Favole della Buonanotte

Dove eravamo rimasti?

Quale vorresti ascoltare, adesso? Criceti Banditi (75%)

Criceti Banditi

«I criceti Banditi!» mandai per aria le lenzuola, mulinando i piedi e le mani nella mia buffa interpretazione delle mirabolanti azioni di quei personaggi. Ogni tanto, quando il Nonno non guardava, cercavo con lo sguardo negli angoli bui della stanza, nella speranza di vederli per davvero, i criceti. Lui, però, il sorriso nascosto dietro nuvole al sapore di vaniglia, conosceva bene i miei gusti: si giocava quella storia con maestria, e quanto adorava ripetere la sua frase ad effetto:

«Le parole, sai, sanno vestirsi di significati balordi, piccolo mio; e possono trarci in inganno: se solo avessimo l’accortezza di sceglierle meglio, il mondo sarebbe un posto meno ingrato.»

«Questa è la mia storia preferita, Nonno!» e abbandonai la mia postazione supina per sedermi sul cuscino. Vivere quelle storie allontanava gli incubi e il terrore di un mondo che, così come sosteneva il Nonno, aveva sempre giocato sul senso vuoto delle parole, sino a travolgere ogni cosa.

«So bene il perché…» fu la sua risposta.

*

Nel Paradiso delle Favole c’è sempre un gran daffare, sia di giorno che di notte; e, nonostante la Sindaca sia sempre vigile e puntuale, non può essere Ovunque. Ovunque – mi crederai – è il quartiere più a sud del Paradiso: qui, come ogni posto lontano dal centro dell’attenzione, accade un po’ di tutto anche quando si ha l’impressione che non si stia muovendo niente. È un quartiere popolato perlopiù da grandi e piccoli roditori, gente per bene che ha rosicchiato a poco a poco la propria fortuna, alcuni a tal punto da consumarsi gli incisivi. Ma dove c’è fortuna – mi capirai – c’è sempre grande miseria, è questa la verità: il benessere e la ricchezza di pochi, anche se nascosti dai fastosi giardini, le case sugli alberi, le grandi tane con piscina, pesano, ahimè, sul sacrificio e il lavoro di molti, spesso considerati invisibili. Escono quando Sole ancora non è sorto, e rincasano quando è già tramontato.

Tra questi molti c’è anche il signor Roborovsky, uno tra i criceti più piccoli mai esistiti, tanto che potresti nasconderlo all’interno di un pugno, ma dovresti vedere che forza e denti che ha! Il manto grigio e il ventre bianco sbiaditi, evidenziano il peso degli anni del suo sacrificio. Dopo aver lavorato una vita intera per la CASTOR e Sorci, sei mesi fa è stato licenziato in tronco, ma solo una volta tagliato.

«Ci sono pochi alberi da abbattere!» aveva squittito il padrone. «Siete qui da molti anni, e tu sei stato utile… ma, voi, siete arrivati qui da lontano, su zattere ben costruite – lo ammetto – ma vivete poco e vi riproducete troppo. Gli abitanti hanno paura. Scarseggia il lavoro… e crescono i furti!»

Il signor Roborovsky sulle prime aveva protestato; ma, seppur piccolo, aveva ben compreso le ragioni della società: la sua gente stava venendo allontanata perché diversa, povera e in numero troppo elevato. Per un attimo, mentre tornava a casa, pensò addirittura che forse avrebbe dovuto fare come suggerito da quel suo lontano cugino, Lemmy, che si era insediato nei pressi di un basso monte.

Devi sapere che quando le cose vanno male, si tirano dietro un sacco di grane.

«Ma senza un lavoro, dove andremo?» fu la sua unica domanda, quando un certo Mex venne a picchiare il becco sulla porta delle tana, recante una lettera di sfratto firmata dalla Sindaca.

«Ovunque… ma non in questo Ovunque, è chiaro, signor Roborovsky.» gli disse quello, con la falsa pacatezza tipica degli impiegati, sventolando l’ala a mostrare il paesaggio. «Il quartiere è in espansione, capirà: metteranno giù delle belle e spaziose tane, e monteranno qualche casetta a schiera sugli alberelli – che tra qualche decina d’anni diverranno boschi verticali, alti sino a toccar le nuvole. Insomma… si chiama Paradiso per un motivo, o no? Voi, cacciatori di briciole, siete banditi!»

«Banditi?!» rizzarono le vibrisse i figlioletti adottivi del Signor Roborovsky, eredi di cugini che avevano perso la vita lavorando. Auratus, la più grande, dal pelo dorato punteggiato di nero, minacciò il piccione balzando in avanti. Il messaggero, che a poco a poco s’era fatto portavoce di discordia, volò via senza pensarci due volte; e che risate, a vederlo, si fece il timido Gerbillus, il piccolo dei quattro.

