Una storia divertente

Dove eravamo rimasti?

Spero di aver soddisfatto le vostre curiosità di lettori. Ma siamo al finale. Ora che succede tra i nostri personaggi? Tutto rimarrà come prima di questo pranzo. (38%)

Una storia divertente

Anche le cose belle devono finire.

Come? Non era una storia divertente?

Brutti…

Ci sta: non è nelle mie corde; ma siete arrivati al finale. Complimenti a voi!

Torniamo a quel giorno…

*

*

Nonostante avessi ben udito la chiacchierata sdolcinata dei miei compagni di sventura, frattanto che fingevo interesse per le vacue parole della madre di Tarzan, non mi resi conto che, nello sfruttare la mia mente smart – si dice così quando sai farti i fatti degli altri – indugiai un po’ troppo sul ciondolo che portava sui seni prosperosi.

«I miei occhi son qui, bello!» schioccò le dita, lei. «Anzi, lo eri… bello. Ma quel treno è passato da un pezzo. Sono felicemente sposata!» chiocciò.

«Come?» balbettai, ferito nei sentimenti, aggiungendo poi tutto d’un fiato: «Direi più che ha preso il volo: era il Botox express, per caso? Lo stesso su cui hanno assassinato la decenza?»

«Cosa?»

«Cosa?» ripetei. «Tieni d’occhio il piccolo Tarzan, prima che qualcuno lo spedisca a pedate nella vera giungla. È bello – da chi ha preso? – ma così non arriverà all’età di conoscere Jane!»

Lei spalancò la bocca per dire qualcosa, ma poi ci ripensò. Io mi voltai e tornai al tavolo. Però, quando ci vuole, ci vuole!

«Rabbia repressa?» commentò Sandro prima di succhiare una vongola via dal guscio, l’ultima del vassoio.

«Sei stato uno stronzo» infierì la Maledetta. «Anche se qualcuno dovrebbe dargliele due pedate.»

«E poi sono io lo stronzo?»

«Qualcuno deve esserlo» ribadì Sandro.

«Gli spaghetti non vi sono piaciuti, eh?»

«La fame» disse Sandro.

«La fame» ripeté la Maledetta.

«Ordiniamo il dolce? Un caffè?» domandai ridendo.

«No, per carità: potrebbero non averlo!» sghignazzò Benedetta. «Però potresti ordinare un Tiramisù al nero di seppia. Sarà sul menù?»

Vidi il cameriere drizzare le orecchie e correre in cucina, e subito lo notò anche l’intera sala, quando ruzzolò sul piccolo Tarzan, intento a strisciare come un verme sotto un altro tavolo. Per fortuna non volò niente dalle mani del cameriere – tolto il vassoio.

«È stato un bel pranzo!» commentò Sandro. «Dovremmo rifarlo. Ci scambiamo i Whatsapp? Aperitivo ad Alghero?»

«Ho il tuo numero. Non ci sentiamo proprio perché non vogliamo. Esserci incontrati qui, per caso, pensi possa far tornare le cose come prima? Non essere ridicolo!» disse Benedetta con una freddezza che ci scosse. Quello era il pensiero che nessuno di noi aveva trovato il coraggio di esternare sin da subito. Certe cose sono difficili da riparare, una volta rotte. «Perché mi guardate così?» continuò tutta imbronciata.

«Non avrei saputo dirlo meglio» risi.

«Non puoi saperlo finché non ci provi, se lo vuoi davvero.» disse Sandro.

«Non fare il bastian contrario!» lo ripresi. «Accetteresti di fare un aperitivo con noi solo per non dare ragione alla Maledetta, e giusto perché non sei stato il primo a dire questa cosa… non cambi mai.»

«Non era una frase di circostanza! È stato bello rivedere le vostre brutte facce. Non cerco di rinfilarmi in qualche modo nelle vostre patetiche vite. Ma abbiamo condiviso momenti importanti, e mi farebbe piacere, ogni tanto, sapere che state bene. Parlare un po’ dei trascorsi, riderci su, invece di spiarvi di nascosto attraverso Facebook. Tutto qui!» Sandro si alzò poi all’improvviso e andò dritto alla cassa.

«Cucciolo!» lo schernì Benedetta. «Mi sei diventato emotivo?»

Gli andammo dietro.

