli abitanti della Palude come canaglie, furfanti e reietti; non hanno tutti i torti, tra loro c’è chi si diletta nel raggiro a tal punto da farne vanto. Ma il male, almeno così come lo intendono i vecchi, ha sfumature di grigio che trascendono le normali leggi della civiltà.

Queste sono proprio le congetture di una barbagianni. Alba è il suo nome; appollaiata su un ramo, non può far altro che rimuginare sulle ingiustizie riservate a molti come lei. Vedere la tristezza – la nostra Luna, in questo caso – può indurre a cattivi pensieri; ma vi è anche chi fa della tristezza il proprio nutrimento. Nella Palude, senza mai sollevare troppo la voce, c’è chi sostiene che sia colpa dell’Arpia che dimora tra i Salici Morenti.

«Oh, mia Luna: anche oggi piangi?» civettuola, i grandi occhi neri come baratri aperti sulla notte opaca.

«Sorgo e tramonto – cara Alba – senza la mia volontà. Potessi nascondermi per sempre, svanirei. Sono una menzogna!» risponde, seguendo un copione che dura ormai da anni.

«Non è questa, la sorte di ognuno di noi?» dice Alba planando sulla roccia davanti all’enorme amica, le cui lacrime brillano come diamanti ma, a contatto con l’acqua, mutano presto in fango melmoso. Il gracidare dei rospi e delle rane, che sempre ridono delle disgrazie altrui, è difficile da sovrastare persino col suo tono acuto. «Veniamo al mondo senza chiederlo e svaniamo senza sapere quando; ma è il tempo che ci resta nel mezzo a rendere un vita degna.»

«Degna?» ripete Luna, sconsolata, rabbuiandosi. «Almeno tu, Alba, puoi volare dall’altra parte della vallata: nessuno ti vedrebbe, nella notte, e per te sarebbe come visitare un mondo nuovo ogni volta. Io, invece, tutto posso vedere, e mai posso nascondermi del tutto, se non una sola volta al mese. Vorrei sparire per sempre!»

«Sparire?» stride la barbagianni. «Perché mai?»

«Perché tutti sanno che sono una bugia. Una ladra di luce. Brillo solo grazie al Sole, e tutti lo sanno. La mia vita non ha senso…»

Alba conosce la sensazione di vuoto che dimora la povera Luna. Tutti, in realtà, ogni tanto pensiamo di non avere un ruolo in questo mondo, di essere sbagliati. Sono domande che anche la barbagianni si è posta nell’arco della sua breve vita. Ma ricorda ancora le parole della cara Nonna Tyto, pronunciate in una fredda primavera; sono le stesse che ora echeggiano nella Palude dal suo becco:

«Non ha senso per te, o perché credi non lo abbia per gli altri? Sai, a causa del nostro aspetto, molti hanno paura della mia specie: alcuni ci chiamano addirittura Uccelli del Malaugurio, streghe. Ma non per questo tutti i barbagianni son fatti così!»

«Vorrei fosse così facile, Alba. Ma tutti mi guardano… e giudicano.»

Luna sembra proprio giù di morale: riuscirà Alba a salvare Luna? Gli importerà davvero di aiutarla?

  • Che noia questa Luna! Voglio ascoltare una storia diversa: I Criceti Banditi - Cucù senza sorpresa (scegliete nei commenti) (9%)
    9
  • Sì, le mostrerà la vera bellezza della vita. (91%)
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  • No, Alba perderà la pazienza: la luna è un po' troppo logorroica. Che si arrangi! (0%)
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137 Commenti

  • Bravo. Ma bravo veramente. La conclusione (e mi riferisco agli ultimi due episodi pubblicati) è da applausi. Magistrale il modo in cui hai riannodato i fili. Ben delineati e caratterizzati i personaggi. Bello il modo che hai scelto per veicolare certi messaggi.
    Le belle storie come le persone sono eterne e “lo saranno finché ci sarà qualcuno a raccontarle”. Ecco, appunto, tu continua a raccontarle queste storie, magari pure ai tuoi figli (se ne hai o quando ne avrai) o ai tuoi nipoti o a qualunque altro bambino, perché sono storie che meritano di essere tramandate. Il mio più sincero apprezzamento.

  • Ciao, GG.
    Avevo già cominciato a commentare, poi sono dovuta uscire da Safari e il commento si è perso. Ci riprovo: che sia un finale poetico e sognante e commovente, come già detto, non ci sono dubbi. C’è profondità e spunti di riflessione. Ho pensato che fosse un preludio per far capire al bimbo che il nonno stava per andarsene, ma non è stato così. Il carapace sulla cui forma AVREMMO pareri assai contrastanti. Forse sbaglio io, ma: o c’è una R di troppo oppure ci manca un AVUTO. ?
    Comunque, rinnovo il complimento, di
    Sicuro sai scrivere e sei anche migliorato nel tempo.
    Bravo!

    Alla prossima (storia)!

    • Ciao Red!

      Sono contento che alla fine la conclusione sia stata all’altezza delle aspettative.
      Ti ringrazio per essere arrivato in qui, nonostante mi sia preso davvero troppo tempo per raggiungere il finale.

      Per quanto riguarda la frase dell’Arpia, va sempre considerata come una sua interpretazione della vita, almeno per il ruolo che ricopre all’interno della vicenda; il discorso è accorciato, per motivi di caratteri, ma si voleva intendere un: non vi sarebbe percezione del bene, senza il male, e questo li rende entrambi indispensabili e importanti in egual maniera, almeno per quanto riguarda la visione della morte. 🙂

      Alla prossima!

