L’alieno che mi dimora dentro.

L’alieno

Quattordici giorni.

Esattamente due settimane fa ho scoperto che tu fossi all’interno di me.

Te ne stavi nascosto lì da chissà quanto tempo, forse attaccato alla flebile speranza che quello fosse un impeccabile nascondiglio e che nessuno sarebbe mai stato capace di trovarti e allontanarti per sempre da me, dalla persona che -involontariamente- ti sta prestando il proprio corpo; vuoi mettermi paura? Bene, ti comunico, servendomi di tutta la schiettezza in mio possesso, che tu sia riuscito benissimo a farlo, a portare a compimento Quella che ormai definisco una missione segreta.

Io non sono mai stata quel tipo di ragazza pronta a sbandierare al vento i propri problemi affinché qualcuno possa offrirle una spalla sulla quale poter piangere durante i periodi più difficili della vita -anzi, sono sempre stata la prima disposta ad aiutare tutti coloro che soffrivano, nonostante mi trovassi io stessa in una condizione psichica molto più complessa rispetto a quella data persona-, ma, adesso, non riesco proprio a mantenere quella lucidità mentale e quel sangue freddo che mi contraddistinguono , addirittura portando qualcuno a pensare che potessi benissimo “trasportare sulle mie spalle anche i carichi emotivi più pensanti” -parole proferite ai miei genitori dalla mia allora maestra delle elementari poiché, già a quell’età, avevo dato prova del coraggio che, misto al sangue, scorre all’interno delle vene del mio corpo-.

Ho una paura fottuta -posso usare questo termine o lo ritieni troppo offensivo come molti degli adulti che conosco?-  di non riuscire a superare tutto da sola, ma a chi potrei chiedere? I miei amici mi riderebbero in faccia se li  rivelassi di temere qualcosa, nonostante non possano neanche lontanamente immaginare il motivo per il quale sia stata costretta a rivolgermi a loro, proprio io che spingo tutti verso la strada dell’ “impara a salvarti da solo”; è  fuori discussione anche chiedere ai miei genitori di sostenermi, poiché anche loro hanno il sacrosanto diritto di metabolizzare al meglio la batosta che la mia notizia gli ha da poco inflitto, come se i loro problemi non fossero già abbastanza sufficienti da affrontare -e sperare di mandare al tappeto- quotidianamente, giorno dopo giorno, istante dopo istante.

Forse potrei chiedere a Matteo, ma dubito che accetti di stare al mio fianco: noi due non abbiamo una storia seria, e non posso costringerlo a rimanermi accanto solo perché siamo legati insieme da una profonda attrazione esclusivamente di carattere fisico sessuale.

Come potrò mai uscire da questa situazione che, come se si trattasse di una sabbia mobile, continua a spingermi verso il basso, verso l’abisso più profondo ed impenetrabile, per farmi completamente sprofondare senza alcuna possibilità di risalita?

Continuo a fissare quelle maledette analisi, maledicendomi per non essere stata capace di comprendere nulla prima, di accorgermi che si stesse verificando qualcosa di anormale all’interno del mio stesso corpo: se lo avessi fatto, sarebbe forse cambiato qualcosa? Avrei voluto maggiori possibilità di vittoria?

Se mi trovassi in presenza del genio della lampada, quello che ti dà la facoltà di esaudire tre dei tuo più grandi desideri fino a quel momento tenuti all’interno del cassetto presente nella parte più nascosta di tutti i nostri cuori, chiederei sicuramente di poter riavvolgere il nastro per tornare a quella notte, proprio quella maledetta notte che ha dato il via a tutto questo calvario; ma si sa che nessuno sarà mai capace di riuscire a controllare il tempo, per cui posso solamente cercare di accontentami e sperare che, da qui a data da destinarsi, tutto vada per il meglio.

Per il momento riesco ad andare avanti solo aggrappandomi ad alcune delle più celebri citazioni aventi come tema principale proprio quello della speranza, continuando a passare dal “La pioggia si fermerà, la notte finirà, il dolore svanirà. La speranza non è mai così persa da non poter più essere ritrovata” di Ernest Hemingway al “Anche se il dolore avrà più argomenti, tu scegli sempre la speranza” del celebre filosofo latino Lucio Ennio Seneca che, seppur sia vissuto intorno al quarto secolo può, senza ombra di dubbio, essere considerato, almeno in ambito storico e classico, il migliore analizzatore della mente e dell’animo umano.

Se fossi vissuto oggi, nel ventunesimo secolo, avrebbe sicuramente avuto molti seguaci.

