Dove eravamo rimasti?
Oh my gosh!
Fare domande a un lettore impossibilitato a interagire può risultare stupido, lo so. Ma so anche di avere lettori perversi, non è vero? Se vi fosse stata concessa la possibilità di votare, avreste di per certo optato per qualcosa di ambiguo, una situazione da sfascia-famiglie!
Ma no, caro lettore/lettrice: questa sarà anche una storia divertente, ma ricalca la verità dei fatti. Più o meno…
Quando la mano della Maledetta sfiorò la mia, feci un balzo sulla sedia, sbattendo il ginocchio contro il tavolo. Lanciai un urletto da ragazzino, di quelli che privano di virilità qualsiasi uomo, nel momento del dolore.
La mia non-filtrata si ribaltò, innaffiandomi il costume. Benedetta fiondò le mani a tamponare la macchia con dei fazzoletti, e tentai inutilmente di fermarla; intanto Tarzan, che aveva preso il nostro tavolo come suo personale rifugio, lanciò un urlo in risposta al mio, facendosi poi uno sciampo sotto la spumosa cascata dorata sul lato del tavolo. Bevve avidamente, con la lingua di fuori, strizzando gli occhi e spernacchiando. Infine ululò. Quel locale era davvero la sua giungla.
«Oh my Gosh!» esclamarono i clienti del tiramisù salato, ma non per la discutibile scena, quanto per la squisitezza delle pietanze! Solo in quel momento notai sul loro tavolo un hamburger bruciato e due tazze di caffè americano che erano stati serviti loro poco prima dal cameriere: passarono da uno all’altro con l’aria di chi ha scoperto un nuovo mix perfetto.
Sandro si fece il segno della croce, nonostante su Facebook fosse solito condividere mantra, preghiere buddiste e cose simili. L’ipocrisia è proprio una cattiva abitudine.
«No-no, questa è mia!» dissi al piccolo Tarzan, quando lo vidi allungarsi verso la bottiglia che avevo appena raddrizzato. «Torna dalla mamma, da bravo.»
Lui mise il broncio. Poi, indicò il mio costume a pantaloncino, rigonfio: «Succede anche a papà, quando lo tocca la mamma.»
Benedetta aveva tamponato un po’ troppo, ma non l’avevamo soprannominata la Maledetta a caso. Si morse le labbra proprio quando le rivolsi di nuovo l’attenzione, e nei miei pantaloncini, gonfi, ottenne la risposta che cercava: per quanto ci si sforzi di resisterle, l’attrazione segue delle proprie regole, ed è impossibile controllarla.
«Potreste tenere le mani al vostro posto?!» esclamai, disperato, coprendomi con la tovaglietta.
«Sai che questa può essere intesa come molestia sessuale, vero? Nei confronti di minori, intendo» sussurrò Sandro, divertito, frattanto che spingeva via Tarzan in direzione della madre, indaffarata con almeno dieci selfie, uno per ogni mese a venire.
«Come le tue foto in discoteca, dici?» la mia constatazione passò in sordina.
«Non ti facevo ancora così sensibile!» gongolò Benedetta, una volta soli. «Sono contenta del fatto che tu non mi abbia dimenticata.»
«Non farti strane fantasie, è una reazione naturale. Sarebbe stato lo stesso anche se l’avesse fatto Sandro. E questa è davvero una molestia.»
«Vuoi farmi arrestare, come quella volta in toscana? Ti piaceva fare il poliziotto.» disse come se stesse giocando, e poi rise, carezzandosi le labbra.
Provai una sensazione di disagio che ancora fatico a spiegare. Sentii la testa girare. «No, affatto. Amo mia moglie.» dissi senza riuscire a guardarla negli occhi, e quella frase mi suonò subito ridicola. Cosa avrebbe dovuto significare? Tutto e niente.
«Ne ho conosciuti tanti che amano la moglie. Ma l’amore, da solo, non è in grado di soddisfare un vero uomo…»
«Dici bene, ragazza!» intervenne Sandro, battendole poi il cinque. «Secondo me sono proprio di gomma. Avete visto come stanno su?» s’intromise Sandro, indicando la madre di Tarzan.
Tirai un sospiro di sollievo quando notai il cameriere, dopo aver vagato un po’ a caso per la sala, essere ritornato in cucina spaesato, infine dirigersi al nostro tavolo con la portata di spaghetti ormai poco fumanti.
«Gli spaghetti cozze e vongole…» disse, e il vassoio gli scivolò di mano, cozzando sul tavolo. Tutto rimase in equilibrio, quasi fosse incollato, compresi i pomodorini e le vongole. Nessuna traccia di cozze. Si sorprese, sgranando gli occhi: «Oh, no!» aggiunse poi, riprendendosi il vassoio. «Hanno sbagliato!»