La signora ingobbita del pane, il nostro acerrimo nemico, ci fissò con disprezzo: «Tavolo?»

Sandro scosse il capo e indicò quello prima della catastrofe. Lei annuì, schifata: per noi o per gli eventi, chi lo sa?

Venne fuori il conto: 58, 30 Euro.

«Famo alla romana?» chiesi.

Sandro prese lo scontrino e sgranò gli occhi:

«Cazz! Ho dimenticato il portafoglio!» finse plateale disperazione, frugandosi la nuda pelle.

«Strano, non ti capita mai» bofonchiò Benedetta. «Io sono in costume. L’ho lasciato sotto l’ombrellone. Vado a prenderlo…»

Capii subito l’antifona, mi sarebbe pure toccato pagare il conto per un pranzo al quale non avrei mai voluto prendere parte. Ottimo!

«Finisce sempre così…» dissi offrendo la carta di credito. Stranamente l’accettò.

«Ma prego» dissi verso Sandro e Benedetta, non appena mi fu restituito il bancomat. «Quindi, questo aperitivo?»

Ci guardammo, titubanti.

«Eja»

«Ci sentiamo per telefono?» chiese conferma Sandro.

«Quando volete» la buttai lì. Sappiamo come vanno certe cose.

«Perfetto.» ripetemmo uno dopo l’altro.

«Aspettate!» gridò il cameriere, prima che potessimo separarci con un certo imbarazzo. Poggiò sul bancone un piatto di cacao scuro come la notte. «Il tiramisù!»

«Quello al nero di seppia?» chiese Benedetta.

«Certo. Offro io!» ci fissò con occhioni da cerbiatto… morto.

Scoppiammo in una grassa risata; poi, salutandoci con la mano, ci disperdemmo tra la calca della spiaggia. Ognuno andò per la propria strada, come accade tra certi amici che finiscono per diventare quasi estranei.

*

Qualche giorno dopo, però, il telefono squillò.

Un messaggio Whatsapp:

Sei stato aggiunto da La Carogna al gruppo: “Aperitivo degli sfigati del sesso.”

«Merda!»

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110 Commenti

  • Ciao GG!
    Arrivo con ritardo alla decima; il convivio degli amici sarcastici arriva a un quasi happy end; sto con Sandro. È vero che si è quasi estranei, ma nell’incontro tra quasi estranei un tempo molto vicini vi è la celebrazione di tempi gloriosi passati insieme, quindi l’emotivo Sandro, pur stroncato come scrittore proprio da loro due, dimostra sensibilità. O forse propone l’aperitivo proprio per dispetto? No, dai…
    In salsa agrodolce, con il dolce alla fine; bello, e credo tutti siamo stati a quel tavolo, trattoria o roba più chic. L’inserto firmato da Benedetta da l’idea di una storia corale, in cui il sarcasmo è più un dispositivo di difesa, quasi a nascondere il pudore di un “vi voglio bene ancora”.
    Direi una storia divertente, e non solo.
    Alla prossima quindi, buon venerdì!!

  • Quando una storia finisce, lascia sempre un po’ di amaro in bocca, per questo hai voluto renderla più leggera con battute divertenti e a volte ciniche. Ci stava tutta la scenata alla madre di Tarzan, me la sono proprio goduta, mi ha ricordato il film “Bugiardo bugiardo” dove l’avvocato è costretto a dire la verità. Almeno per un giorno. E poi mi ha incuriosito il tiramisù al nero di seppia, come al solito hai delle idee molto originali. Il finale è una chicca, caustico ma non troppo. Bravo, ti aspetto con la prossima storia. A proposito, di che genere sarà questa volta?

  • Ciao, GG.
    Storia conclusa con una riflessione importante: che fine fanno le amicizie? Lo sono davvero, amicizie? A me è capitato con molte persone, persone con cui tanti anni fa avevo un rapporto strettissimo e che ora a malapena mi salutano, altre che non lo fanno proprio. È vero, ognuno va per la sua strada, la vita ci cambia, ma l’amicizia, quella vera, quella non di comodo, resiste e attraversa gli anni indenne.
    La tua più che una storia divertente (lo è stata a tratti) è uno spaccato su quel che siamo un po’ tutti, sulle possibilità che ci vengono data e che, a volte, non sappiamo cogliere. Magari quel messaggio è una scocciatura, magari non si rinsalderà il rapporto, ma nulla accade per caso e certe occasioni si devono cogliere, chi guadagna un amico trova un tesoro, no? Basta che non siano amici al nero di seppia ?
    Immagino che ti ritroverò presto con una nuova storia, magari fantascienza…
    Bravo, GG, hai fatto un buon lavoro.