«Dovremo andare via, zio?» chiese preoccupato Desmodillus, appallottolandosi. Era così largo da ostruire il cunicolo.

«Andarcene?» ripeté Leske, la più bella, facendo poi rotolare il cugino sin dentro la tana. «Dobbiamo ribellarci, zio! Ci hanno banditi, giusto? Allora diventiamo banditi, e facciamogliela vedere!»

«Sì!» fece eco il piccolo Gerbi, mise su una bandana arancione e affilò gli artigli.

«Siete matti come delle tartarughe?» li ammonì Aura. «Non siamo dei banditi: zio ci ha insegnato a lavorare sodo e onestamente. Facendo così, daremmo loro ragione.»

«Definendoci ‘banditi’, cacciandoci via, non hanno già dimostrato di odiarci? Replicò Desmod, nascondendo semi di girasole nelle guance. «Siamo costretti ad andarcene. Qualcosa dovremmo pur fare, per sopravvivere.»

«Qualcosa faremo, ragazzi miei.» affermò il Signor Roborovsky. «Qualcosa che l’Ovunque neanche sospetta.» --- Che cosa faranno? ---

  • Saranno banditi a tutti gli effetti: Andranno a vivere altrove. (11%)
    11
  • Diventeranno Banditi, creando una società segreta di Criceti per vivere nel Paradiso delle Favole. (11%)
    11
  • Diventeranno Banditi, ma lo faranno per scoprire la verità dietro l’esilio. Il Signor Roborovsky ha un terribile sospetto. (78%)
    78
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137 Commenti

  • Bravo. Ma bravo veramente. La conclusione (e mi riferisco agli ultimi due episodi pubblicati) è da applausi. Magistrale il modo in cui hai riannodato i fili. Ben delineati e caratterizzati i personaggi. Bello il modo che hai scelto per veicolare certi messaggi.
    Le belle storie come le persone sono eterne e “lo saranno finché ci sarà qualcuno a raccontarle”. Ecco, appunto, tu continua a raccontarle queste storie, magari pure ai tuoi figli (se ne hai o quando ne avrai) o ai tuoi nipoti o a qualunque altro bambino, perché sono storie che meritano di essere tramandate. Il mio più sincero apprezzamento.

  • Ciao, GG.
    Avevo già cominciato a commentare, poi sono dovuta uscire da Safari e il commento si è perso. Ci riprovo: che sia un finale poetico e sognante e commovente, come già detto, non ci sono dubbi. C’è profondità e spunti di riflessione. Ho pensato che fosse un preludio per far capire al bimbo che il nonno stava per andarsene, ma non è stato così. Il carapace sulla cui forma AVREMMO pareri assai contrastanti. Forse sbaglio io, ma: o c’è una R di troppo oppure ci manca un AVUTO. ?
    Comunque, rinnovo il complimento, di
    Sicuro sai scrivere e sei anche migliorato nel tempo.
    Bravo!

    Alla prossima (storia)!

    • Ciao Red!

      Sono contento che alla fine la conclusione sia stata all’altezza delle aspettative.
      Ti ringrazio per essere arrivato in qui, nonostante mi sia preso davvero troppo tempo per raggiungere il finale.

      Per quanto riguarda la frase dell’Arpia, va sempre considerata come una sua interpretazione della vita, almeno per il ruolo che ricopre all’interno della vicenda; il discorso è accorciato, per motivi di caratteri, ma si voleva intendere un: non vi sarebbe percezione del bene, senza il male, e questo li rende entrambi indispensabili e importanti in egual maniera, almeno per quanto riguarda la visione della morte. 🙂

      Alla prossima!

  • Bellissima fiaba, dal tessuto complesso, pregna di messaggi, segnali, sogni evocati e realtà da sogno, personaggi dalla doppia, tripla natura.
    Destreggiarsi in un ordito di tal fatta non deve essere stato agevole. Resta il profumo di vaniglia e tanta tenerezza, beati i nonni, e chi se li può godere.
    Bravo G.G.Pintore, inutile dire, e torna presto!?

    • Grazie delle belle parole, e per l’alta considerazione che hai della favola nel suo complesso.
      Temo i tagli abbiano finito per privarla di alcune curiose sfumature, ma se il messaggio è arrivato lo stesso, sono contento.
      La prossima storia potrebbe essere qualcosa di avventato o molto sciocco, devo ancora decidere da che parte della narrazione stare! 😀

      Grazie del supporto!

  • Ciao, GG.
    Un altro capitolo sognante, non so se ho davvero capito chi è la ragazza (Acchia, prima di essere Cornacchia?), ma mi è piaciuto comunque.
    Voto: Sì: il Paradiso non è più un luogo, è un sogno eterno. E ti segnalo un errorino qui: “la pelle raggrinzisce e cade CON foglie in autunno”
    Al finale, allora, e buona giornata!