Ma veramente mi accingo ancora a credere nell’esistenza e nella possibilità della riuscita dei miracoli?

Posso essere così stupida da continuare a sperare che, prima o poi, tutto possa tornare come era un tempo?

Nel prossimo episodio conosceremo un membro della famiglia di Gioia.Chi?

  • Suo fratello (60%)
    60
  • Sua madre (20%)
    20
  • Suo padre (20%)
    20
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22 Commenti

  • Capitolo 4)

    Ciao Rossella! Avrei voluto recuperare questo episodio in video, ma non mi riesce per questa volta volta. Sentire il contrasto fra scritto e letto, specie da altri, può far capire meglio dove si trovano alcune lacune e alcuni tempi da ricontrollare all’interno della storia.
    Come suggerisce Fenderman, ci sono ancora diverse correzioni da fare, ma si nota l’impegno e l’intenzione di proporre qualcosa di più maturo. Il consiglio di Fenderman è vitale: la semplicità vince su tutto, anche se sulle prime potrebbe non piacerti come suona. La semplicità arriva diretta al lettore. Prova non tanto a semplificare, ma ad esprimere i concetti nel modo più semplice che trovi.
    Spesso, non sapendo come spiegare qualcosa, tendiamo a fare molti giri di parole, nel parlato. Nella scrittura, a meno che non sia proprio una caratteristica del “parlato” del personaggio, dobbiamo stringere sui tempi e sui concetti.
    Trovo che ci siano delle belle riflessioni in questo capitolo, ma temo finiscano per risultare un po’ confuse all’interno della narrazione. Si vede che stai sperimentando e provando a metterti in gioco, quindi non buttarti giù 😉
    Questa esperienza ti tornerà di certo utile in futuro. Più attenzione alla punteggiatura e ai tempi verbali.
    Nell’impostazione della storia, essere criptici per non rivelare alcuni passaggi è buono, giusto per far intendere alcune situazioni, ma devi calibrare bene la disposizione delle rivelazioni e dei “tempi” della narrazione. Il prossimo sarà l’episodio di metà racconto, quindi il lettore dovrà sentirsi completamente trascinato all’interno della storia. 😉

    Aspettiamo il prossimo!
    Buona scrittura. 🙂

  • Ciao Rossella,
    potrei copiare qui il commento del 31 Agosto.
    Insisti nello snellire e abbreviare i periodi, non aggiungere parole superflue che appesantiscono la trama. Rileggi a voce alta e ti renderai conto che ogni tanto si deve riprendere fiato. Comunque i progressi ci sono e il dramma è palpabile, arriva.
    Voto gli amici, buona domenica.

  • Capitolo 3)

    Ciao Rossella!

    Questo capitolo potrebbe aprire una linea di comprensione della storia, e forse proprio tra queste righe hai voluto nascondere la tua chiave di lettura… oppure la nostra.
    Io voto per una mezza verità, spesso è difficile dire le cose come stanno, e si rimane intrappolati nelle mezze verità.
    C’è qualche refuso di certo indotto da qualche taglio, il mio consiglio è sempre quello di rileggere il capitolo un’ultima volta quando è stato caricato sul sito, così da togliere alcuni errori banali.
    Per quanto riguarda la stesura, mi accodo di nuovo al consiglio già dato da Fenderman: qualche volta bisogna ricostruire il periodo, così da ottimizzare il senso e la scorrevolezza.
    Voglio però farti un esempio:

    “Per il momento l’unica cosa certa è che le mie condizioni di salute stanno peggiorando, o almeno queste sono le parole pronunciate dal medico, il quale si è subito affrettato ad aggiungere che, tuttavia, una persona forte come me avrebbe di certo superato tutto.”
    Il questo caso avresti potuto risolvere tagliando “Per il momento l’unica cosa certa è che”.

    Oppure:
    Forse Pirandello non aveva poi tutti i torti: il teatro pirandelliano, infatti, prende avvio da delle novelle durante il corso delle quali si avvicendano i dialoghi dei vari personaggi, in quanto, secondo il già citato Pirandello, “la vita umana non è nient’altro che teatro”.

    Qui trovo il tutto una spiegazione al lettore, fuori dal dialogo interiore del personaggio. Avresti potuto risolvere con:
    Forse Pirandello non aveva poi tutti i torti nel definire “la vita umana nient’altro che teatro”: siamo personaggi che, per mezzo delle proprie vicissitudini, avviano novelle da un comunissimo dialogo. – Non suona nello stesso modo, lo so, ma rappresenta più un dialogo interiore. Trovo che sia necessario fare attenzione, specie quando s’introducono discorsi simili, a non perdersi troppo in certe definizioni/ripetizioni.

    In generale c’è qualche termine che poteva essere rielaborato, ma trovo che il capitolo riesca a offrire al lettore l’esperienza da te pensata.
    Spero di essere tornato utile!
    Aspetto il prossimo 😉

    • Ciao, grazie per essere passato.
      Di solito tengo il terzo (a volte anche il quarto) capitolo proprio per cercare di creare una sorta di “linea di continuità”, ma probabilmente non sempre sono capace di riuscirci.
      Dopo questo capitolo credo che il prossimo sarà in gran parte di tipo dialogico ma, ad essere sincera non sono ancora riuscita ad abbozzarlo: vedremo cosa ne uscirà fuori!
      Alla prossima
      -Rossella✨-

  • Capitolo 2)

    Ciao Rossella!
    Occhio al tempo, come suggerisce Red Dragon, e al rischio di poter far sembrare il capitolo una ripetizione, come suggerito da Fenderman. Rielaborare alcuni pensieri è vitale per non stancare il lettore. I giri di parole rendono molto il caos interiore, ma quando sono finalizzati a porsi delle effettive domande; in questo capitolo, invece, tendono solo a raggiungere un tot di caratteri.
    Purtroppo, da lettore, in questo capitolo non ho avuto la spinta verso il prossimo. La domanda finale può anche risultare intrigante, ma di per sé temo che la narrazione non riesca ad avvolgere il lettore, allontanandolo dall’emozione.
    Può risultare difficile come concetto, lo so: c’è quello che vorresti trasmettere, il senso di peso, le difficoltà, ma per impostazione non riesco ad arrivare del tutto al lettore. Rielaborare è utile 🙂
    Qualche volta, anche se può sembrare folle, anche riscrivere da capo l’interno capitolo. Qualche refuso, ma nulla di grave 😉

    Spero di essere tornato utile.
    Alla prossima!

  • Ciao Rossella.
    Vedo uno snellimento nel testo ma puoi fare ancora molto. Ci sono tante parole di troppo che potresti semplicemente cancellare, espressioni che potresti semplificare. La semplificazione aiuta il lettore e non inficia la bontà del testo o la drammaticità del racconto. Anzi, a mio parere frasi brevi e ficcanti possono essere molto più efficaci di un giro di parole che può risultare “faticoso” da seguire.
    Il mio consiglio è di scrivere comunque come ti senti in prima stesura, e poi rileggere, o far rileggere, così da poter effettuare le modifiche e i tagli in tal senso. Una cosa che ho imparato su the incipit (anche per via dei 5000) che la stessa cosa si può dire in decine di modi diversi: la sfida è trovare il migliore!
    Alla prossima. Ciaooo🙋🌻
    Gioia migliora

    • Ciao, scusa il ritardo.
      Grazie mille per la visita e i consigli -c’ero di metterli in atto in ogni capitolo ma, purtroppo, non ho la certezza di riuscirci-
      In realtà riassumere non è proprio una qualità che potrei inserire all’interno di un ipotetico CV, ma prometto che cercherò di fare quanto più possibile.
      Grazie mille e a presto!
      -Rossella✨-

  • Sono un inguaribile ottimista: miglioreranno 🙂

    Ciao! Il capitolo presenta Salvo ma per il resto poco e niente accade che non sia già stato detto. Questo non è un difetto del capitolo in sé, ma semplicemente che i dieci capitoli arriveranno prima di quanto ti aspetti, quindi è meglio spingere un po’ più sull’acceleratore degli eventi (questa è una cosa che è stata detta anche a me e che puntualmente non seguo 😛 , quindi prendi il mio consiglio per quello che è 🙂 ).

    Ciao 🙂

    • Grazie mille per il consiglio e per essere passato da queste parti.
      In realtà sto ancora “prendendo la mano” con questa storia, la prima di questo genere che tratto qui su The Incipit; l’intento iniziale era quello di basarmi su libro “lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci, quindi su una narrazione “lenta” che ti fa assaporare la storia fino alla fine (o almeno questo è il mio pensiero al riguardo), ma non è detto che non possa cambiare stile per la storia di Gioia.
      Grazie ancora per essere passato e al prossimo capitolo!
      -Rossella✨-

  • Ciao, Rossella.
    Eccomi qui.
    Fenderman ti ha scritto tutto quel che c’era bisogno di scrivere. Anche secondo me, dovresti snellire: rischi di cadere nell’info dump e non è una buona cosa. Ho notato anche io qualche refusino, che però credo arrivi dalla mancanza di una rilettura accurata, quindi, facilmente risolvibile.
    La storia pare interessante, complicata di sicuro, non sarà facile ma, come dici tu: ami le sfide, perciò, tifo per te.
    Non ho capito se l’alieno è un disagio psicologico o se si tratti di una malattia di natura organica… ma io sono un po’ tarda e magari non ho colto.
    per il secondo episodio, voto il fratello, vediamo come va.

