Piovaschi

Dove eravamo rimasti?

La prossima storia L'ossessione di Luli ( una storia vera). (80%)

L’ossessione di Luli

Lo sportello di un’auto quando si apre di solito sporge per novanta centimetri in quelle a quattro porte, e di circa centodieci nelle dueporte.
Ora, considerando che tali spazi in parcheggio a spina o a pettine sono rari, difficili da trovare… la vita di Luli, e tanti come lei, era e resta un vero inferno.
Fin da piccola dal padre ciabattino, abituato a contendere alla sfiga quotidiana uno spazio vitale per sé e la sua famiglia, era stata indotta, direi ammaestrata, a considerare “dono” ogni cosa, anche se pagata a caro prezzo. Il “dono” che fosse un abito, una vacanza, o una macchina per andare a spasso, meritava sommo rispetto, andava incensato ogni giorno, e se necessario difeso a costo di combattere una guerra.
Una volta un bambino prepotente e povero, uno di quelli che le cose o le sognano o le rubano, le aveva sottratto un piccolo giocattolo. Lei era andata a piangere da mamma, e il giorno dopo, istigata dalla famiglia, aveva recuperato la “refurtiva” e quasi staccato un orecchio al ladro maleducato.
Erano passati cinquant’anni e più da quei giorni, e la famiglia era tutta sotterrata. Luli adesso aveva un passato e un figlio, Tonino, nato da un matrimonio sfortunato.
Il suo uomo, un gran pezzo d’uomo, s’era fatto trovare a letto con un pompiere; forse, capito con chi s’era sposato l’aveva fatto apposta, e da allora, salutata la compagnia, viveva felice e contento di averla scampata. Viveva una vita nuova; lontano, chissà dove.
Chi era rimasto era Tonino, quel unico nato dalla improbabile coppia, che di suo padre aveva la faccia e di sua madre non aveva nulla tranne un particolare: la passione per le auto, o meglio, lui per le auto, lei la stessa di sempre: quella per le cose.
Abitavano in un comprensorio privato, una serie di palazzine in un lotto a forma di “effe” dove di solito si poteva lasciare tranquillamente la macchina a pochi passi da casa.
A Luli però non bastava; e allora con lo studio dei movimenti dei vicini, l’applicazione e il tempo arrivò a permettersi di parcheggiare sempre e comunque la sua Seicento esattamente sotto la verticale del balcone; con in più la magia di avere accanto la Mini Cooper di suo figlio, e appresso a quella un muro, così che il rischio di essere sportellati era ridotto a nulla.
Luli ormai d’abitudine da quando era in pensione passava ogni momento libero affacciata a controllare questo e quello, chi entrava e chi usciva. Ogni volta che un qualsiasi veicolo, un bambino, un essere vivente si avvicinava alla utilitaria blu metallizzato, era un allarme, ed era un tuffo al cuore. Se la poveretta sospettava un pur minimo contatto subito scendeva, girava tre, quattro volte intorno all’auto, la studiava, valutava il potenziale rischio al momento presente… e se era tutto a posto passava alla Mini, stessa routine, stessa tensione.
Risalita in casa, ogni volta si chiedeva se le fosse sfuggito qualcosa e così, spesso riscendeva. Temendo però che qualcuno spiasse la sua pazzia, apriva lo sportello, fingeva un chissà che, e poi se ne tornava a casa, forse, forse soddisfatta.
Insomma Luli e il figlio fiancheggiatore si erano costruiti una implacabile routine, un vero e proprio “sistema” che consentiva loro di parcheggiare sempre e comunque come detto.
Anche il sole d’estate non aveva chance. Le due auto erano infarcite di schermi para qui e para là che garantivano plastiche e sedili da sovratemperature e temibili crepe mortali.
Tutto quel daffare era tanto consueto e puntuale che qualche condomino s’era adeguato fino a sentire il dovere di collaborare con ‘Luli&son’, se lo schema, a causa di questo o quello, rischiava di saltare.
Quando Tonino, il venerdì o il sabato sera usciva con la sua Mini dopo averla rigirata e rigirata, smontata e rimontata in certi particolari, o almeno lavata e lucidata, Luli, (amore di mamma) si sacrificava, con la Seicento ne occupava il posto, per cederlo di nuovo, al suo rientro.
Questo bell’andazzo quotidiano fatto di situazioni stabilmente puntellate da ben collaudati presidi anticasualità e antisfiga, si infranse un giorno contro un iceberg di acciaio Iveco, che per caricare mobili e frattaglie varie da un appartamento si piazzò avete capito dove.
Luli trasalì, la Seicento era bloccata e la Mini pure, il nemico era stabilmente in campo.
Scese in strada e restò lì per ore a controllare gli sfioramenti e la polvere. Provò anche, ostinatamente a dirigere il traffico dei facchini, ma rimediò solo false rassicurazioni, sorrisetti ironici, e qualche malcelato vaffa.
Poi fu il dramma: una scala di alluminio scivolò dal camion e andò a sfondare il lunotto della seicento.
Luli si accasciò; il mondo era finito.