    • Ciao Kez!

      Grazie della segnalazione, uno dei tanti errorini presenti un po’ in tutto il capitolo. Ma quello mi era proprio sfuggito anche in fase di rilettura post scritto. Sapere troppo bene quello che andrai a leggere purtroppo è un vero e proprio problema. Colpa anche della fretta, ma che alla fine è servita a poco. Ci ho messo un’eternità per scrivere il capitolo finale.
      Ti ringrazio sempre per la sincerità e per il supporto! 😉

      All’ultimo episodio!

  • Ciao, più si la visuale si fa ampia sul Paradiso delle Favole, più le cose si fanno più chiare!!! È come avere uno zoom e allontanarsi pian piano a cerchi concentrici dal punto focale. Bravo!!!
    Ho votato per dare carta bianca all’Arpia, credo sia la cosa più naturale!!! Buona domenica e alla prossima.

    • Ciao Isabella!

      Sono contento il capitolo ti abbia coinvolto, oltre ad aver reso chiaro alcune delle dinamiche all’interno della storia. Con il capitolo di chiusura dovrebbe essere tutto chiaro, anche se è passato troppo tempo per alcuni lettori per rammentare tutto il necessario per collegare alcuni passaggi. Colpa mia!

      Spero l’atto finale possa comunque risultare altrettanto gradevole.

      Alla prossima!

  • Bello, poetico, coinvolgente.
    Il paradiso delle favole non è più un luogo, ma un sogno. Non dovrai andare lontano, né spostarti di poco. Basterà l’innocenza e la fantasia di un bimbo, la sua curiosità, per far nascere un nonno speciale, lui il paradiso lo porte dentro di sé e lo dona a chi può renderlo vivo e reale.
    Aspetto l’ultimo capitolo, so che sarà bellissimo.
    Bravo, bravo, bravo!

    • Ciao Anna!

      Grazie per aver trovato il tempo di passare nonostante il periodo!

      Avrei potuto copiare le tue ultime parole per il finale, ma ho scelto di prendere una mia strada. Anche se in poco sei riuscita a descrivere la sensazione che dovrebbe trasmettere l’ultimo capitolo.
      Le opzioni sono andate in pari, quindi ho dovuto lavorare un po’ alla fusione delle due possibilità, anche se avrei preferito vedere una delle risposte prevalere sulle altre. Ma è il vostro voto, quindi va rispettato! 🙂

      Spero l’ultimo capitolo riesca ad essere all’altezza!

  • Non siamo noi a decidere, Arpia. Dovresti saperlo. Perché mi sembra adatto ad un Paradiso delle Favole 🙂

    Ciao! Anche questa volta hai sfiorato la poesia. Quando ti impegni, tiri fuori vere e proprie perle. È saltato qualche segno di punteggiatura, forse dovuto ai tagli, ma niente di illegibile 🙂

    Vediamo cosa ci riserva il finale della fiaba 🙂

    Ciao 🙂
    PS: interessante il fatto che il carapace dove vive l’Arpia, sia il corpo della maga, mentre il suo spirito (o la sua Anima, se preferisci) sia diventato/a Acchia 🙂

    • Ciao Red!

      Eh, più di un errore, anche di battitura a questo giro. Colpa della fretta e del costante rimaneggiare. Anche il curare troppo può divenire un grosso problema, specie se fatto poco prima di pubblicare. Da quel punto di vista so di essere un vero e proprio disastro!
      La fretta poi è servita poco, considerato il tempo occorso per pubblicare l’ultimo episodio…

      Sono contento che ti sia piaciuto e che ti abbia trasmesso delle sensazioni positive.
      Spero il finale riesca a chiudere bene il ciclo narrativo 🙂

      Alla prossima!

  • Ciao GGP, mi sa che Acchia ha imparato dai suoi errori che c’è sempre una volontà superiore di cui tener conto.
    Sarà Arpia, sarà la volontà di un misterioso disegnatore di universo speciali… Meglio non essere presuntuosi.
    Molto bello l’episodio e la spiegazione dell’inganno, sei stato poetico e convincente al tempo stesso. Chapeau!
    Ti aspetto al finale, so che non mi deluderai!?

    • Ehilà!

      Ti ringrazio per le belle parole, e sono contento che il capitolo sia riuscito, malgrado qualche errore, a trasmetterti un certo tono. L’idea era quella, anche se i tagli temo abbia tolto un po’ di colore ad alcuni passaggi. Sappiamo tutti quale difficoltà e dolore possono risultare certi tagli!
      Spero il finale possa essere di tuo gradimento.

      Alla prossima!

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