Il tessitore di trame

Dove eravamo rimasti?

Dopo la conversazione ed il chiarimento con Vidal, Salvador... Tenterà di farsi notare il meno possibile (75%)

Filo di cotone

Non appena Vidal fù uscito dalla stanza Salvador tirò un sospiro di sollievo. Si scostò dalla parete, avanzando verso la finestra e appoggiando la fronte sul bordo laterale di legno dell’infisso.
Aveva evitato un bel problema, per ora, ed avrebbe fatto meglio a non stuzzicare ulteriormente la pazienza di Vidal nei suoi confronti.
Salvador guardò fuori dalla finestra, il cui affaccio dava sul cortile interno del castello: a quell’ora pomeridiana brulicava di variopinte bancarelle di venditori ambulanti, insieme al brusio del chiacchiericcio generale ed al profumo di cacciagione arrostita. Poco più distante, attorniato da una leggera foschia, il filo delle mura di cinta si stagliava contro la collina soprastante.
Un carretto coperto guidato da un mulo entrò cigolando nelle mura, seguito dallo scalpiccio di zoccoli.
Alcuni bambini scalzi rincorrevano una palla di cuoio, ridendo e strillando quando questa finì dentro una pozzanghera.
L’attenzione di Salvador venne attratta da una figura che camminava a passo spedito attraverso il cortile. Un sorriso gli incurvò le labbra quando riconobbe Maira, la cuoca, che correva zigzagando tra la folla reggendo un cesto di mele.
Sicuramente era nel pieno ritmo frenetico della preparazione del pranzo nelle cucine del castello.
Di colpo il cuore di Salvador mancò un battito.
Le cucine! I suoi compiti!
In veloci falcate raggiunse la porta e si lanciò di corsa giù per la scalinata di pietra, attraversando il salone e tagliando di bel netto la strada a due soldati, che imprecarono al suo passaggio, e svoltò a destra.
Ad accogliere il suo ingresso nelle cucine il consueto e ormai familiare vociare di cuoche e servitori unito al profumo di spezie e cannella.
Era incredibile quante persone riuscissero a lavorare in uno spazio così ristretto, seppur intersecandosi alla perfezione.
Salvador si avvicinò a Maira, che lo guardò sollevata.
-Credevo l’avessi combinata grossa, non sei mai in ritardo di solito – gli disse sorridendo, allungandogli una focaccina che teneva nella tasca del grembiule.
Dopo un primo boccone Salvador rispose – È già pronto il pranzo del padrone?- continuando a masticare subito dopo.
Maira indicò un vassoio posto sul bordo del grande tavolo di legno, su cui erano appoggiate tante altre pietanze in fase di preparazione.
-Ovviamente, non vogliamo farlo aspettare…giusto?- civettuò Maira, abbozzando un sorriso ironico.
Salvador sospirò: anche lei aveva iniziato a vedere non di buon occhio il suo passaggio a servo personale di Vidal, ma lui cosa poteva farci?
Un lieve sentore di nausea gli risalì dallo stomaco, pensando a quanto accaduto poco prima, e faticò a mandare giù l’ultimo boccone della focaccina.
-Qualcosa non va ragazzino?- gli domandò Maira, che nonostante tutto sembrava essere rimasta premurosa nei suoi confronti.
Incerto su cosa rispondere, ma sicuro di non voler commettere altri errori, Salvador si schiarì la voce prima di rispondere.
-Va tutto bene Maira, grazie. Sono…sono solo un pó stanco, tutti qua-
La cuoca proseguì ad impastare una pagnotta per niente convinta di quella risposta.
-Ne sei sicuro? Vidal ti tratta bene?-
Prima che Salvador potesse rispondere, Maira afferrò un attizzatoio.
-Nel caso in cui la tua risposta fosse negativa, sappi che gli insegnerei io a vivere a quel bellimbusto!-
Salvador rise al siparietto della donna, che si unì a lui ridendo lievemente.
-Davvero Maira, te lo giuro, mi tratta bene. Questa mattina sono scappato e non mi ha nemmeno punito.-
La donna lo guardò sorpresa.
-Accidenti, deve tenere particolarmente a te allora.-
Salvador la salutò con un bacio sulla guancia e, preso il vassoio, si incamminò verso le stanze di Vidal.