Quando tornò in sé, volle una cosa sola: liberarsi di quella macchina, perché era stata violata; era un sogno infranto, un fallimento, la negazione di un dogma. Era un nervo leso, sicuro portatore di lunghe, dolorose notti insonni.

A volte nella nostra testa un che di insano si accomoda senza essere stato invitato, senza chiedere permesso. Chissà cos’è.

La prossima storia

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76 Commenti

  • Capitolo 8)

    Ciao Fenderman!

    Altro capitolo super divertente, ma anche capace di far riflettere. Il personaggio risulta subito simpatico. I tripponi mentali a me risultano sempre simpaticissimi.
    Tutto fila liscio, anche se qualche spazio temo ti abbia fregato durante l’impaginazione. In un passaggio, poi, credo possa essere complicato intuire se si stia continuando con il dialogo oppure la narrazione, ma proseguendo con la lettura tutto diventa chiaro. 😉
    Piccolezze, ovviamente, che non tolgono niente alla qualità del testo!

    Aspetto il prossimo!

    Trovi la lettura sempre su Youtube:
    https://youtu.be/wYeHXUQbDe8
    Ciao!

    • Ciao, ho individuato i punti di stacco nel discorsetto di Dub che non ci dovevamo essere. Grazie per averli colti!
      (E grazie per averli letto😃)
      Appuntamento forse già a domani per il prossimo.👀
      Grazie ancora, ciao! …(6×8?)🙋

  • Ciao_bella la cosa delle ciambelle, mi tenta moltissimo!
    Intanto sto lavorando, anzi già fatto, su un tuo precedente spunto: “Un tesoro nascosto al centro di Roma, un giorno di pioggia e un poliziotto sfortunato. ” così mediato: “ Un tesoro sotto il suolo di Roma, in un giorno di tanta acqua, e uno che si improvvisa poliziotto e…
    Se vince l’opzione del “il buco” potrai leggerlo a breve!
    Grazie, per fortuna una ciambella più una ciambella fa due ciambelle: almeno questo!😁,
    🙋🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Fare di uno spunto un racconto e, per giunta, ben riuscito è una grande abilità e segno di un’infinità fantasia a cui attingere.
    Ti propongo un altro spunto: due ciambelle finiscono a casa di un matto.
    So che, se decidessi di scegliere quest’idea, ne ricaveresti qualcosa di bello, perciò, vediamo che succede.
    Bravo, sempre.
    Alla prossima!

    • Ciao_bella la cosa delle ciambelle, mi tenta moltissimo!
      Intanto sto lavorando, anzi già fatto, su un tuo precedente spunto: “Un tesoro nascosto al centro di Roma, un giorno di pioggia e un poliziotto sfortunato. ” così mediato: “ Un tesoro sotto il suolo di Roma, in un giorno di tanta acqua, e uno che si improvvisa poliziotto e…
      Se vince l’opzione del “il buco” potrai leggerlo a breve!
      Grazie, per fortuna una ciambella più una ciambella fa due ciambelle: almeno questo!😁,
      🙋🌻

  • Ciao, uau, un caos magnifico!!! Adoro quando le carte vengono rimescolate e i punti di vista cozzando contro le certezze granitiche, ma solo nella finzione, altrimenti sarebbe davvero il caos più totale!!!
    Ah, cos’è un orolgio?
    Ho votato per il buco, le tre donne mi sembravano troppo positive per creare il caos!!! Alla prossima.

