Piovaschi

Dove eravamo rimasti?

La prossima storia sarà: "La carina, la bella, l'amabile". E poi? Continuare i racconti brevi a "briglia sciolta". (57%)

Tema dei lettori n.6: “La carina, la bella e l’amabile”

Su tutto l’Appennino, è noto, ci sono, sparsi, una quantità di piccoli borghi, fatti di case accozzate ad antiche abbazie benedettine che attragono schiere di turisti-pellegrini.
D’estate è una vera pacchia: da tutta Italia pullman coloratissimi soffiano affannati sulle curve in salita per scaricare frotte di nonnetti in ferie a spese del comune. Aria buona, ombra e religione: cosa desiderare di più?
— Te lo dico io che ci manca… — diceva Eva, la “carina” perché era graziosa e falsa come oro di rame — Spero sempre di incontrare l’anima gemella, e invece…
— Sì, come no, uno che ti ingrassa la serratura bloccata da trent’anni — scherzava Silvana (Silvi), detta la “bella” per la cura che metteva nel vestire e nel truccarsi anche a ottanta anni; e giù grasse risate…
— Però ha ragione — incalzava una terza, Guendalina (Gil), detta l'”amabile” per la cortesia piemontese, che lei che era di Ariccia sapeva ben esprimere — …manca il meglio.
Il trio partì da Roma Tiburtina alle sette del mattino, per quattro ore di viaggio e una sola sosta per cappuccino e pipì in autogrill, così che l’arrivo fu una liberazione, anche se a far casino sul pullman come ragazzette in libera uscita si erano divertite tanto.
— Ogni anno sempre più donne e meno maschietti — diceva una.
— Muoiono come le mosche — diceva l’altra.
— Qui sono tutte reversibili — diceva la terza alludendo alla pensione.
— Ci sarà quel cameriere carino dell’anno scorso?
— Non credo, sarà scappato in Senegal.
— E perché in Senegal?
— Perché è lontano, ovvio! Ha, ha, ha!

La prima sera si consumò rapidamente. Dopo il viaggio e la passeggiata pomeridiana alla scoperta del borgo, i nuovi ospiti che erano molto stanchi si ritirarono nelle rispettive camere, tutte doppie, tranne quella di Gil che volle e ottenne una singola.
A notte fonda capitò proprio a lei di essere svegliata da un botto e da un odore acre di bruciaticcio. La poverina, spaventata, provò ad accendere la luce, ma non funzionava: era al buio. Aprì le tende, e poi la porta per riuscire a vedere qualcosa.
La corrente nella sua stanza era saltata.
Andò al telefono e chiamò il portiere di notte.
— È un corto nella plafoniera, colpa della lampadina — disse quello dopo una rapida ispezione.

Poco dopo era lì che armeggiava con un cacciavite arrampicato sui pioli di una instabile scaletta.
— Non dovrei… — diceva — ma per lei…
Era un bel ragazzo coi muscoli scolpiti sotto la camicia bianca ed emanava un intenso odore di maschio che Gil non ricordava neanche più.
Lei teneva in mano una torcia e lui tutto allungato svitava, svitava… era una statua di cuoio… Poi, però, barcollò, perché la scaletta non era ben salda, rischiando di cadere, e allora lei approfittò, lo abbrancò là dove arrivava sbilanciandolo ancor di più. Lui si mosse agitando le braccia come per nuotare e, insomma, i pantaloni gli vennero giù, lasciandolo in mutande e facendolo inciampare, così che senza proferire parola, (un portiere di notte fa del silenzio la sua religione!),  cadde sul letto; nulla di grave, salvo che sbatté la testa sulla spalliera e perse i sensi.
— Oddio, e mo? — pensò Gil, e temendo di averla fatta grossa andò a bussare alla camera di Eva e Silvi.
In breve le tre amiche si ritrovarono a contemplare quel roccioso quarto di bue steso sul letto.
Erano perplesse, spaventate, ma poi furono assalite e travolte da un’idea.
— Ce lo dividiamo — disse Eva — un po’ per uno. Ho io il sonnifero per farlo dormire fino a domattina. Dai, che ce lo coccoliamo bello-bello.
— Io ci sto, e se si sveglia meglio! — disse Silvi.
Detto fatto, riattivata la corrente, e accesa l’abatjour, fecero la conta.
‘Ponte ponente ponte pì
Tappe tapperugia…’
Gil la vinse. Le altre due a malincuore, uscirono da brave in punta di piedi, e andarono, Silvi a improfumarsi, ed Eva a presidiare la reception.
Gil si stese accanto al ragazzo, posò la testa sul suo petto, ne aspirò il profumo, gli carezzò il viso; e stette così, cullata dal respiro quieto di lui. Poi gli tagliò una ciocca di capelli per ricordo, gli propinò il sonnifero sublinguale, chiamò Silvi, e andò a rimpiazzare Eva.
Silvi organizzò una recita solitaria. Lei era la Loren di “Ieri Oggi e Domani” e lui era Mastroianni che dal letto la guardava imbambolato mentre si spogliava.
Quando fu nuda le venne da ridere, gli soffiò un bacio, e cedette il posto a Eva.
Eva, sedette accanto a lui, gli prese la mano, e come in intima confessione gli recitò le sue poesie, ingenue rime d’amore scritte per sé e per nessuno.

All’alba, le tre ragazze erano insieme a raccontarsi bugie su tutto quello che (non) avevano fatto con lui; lui che avevano lasciato lì sul letto. Al risveglio un biglietto sul comodino gli avrebbe schiarito le idee: “Riposa tranquillo, non dirò nulla, nemmeno che sei entrato in camera mia in piena notte, con la scusa di cambiare una lampadina. Riposati… sogni d’oro.”
Alle otto lui era già smontato, e il pullman pronto per la prima escursione.
“…quel mazzolin di fiori...”
La vacanza non poteva iniziare meglio!

