don’t let me go

Adeline

Stanotte non ho chiuso occhio.

Continuavo a pensare a cosa successo se fossi scappata da tutto, se avessi la possibilità di ricominciare, di imparare dai miei errori, e soprattutto dimenticare. Odio essere quella che sono, odio essere obbligata a mettermi tutto questo alle mie spalle, odio dover reprimere tutto dentro perché so che nessuno potrà mai capirmi.

Mai. 

                                                      *

Così quanto sia orribile vivere col timore di essere giudicata, sbattuta fuori in un fottuto ospedale psichiatrico e incontrare dottori pronti a dirti che “non ce la farai mai” “sei malata” “devi farti aiutare” “sei sbagliata” perché è vero, non c’è via d’uscita per quelli come noi. Serviamo solo ad essere analizzati come delle cavie, siamo scarti. siamo il risultato di una società spietata, tremenda come i sorrisi falsi di chi ti tende una mano, e poi in seguito ti lascia cadere nel vuoto. 

La verità che voglio dimenticarmi di essere stata abusata, abusata da un magnifico principe diventato presto il mio mostro. Il principe era  mio padre.  Mi ricordo benissimo quando mi disse che tutto bene, che mi sarebbe sempre stato andava accanto, che lo faceva solo per apprezzarmi a pieno, per conoscere ogni parte di me stessa….

Voglio dimenticarmi delle sue mani su di me, dei bei “giochi” che mi faceva sul letto quando la mamma era a lavoro.

                                                   *

Voglio di torturarmi a ricordare,  pensare a lui mi si rivolta lo stomaco. Mi viene voglia di bruciarmi i suoi segni con l’acido, di strapparmi la pelle e mangiarmela. 

Eppure sono ancora qui, in piedi. 

Con lo zaino in spalla pronta a ricominciare da capo. 

dove andrà a passare la notte la nostra cara adeline?

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5 Commenti

  • Ciao Kim,
    Che bello osservare come dei ragazzi così giovani possano ancora amare la scrittura e la lettura!
    Per quanto riguarda la storia mi associo a ciò che ti ha scritto G.G Pintore: dall’incipit riesce ad emergere come Adeline abbia vissuta (e probabilmente stia vivendo) un’esistenza tormentata, sicuramente segnata da quello che il padre che ha commesso quando -immagino- era solo una bambina ma, a mio avviso, avresti potuto “curarlo” di più, magari allungando i vari paragrafi e cercando di ottenere di un collante tra loro (io, ad esempio, uso molto i monologhi e i flashback, non so se, magari, possano servire anche a te).
    invece di farli vivere come, appunto, dei paragrafi auto conclusivi a sè.
    Il personaggio di Adeline comunque mi piace molto, determinata e fragile allo stesso tempo; ci sono tutte le potenzialità per scrivere una bella storia!
    Ti seguo.
    Al prossimo capitolo!
    -Rossella✨-
    Ps: se ne hai voglia e tempo passa sulla mia storia ☺️

  • Capitolo 1)

    Ciao Kim!
    Benvenuta su The Incipit. Questa è la tua prima storia, giusto?
    Avvicinarsi alla scrittura è sempre una bella sfida, nonché una grande avventura. Gli errori, la grammatica e le imperfezioni fanno parte del percorso. Hai messo le mani avanti, nella descrizione della storia, questo però non deve giustificare la “fretta” di voler pubblicare. Esporre una propria opera al pubblico è un atto di fede, quindi devi ritenere fondamentale che ogni capitolo sia il più possibile curato. Hai scelto un argomento difficile, ma cosa non lo è nella scrittura?
    In quanto dirò non c’è cattiveria, prendi il mio commento come una critica costruttiva.
    Avendo dichiarato che si tratta di una storia copiata e incollata da Wattpad, quindi già esposta alle letture di un pubblico – immagino – avresti dovuto concederti una più attenta rilettura, prima di pubblicarlo anche qui. Il capitolo presenta diversi errori di forma, ma trovo che saresti in grado di riconoscerli con una più lenta e accurata rilettura. Certi passaggi sono troncati da espressioni che non si collegano, confondendo il lettore. Un incipit deve essere sempre costruito per il meglio, proprio perché rappresenta il biglietto da visita per i futuri lettori.
    Il mio consiglio è di rileggere più volte, a distanza di giorni – quando possibile – il capitolo finito. Se riesci a leggere altro, prima di tornare a correggere, è anche meglio: avrai la mente più fresca e non leggerai più con la mente, ma leggerai quello che hai scritto.
    Rileggi sempre a voce alta, lentamente, così sentirai subito a orecchio il suono sbagliato prodotto da certi errori. Potresti anche far leggere il testo a un riproduttore vocale, come quello di google (utilizzando anche google traslate, se proprio non sia dove trovarlo), oppure sfruttando la funzione TalkBack del telefono, per riconoscere ancora più facilmente gli errori di tempo, struttura e battitura.

    Il messaggio all’interno del capitolo è chiaro, ma deve essere strutturato meglio. Aggiungi un pizzico di attenzione in più, prenditi più tempo per correggere, e vedrai che il tuo stile di scrittura crescerà in breve. Ti abituerai a non commettere gli stessi errori e saprai riconoscerli più facilmente. Io ti darò fiducia, e seguirò la storia.
    Sono curioso di sapere come porterai avanti la narrazione.
    Forza e coraggio!
    Al prossimo capitolo.
    Ciao!

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