    • Ah, Isabella, meno male che ci sei!
      Orolgio dopo che l’ho scritto l’avrò letto seimila volte!😬
      E poi anche qui: “…farsi i* mille milioni…” manca una “enne”
      Il virus refusicus è quasi imbattibile. Anche lui, parte del caos, sa nascondersi, e sa come vincere.
      Grazie ancora, ciaooo🌻🙋

  • Capitolo 7)

    Immaginavo saresti riuscito a tirare fuori qualcosa di bello. Sempre originale e brillante.
    Il tono che sei in grado di utilizzare per plasmare le tue storie, bisogna ammetterlo, ricorda i classici e gli autori del 900′. Mi sono sentito trascinato in un’epoca differente, sia per il tono dei personaggi che per le loro caratteristiche. Leggerti è sempre un bel viaggio.
    Voto per 1+1 =11

    Alla prossima!
    Buona scrittura!

  • Ciao, eh sì, alla fin fine tutto gira intorno all’amore, soprattutto se finito così bruscamente!!! Un assaggio e via, ti tormenta per una vita intera. Alla fine, però, ha avuto il potere di “riunire” i due amici!!!
    Ho votato per 1+1= 11, non potevo far altro visto che l’ho suggerito io!!! Alla prossima.

  • esistono vecchi rancori, che tengono lontani. Pensieri celati nella testardaggine di chi li vuol far passare per ricordi o convinzioni, basterebbe parlarne e tutto sarebbe più facile, ma l’essere umano è complicato e, spesso, ama struggersi in quel che è stato senza prendersi le colpe.
    Bell’episodio, Fenderman, fa riflettere e anche sperare: non è mai troppo tardi, ma non c’è sempre tempo, nella vita non si sa mai. Frasi fatte, luoghi comuni che, però, riassumono il mio pensiero e, immagino, il tuo messaggio.
    Voto 1+1=11 anche perché, preso a prestito, lo avevo già proposto come tema. 😉
    Buona giornata, qui fra un po’ piove, lì a Roma come va?

    Alla prossima!

    • Ciao, grazie.
      Orgoglio, rancore, risentimento, un bel mix di stupidità che non porta a nulla. Solo l’amore sembra bucare il tempo e venire in soccorso.
      Betty, o Beatrice sono sempre lì a ricordarci che si può essere migliori, e “amare” e basta.
      A Roma piovaschi 😁 (forse) ma io non ci credo!😕
      Buona giornata, ciaooo. 🙋🌻

  • Capitolo 6)

    Questo squisito passaggio alla fantascienza è meraviglioso, divertente e intrigante. Nonché con un sostanziale colpo di scena finale che strappa al lettore un grande sorriso. Ci sono i giochi di parole, sempre belli, e una narrazione che avvolge il lettore. Ottimo esempio di come saltare tra un genere e l’altro. Lo dico sempre, hai molto da insegnare! 🙂

    Può essere solo una mia impressione, ma il nome “Sabrina” mi ricorda la ragazza che stava con Giorgio Mastrota nella pubblicità dei materassi?

    Aspettiamo il prossimo, anche se questa volta punto su una tua visione. 🙂

    • Ciao Giuseppe, non so di Mastrota ma forse deve aver inciso nel mio subconscio perché Sabrina mi è venuto subito, di getto, e nessun altro nome mi poteva sembrare più giusto!😎,
      La digressione nella fantascienza un po’ cialtrona, quasi da avanspettacolo, mi diletta e non poco (ricordi Marte chiama Roma?). Sono dell’opinione che si deve guardare alla scienza con interesse e rispetto, e alle semplificazioni della scienza con diffidenza e distacco.
      (D’acordo!?)
      Grazie ancora, ciaooo🙋

  • Ciao, Fenderman.
    Sto attendendo mio marito nella sala d’attesa di uno studio medico, fa caldo… quel caldo appiccicoso che ti fa venire voglia di buttarti sotto una doccia fredda! E questo episodio non ha fatto che aumentare la sensazione di disagio, perché è ben raccontata, naturalmente.
    Sai che fino all’ultimo non ho collegato Vannah e Marchi 😂 davvero divertente, piccola pennellata da maestro. O tu sei bravo o io sono stordita e non ho colto, direi entrambe le cose.
    Voto 1+1 = 11. Prendendo in prestito il suggerimento di Isabella.

    Alla prossima!

  • Ciao, Vannah e Marchi sono sempre una garanzia!! Bellissima l’immagine del cinghiale che si gratta il groppone sulla schiena del malcapitato… o forse dovrei dire del ben-capitato? Vista la reazione credo che la soluzione sia la seconda!!!
    Ho votato per suggerire il tema!!! Visto il brutto vizio della gente di pretendere di sapere cosa pensano gli altri, ti propongo anche un titolo: 1+1=11. Alla prossima.

  • Scegli tu.
    Ho appena finito di leggere i due ultimi episodi, come al solito piacevoli e sorprendenti.
    Comprendo la suorina in crisi di fede che sceglie la via del libero arbitrio ma, mai il povero giornalista, che ha perso il senso della misura. Mi ha fatto pensare a quelli, che oggi, alla ricerca di sensazioni forti ed emozioni folli, si trastullano con esperienze estreme, a rischio della stessa vita.
    Alla prossima Fenderman.

  • Voto il tema n.1

    Ciao! Questa volta ti sei superato! Non è la prima volta che sento parlare di piacere e dolore come fossero la stessa cosa, cosa di cui di solito non sono molto d’accordo, ma qui ha funzionato alla grande 😀
    L’addetto è stato un molto scemo ad azionare un macchinario sperimentale a livelli mai sperimentati: per sua fortuna, in realtà il tizio ha gradito.
    E Vannah (di) Marchi vince 😉

    Ciao 🙂

  • Ciao, davvero satanella sta suoretta, scusa, ex suoretta!! Ma… come mai sta predilezione per i draghi? È solo la suoretta che li identifica con il peccato, o sotto sotto ti piacciono come spunti letterari?
    Ho votato per… ops, questa volta niente scelta. Sono davvero curiosa di vedere cosa succederà la prossima volta!!! Evviva, il caldo è finito!!!

    • Ciao Isabella, i draghi non abitano i miei mondi, ma certamente nella iconografia cristiana spesso identificano il maligno. Ecco l’interesse della suorina che come fece Santa Margherita vorrebbe aprirgli la pancia dopo essere stata inghiottita…😈
      Grazie per il commento! Alla prossima.🌻🙋

  • Capitolo 5)

    Una suora decisamente curiosa. Ma il regalo poi, è riuscita a farlo? 😀
    M piace come hai organizzato la narrazione, ti segnalo giusto questo, perché non mi tornava tantissimo:

    ” non usa nella comunità,” all’inizio della vicenda.

    Lettura divertente e intrigante sino alla fine.
    Non si può votare, quindi mi affido completamente alla tua straordinaria creatività.
    Aspetto il prossimo!

    Ciao Fenderman!

  • Ciao, Fenderman.
    Come va con il caldo? Qui ancora non molla, anche se un pochino ha rinfrescato…
    Hai capito la suorina? Sicuramente ha grande piglio, e lui, il malfattore, non è poi così malfattore o le avrebbe torto il collo con una mano pur di farsi dare tutti i soldi. Sempre un piacere leggerti. Il cavaliere non era mascherato, ma va bene uguale, mi è piaciuto molto. 😉
    Per il prossimo episodio non posso votare, ma posso proporre:
    Un tesoro nascosto al centro di Roma, un giorno di pioggia e un poliziotto sfortunato.
    Spero che anche gli altri propongano qualcosa, tanto per rifarsi su questo sito ballerino che ogni tanto fa i capricci.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica grazie.
      Il nostro bandito ci ha provato e gli è andata bene, sapeva che lo aspettavano al varco e trentamila gli bastavano, non aveva interesse a esagerare. In quanto al mascheramento credevo che l’abito da suora fosse sufficiente😬
      Grazie, del nuovo suggerimento, è interessante, ne terrò sicuramente conto!
      Ciaooo🙋🌻

  • Ciao! È un problema mio o sono saltate le votazioni?

    La storia è fantasmagorica 😀 Ben costruita e non mi sembra di aver visto errori. Ormai a te restano solo i complimenti da fare 🙂

    La nostra “sorella” non mi sembra tanto pentita del suo peccato. Però è una tipa tosta con un galeotto, non c’è che dire 🙂

    Ciao 🙂

  • Capitolo 4)

    Leggendo i commenti sotto, ho scoperto che ti sei “commosso” scrivendo questa parte. Beh, credo proprio che quel sentimento sia riuscito a sgorgare fuori dalla narrazione, dritta ai lettori. Una delle “regole” della scrittura è proprio provare in prima persona quei sentimenti che vorremmo il lettore intercettasse. Lo scrittore deve provare rabbia, amore, tristezza per quel che sta narrando, solo così può essere sicuro di aver raggiunto il suo scopo. Di aver lasciato qualcosa.
    Anche in questo capitolo hai dimostrato grande carattere e capacità, rendendo chiaro che non siano necessari libri per raccontare una vera e propria emozione. Al lettore il compito di immaginare le vite di questi personaggi, gli intrecci amorosi e la profonda perdita. Davvero bello. 🙂

    Mi accodo all’idea di Kez, perché la trovo piuttosto spassosa!
    Aspetto il prossimo.

    Ciao Fenderman!

    • Ciao Giuseppe, ti dirò una cosa che un poco spiga la mia tante volte sottolineata prolificità. Quando inizio a scrivere una storia mi servono due parole… poi succede che mi sento come trascinare dentro, e tutto (revisioni indispensabili a parte) viene giù da sé, e il mio coinvolgimento emotivo è massimo. Non scrivo mai nulla, non riuscirei, che non mi coinvolga emotivamente, sia che faccia sorridere o come in questo caso, sinceramente commuovere. È il bello di questo “mestiere” che siamo chiamati a svolgere per diletto, per mero piacere, senza calcolo, senza interessi secondari (almeno per me). Dunque tutto è facile, ed è vero, quando viene da dentro, bello o brutto che sia.
      Grazie per l’apprezzamento, a presto. Ciao🙋

    • Ciao Isabella. Un tema affascinante per me da sempre quello di una realtà osservata e raccontata da occhi diversi. Ogni volta muta forma e colore e alla fine confonde tanto che spesso non si riesce a ricostruirla del tutto.
      Vedo che il cavaliere miete consensi… Bene, vedremo😃
      Grazie e a presto.🙋🌻

  • “Guardo fuori, alle colline, al bosco di lecci chiacchieroni, quelli mai quieti, che d’abitudine stanno lì a commentare le notizie che porta il vento”. Caro Fenderman, con una frase così che vuoi che ti dica?
    Bellissimo episodio, non ho capito nulla finché la parola è passata a lei. Bello, bello davvero. Riesci sempre a meravigliare. Mi è piaciuto davvero tanto, si è capito?
    Per il quinto episodio, indovina un po’, scelgo il cavaliere che sventa la rapina e si tiene il malloppo 😉
    sono contenta che il mio suggerimento abbia trovato un posticino nella tua fantasia.

    Alla prossima!

  • Tema 3!

    Ciao! Questa storia è poetica e mi ha fatto scendere una lacrimuccia 🙂
    Bella l’idea di spezzare chi scrive con un tipo di carattere diverso e di iniziare ogni racconto con “caro diario” in modo da far capire subito al lettore che era cambiato il narratore.

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Qualcuno una volta mi disse: non legarti alle cose, perché le cose ti legano. E aveva ragione da vendere. Molti si affezionano alle cose, perché non hanno modo di affezionarsi ad altro, sono persone sole, con carenze affettive enormi. Povera Luli, e povero il suo figliolo, non devono aver fatto una bella vita, sempre allerta a guardar le auto…
    C’è un refusino nella frase: “quel unico nato dalla improbabile coppia” ma è poca cosa.
    Nel prossimo episodio vorrei leggere di un cavaliere mascherato che sventa una rapina, ma si tiene il malloppo. 😉

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      Refusino bello tosto, complimenti!
      In quanto a Luli… è una di noi che si è spinta un po’ più in là, esagera e non lo sa, in questo è da compiangere anche se viene voglia di ridere di lei e della sua mania.
      Grazie del commento, a presto per un’altra storia. Ciao.🌻🙋

  • Ciao, quanto odio le rigature delle portiere, mannaggia a loro!!! Odio soprattutto le donne con quelle borse/valigia che nel più completo disinteresse, martorizzano le auto altrui, maledette, state più attente!!! Ma detto questo, non ne faccio un dramma. Accidenti a loro!!!
    Ho votato per Diari, nascondono sempre dei segreti succulenti!!! Alla prossima.

    • Ciao Isabella. Quante storie e film scritte e girati sul mondo delle auto. In realtà sono vere escursioni nella psiche da quando la “macchina” è diventata una estensione di noi stessi, una proiezione nel mondo esterno, da ostentare e da difendere!
      Grazie del commento, a presto! 🙋🌻

  • Capitolo 3)

    Quante ossessioni e ricordi ai portato alla mia mente!
    Di gente così attaccata alle cose se ne conosce tanta, ma trovo che la tecnica scelta per narrare i vari passaggi riesca ad essere al contempo riflessiva e divertente. Le tue grandi capacità, proprio come in questo episodio, vengono fuori con una forza incredibile.
    Ho sorriso dall’inizio alla fine, ma la riflessione che hai caricato per tutto il capitolo è un pensiero che mi porterò dietro per un po’, e sono convinto sarà lo stesso anche per gli altri lettori.
    Mi sarebbe piaciuto un mondo leggerlo su The Incipit, però con l’impostazione di voce degli Svizzeri di Aldo, Giovanni e Giacomo sul “Signor Rezzonico”.

    La signora poteva restare offesa.

    Grande Fenderman!
    Aspetto il prossimo.

    Come tema scelgo: incontrare un compagno di classe dopo anni!

    • Ciao G.G.P.
      La gente comune è fonte inesauribile di ispirazione e più è “difettosa” più fa ridere. Il difficile è mantenere un sano cordone di sicurezza serio, di riflessione, che ci ricordi che siamo, tutti, egualmente “gente comune” e che quindi c’è poco da scherzare!😁
      Grazie, buon fine settimana.🙋

  • Ciao Fenderman!
    Sei ritornato ai confini della realtà, serie per cui ho sempre avuto un debole per come mi lasciava a bocca aperta. Mi inquieta la somiglianza di cui si dice nel finale, ma si parla di un amore che non si estingue e cerca una ricompensa per come si è interrotto bruscamente. Sempre piacevole, aspetto una storia a piacere tuo, anche se vedo che è in chiaro svantaggio.
    Ciao!

    • Ciao Minollo, grazie prima di tutto.
      I racconti di fantasmi sono spesso storie d’amore.
      Sembra che l’amore sia in molti casi capace di beffare la morte e sopravvivere, anzi “vivere” davvero. Forse perché è, in fondo, una pietra angolare della vita.
      Credo che ne scriverò ancora, sono un romanticone.
      (Sono pieno di difetti.)
      Appuntamento a presto, ciao!🙋

  • Capitolo 2)

    Hai utilizzando un simpatico stratagemma per condurci all’interno di un “piccolo brivido”. Trovo che riesca a funzionare perfettamente, trasmettendo al lettore la giusta sensazione di pericolo e curiosità, di quelle che ti spingono a proseguire nel racconto.
    Sulla parte analizzata da Keziarica, io ti dirò di averla letta più nella chiave horror, ovvero una specie di vera e propria illusione di cui sono vittime i protagonisti, a tal punto da raccontarsi l’accaduto.
    Stessa storia, chiavi di lettura differenti in basi alle “esigenze” del lettore 🙂
    Aspetto la prossima, e punto sulla storia vera!

    A presto!

  • Ciao, Fenderman.
    Un altro “quasi” horror, con possessioni, amore e gola. Mi hai messo i brividi, e non è cosa facile 😉
    Mi è piaciuta questa storia, tutta una vita (quella dei trapassati) raccontata in poche righe, e anche questa non è cosa facile 🙂
    Solo una cosa, che è un mio pensiero e, magari, non c’entra nulla: ” E no, caro. Eravamo, anzi io ero qui che curiosavo, tu ti sei avvicinato alle mie spalle e mi hai detto: “Guarda nella scatola rossa”. Poi mi hai toccato il collo con le mani… A proposito, come mai erano così fredde? Lo sai che ho avuto un brivido? …e sei scappato di là.” in questa frase lei racconta a lui quel che è successo, è vero che a toccarla non era il marito, ma lei, in teoria, non lo sa, quindi, sta spiegando un accadimento a chi dovrebbe esserne già al corrente. Non so come spiegarlo meglio, sono nozioni che arrivano da tutte le cose che seguo sulla scrittura, forse avresti potuto rendere la stessa cosa facendo fare ai personaggi altro, tipo: lei che prende le mani di lui e si accorge che non sono fredde come quando l’ha (secondo lei) toccata prima o una cosa del genere. Scusa, ma mi pareva giusto parlartene. 🙂
    Voto la storia vera e ti saluto.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica,
      Grazie per il commento, (questo sono i commenti che mi piacciono di più) e, ti dirò: è vero quel che dici però io lo spiego così:
      la chiave è in quel che dicono prima:
      — Ah certo, però sei tu che hai voluto vedere le foto.
      — Io? No, sei tu che mi hai chiamato.
      — E no, caro. Eravamo, anzi io ero qui…
      L’uomo nega di aver voluto vedere le foto e invece lei con, immagino, una buona dose di ironia perché crede davvero allo scherzo, puntualizza l’accaduto (magari ‘punzecchiandolo” col dito indice sul petto) e continua di fatto il gioco cominciato da lui. Insomma lei non racconta al marito quello che è successo, semplicemente, giocando, in sintesi dice: “Non ci provare, ho ragione io, lo sai benissimo!”
      Per scrivere bene una cosa così serviva troppo spazio oppure dovevo tagliarla, e non era il caso.
      Comunque ti ripeto grazie, farò tesoro di quello che mi hai scritto. Grazie! Buon ferragosto e buone ferie🙋🌻

  • Ciao, mi piacciono le storie di “fantasmi”, mi hanno sempre affascinata!! Non so se crederci o meno, ma non mi sento nemmeno di escludere la loro esistenza a priori!!!
    Ho votato per la storia vera, sono curiosa di conoscerla, mi sembra che sia la seconda volta che la proponi!!! Alla prossima.

  • Ciao Fenderman!
    Sono un po’ entra e esci negli ultimi mesi, cerco di ritrovare tempo e stabilità per riprendere; e mi aggancio alla tua nuova storia. Ritrovo i dialoghi, il tuo piacere di dare soprannomi a tutti, il vernacolo lievissimo e le discussioni in famiglia (famiglia magari in senso lato). E ritrovo il mistero del rapporto uomo/donna, il topos per eccellenza nelle tue pagine, almeno questo mi hai sempre trasmesso con le tue storie.
    Inizio ben piacevole, voto per scegli tu, me fido.
    Ciao stammi bene!

    • Ciao, perdonato🙏
      Vedo che Ferragosto vi da la carica, bene!
      In quanto a me stasera o domani esce il secondo raccontino, parecchio diverso dal solito.
      Il rapporto uomo-donna e quello tra famigliari sono un esca irresistibile per me che amo il teatro e la commedia.
      L’importante è parlare, dire cose, la parola è spettacolo, gli effetti speciali non sono il mio forte.
      Ultima cosa: i soprannomi, da noi tutti o quasi ne hanno uno, sono un escamotage per individuare un personaggio senza doversi ogni volta arrampicare sugli specchi per inserire nome e/o cognome, e poi un soprannome di qualcuno può dire attività, interessi, pregi e difetti fisici o caratteriali e tante altre cose tutte con una sola parola. Come non approfittarne?😜
      Ciao, grazie!🙋

  • Arieccote! come direbbe il vecchietto di cui sopra, magari scritto giusto, che io con il romanesco non è che ci so proprio fare.
    Bentornato, comunque, con questa nuova storia. Non so perché, ma mi ricorda qualcosa… boh!
    IL titolo mi ha subito portato a sognare le prime giornate buie di autunno, me le sogno proprio e mi aspettavo di sentire almeno qualche goccia picchiare sul davanzale, spero arrivino (anche quelle vere, di gocce) con il prossimo episodio. Io, guarda te, voto per il post mortem, chissà che qualche anima inquieta non faccia capoccella, come dici tu.
    Ti segnalo un “telo” tutto intero nella frase: E se telo dico io, che è cosa di pochissimo conto, ma già che c’ero.

    Alla prossima e complimenti per questo nuovo inizio, che fa il suo lavoro. 🙂

  • Bentrovato con la nuova storia. Allora, io sono figlia di un romano verace, quindi non posso che apprezzare il dialetto 😀 Mi piace anche il modo in cui apostrofi i personaggi, in particolare la splendida, la fulgida, la luminosa, insomma lei. Molto scorrevole, simpatico, viene voglia di leggere il capitolo successivo. Quanto alla scelta, io direi che puoi scegliere tu l’episodio, mi fido 🙂 Bravo.

  • Capitolo 1)

    Non c’è niente da fare, quando ti prende bene non ti ferma nessuno!
    Ho riconosciuto sulle prime battute la storia, e subito sono entrato in atmosfera. Lo stile che hai adottato è frenetico, più del solito, e lo scambio di battute e così serrato quasi da far difficoltà a seguire la situazione. Mi calo molto nei tempi scelti, e ho immaginato la scena con la stessa frenesia della narrazione.
    La gente che si autoinvita è sempre così deliziosamente fastidiosa, ma Ariosto par tutto sommato divertirsi per la situazione.
    C’è, come dicevo prima, un registro differente dalla prima storia, ma che ben si sposa con il “salto” ottenuto in questo capitolo. I miei complimenti! 😉

    Vado su Post Mortem, la cosa mi diverte!

    Ottimo inizio!
    Alla prossima.
    Ciao!

    • Ciao Giuseppe, ho voluto cucire questo capitolo come fosse un atto unico teatrale, che ha un inizio e uno svolgimento ma che per finire avrebbe bisogno di un altro paio di capitoli. Per adesso lo mettiamo nel cassetto, poi si vedrà.
      Grazie per aver sottratto un po’ del tuo tempo alla vacanza e ti auguro un buon proseguimento! Ciaooo🙋

  • Ciao, uau!!! Mi è piaciuta molto la serie di epiteti con cui hai definito la coppietta scoppiata!!! È in questi momenti che viene fuori tutta la tua meravigliosa “romanità”. Perché non candidate questa vostra tipicità artistico-filosofica come patrimonio immateriale dell’Unesco?
    Ho votato per un episodio a tuo piacere, e lasciamo libera sta fantasia di galoppare!!! Alla prossima e buon weekend.

    • Ciao Isabella, volevo prendermi una pausa ma ‘sti due mi stavano troppo simpstici, e allora li ho spesi in un capitolo scritto di getto, senza pensare, immaginandomi come un ragazzino che sta lì osserva la scenetta e racconta. Insomma: teatro, spontaneo e, garantisco, assolutamente plausibile da noi! Grazie, ciao!🙋🌻

  • Questa volta lascio decidere a te 🙂

    Ciao! Ho riconosciuto l’episodio incriminato e come al solito te la sei giocata bene sul “faccio capir qualcosa” e “non faccio capir niente”, lasciando allo spettatore il compito di immaginare quello che succede 🙂

    Ciao 🙂
    PS: ma non vai in vacanza?

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