    Alla prossima!

    p.s. la descrizione mi ha fatto pensare a Danny (in Shining) che parla con il suo amico immaginario, quello che gli dice le cose, ma ho subito capito che non c’entra nulla 😉

    • Ciao, scusa se ti rispondo solo ora ma la mia connessione internet non voleva per nulla collaborare 😂
      Ringraziandoti per i consigli, rispondo subito alla tua domanda: “l’alieno” in questione è -purtroppo- una malattia organica, e ammetto di non aver pensato, in fase di scrittura, che avessi potuto trasformarlo in un qualche disagio psicologico…. chissà, magari potrebbe essere lo spunto per un’altra storia!
      Grazie ancora mille per essere passata.
      Al prossimo episodio!
      -Rossella✨-

  • Capitolo 1)

    Ciao Rossella!

    Non avevo ancora avuto il piacere di leggerti su The Incipit, mi pare.
    Come suggerisce Fenderman, alcuni passaggi gioverebbero di qualche pausa in più, anche se trovo che, per impostazione, lo stile scelto renda bene un monologo interiore sufficientemente caotico, quasi forsennato. Le molte precisazioni – come già suggerito sotto – possono distrarre il lettore dalla questione centrale, ma trovo che con le dovute pause il problema si risolverebbe da se. Qualche refuso, ma nulla di troppo snervante. Fenderman ha già consigliato il meglio.
    A mio giudizio, il capitolo è stato scorrevole, quindi con poche accortezze sei proprio sulla strada giusta. L’argomento è particolare, quindi posso dire che mi hai incuriosito.
    Aspetto di leggere il prossimo, anche per capire dove andrà la storia nonostante le nostre scelte.

    Al prossimo!
    Buona scrittura.

    • Ciao, innanzitutto grazie mille per avermi dedicato un po’ del tuo tempo.
      In realtà sono su questa piattaforma già da alcuni anni ma, a causa della preparazione per l’esame di maturità prima e per i test d’ingresso universitari poi, sono stata per un po’ costretta ad allontanarmene.
      Grazie anche per i consigli (quelli, soprattutto quando sono così costruttivi, non guastano mai, anzi) e le precisazioni, che cercherò sicuramente di mettere in atto già a partire dal prossimo episodio.
      A presto allora, spero che questa storia possa continuare ad entusiasmarti.
      -Rossella✨-

  • Ciao Rossella, bentornata.
    Soggetto impegnativo, non sarà una passeggiata raccontare una cosa così. Auguri, ce la farai.
    Vorrei, parlando della scrittura, dirti dell’impressione che ho avuto di una voglia forse eccessiva di raccontare troppo; dettagli e precisazioni che hanno affollato la pagina di parole e virgole, senza respiro, in periodi troppo lunghi che risultano faticosi.
    Snellire lo stile mi sembra la parolina magica, e poi attenta, forse usi troppo il condizionale, anche quando te lo potresti risparmiare. Attenta, Infine, a qualche piccolo refuso (che ci sta) e buon proseguimento, ti seguo. Ciao🌻🙋

    • Ciao, grazie mille per la lettura e il commento.
      Ormai dovrebbe essersi capito quanto io amo le sfide, e non credo che i miei personaggi potranno mai essere da meno😅.
      Per quanto riguarda lo snellimento ti ringrazio di avermelo fatto notare, ho provato a fare il possibile affinché lo stile del capitolo non risultasse troppo “pesante” ma, a quanto pare, ho ancora molto da provare ed apprendere… ma nessun problema, The Incipit è sempre stato un’ottima palestra per me.
      Nel lasciarti, oltre ad augurarti un piacevole pomeriggio, non posso non invitarti a leggere il mio primo “vero” Romanzo, “Le scelte della vita”, pubblicato dal Gruppo Albatros Il Filo è reperibile già online😊
      Grazie ancora mille e al prossimo capitolo!

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