Daniele

Mio Padre

-Mio padre era un uomo alto e ben piazzato-  rispose Daniele alla donna che, in silenzio, gli sedeva di fronte. 

Si accorse che gli tremava la gamba. Lei se ne era accorta? Decise di accavallarle, ma poi si ricordò di un articolo sul linguaggio del corpo. Chi accavalla le gambe ha qualcosa da nascondere, quindi, le avrebbe tenute salde a terra. Ma le mani? Incrociate? Segno di distacco. Poggiate sulle ginocchia? Un manichino. 

La guardò per assicurarsi che non stesse scrivendo e nei suoi occhi non trovò che attesa.

– Un brav’uomo, un gran lavoratore. Lo conoscevano tutti. Quando sei una brava persona gli altri ti ammirano- 

Pensò, sperò, che quello sarebbe stato sufficiente come risposta. Ma lei tacque.

-Era un uomo di grande cultura. Per me avere un libro tra le mani stabilisce una connessione con lui. Lo sento vicino –

Lei annuì.

-Mi piace pensare che sarebbe fiero di me. Voleva solo che fossimo felici, io e mamma. Lo eravamo. Eravamo una famiglia felice. – 

Quando finalmente Elena lo lasciò solo, Daniele riempì il calice e sprofondò nel divano. 

Provò a distrarsi, ma suo padre riuscì comunque a farsi strada sgomitando. 

Lo vide sulla poltrona a fissare la penombra. Si sarebbe alzato per riempire il bicchiere ma per il momento era ancora assorto in chissà quali pensieri. Nessuno lo chiedeva mai. Nessuno gli chiedeva mai niente. 

Le domande lo innervosivano, così come la musica, i discorsi troppo lunghi, le risate, le lacrime, il cibo della mamma, le persone che lo guardavano, le parole che non conosceva e Daniele.

Lui lo innervosiva più di ogni altra cosa. 

Il perchè era arrivato un giorno, tra le varie frasi d’odio che si trascinavano a fatica fuori dalla sua bocca impastata.

-Sai cosa vedo quando ti guardo? Lui e quella puttana di tua madre. Avrei dovuto ammazzarli e invece me la sono tenuta incinta e sai perché? Perché puoi perdere tutto nella vita: i soldi, la casa, il lavoro, anche l’anima, ma l’onore no. Quello mai. –

Sapere che quell’uomo non era suo padre non lo rattristò. 

Aveva ventisei anni quando suonò al campanello di Stefano Roncaglia.

Sua madre aveva pronunciato quel nome solo una volta, poco prima di andarsene. 

Sapeva come sarebbe andata. Suo padre lo avrebbe riconosciuto a prima vista.

Fu una donna però ad aprire la porta.

Una signora sulla cinquantina in un elegante abito scuro con gli occhi gonfi e i capelli spettinati. 

-Non me ne aveva mai parlato- sussurrò lei

– Credo che non lo sapesse- 

gli poggiò una mano sulla spalla e lo accarezzò -mi dispiace tanto- . 

Gli mostrò molte foto. 

Suo padre da giovane era un bell’uomo, sorrideva spesso. 

Angela, sua moglie, indicò la siepe dietro la loro prima foto insieme. Aveva tra le mani un fiore bellissimo che lui aveva appena colto, perché comprarli lo imbarazzava. 

Indicò la cravatta storta nella foto del matrimonio perchè a lui, proprio come a Daniele, nessuno aveva mai insegnato ad annodarla.

Fu una narratrice onesta. Gli raccontò del momento in cui avevano scoperto che non avrebbero mai avuto figli e di quello in cui gli avevano diagnosticato il tumore. 

-Com’è strana la vita- aveva detto lei tra le lacrime. 

Strana, stranissima. 

Aveva ventisei anni Daniele quando suonò al campanello di Stefano Roncaglia, proprio il giorno del suo funerale. Solo quarantotto ore dopo la sua morte. 

-Da quanto tempo stavate insieme?- aveva chiesto ad Angela

-Da trent’anni-

Come una bolla di sapone costretta a toccare terra Angela guardò Daniele. 

-Tu quanti ne hai?-

-Ventisei – 

In coda davanti al semaforo Daniele pensò che con i padri non aveva fortuna. Non era che l’errore di una notte nella vita di entrambi. 

Quando il semaforo divenne verde la macchina rimase ferma.

Di tempo, ognuno ha il suo e se quello di Daniele gli sedeva di fianco in silenzio con il capo chino, quello nelle altre macchine continuava a rimbalzare frenetico contro gli sportelli. 

Quando il rumore dei clacson soffocò quello dei pensieri Daniele ripartì.

Lo tormentava il pensiero di essere arrivato al suo lieto fine con quarantotto ore di ritardo. 

Nessuno se ne accorse, tranne Marco. 

-Senti, hai iniziato a drogarti?-

-Cosa?- 

– Ti droghi. Non c’è altra spiegazione – 

Daniele rise. Cercò di alzarsi dal divano, ma la mano di Marco lo riportò seduto.

– Siamo amici da una vita e capisco tutto. I ritmi stressanti, le responsabilità, le- —

– ho trovato mio padre-

Era strano vedere il silenzio seduto tra loro perché le parole, in Marco, non conoscevano attesa. Dalla mente fuggivano veloci nell’aria.

