Daniele

Dove eravamo rimasti?

Siamo arrivati alla fine. Daniele: Entrambe, come fa da sempre (60%)

Ludovica

A quarantotto giorni dalle dimissioni di Marco la routine di Daniele era tornata quella di un tempo. 

Nulla di quello che faceva, però, sembrava appartenergli più. 

Seduto da solo sul divano, pensò che fosse arrivato il momento perfetto per diventare un lettore.

Proprio quando se ne convinse, il campanello suonò. 

Era Veronica. 

«Devo dirti una cosa» gli disse.

Parlò a voce bassa. Senza nessuna pausa, nessuno sguardo. 

Come se avesse provato quel discorso un migliaio di volte. 

Probabilmente lo aveva fatto. 

Quando Daniele crollò sulle sue ginocchia piangendo lei gli accarezzò i capelli, in silenzio. 

Veronica aveva la strana abitudine di consolare gli altri anche dal suo dolore.

«Ti prego solo di non dirlo a Marco, non ancora»

Veronica era il tipo di persona che tutti dovrebbero conoscere. 

Tutti. Eppure, sua figlia non l’avrebbe conosciuta mai. 

La routine di Daniele cambiò, nei mesi che seguirono. 

La mattina andava da Veronica. Marco era a lavoro e lui la accompagnava al corso pre parto. 

Si era chiesto a lungo perché continuasse a frequentarlo.

«Sto lì con le altre mamme, parliamo di come saranno i nostri bimbi, di com’è essere incinte, qualche battuta sui nostri compagni e io sono solo una mamma come tutte le altre. Mi piace illudermi, una volta alla settimana, di essere una mamma come tutte le altre.»

«È per questo che non hai ancora detto nulla a Marco?»

Lei tacque.

«Morirò» sussurrò tra i singhiozzi, come se se ne vergognasse, con le braccia attorno al ventre e la testa china.

«Devi dirlo a Marco.»

Lei tirò un sospiro e guardò fuori dal finestrino. 

«Oppure no. Qualsiasi cosa tu decida di fare, insieme 

In fondo, Daniele sapeva bene, quanto sollievo può dare a volte rifugiarsi in una vita che non è la propria. 

Lui, aveva immaginato un parallelo sé stesso cresciuto in una famiglia felice, una persona equilibrata e serena. Una persona senza ombre. 

Lei, andava una volta a settimana a fare le prove di un parto che non avrebbe affrontato e a scambiare consigli su come crescere un figlio che non avrebbe mai conosciuto. Poi tornava a casa e con Marco montava la culla. 

Marco la guardava comportarsi con Daniele come da sempre. Come sempre, fingeva di non essere di troppo. Si diceva che non aveva ostacolato nulla. Che si sarebbe comunque innamorata di lui. 

Così, tutti mentivano e le loro bugie si appoggiavano le une alle altre, come in una traballante casa di carte, in attesa del soffio di vento che li avrebbe fatti crollare.

Un soffio, che non tardò ad arrivare. 

Ogni volta che qualcuno muore, secondo un calcolo di probabilità, da qualche parte nel mondo, in quell’esatto istante, qualcuno sta nascendo. 

Le probabilità si manifestarono in un’unica stanza il giorno in cui nacque Ludovica. 

Il suo pianto ruppe un silenzio vuoto.

Continuò a piangere anche tra le braccia di Marco. 

Piansero entrambi.

«Come è potuto succedere?» continuava a chiedere, a chiedersi, Marco dondolando sulla sedia con sua figlia tra le braccia. 

La teneva male, ma stretta. Come se avesse paura che qualcuno volesse portargli via anche lei. 

Aveva raccontato a Daniele della malattia di Veronica con lo sguardo incollato alla porta della sua stanza, come se aspettasse ancora di vederla uscire. Incredulo, chiedendosi come avessero fatto a non accorgersene.

Daniele avrebbe potuto mentire. Invece, gli si inginocchiò davanti e raccontò tutto. 

«Non voglio vederti mai più» gli disse Marco a voce bassa andando via. 

§

La routine di Daniele cambiò di nuovo. 

Si alzava, ogni tanto. Lavorava poco e male. Scriveva a Marco messaggi infiniti che poi cancellava. Erano passati due mesi dalla notte in ospedale. Due mesi senza Veronica.

Il suo libro stava vendendo bene, gli avevano detto. 

Tutti erano impazziti per l’imprenditore dal cuore d’oro. Tutti, tranne Marco. 

Quella sera Daniele, in uno stato tra il sonno e la veglia, sentì la porta tremare forte sotto i pugni di qualcuno troppo arrabbiato per usare il campanello. 

Aprì la porta senza chiedere. Non era necessario.

«Che cazzo è questo?» aveva urlato Marco gettandogli contro il libro. 

Daniele e Marco non si vedevano da due mesi.

Erano cresciute le barbe ad entrambi. 

Marco sembrava aver perso quell’aria da eterno bambino, Daniele la postura impettita. 

Entrambi avevano perso.

«Un libro.» 

«Esatto, un libro, Daniele. Non una biografia. Non la tua.»

