Il ritardo

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Maria una volta uscita dal bagno del pub? Maria alla chetichella uscendo dal bagno si allontana dal pub senza essere vista da lui. La vergogna è troppa. (33%)

Rivelazioni

Maria uscì dal bagno. Il pub si era riempito e un unico indistinto vociare si  alzava dai tavoli. Maria raddrizzò la schiena con un movimento che  la collegava come un direttissimo a tutti i suoi successi  accademici. Attingeva a quel tesoro nei momenti di stress. Maria, sei brava, su su, inspira ed espira, si diceva. Tuttavia, un rimescolio le salì alla bocca dello stomaco.  Ma chi era questo tizio? Nulla di quello che aveva detto le era sembrato coerente con le loro chiacchiere. Mentre questi pensieri rimbombavano nella sua testa, si trovò di nuovo seduta al tavolo. 

“Dov’eri finita? La tua Coca sarà diventata una brodaglia”

Maria fissò la condensa che si era formata sulla lattina come se tutta la stanchezza del mondo si fosse seduta insieme a loro.  

“Che succede?”

“Niente.  C’è  frastuono qui dentro, vero?”

“Sì,  non riesco nemmeno a sentire quello che dici. Ma  vuoi pure tu una birra?” le propose.

“Sì,  tanto ‘sta Coca è imbevibile”.

Poco dopo sorseggiavano una Ceres, l’alcool scorreva nelle vene di Maria come un torrente di montagna. Le sue perplessità indietreggiarono come soldati spaventati dal nemico. 

“Marco, allora, raccontami qualcosa” chiese Maria. Le mani disinvolte e rilassate erano appoggiate sul tavolo.

“Ma perché mi chiami Marco? Se vuoi, chiamami pure così. Non importa. I nomi sono delle convenzioni”

“I nomi non sono convenzioni, dentro i nomi ci riconosciamo, sono la nostra storia” ribatté lei.

“Ma no, ma che dici? I nomi ci sono stati imposti dai nostri genitori. Ma i nomi contano niente” soggiunse lui.

“Mi sarebbe piaciuto chiamarmi Pietro. Un bel nome antico, che fa pensare alla solidità della materia. Proprio io che sono uno che di solido ha ben poco” aggiunse.

“Ma dai, intanto stai seduto da  un po’ con una mezza sconosciuta. Sei stabile. Non sei fuggito” 

“E chi ti ha detto che non stia per farlo? E poi mi sarebbe piaciuto chiamarmi Ivano, e Lorenzo e in altri modi. Un nome per ogni periodo della mia vita. Finisce il periodo, e cambio nome. Voilà. Tu?

“Io cosa?”

“Tu chi sei?”

‘Io sono Maria”

“Bene. IosonoMaria,  che fai in questo posto?”

“Ma se l’hai scelto tu!”

“Certo, ero già seduto qui”

“Evidente, questo è lapalissiano”.

“Ok. Ricominciamo daccapo. Che ci fai qui seduta a questo tavolo? Con me?”

Maria deglutì a fatica. Questo tizio-che-non-si- chiamava-Marco la stava innervosendo, nonostante l’effetto della birra. 

“Mi sembri cinico”

“Ti prego, non cominciare pure tu con la tiritera della poca empatia”. 

“Perché, chi è che te lo dice?”

“Eh, non ce la faccio più a sentire il ricatto dell’empatia.  Io sono quello che sono. Seguo i miei bisogni”

“Ah sì? Come un cane?”

“Certo, anche come un cane. Che vive felice seguendo il suo istinto”.

“Ma tu chi sei? Perché sei stato ore e ore a parlare con me e adesso fai così?” 

“Ma se è la prima volta che ti vedo? Scusa, eh! Ti sei seduta qui come se stessi al refettorio dell’oratorio. Ti ho detto di sederti perché  mi sembrava brutto dirti di no” disse e mandò giù un’altra sorsata di birra.
  Gli occhi  di Maria divennero due pozze, ma le lacrime non volevano saperne di scendere, rimanevano tremolanti negli  occhi. Tutto stava andando storto. Neanche per un attimo le passò per la testa che potesse non essere il suo Marco.

” Ma di solito che succede qua dentro?” Maria rilanciò a fatica la conversazione.

“Nulla di che. Quello  che succede in qualsiasi locale tipo questo. La gente parla, si conosce, si annusa, scopa oppure non lo fa. Ma perché voi ragazze dovete sempre appesantire tutto con dobbiamo conoscerci prima, dobbiamo prima capire chi siamo? Ma perché? Fra poco non saremo che dei vecchi, e la vita corre. Chiamiamo le cose con il loro nome. Uno si desidera. Punto. Tu, per esempio, sei una rivelazione. Sei particolare con questo collettino della nonna. Secondo me sei da scoprire” concluse.