    Alla prossima!

  • …Eh, eh, eh, certe esperienze non finiscono mai… Semmai preludono! Vedrai cosa ti capiterà poi!
    Io però quel tiramisù l’avrei assaggiato, magari era meglio del cioccolato al peperoncino o del gelato all’aringa, chissà?!
    Salutame a Tarzan!
    Ciao, bravissimo, ti iscrivo al gruppo del fine dicitore dialettale e ci risentiamo!?

  • Arrivo sul finale, dopo aver recuperato i capitoli che avevo perso.
    Mi dispiace per non averli giocati, e anche che l’aperitivo sia finito, soprattutto perchè sospetto che non saremo spettatori del prossimo.

    A quanto pare, alcuni amici sono destinati a diventare estranei. Altri, invece, sono destinati alla stessa cosa solo per conoscersi una seconda volta e tornare al punto di partenza. Forse… Forse sarà il delirio.
    Accetteranno o inventeranno impegni inesistenti e dovrà pensarci di nuovo il destino a farli incontrare?
    Ce lo dirai? Forse non voglio saperlo ?

    Con questa storia raccontata alla “Fleabag” , coinvolgendo direttamente il lettore, sei riuscito a muoverti tra dinamiche interpersonali e tematiche senza che niente risultasse, in nessun momento, finto o forzato. Ogni personaggio agisce e parla esattamente come dovrebbe, esattamente come lo immagina chi legge.
    Sembra semplice, ma il tuo pubblico di lettori\scrittori sa benissimo che non lo è, e che non è scontato riuscirci nemmeno con tutto l’impegno del mondo.

    Chiudo, facendoti i complimenti di nuovo dedicando a “Una storia divertente” un passaggio del citato Misery , che King avrebbe benissimo potuto scrivere pensando proprio alla tua storia

    “In un libro tutto si sarebbe svolto secondo i piani… ma la vita è sempre così fottutamente caotica! Che dire di un’esistenza in cui alcune delle conversazioni più delicate trovano il modo di svolgersi proprio quando tu hai un pazzesco bisogno di correre al cesso? Un’esistenza dove non ci sono nemmeno i capitoli?”

    Bravo,
    A presto
    ?

  • CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! Ottimo finale per una storia di tre amici che vorrebbero litigare e che invece gli capitano tali e tanti di quei casini per cui alla fine decidono di… riprovarci! E chissà quali altri casini troveranno 😀

    Alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao GG!
    Hai dato la parola a Benedetta, la sua relazione ha piena cittadinanza nel racconto. Almeno secondo quelli che sono i miei gusti; scene veloci, incisi che solo apparentemente possono non entrare nella storia. Ma che parlano.
    Stephen King si diverte sadicamente con Misery, e anche con Jack Torrance la tocca piano; te lo ricordi in Creepshow (tra l’altro tratto da un suo libro)?
    Credo sia anche giusto parlare schiettamente delle proprie impressioni, soprattutto se un amico o amica desidera pubblicare e quindi navigare in mare aperto, dove, come lasci ben intendere, ci sono squali che non aspettano di incontrare altri che loro.
    Mi immagino un finale dove tutto rimane come prima, senza le forzature del “dovremmo rivederci”; perché in effetti tutto non rimane come prima. Certi ricordi riaffiorano e si rivalutano, ci rallentano il ritmo di tutti i giorni, anche solo per poco. E ci fanno riconsiderare in meglio certe persone che magari avevamo escluso a priori, e incontri “negativi”.
    Ti leggo sempre con piacere, vediamo come la chiudi…
    Ciao e buona domenica!

    • Ciao Minollo!

      Oh, lo ricordo bene. Se c’è una cosa che King sa fare, dentro e fuori il libro, è esplorare proprio certi aspetti. Ed è quanto più mi affascina del suo stile di scrittura.
      La Maledetta sarà felice dell’opinione che hai della sua parte, e mi sa che toccherà davvero offrire ai due un aperitivo. Ma avete votato, e la storia e pronta: fresca fresca!
      Ti accontento subito con questo finale!
      Grazie come sempre di trovare il tempo per fare un salto 😉

      All’ultima!

  • Certi amici sono destinati a ritornare estranei, si sono visti, hanno rivangato, ma non mi sembrano così coesi. Fulvio ha una famiglia e non ne ha parlato molto, come se volesse tenerla da parte, per il suo mondo; un mondo di cui, secondo me, gli altri due non fanno parte.
    Credo che sia una buona cosa dire le cose come stanno, cercare (senza ferire la sensibilità degli altri) di dare consigli costruttivi e mostrare gli errori, prima che questi finiscano per rovinare il sogno di un amico. La Maledetta non è poi così maledetta, e ha fatto quello che farei anche io. Anche qui, su TI, si cerca di dare consigli, di fare critiche costruttive, non sempre vengono accolte come tali, ma spesso sì e, almeno nel mio caso, questo aiuta molto.
    Io di romanzi incompleti ne ho due, lunghi centinaia di pagine. Per fortuna sono rimasti incompleti e non hanno mai visto la luce, mi avrebbero ucciso con le critiche (e non solo costruttive). Però, ho un bel ricordo di quei momenti passati a scrivere, a pensare, a stampare e correggere… oggi non ho quella grinta, eppure, ho una maggior consapevolezza a proposito della scrittura, so molte più cose, mi manca l’entusiasmo. Ma non è mai troppo tardi per ritrovarlo.
    Aspetto il finale e ti saluto.

    Alla prossima!

    • Ciao Kez!

      La sensazione che hai avuto, per impostazione della storia, trovo possa essere quella più accurata. Ma ricordiamoci come è iniziata la storia, con un evento casuale e una discussione proprio i merito alle cose che ci si obbliga a fare per non fare brutta figura, quindi diciamo che questo “maledetto” aperitivo, come votato da tutti. Potrebbe farsi, un giorno.
      Sono contento che il capitolo abbia stimolato riflessioni e condivisioni in merito proprio alla scrittura. E trovo che i vecchi romanzi mai pubblicati stiano lì a cercare il loro tempo, o la forma giusta per vedere un giorno la luce. Ciò che non piace a noi scrittori, come sottolineavo anche nel video dei libri, troppo spesso piace invece al pubblico. E questo, da scrittori, ci fa arrabbiare. Ma possiamo anche imparare qualcosa in merito… frugando nella visione dei lettori. Niente, smetto di divagare!

      Ti ringrazio per essere passata e per aver condiviso la tua esperienza. Certe critiche distruttive possono aiutare, qualche volta. Parlo anche per esperienza 😀 In fin dei conti è una storia vera, questa, no? 😀

      All’ultima!

  • Ciao, cavolo, siamo già alla fine e non me ne sono nemmeno accorta!!! E bella la trovata delle minacce, uno scrittore non è importante se non ne riceve. E ancora più bella l’epifania finale raccontata direttamente dalle labbra di Benedetta/Maledetta!!!
    Ho votato per è stato bello ritrovarvi, perché credo abbiate ancora tanti scheletri nell’armadio da svelare!!! Alla prossima.

    • Ciao Isabella!

      Sembra che siate tutti allineati sul mantenere i rapporti. Non lo avrei detto!
      Son contento che la storia sia scivolata via veloce, anche se trovo di non essere riuscito a mantenere costante i periodi di pubblicazione. L’intento era chiuderlo all’interno di un mese, e alla fine ho sforato di parecchi giorni!
      Immaginò dovrà esserci, un giorno, una parte due. 😀

      Ti ringrazio per la determinazione e per il tempo dedicatomi 😉

      All’ultima!

  • Dai, è stato bello ritrovarvi! Dovremmo farlo di nuovo: ci vediamo per un aperitivo, la prossima volta? E poi ci sarà il botto 😀

    La storia del primo romanzo è la storia di molti scrittori in erba: si scrivono schifezze e si pensa che siano capolavori. Poi magari si migliora… oppure no! Od anche una via di mezzo! Ma per essere pubblicati serve più fortuna che bravura (quella serve per avere successo dopo).

    Tornando alla storia il capitolo è carino, anche se meno divertente degli altri 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao Red!

      Concordo con quanto detto – e sottolineato – da te. Alcuni lavori, con la prima esperienza, sembrano davvero delle grandi opere, ma l’autore riesce a vedere in essi tutti i problemi presenti, crescendo. Trovo sia un ottimo strumento per comprendere l’evoluzione del percorso letterario di un autore o autrice.
      Per quanto concerne il capitolo, invece, a ben poco di Humor, più di introspezione e al massimo divertimento per quanto riguarda chi scrive. Immagino i normali lettori abbiano desiderato la morte in ogni riga! 🙂

      Ma questo era un capitolo da sunto del senso di un racconto, il messaggio intriso di sangue che si può “nascondere male” all’interno di una storia. Non il suo senso ultimo, ma mezzo di divulgazione, nonché di Trolling da parte mia, devo ammetterlo.
      Vediamo che vince!

      Grazie per essere passato! 😉

  • Ciao, io dico che torneranno alle loro vite ma tutti tre un giorno decideranno di scrivere una novella su quello che è capitato.
    Così avremmo tre autori e tre verità e scopriremo quanto c’è di vero nelle “farneticazioni” di Fulvio.
    “Ti prego nel finale mettimi un tiramisù al nero di seppia!”?
    Ciao, grande!?

    • Ciao Federman!

      Un tiramisù al nero di seppia… favoloso! 😀
      Vediamo se riusciamo a incastrare la cosa… a è accaduto sul serio? Questo è un racconto fedele! 😀
      Vediamo cosa vince! Tre novelle per la stessa storia, potrebbe essere carina come idea, ma la troverei un po’ noiosa da scrivere, in questo caso. Nella costruzione della storia non ho inserito abbastanza spiragli per offrire quella chiave di lettura 😀 Poi, si può sempre inventare, però ci sarebbero dovute essere delle aperture maggiori. Ti ringrazio comunque del consiglio!

      All’ultima!

  • Ciao e bentrovato! Arrivo e tu sei già all’ottavo capitolo: sei troppo veloce o sono io che manco da troppo tempo? Trovo che il genere humor ti sia congeniale, così come la gestione dei dialoghi a cascata, cosa non affatto semplice da costruire. Anche qui ritrovo la tua capacità di “creare” situazioni utilizzando i cinque sensi e ti riesce molto bene, perché arrivano odori e sapori oltre alle immagini. L’unica cosa che ti segnalo è “si fiondò sul vassoio e arrotolò”. Naturalmente è chiaro che tu ti rifesca agli spaghetti, non è un problema di comprensione, ma secondo me sarebbe stato meglio sostituire “vassoio” con il vero soggetto. Per il resto tutto perfetto, lineare, scorrevole. Come sempre una lettura piacevole. A presto 🙂

    • Ciao Anna!

      Bentornata!
      No, in realtà non sono andato veloce come avrei voluto. La storia, a proposito, è in pausa da oltre una settimana. A questo punto avrei dovuto averla già chiusa. Quindi non sono stato esattamente nei tempi decisi all’inizio, causa vari imprevisti. Ma conto di finirlo entro questa settimana! Poi verrà il tempo delle revisioni, se mi riesce! 😀

      Grazie per aver segnalato quel passaggio: anche se si capisce, è un passaggio un po’ complicato, e andrebbe rivisto senza avere alcun limite dei caratteri. Ogni tanto la forma finisce per essere sacrificata!
      Non mi trovi del tutto d’accordo sul giudizio riguardo la mia affinità col genere Humor, ma accetto volentieri i complimenti 🙂

      Alla prossima!

  • Tutto d’un fiato.
    Mi sono imbarcata in questa storia solo perché era scritta da te e confidavo nella qualità e nel contenuto. Non son rimasta delusa.
    Storia divertente? Questo è il titolo. Lo è, nei toni e negli episodi ma, qualcosa mi ha parlato di amarezza, di malinconia, di rimpianto. Il tempo passato ha scompigliato sentimenti ed emozioni, mettendo in rilievo un certo cinismo, un malcelato rancore. Mi sbaglio?
    A presto Pintore.

    • Ciao Anna!