-Ah. Com’è? – 

-Morto – 

Si guardarono. 

Marco non lo abbracciò, però vide nel suo sguardo che lo stava stringendo forte.

Ci sono abbracci che non senti nemmeno quando ti tolgono l’aria e altri che non hanno bisogno di toccarti. 

-Beh, almeno eri preparato. Non è la prima volta –

Suonò forte e sbagliata la risata che riempì la stanza e fece tornare tutto leggero. 

Seduto sul suo divano con il bicchiere pieno ancora tra le mani Daniele abbandonò il passato e ripensò alla domanda che Elena gli aveva fatto quella sera. 

-Parlarti di mio padre? Mai. – 

Daniele mente sempre, tranne quando voi gli impedite di farlo. Sull' amore volete sapere:

  • Decido io (20%)
    20
  • Bugia (40%)
    40
  • Verità (40%)
    40
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

87 Commenti

  • Capitolo 10)

    Ciao Adelaide!

    Siamo così arrivati al finale. Certe storie richiedono il loro tempo, forse per essere elaborate, forse per trovare il coraggio di scriverle, tolti i normali impicci della vita. Sono contento del fatto che tu sia riuscita a chiuderla, offrendo così una visione completa sulla vicenda e lo sviluppo del personaggio, nonché della trama. Abbiamo conosciuto Daniele per le sue bugie e riscoperto le verità dietro certi passaggi, sino a questo finale orientato in positivo. La storia trovo riesca a prendere il lettore, malgrado verso il centro ci sia quale calo di ritmo. Nel file, privato, con più spazio, questa cosa potrebbe non essere presente.
    Il consiglio è sempre quello di sfruttare la piattaforma per iniziare un percorso definitivo dell’opera.
    Ancora i miei complimenti per aver completato l’esperienza! 😀
    Spero di leggerti ancora, in un nuove avventure.

    Alla prossima!

  • Quanto scrivi bene, complimenti!!

    Frasi essenziali, quanto perle appena scartate dai residui grezzi che le ricoprivano.
    Pensieri profondi, quanto veri, sui personaggi che sembra di…Condividere come propri amici da abbracciare, già dalle prime pagine.

    Brava!

  • Ciao, Adelaide.
    In questo periodo sono un po’ indietro con tutte le letture, spero mi perdonerete se, di tanto in tanto, ritardo nei commenti.
    La storia ha avuto una sua evoluzione, Daniele, nonostante la sua tendenza a non dire mai tutta la verità, sta comunque scoprendo se stesso, forse ha anche bisogno di fare pace con i suoi sentimenti, con l’idea che si è fatto di sé. La biografia, come il diario, aiuta a guarire, chissà che non si assista a un colpo di scena nel finale. Io sarò qui a leggerlo, magari in ritardo, ma ci sarò 😉
    ti segnalo un “averlo-odiarlo” nella frase: “Si accorse di averlo odiarlo per essere andato via ” refuso frutto di riscrittura, sicuramente 🙂

    Alla prossima!

  • Capitolo 9)

    Ciao Adelaide!

    In questo capitolo hai voluto mettere in mostra il confronto sottinteso in tutti i capitoli tra Elena e Daniele, e io ci ho visto anche qualche cosa tra loro, specie con quell’espressione che hai voluto utilizzare e l’impressione che Daniele sembra avere riguardo il lavoro che lei ha svolto per lui.
    In questo caso direi che, proprio per struttura del personaggio, serve un equilibrio fra bugie e verità, quindi rimarrà della solita pasta: sceglierà forse a chi dire le verità e a chi le bugie, questo sì.
    Come sottolinea Fenderman, questa è una di quelle storie da leggere insieme, per non perdersi i dettagli e rimanere ancorati al susseguirsi di verità e bugie raccontate dal personaggio. Trovo tuttavia che sei riuscita a dare un senso alla storia, qui su the incipit, ma immagino che sul file originale sia tutto più chiaro e con la dovuta lunghezza. Alcuni passaggi, come da qualche capitolo, lasciano ampia strada a parti che potrebbero essere descritte con più carica, impossibile da trasportare su The Incipit.
    Non essere troppo dura con te stessa, il sito dovrebbe aiutarci a tagliarle il superfluo dall’interno delle storie, proprio per seguire quel canone di essenzialità che coccola il lettore e lo guida attraverso la nostra storia. Molte parti di colore, però, sono essenziali – almeno a mio giudizio – per trascinare il lettore in certe dinamiche e atmosfere.
    Non ci resta che aspettare l’ultima parte del racconto 😉

    Alla prossima!

  • ciao Adelaide, ti confesso che questo ondeggiare tra verità e bugia mi confonde, sono più confuso io o il tuo protagonista? Non so cosa farà, e cosa chiederti, mi adeguo alla maggioranza, e spero che se la cavi e trovi serenità, anche per Veronica, (sempre l’amore ci sia davvero e non sia l’ennesima bugia…).
    Immagino il lavoro che hai fatto per portare a compimento una lavoro così ostico, che le puntate hanno complicato ulteriormente e che forse si dovrebbe rileggere tutto d’un fiato.
    Voterò entrambe e aspetto il finale. Ciaooo??

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi