Piovaschi

Un caffè non si nega a nessuno

— Ma tu lo sai — disse Ariosto — che vuol dire per un anziano solo come me trovarsi in casa la vicina, una dea, che scappa da quell’orribile cassamortaro violento del  suo compagno? Ti rendi conto?
— Lo so, sono una scocciatura — disse la luminosa inforchettando l’amatriciana con discreta perizia — E nemmeno ti ho detto come mi chiamo, scusa.
— Non lo dire!, per me sei Venere. Non mi dire che ti chiami in un altro modo, non ci crederei.
— Adulatore. Lo sai che sei un birbante? Quanti anni hai?
— Quanti? Vediamo un po’, dovrei pensare. Ma l’amatriciana non vuole pensieri, e la bocca serve per mangiare. Facciamo ‘ntacinque e non ne parliamo più. Hai sentito che guanciale? Me lo mandano da Borbona, sai dov’è? Là co’ ‘sta robba ci recitano il rosario!
La fulgida sorrise, e un bucatino fece capoccella dalle labbra unte. Avrebbe voluto replicare, ma non parlò, preferendo elargire uno sguardo assassino; gli incredibili occhi verdi e il leggero strabismo parlarono per lei.
Poco dopo, tappata la falla carboidratica, Ariosto si alzò e dalla credenza tirò fuori una bottiglia di Cesanese di Olevano, quella delle grandi occasioni.
— Certo non è il nettare degli dei — disse osservandolo in controluce dopo aver spostato gli occhiali sulla fronte — ma vedrai che non fa poi tanto schifo. E se telo dico io ci puoi anche credere!
— Grazie Ariosto — disse lei — questo lo conosco. Mi piace bere, non sempre, ogni tanto.
— Davvero? Allora alla salute! — disse lui riempiendo i calici..
— Senti un po’ — disse poi asciugando le labbra con un tovagliolo — ma il tuo Apollo, di là, e davvero così stronzo?
— Vuoi la verità? — disse lei.
— E, certo!
— Beh, lui non è come Apollo. Vedi lui somiglia più a un… a un, come dire…
— A un figlio di puttana! — sparò il nonno senza pietà; e lei reagì storcendo un po’ la bocca, solo un momento, prima di aggiungere:
— Un ‘grande’ figlio di puttana. Ah, ah, ah. Adesso però devo andare. Lo devo affrontare, sperando che gli sia passata.
Nel dire la ragazza accennò ad alzarsi, ma Ariosto la bloccò.
— Ssh! Bussano alla porta — disse — è lui, ti ha vista. Ferma lì ci parlo io.
— Ehilà, buon giorno — disse aprendo — è inutile che insista, non ci provi nemmeno: non ho nessuna intenzione di morire, non questa settimana, almeno.
— Scusi — disse il facocero — ma che ha mangiato male, ie rode quarche ccosa? Io cercavo…
— Io ho magnato, benissimo, lei non sa quanto. Fino a un minuto fa nun me rodeva gnente, e adesso ci ho il caffè sur foco. Se permette… — concluse e accennò a chiudere la porta.
— No aspetti, mi faccia almeno dire!
— Eh? Che? Dire che? Che me devi di’? dillo! t’ho detto che ci ho il…
— Senta, ho capito. Vengo in pace e non vendo nulla — disse l’altro mentre Ariosto faceva gli scongiuri — cerco la mia ragazza, forse l’ha notata. Una ragazza carina… Sta sempre in giro, e siccome è un po’ svanita ogni tanto si perde.
A quel punto la meravigliosa venne fuori come una furia urlando:
— Chi è svampito, faccia da bradipo?, attento a come parli! Non lo vedi che non sei gradito? Io e il signore stavano prendendo un caffè, non abbiamo tempo per te e le tue… le tue…
— Lasciamo, stare, lascia stare — fece Ariosto, il paciere. — Venere non ti agitare, il signore voleva trovarti e adesso ti ha trovata, e quindi è tutto a posto.
— E no! — disse il marsupiale — adesso, guarda te, anche io gradirei un caffè.
— Vai a casina e te lo fai — disse lei.
— No, da solo no, mi fa tristezza e poi di là…
— Con tutte quelle bare! — disse Ariosto quasi senza volere.
— Senta, mi faccia entrare, noi, io e la stronzetta, dobbiamo parlare e stavolta voglio un testimone.
— Stronzetta a tua sorella! — sparò (direi ovviamente) la maliarda.
— Parlare? — disse Ariosto —  stupendissima, hai sentito? Vuole solo parlare. — Ma la ragazza non rispose.
— Ecco — disse ancora il brontosauro — chi tace acconsente. Posso? È permesso? — e s’accomodò.

— Che profumino — disse — questo è guanciale, ma ancora esiste?
— Anvedi questo!  Esiste? Ma lo sai che il guanciale… Ma che parlo a fa’?!
— Lascia perdere Ariosto, — disse la Turandot — questo è un burino che campa de pagnottelle.
— Cos’è, una gricia? — replicò il burino spiando la tavola ancora apparecchiata.
— O Dio che dice questo, non lo vedi che è rossa? — disse Ariosto — ma non dovevate parla’ voi due? E parlate!
— Io con lui non ci parlo — sparò la sublime; e serrò le labbra trasformando la sua faccetta in quella di una bimba dispettosa.
— Ah, Arrosto, lo vedi che è lei, io sono venuto in pace.
— Forse lei è fin troppo ‘esequioso’ e della sua ‘pace’ se ne fa volentieri a meno — osservò Ariosto-Arrosto che era permaloso — magari un’altra volta invece di rinchiuderla, portala a pranzo fuori.
— No, io voglio stare qui — disse Cleopatra — che pranzo e pranzo d’Egitto. Ti prego, caro, caccialo via.
— Eh, carissima, io lo farei ma ormai ho caricato la moca da sei, e poi a questo… poveraccio, non vedi che pena che fa — disse guardando il rospo in tralice  — famoie ‘sto caffè e poi saluti, e pacemeternam!

Prossimo piovasco:

  • Un episodio a piacer mio (44%)
    44
  • L'ossessione di Luli (una storia vera) (11%)
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  • post mortem (44%)
    44
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88 Commenti

  • Vecchiette biricchine!
    Povero portiere, chissà che risveglio! Il non sapere e immaginare quel che (non) è successo è un dramma, soprattutto sapendo (questo sì) chi occupa la stanza… ?
    Hai terminato in bellezza la raccolta, con un sorriso (che ce n’è di bisogno) e mi aspetto, conoscendoti, di ritrovarti presto con una nuova storia.
    Benissimo, come sempre.

    Alla prossima!

  • Capitolo 10)

    Che chiusura, signori!
    Capitolo capace di trasformare letteralmente l’opinione e l’immaginazione del lettore ad ogni rigo.
    Perfetto come ultimo racconto!
    Consigli non credo di averne, al massimo, da ricevere!
    Con questa serie sei riuscito a farci ridere, emozionarci, inquietarci e farci riflettere. Complimenti!
    Aspettiamo senza dubbio la prossima storia!

    Nel frattempo, trovi la lettura dell’ultimo capitolo su Youtube:

    https://youtu.be/bAPehUzlzHk

    Alla prossima! 😉

  • Capitolo 9)

    Non mi riesce di recuperare neanche questo in video. 🙁

    Il capitolo è strepitoso, e ti bastano sempre così pochi caratteri per tirare fuori una storia capace di raccontare mille cose, divertire e far comunque riflettere. I personaggi, anche se appena accennati, riescono subito a rapire e incuriosire con i loro caratteri.
    Sei sempre una fonte incredibile di ispirazione, oltre che rappresentare una vera e propria spinta a migliorarsi! 😉
    Aspetto l’ultimo, e dico che nessuno di noi ne avrà mai abbastanza dei tuoi mini racconti!

  • Ciao, mannaggia, non farmici pensare!!! Credo che in molte città italiane – compresa la mia – appena scavi un po’ incappi in qualche reperto archeologico, ma mai variegato come a Roma!!! Quindi non mi stupirei se il fatto raccontato fosse successo davvero, l’unica cosa che mi chiedo è: come hanno fatto la zietta e il cane a calarsi nel buco senza rompersi le ossa?
    Ho votato a caso, perché stavolta non sapevo davvero cosa scegliere!!! Al prossimo ultimo racconto, almeno per ora.

    • …A Roma sucede, sicuro!
      Qualche anno fa un ottantenne fu inghiottito mentre passeggiava per strada. È semplice, il terreno tufaceo cede progressivamente, i detriti vanno a colmare parzialmente i vuoti sottostanti creando delle vere e proprie “rampe” di materiale inerte, incoerente e scivoloso. Poi quando la volta cede si scivola giù e il più delle volte non ci si fa male. ( Hai presente Indiana Jones?). Nel nostro caso il tunnel metropolitana Mussolini esiste davvero, attraversa un quartiere intero, e passa sotto le case di almeno centomila persone!
      I vigili del fuoco lo sanno e come hai visto riescono a scherzarci su!
      Grazie, a presto!??

  • Ti avevo perso di vista dopo i primi due capitoli. Oggi ho riletto tutto da capo. Che dire?
    Tutte piccole perle a formare una collana; per ognuna una riflessione sul genere umano, su noi stessi. Amare, malinconiche, ciniche surreali ma, sempre sorprendenti. Bravo. A presto fenderman.

    • Grazie Anna, lieto di averti divertita.
      Anche io come te cerco di inserire sempre una nota di analisi “sociologica” e di costume. In fondo si scrive per dire qualcosa, non solo per raccontare storielle.
      Riuscirci e un altro paio di maniche e il tuo parere mi conforta. Dunque grazie ancora!
      Ciaooo??

  • Ciao, Fenderman.
    Intanto, grazie per aver preso spunto e per avere trasformato la mia proposta in un episodio godibile e ben tratteggiato. È divertente (e anche istruttivo) vedere come ci si danni tanto per far fronte a problemi che, come ci hai mostrato, non esistono: a momenti si lascia morire la zia per preservare un segreto che non necessita di segretezza.
    Io anche sarei preoccupata al posto della moglie 😉
    Per la prossima storia voto: una storia che parli di fantasmi, in qualsiasi accezione tu possa intenderli. 🙂

    Alla prossima!
    p.s. i complimenti sono, ovviamente, sottintesi, altrimenti divento monotona. 🙂

    • Ciao, questo raccontino mi sono molto divertito a scriverlo. L’ho immaginato come un piccolo film in bianco-nero del muto, coi passi accelerati, assurdo e verosimile, perché siamo immersi in un mondo di piccole pazzie e irragionevoli comportamenti. L’importante è che finisca bene!?
      ?? ciaooo.

  • Capitolo 8)

    Ciao Fenderman!

    Altro capitolo super divertente, ma anche capace di far riflettere. Il personaggio risulta subito simpatico. I tripponi mentali a me risultano sempre simpaticissimi.
    Tutto fila liscio, anche se qualche spazio temo ti abbia fregato durante l’impaginazione. In un passaggio, poi, credo possa essere complicato intuire se si stia continuando con il dialogo oppure la narrazione, ma proseguendo con la lettura tutto diventa chiaro. 😉
    Piccolezze, ovviamente, che non tolgono niente alla qualità del testo!

    Aspetto il prossimo!

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/wYeHXUQbDe8
    Ciao!

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