Maria a sentir nominare  la nonna avvampò di sdegno. La camicia era effettivamente un capo appartenuto alla nonna che lei aveva sottratto alla pulizia della madre. “Mamma, stai distruggendo tutte le cose di nonna”,  e la risposta non  si era fatta attendere: le persone vanno amate e ricordate, le loro cose non servono senza  di loro. Così Maria aveva fatto scivolare nella sua borsetta due camicie e non se n’era più separata. 

A quel punto Maria puntò le braccia sul tavolo, voleva solo andar via, quand’ecco che vide  un ragazzo che si aggirava nervoso fuori al locale. Una fitta di imbarazzo la trafisse. Era lui quello della Chat. La foto del profilo non era ravvicinata, aveva davanti a sé una macchina fotografica che in parte ne oscurava i lineamenti. E in quello stesso istante il ricordo degli slip riemerse con vigore. Chi diavolo era questo che aveva davanti? Aveva proprio ragione a non raccontare quasi a nessuno la sua storia. Chissà cosa avrebbe detto questo maschio alfa se avesse saputo che aspettava ancora l’intervento,  che le tette che premevano sotto la camicina erano il frutto di un bombardamento ormonale e che sulla carta d’identità il suo nome era ancora Mario

Colpo di scena. Cosa farà adesso Maria?

  • Maria si dirige decisa verso il vero Marco (100%)
    100
  • Maria decide di rimanere al tavolo. Provocherà il suo interlocutore facendogli capire la sua situazione (0%)
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  • Maria lascia sdegnata il tavolo. Il presunto Marco non capirebbe la sua situazione. Il vero Marco fuori al locale non le interessa più (0%)
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28 Commenti

  • Ciao Marianna. Il flash-back ci sta tutto.
    Adesso ne sappiamo qualcosina in più di Maria e della sua storia personale. Attenzione ai refusi che sono sempre in agguato. Per separere i paragrafi usa un semplice asterisco, come suggeriva qui sotto G. G.

    *

    Nun c’azzecca niente, lo so, ma m’hai fatto tornare alla memoria mia nonna Crescenza, madre di mia madre e di altre sette fanciulle (le mie terribili zie). I suoi generi (mio padre compreso) l’avevano ribattezzata: ‘A Carabiniera, il perché lo puoi immaginare. Una roccia e guai a chi gli toccava le figlie.

    • We caro Lou. Non so davvero come sia potuto succedere, di solito presto maggiore cura ma stavolta forse ,non essendo molto sicura in generale sullo sviluppo, sono stata precipitosa e ci sono finiti dentro i refusi. Per quanto riguarda la rievocazione della nonna m, vuol dire che abbiamo le stesse suggestioni. A presto

  • Capitolo 4)

    Non mi riesce di registrare neanche per questo capitolo, ma spero bene per il prossimo!
    La scrittura è sempre buona, ma…
    Prima cosa: è evidente che ci sia stata una certa fretta nel voler pubblicare. Il testo presenta diversi refusi che, con una più lenta e curata revisione, avresti di per certo potuto evitare. Nulla di troppo grave, beninteso, ma la poca cura si riflette anche sull’impostazione del capitolo. Siamo tornati al blocco unico, tipico della scrittura di fine e inizio ottocento, ma legata perlopiù al bisogno di essere stretti.
    Gli spazi ci sono, quindi conviene sempre far respirare il testo, sia per far riprendere fiato al lettore, sia per alleggerire la mole di informazioni registrate. L’impostazione del sito, poi, non aiuta di certo. Credo tu abbia inserito delle pause più lunghe, magari proprio nel passaggio tra il passato e il presente, ma qui spariscono. Alcuni autori di The Incipit, me compreso, tendono a separare le parti con l’inserimento di un asterisco, così che possa essere più chiaro anche al lettore.
    Come già suggerito in passato, fintanto che nella narrazione c’è una sola linea di dialogo, legate alle memorie, ci sta lasciarla all’interno del blocco. Ma se avvengono dei veri e propri dialoghi, a quel punto è essenziale staccarli dal narrato.
    Voto affinché vadano altrove, anche se logisticamente non trovo abbia granché senso, a meno che tu non finisca per specificare che Maria, dopo il disguido, voglia andarsene.
    Ancora una volta, mi trovo riflettere sull’aspetto estetico di questi personaggi. Nei siti d’incontri, le chat, generalmente una foto è sempre visibile, quindi andrebbe specificata la volontà dei due di non vedersi sino al primo incontro; però, questo andrebbe in confitto con il fatto che Maria possa aver riconosciuto Marco.
    Di certo, almeno uno dei due, non trovando l’altro, avrebbe dovuto mandare un messaggio all’altro per consigliare di trovarsi fuori dal locale o simili. Potresti giustificare l’errore con una somiglianza pazzesca fra i due “sconosciuti”.
    In conclusione, teniamoci questo personaggio incontrato per caso per un potenziale risvolto futuro, magari un incontro casuale che porterà a conflitti e simili 😉

    Spero i miei consigli siano utili.