  • Bellissima fiaba, dal tessuto complesso, pregna di messaggi, segnali, sogni evocati e realtà da sogno, personaggi dalla doppia, tripla natura.
    Destreggiarsi in un ordito di tal fatta non deve essere stato agevole. Resta il profumo di vaniglia e tanta tenerezza, beati i nonni, e chi se li può godere.
    Bravo G.G.Pintore, inutile dire, e torna presto!?

    • Grazie delle belle parole, e per l’alta considerazione che hai della favola nel suo complesso.
      Temo i tagli abbiano finito per privarla di alcune curiose sfumature, ma se il messaggio è arrivato lo stesso, sono contento.
      La prossima storia potrebbe essere qualcosa di avventato o molto sciocco, devo ancora decidere da che parte della narrazione stare! 😀

      Grazie del supporto!

  • Ciao, GG.
    Un altro capitolo sognante, non so se ho davvero capito chi è la ragazza (Acchia, prima di essere Cornacchia?), ma mi è piaciuto comunque.
    Voto: Sì: il Paradiso non è più un luogo, è un sogno eterno. E ti segnalo un errorino qui: “la pelle raggrinzisce e cade CON foglie in autunno”
    Al finale, allora, e buona giornata!

    • Ciao Kez!

      Grazie della segnalazione, uno dei tanti errorini presenti un po’ in tutto il capitolo. Ma quello mi era proprio sfuggito anche in fase di rilettura post scritto. Sapere troppo bene quello che andrai a leggere purtroppo è un vero e proprio problema. Colpa anche della fretta, ma che alla fine è servita a poco. Ci ho messo un’eternità per scrivere il capitolo finale.
      Ti ringrazio sempre per la sincerità e per il supporto! 😉

      All’ultimo episodio!

  • Ciao, più si la visuale si fa ampia sul Paradiso delle Favole, più le cose si fanno più chiare!!! È come avere uno zoom e allontanarsi pian piano a cerchi concentrici dal punto focale. Bravo!!!
    Ho votato per dare carta bianca all’Arpia, credo sia la cosa più naturale!!! Buona domenica e alla prossima.

    • Ciao Isabella!

      Sono contento il capitolo ti abbia coinvolto, oltre ad aver reso chiaro alcune delle dinamiche all’interno della storia. Con il capitolo di chiusura dovrebbe essere tutto chiaro, anche se è passato troppo tempo per alcuni lettori per rammentare tutto il necessario per collegare alcuni passaggi. Colpa mia!

      Spero l’atto finale possa comunque risultare altrettanto gradevole.

      Alla prossima!

  • Bello, poetico, coinvolgente.
    Il paradiso delle favole non è più un luogo, ma un sogno. Non dovrai andare lontano, né spostarti di poco. Basterà l’innocenza e la fantasia di un bimbo, la sua curiosità, per far nascere un nonno speciale, lui il paradiso lo porte dentro di sé e lo dona a chi può renderlo vivo e reale.
    Aspetto l’ultimo capitolo, so che sarà bellissimo.
    Bravo, bravo, bravo!

    • Ciao Anna!

      Grazie per aver trovato il tempo di passare nonostante il periodo!

      Avrei potuto copiare le tue ultime parole per il finale, ma ho scelto di prendere una mia strada. Anche se in poco sei riuscita a descrivere la sensazione che dovrebbe trasmettere l’ultimo capitolo.
      Le opzioni sono andate in pari, quindi ho dovuto lavorare un po’ alla fusione delle due possibilità, anche se avrei preferito vedere una delle risposte prevalere sulle altre. Ma è il vostro voto, quindi va rispettato! 🙂

      Spero l’ultimo capitolo riesca ad essere all’altezza!

  • Non siamo noi a decidere, Arpia. Dovresti saperlo. Perché mi sembra adatto ad un Paradiso delle Favole 🙂

    Ciao! Anche questa volta hai sfiorato la poesia. Quando ti impegni, tiri fuori vere e proprie perle. È saltato qualche segno di punteggiatura, forse dovuto ai tagli, ma niente di illegibile 🙂

    Vediamo cosa ci riserva il finale della fiaba 🙂

    Ciao 🙂
    PS: interessante il fatto che il carapace dove vive l’Arpia, sia il corpo della maga, mentre il suo spirito (o la sua Anima, se preferisci) sia diventato/a Acchia 🙂

    • Ciao Red!

      Eh, più di un errore, anche di battitura a questo giro. Colpa della fretta e del costante rimaneggiare. Anche il curare troppo può divenire un grosso problema, specie se fatto poco prima di pubblicare. Da quel punto di vista so di essere un vero e proprio disastro!
      La fretta poi è servita poco, considerato il tempo occorso per pubblicare l’ultimo episodio…

      Sono contento che ti sia piaciuto e che ti abbia trasmesso delle sensazioni positive.
      Spero il finale riesca a chiudere bene il ciclo narrativo 🙂

      Alla prossima!

  • Ciao GGP, mi sa che Acchia ha imparato dai suoi errori che c’è sempre una volontà superiore di cui tener conto.
    Sarà Arpia, sarà la volontà di un misterioso disegnatore di universo speciali… Meglio non essere presuntuosi.
    Molto bello l’episodio e la spiegazione dell’inganno, sei stato poetico e convincente al tempo stesso. Chapeau!
    Ti aspetto al finale, so che non mi deluderai!?

    • Ehilà!

      Ti ringrazio per le belle parole, e sono contento che il capitolo sia riuscito, malgrado qualche errore, a trasmetterti un certo tono. L’idea era quella, anche se i tagli temo abbia tolto un po’ di colore ad alcuni passaggi. Sappiamo tutti quale difficoltà e dolore possono risultare certi tagli!
      Spero il finale possa essere di tuo gradimento.

      Alla prossima!

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