      Grazie per essere passata e per la fiducia! 🙂
      Sono contento che, almeno sino a questo punto, la storia sia riuscita a convincerti. Il cinismo e il rancore, come sottolinei, fanno parte del legame tra i personaggi, proprio come quelle amicizie che si sono interrotte per un motivo o per un altro. C’è ancora qualcosa da far saltare fuori, anche se lo spazio e poco!

      Alla prossima!

  • Ciao, GG.
    Ho votato per sapere qualcosa in più sul libro, sono sempre curiosa di capire come le persone arrivano (o non arrivano) a pubblicare un proprio lavoro. Anche la Maledetta mi incuriosisce e la famiglia di Fulvio (in effetti, che fine ha fatto?), ma ha prevalso la scrittura, in fondo è questo che facciamo…
    Ti segnalo la frase: “Dopo tutto questo tempo, ecco spuntare dal nulla un Mi Piace o una recensione” nei dialoghi stanno bene i modi di dire, la parlata tra persone che si conoscono da tempo può assumere aspetti che a chi sta fuori dalla cerchia può apparire scorretto, anche se per loro ha perfettamente senso. Dunque, ti sei dimenticato un “fare” o è proprio un modo di dire?
    Alla prossima!
    p.s. non me ne vogliano i genitori di Tarzan, ma una pedatina sul sederino un po’ se l’è meritata. 😉

    • Ciao Kez!

      Eh, le storie brutte sono quelle che incuriosiscono di più! 😀
      Per quanto riguarda la segnalazione, c’è di mezzo il limite dei caratteri. Ho deciso di riassumere il discorso, perché avrei dovuto davvero dilungarmi troppo sulla questione. Qui si dice “mettere mi piace” o “lasciare una recensione”. Ma nell’intento del personaggio, in quel caso specifico, oltre a prendere più spazio del dovuto, era necessaria rapidità d’espressione. Ma grazie per averlo segnalato! 😉
      Eh… Tarzan rimarrà nel cuore! 🙂

  • Ciao GG!
    Mmm, ne deve essere successa di roba in passato; Sandro e la Maledetta non si risparmiano colpi bassi e allusioni che Tarzan vai a dormire presto che fai bene. Avanti con brio e con un narratore tastato ma che fa opportunamente da moderatore.
    Dialoghi divertenti come dice il titolo e fauna varia, ormai vicino ai 50000 su un’idea “teatrale”. Bravo! Scelgo di parlare della famiglia, indaghiamo un po’.
    Ciao GG stammi benissimo!

    • Ehi Minollo!

      Sentirlo da te, maestro nel divertire il lettore, è un bel complimento! Trovo ancora che la prima affermazione di Fenderman in merito alla storia, sia anche quella più fedele: rimane un racconto ironico, forse ancora molto lontano dal vero e proprio umorismo e comicità. Ma trovo che non sia completamente nelle mie corde, quindi mi accontento! 😀
      Sono comunque contento che stia piacendo, ovviamente!

      Vediamo che soluzione vince!
      Alla prossima e grazie per essere passato!

  • La moglie ed i figli li facciamo comparire nell’ultimo capitolo, ora parliamo del romanzo!

    Ciao! Questo capitolo è un bejaux: sei riuscito a trattare perfettamente tutti i personaggi con il giusto peso nonostante il limite dei caratteri! Quindi ti faccio i complimenti 🙂

    «Perché… tu… non hai… sai… mai lasciato un mi piace, oppure una recensione?»
    Non ho capito se quel “sai” è un errore oppure è Sandro che parla così.

    Ciao 🙂

    • Ciao Red!

      Sono contento che il capitolo ti sia piaciuto! 😀 Ti ringrazio per le belle parole!
      Per quanto riguarda il “Sai”, non c’era spazio per inserire l’emozione di Sandro nel pronunciare quella frase, quindi ho optato per i puntini, nel tentativo di evidenziare la difficoltà nel parlare, l’imbarazzo, il giro di parole. Forse non è passato il messaggio!
      Non ti è mai capitato di parlare con qualcuno che utilizzi il “Sai” ogni due per tre, mentre cerca di dirti qualcosa? Tipo: “Ti ho visto in giro, sai, e avrei voluto fermarti e parlare con te. Sai, giusto per fare due chiacchiere.”
      Spero ora sia più chiaro 😉

      Alla prossima!

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