«Hai il ciuccio attaccato al taschino» gli disse Daniele notando quel particolare. 

«Perché?» Chiese Marco.

«Perché nessuno vorrebbe la verità Marco. Perché è bello pensare che le cose stiano così»

Marco lo guardò e forse lo vide, per la prima volta. 

«Domattina lavoro, Ludovica la lascio a te.»

§

Daniele rimase immobile, poi uscì correndo. 

Corse senza una meta, fin quando la meta non gli comparve davanti. 

«Daniele? Che ci fai qui?»

Erano le tre di notte e lui stava in piedi, con le mani strette agli stipiti della porta di Elena ed il fiatone. 

«Ti racconto la mia storia. Quella vera» le disse  «mio padre era un violento alcolizzato, mia madre taceva.»

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87 Commenti

  • Capitolo 10)

    Ciao Adelaide!

    Siamo così arrivati al finale. Certe storie richiedono il loro tempo, forse per essere elaborate, forse per trovare il coraggio di scriverle, tolti i normali impicci della vita. Sono contento del fatto che tu sia riuscita a chiuderla, offrendo così una visione completa sulla vicenda e lo sviluppo del personaggio, nonché della trama. Abbiamo conosciuto Daniele per le sue bugie e riscoperto le verità dietro certi passaggi, sino a questo finale orientato in positivo. La storia trovo riesca a prendere il lettore, malgrado verso il centro ci sia quale calo di ritmo. Nel file, privato, con più spazio, questa cosa potrebbe non essere presente.
    Il consiglio è sempre quello di sfruttare la piattaforma per iniziare un percorso definitivo dell’opera.
    Ancora i miei complimenti per aver completato l’esperienza! 😀
    Spero di leggerti ancora, in un nuove avventure.

    Alla prossima!

  • Quanto scrivi bene, complimenti!!

    Frasi essenziali, quanto perle appena scartate dai residui grezzi che le ricoprivano.
    Pensieri profondi, quanto veri, sui personaggi che sembra di…Condividere come propri amici da abbracciare, già dalle prime pagine.

    Brava!

  • Ciao, Adelaide.
    In questo periodo sono un po’ indietro con tutte le letture, spero mi perdonerete se, di tanto in tanto, ritardo nei commenti.
    La storia ha avuto una sua evoluzione, Daniele, nonostante la sua tendenza a non dire mai tutta la verità, sta comunque scoprendo se stesso, forse ha anche bisogno di fare pace con i suoi sentimenti, con l’idea che si è fatto di sé. La biografia, come il diario, aiuta a guarire, chissà che non si assista a un colpo di scena nel finale. Io sarò qui a leggerlo, magari in ritardo, ma ci sarò 😉
    ti segnalo un “averlo-odiarlo” nella frase: “Si accorse di averlo odiarlo per essere andato via ” refuso frutto di riscrittura, sicuramente 🙂

    Alla prossima!

  • Capitolo 9)

    Ciao Adelaide!

    In questo capitolo hai voluto mettere in mostra il confronto sottinteso in tutti i capitoli tra Elena e Daniele, e io ci ho visto anche qualche cosa tra loro, specie con quell’espressione che hai voluto utilizzare e l’impressione che Daniele sembra avere riguardo il lavoro che lei ha svolto per lui.
    In questo caso direi che, proprio per struttura del personaggio, serve un equilibrio fra bugie e verità, quindi rimarrà della solita pasta: sceglierà forse a chi dire le verità e a chi le bugie, questo sì.
    Come sottolinea Fenderman, questa è una di quelle storie da leggere insieme, per non perdersi i dettagli e rimanere ancorati al susseguirsi di verità e bugie raccontate dal personaggio. Trovo tuttavia che sei riuscita a dare un senso alla storia, qui su the incipit, ma immagino che sul file originale sia tutto più chiaro e con la dovuta lunghezza. Alcuni passaggi, come da qualche capitolo, lasciano ampia strada a parti che potrebbero essere descritte con più carica, impossibile da trasportare su The Incipit.
    Non essere troppo dura con te stessa, il sito dovrebbe aiutarci a tagliarle il superfluo dall’interno delle storie, proprio per seguire quel canone di essenzialità che coccola il lettore e lo guida attraverso la nostra storia. Molte parti di colore, però, sono essenziali – almeno a mio giudizio – per trascinare il lettore in certe dinamiche e atmosfere.
    Non ci resta che aspettare l’ultima parte del racconto 😉

    Alla prossima!

  • ciao Adelaide, ti confesso che questo ondeggiare tra verità e bugia mi confonde, sono più confuso io o il tuo protagonista? Non so cosa farà, e cosa chiederti, mi adeguo alla maggioranza, e spero che se la cavi e trovi serenità, anche per Veronica, (sempre l’amore ci sia davvero e non sia l’ennesima bugia…).
    Immagino il lavoro che hai fatto per portare a compimento una lavoro così ostico, che le puntate hanno complicato ulteriormente e che forse si dovrebbe rileggere tutto d’un fiato.
    Voterò entrambe e aspetto il finale. Ciaooo??

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