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88 Commenti

  • Vecchiette biricchine!
    Povero portiere, chissà che risveglio! Il non sapere e immaginare quel che (non) è successo è un dramma, soprattutto sapendo (questo sì) chi occupa la stanza… ?
    Hai terminato in bellezza la raccolta, con un sorriso (che ce n’è di bisogno) e mi aspetto, conoscendoti, di ritrovarti presto con una nuova storia.
    Benissimo, come sempre.

    Alla prossima!

  • Capitolo 10)

    Che chiusura, signori!
    Capitolo capace di trasformare letteralmente l’opinione e l’immaginazione del lettore ad ogni rigo.
    Perfetto come ultimo racconto!
    Consigli non credo di averne, al massimo, da ricevere!
    Con questa serie sei riuscito a farci ridere, emozionarci, inquietarci e farci riflettere. Complimenti!
    Aspettiamo senza dubbio la prossima storia!

    Nel frattempo, trovi la lettura dell’ultimo capitolo su Youtube:

    https://youtu.be/bAPehUzlzHk

    Alla prossima! 😉

  • Capitolo 9)

    Non mi riesce di recuperare neanche questo in video. 🙁

    Il capitolo è strepitoso, e ti bastano sempre così pochi caratteri per tirare fuori una storia capace di raccontare mille cose, divertire e far comunque riflettere. I personaggi, anche se appena accennati, riescono subito a rapire e incuriosire con i loro caratteri.
    Sei sempre una fonte incredibile di ispirazione, oltre che rappresentare una vera e propria spinta a migliorarsi! 😉
    Aspetto l’ultimo, e dico che nessuno di noi ne avrà mai abbastanza dei tuoi mini racconti!

  • Ciao, mannaggia, non farmici pensare!!! Credo che in molte città italiane – compresa la mia – appena scavi un po’ incappi in qualche reperto archeologico, ma mai variegato come a Roma!!! Quindi non mi stupirei se il fatto raccontato fosse successo davvero, l’unica cosa che mi chiedo è: come hanno fatto la zietta e il cane a calarsi nel buco senza rompersi le ossa?
    Ho votato a caso, perché stavolta non sapevo davvero cosa scegliere!!! Al prossimo ultimo racconto, almeno per ora.

    • …A Roma sucede, sicuro!
      Qualche anno fa un ottantenne fu inghiottito mentre passeggiava per strada. È semplice, il terreno tufaceo cede progressivamente, i detriti vanno a colmare parzialmente i vuoti sottostanti creando delle vere e proprie “rampe” di materiale inerte, incoerente e scivoloso. Poi quando la volta cede si scivola giù e il più delle volte non ci si fa male. ( Hai presente Indiana Jones?). Nel nostro caso il tunnel metropolitana Mussolini esiste davvero, attraversa un quartiere intero, e passa sotto le case di almeno centomila persone!
      I vigili del fuoco lo sanno e come hai visto riescono a scherzarci su!
      Grazie, a presto!??

  • Ti avevo perso di vista dopo i primi due capitoli. Oggi ho riletto tutto da capo. Che dire?
    Tutte piccole perle a formare una collana; per ognuna una riflessione sul genere umano, su noi stessi. Amare, malinconiche, ciniche surreali ma, sempre sorprendenti. Bravo. A presto fenderman.

    • Grazie Anna, lieto di averti divertita.
      Anche io come te cerco di inserire sempre una nota di analisi “sociologica” e di costume. In fondo si scrive per dire qualcosa, non solo per raccontare storielle.
      Riuscirci e un altro paio di maniche e il tuo parere mi conforta. Dunque grazie ancora!
      Ciaooo??

  • Ciao, Fenderman.
    Intanto, grazie per aver preso spunto e per avere trasformato la mia proposta in un episodio godibile e ben tratteggiato. È divertente (e anche istruttivo) vedere come ci si danni tanto per far fronte a problemi che, come ci hai mostrato, non esistono: a momenti si lascia morire la zia per preservare un segreto che non necessita di segretezza.
    Io anche sarei preoccupata al posto della moglie 😉
    Per la prossima storia voto: una storia che parli di fantasmi, in qualsiasi accezione tu possa intenderli. 🙂

    Alla prossima!
    p.s. i complimenti sono, ovviamente, sottintesi, altrimenti divento monotona. 🙂

    • Ciao, questo raccontino mi sono molto divertito a scriverlo. L’ho immaginato come un piccolo film in bianco-nero del muto, coi passi accelerati, assurdo e verosimile, perché siamo immersi in un mondo di piccole pazzie e irragionevoli comportamenti. L’importante è che finisca bene!?
      ?? ciaooo.

  • Capitolo 8)

    Ciao Fenderman!

    Altro capitolo super divertente, ma anche capace di far riflettere. Il personaggio risulta subito simpatico. I tripponi mentali a me risultano sempre simpaticissimi.
    Tutto fila liscio, anche se qualche spazio temo ti abbia fregato durante l’impaginazione. In un passaggio, poi, credo possa essere complicato intuire se si stia continuando con il dialogo oppure la narrazione, ma proseguendo con la lettura tutto diventa chiaro. 😉
    Piccolezze, ovviamente, che non tolgono niente alla qualità del testo!

    Aspetto il prossimo!

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/wYeHXUQbDe8
    Ciao!

    • Ciao, ho individuato i punti di stacco nel discorsetto di Dub che non ci dovevamo essere. Grazie per averli colti!
      (E grazie per averli letto?)
      Appuntamento forse già a domani per il prossimo.?
      Grazie ancora, ciao! …(6×8?)?

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