    A presto!

    • Ciao Giuseppe. Dei refusi mi ero resa conto anch’io. Tra una variazione e l’altra per far quadrare i conti dei caratteri mi sono proprio sfuggiti. Quando al resto la faccenda del blocco è giusta, e io sono anche piuttosto ottocentesca nel mio modo di raccontare. Quanto all’evoluzione della storia sono un po’ in stallo. Le tue osservazioni sempre giuste, eh! Un saluto e a presto

  • Capitolo 3)

    Ehi!
    Questa volta non mi riesce di registrare, quindi recupero il capitolo in silenzio. 😀

    Mi pare che sia andato tutto abbastanza liscio, ed è stuzzicante il discorso, per quanto abbastanza surreale, ma non impossibile, in presenza di uno sconosciuto. Io potrei essere una di quelle persone, se accompagnato dalla buona giornata e un paio di buone birre! 😀
    La questione delle “mutandine” del capitolo precedente, in questo caso, appare davvero poco credibile. Per quanto uno possa far finta di niente, “l’ingombro” è una costante sensibile e abbastanza sciolta, anche nei casi più contenuti. Quindi è poco convincente, specie con indosso una gonna. Poco convincente, ma non impossibile: la storia è tua! 🙂
    Aspetto di scoprire come si evolverà la situazione.

    Complimenti per il capitolo.

    Alla prossima!

  • Ciao Ladis, sto prendendo familiarità con la pagina, che trovo stimolante proprio perché ti costringe a lavorare di trama. È una grande occasione di crescita. Leggerò tutti i racconti perché la scrittura trae spunto dal confronto. Sì, l’espediente è un po’ macchinoso e devo armonizzarlo meglio. Grazie mille! Alla prossima

  • Ciao Marianna,
    il tuo racconto è molto ben scritto, attuale e intrigante. Mi sono piaciuti molto i dialoghi, li ho trovati particolarmente realistici e mi sembrava di partecipare alla scena come se fossi lì. Colpo di scena davvero inatteso, vediamo come proseguirei! Unica cosa che ho trovato un po’ poco realistica è la dimenticanza dello slip (se davvero di dimenticanza si tratta) per il resto non vedo l’ora di conoscere il seguito! Buona scrittura e a presto, ti seguo.

  • Ma che bello questo scambio tra i due! Bello perché vero. E tanto vero da trascinare il lettore in quel pub ché, oh, a me è sembrato di esser lì in certi momenti e di aver ascoltato la conversazione tra i due mentre sorseggiavo distrattamente una birretta. Brava Marianna. La rivelazione finale giunge completamente inattesa. Forse un po’ troppo. Na cosa del genere andrebbe seminata un minimo. Potrei essermi distratto ma non credo tu l’abbia fatto. Correggimi se sbaglio.

    • Ciao Luigi. Meno male che io dialogo risulta credibile. Ho sempre paura che possa suonare artificioso. Quanto all’altro aspetto ho voluto inserire un colpo di scena, ma tu hai ragione. È un’idea che mi è venuta all’improvviso. Alla prossima!

  • Alla faccia del bicarbonato di sodio!
    Sarò poco al passo coi tempi ma a me certe cose ancora fanno un certo effetto.
    Ha un bel coraggio Maria a cercare compagnia celando un tale segreto, qualcuno ancora ci fa caso!
    Io credo che debba raggiungere il vero Marco, in fondo glie lo deve.
    Il dialogo è ben scritto, credibile, ben giocato da voci e pensieri.
    Complimenti
    🙋🌻

    • Ciao Ottaviano! Allora, ho superato la prova dialogo, tipo prova-costume? A parte gli scherzi, mi fa assai piacere che il dialogo, nel complesso, funzioni e che suoni naturale. Quanto all’altro fatto, beh, volevo introdurre un elemento sorpresa. Alla prossima!

  • Capitolo 2)

    Ehi!

    Questo capitolo è impostato sicuramente meglio: respira di più. Tuttavia, nella parte che va dal: “Ma sei tu” ritorno il problema del blocco unico. Trovo che la storia avrebbe giovato di maggiori pause in questo passaggio, staccando letteralmente i dialoghi dalla narrazione.
    Per il resto credo il capitolo tenga abbastanza bene, benché i dialoghi possano apparire un po’ robotici: il mio consiglio è sempre quelli di provarli a voce alta, se possibile con l’aiuto di un’altra persona, e ascoltare come suonano. I dialoghi sono sempre difficili! 🙂
    L’idea mi piace, voglio vedere dove ci porti!