Salvador arriva davanti alla porta dello studio di Vidal per portargli il pranzo. Cosa fa?

  • Bussa, ma preso dal panico lascia il vassoio per terra e se ne va prima che Vidal risponda. (0%)
    0
  • Apre la porta senza bussare. (50%)
    50
  • Bussa e attende che Vidal risponda. (50%)
    50
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14 Commenti

  • Ciao Elena, mi conosci come Fenderman, sono sempre io…
    Stavolta ho colto una serie di piccole imprecisioni. Nessun errore ma particolari che un poco stridono e che potresti sicuramente migliorare con una revisione più approfondita. Ti faccio due o tre esempi:
    “brulicava di variopinte bancarelle” le bancarelle stanno ferme e brulicare indica un movimento.
    ”entrò cigolando nelle mura…” in questo caso puoi trovare una espressione più giusta “es: dalle mura, oppure varcando le mura…
    L’ultimo:
    “seppur intersecandosi alla perfezione” le persone non si intersecano, lo fanno le rette, i binari, le traiettorie, ma non le persone. Avresti potuto omettere l’espressione oppure per esempio dire semplicemente: ‘ senza scontrarsi’.
    Prendi i miei consigli e fanne ciò che vuoi, la storia è tua e io sono il tuo modesto lettore.
    Comunque la storia mi piace, è colorata, viva e piacevolissima. Ti seguo, ciao.🙋🌻

  • Ciao Elena,
    beh, in fondo, poi lo ha perdonato.
    Sei su un giusto binario, viene voglia di partire con te.
    Unico consiglio è sempre la punteggiatura: non credere che eliminare i punti a fine periodo faccia risparmiare caratteri, meglio riformulare la frase e risparmiarne tanti; e poi è sbagliato, stai scrivendo e quello che scrivi rimane, e parla di te (come autrice, ovvio).
    Ci sono un paio di piccoli refusi e vai così!
    Ciao!🙋🌻

  • Ciao a tutti! Vi chiedo scusa per i refusi presenti in alcune parole di questo testo, purtroppo la tastiera del PC ha subito dei danni ed i caratteri si mescolano in maniera inappropriata, scrivendo una parola diversa da quella pensata.
    Per esempio, nell’ultima frase di Vidal non è “antiche” ma “natiche”

  • Ciao benvenuta,
    Mi associo al commento di Anna Genna nell’apprezzamento per la storia.
    I consigli sono gli stessi, in particolare l’uso del trattino nei dialoghi.
    Lungo (—) per partire e chiudere il parlato; medio (–) negli incisi; e corto (-) solo nelle espressioni in cui due parole sono legate.
    Un’ultima cosa: che è successo all’ultima frase?
    Ciao, buona giornara!🙋🌻

  • Ciao Elena_96,
    ho votato la terza opzione, mi incuriosisce di più. L’incipit è accattivante e in generale scorrevole, un po’ confuso in questo capoverso (Preferire vagare per la boscaglia di notte, con tutti i predoni che risiedevano fuori le mura del castello e con il rischio di essere ucciso non lo allettava tanto quanto quella mattina). La storia promette bene, perciò, ti seguo. Ti consiglio di rileggere bene prima di pubblicare, facendo attenzione soprattutto alla punteggiatura. Vai avanti, ti aspetto alla prossima.

    • Ciao Anna Genna, e grazie mille per aver letto questo primo capitolo.
      Si, hai ragione, quella frase non è spiegata bene per niente (eppure giuro che nella mia testa aveva senso)
      Ammetto che questo capitolo l’ho scritto ieri notte, direttamente dal telefono ed inviato subito (pessima idea quella di non rileggere o fare le cose con calma)
      Grazie ancora

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