    Spero di essere tornato utile.

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/pmwbt_E1FCw
    Alla prossimo!

    • Ciao! G.G.Pintore. Suggerimenti utilissimi. La faccenda del blocco ( in napoletano “Chiummo”) non sei il primo a dirmela. Ci provo e poi mi dimentico di dividere. Al prossimo episodio devo ricordarmelo assolutamente. Ottima palestra questa e grazie mille per la lettura

  • Ciao Ottaviano.1, grazie mille dei suggerimenti. In effetti quando uso i trattini mi incasino. La gestione dei dialoghi è una cosa che mi manda in crisi. Meglio le virgolette, ma volevo rendere il tutto un po’ più moderno e anglosassone (dato che sono antica!). La frase detta da Maria sa forse un po’ di spiegone. Adesso provo un po’ a orientarmi fra i racconti. Alla prossima!!!

  • Ciao “prof”,
    Voto l’equivoco, gli indizi ci sono tutti, e sicuramente aiuta a tessere una trama interessante e divertente.
    Bello il racconto, la nonna e la strana percezione.
    Una costruzione garbata e sciolta la tua molto piacevole da seguire.
    Due piccole cose:
    “Lui non può farmi del male , ormai mi conosce. Siamo una specie di unico organismo con pensieri che battono all’unisono “si era detta. In questa affermazione Maria forse sta mentendo a se stessa? Se così non fosse la cosa sarebbe un tantino poco realistica.
    Seconda cosa, succede a tutti, attenta alla gestione del trattino nei dialoghi, che ha delle regole da seguire.
    Continuo a seguito con piacere, ciao!🙋🌻

  • Grazie, anna genna. Sto prendendo familiarità con la pagina. All’inizio non mi era tutto chiaro. Trovo utilissimo e divertente il modo di procedere. Per una logorroica come me avere dei punti di svolta della trama è importante, altrimenti mi perdo nelle descrizioni. Mi ancora ai fatti. Adesso vediamo un po’ come far trovare nei guai la povera MAria

  • Ben arrivata su ThI, Marianna. ho appena letto i due capitoli della tua storia, ho trovato piacevole il tuo stile, scorrevole e immediato. Ben descritta la tua protagonista, una specie in estinzione.
    Ho votato per l’equivoco, il ragazzo che giunge è quello della chat. Una situazione spinosa! Sono curiosa di sapere come evolverà il racconto. Alla prossima, Marianna, ciao.

  • Capitolo 1)

    Ehi! Mi sembra di leggerti la prima volta, quindi… benvenuta su the incipit!
    Se la cosa può farti piacere, ho letto la tua storia su Youtube, insieme a quelle di altri autori! 😉
    Continuerò, se vorrai!

    Per quanto riguarda la storia, l’incipit risulta ben scritto e scorrevole. Tuttavia, voglio segnalarti l’effetto che risulta durante la lettura, specie a voce alta. Magari è colpa dell’impostazione del sito, che ogni tanto fa perdere la formattazione originale. Pur rispettando la punteggiatura, risulta tutto come un unico grande blocco. Il racconto gioverebbe di più spazi. Potresti separare i dialoghi, rendendoli più incisivi, e distanziare i passaggi tra determinate azioni, offrendo al lettore una divisione più chiara degli eventi.
    Il resto mi pare tutto impeccabile. Complimenti!
    Trovi la lettura qui:
    https://youtu.be/36tdu59fakw
    Al prossimo episodio!

    • Grazie della lettura! Sì, sono nuova e sto cercando di orientarmi. Ho capito perfettamente il senso di quello che dici. Il blocco unico non giova perché appesantisce. Non sapevo di questa possibilità di sentirlo leggere è un ottimo modo per enfatizzare le pause e dare maggiore dinamismo. Davvero grazie. Continuo e comincio un po’ a muovermi nella piattaforma. A prestissimo!

  • Cara prof, sei brava e simpatica è la tua eroina demodé. I suoi grandi occhi azzurri sono una bella presentazione, ma inutile visto che l’uomo già la conosce.
    Ottimo incipit intrigante e completo che mette curiosità.
    Ti seguo, ciao 🌻

  • Ben scritto. Personaggio delineato con cura e grande attenzione ai dettagli. Maria è la brava ragazza della porta accanto incapace di adeguarsi alle regole della nuova socialità. Un personaggio che, immagino, vedremo evolversi nel corso del racconto. È un ottimo incipit. Per iniziare io direi di mettere la tua protagonista un po’ a disagio: Maria crede di incontrare il ragazzo con cui ha chattato ma scopre che in realtà è un’altra persona. Seguo.

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