«No, fermo lì: l’ordine è giusto!» lo trattenne Sandro.
«Ah, sì?» fece dubbioso quello.
«Potresti portarci dei piatti?» fece notare Benedetta. Il suo sguardo tradiva una certa preoccupazione.
Studiammo il vassoio per qualche minuto, il tempo di far arrivare i piatti. Ne portò due.
«Buon appetito!» dissi, e trangugiai quel che rimaneva della birra.
«Io non ho tanta fame» disse Sandro, arrotolando una forchettata di spaghetti. «Prendine un po’ anche tu» e mi guardò con la stessa espressione tentatrice del diavolo, che era.
Osservai il rotolo prezzemolato avvicinarsi sempre più vicino alla mia bocca, con il cameriere che ancora stava lì, sul viso impresso un ghigno sardonico.
«Ma tu non hai niente da fare?» lo rimproverò Benedetta.
Sbuffò e si defilò, ignorando la mano alzata di un altro cliente.
Assaggiai gli spaghetti.
«OH MY GOSH!»
Gli spaghetti arrivarono davvero. Ma voglio tenervi ancora un po’ sulle spine. Domanda di fine capitolo: Erano buoni?
- Insomma, nella media: come li farebbe chiunque a casa sua. Niente di speciale, ma commestibili. (29%)
- Sì, un piatto straordinario, quasi da stella Michelin! (57%)
- No, erano davvero terribili. Una cosa a dir poco immangiabile! (14%)

04/11/2022 at 07:18
Ciao GG!
Arrivo con ritardo alla decima; il convivio degli amici sarcastici arriva a un quasi happy end; sto con Sandro. È vero che si è quasi estranei, ma nell’incontro tra quasi estranei un tempo molto vicini vi è la celebrazione di tempi gloriosi passati insieme, quindi l’emotivo Sandro, pur stroncato come scrittore proprio da loro due, dimostra sensibilità. O forse propone l’aperitivo proprio per dispetto? No, dai…
In salsa agrodolce, con il dolce alla fine; bello, e credo tutti siamo stati a quel tavolo, trattoria o roba più chic. L’inserto firmato da Benedetta da l’idea di una storia corale, in cui il sarcasmo è più un dispositivo di difesa, quasi a nascondere il pudore di un “vi voglio bene ancora”.
Direi una storia divertente, e non solo.
Alla prossima quindi, buon venerdì!!
02/11/2022 at 21:54
Quando una storia finisce, lascia sempre un po’ di amaro in bocca, per questo hai voluto renderla più leggera con battute divertenti e a volte ciniche. Ci stava tutta la scenata alla madre di Tarzan, me la sono proprio goduta, mi ha ricordato il film “Bugiardo bugiardo” dove l’avvocato è costretto a dire la verità. Almeno per un giorno. E poi mi ha incuriosito il tiramisù al nero di seppia, come al solito hai delle idee molto originali. Il finale è una chicca, caustico ma non troppo. Bravo, ti aspetto con la prossima storia. A proposito, di che genere sarà questa volta?
01/11/2022 at 13:02
…e poi ci incontreremo al Roxy bar… oppure non ci incontreremo mai, ognuno a rincorrere i suoi guai…
Storia divertente? Bella ma, tristissima!
Ciao Pintore, sei bravo.
26/10/2022 at 09:26
Ciao, GG.
Storia conclusa con una riflessione importante: che fine fanno le amicizie? Lo sono davvero, amicizie? A me è capitato con molte persone, persone con cui tanti anni fa avevo un rapporto strettissimo e che ora a malapena mi salutano, altre che non lo fanno proprio. È vero, ognuno va per la sua strada, la vita ci cambia, ma l’amicizia, quella vera, quella non di comodo, resiste e attraversa gli anni indenne.
La tua più che una storia divertente (lo è stata a tratti) è uno spaccato su quel che siamo un po’ tutti, sulle possibilità che ci vengono data e che, a volte, non sappiamo cogliere. Magari quel messaggio è una scocciatura, magari non si rinsalderà il rapporto, ma nulla accade per caso e certe occasioni si devono cogliere, chi guadagna un amico trova un tesoro, no? Basta che non siano amici al nero di seppia ?
Immagino che ti ritroverò presto con una nuova storia, magari fantascienza…
Bravo, GG, hai fatto un buon lavoro.
Alla prossima!
24/10/2022 at 14:31
…Eh, eh, eh, certe esperienze non finiscono mai… Semmai preludono! Vedrai cosa ti capiterà poi!
Io però quel tiramisù l’avrei assaggiato, magari era meglio del cioccolato al peperoncino o del gelato all’aringa, chissà?!
Salutame a Tarzan!
Ciao, bravissimo, ti iscrivo al gruppo del fine dicitore dialettale e ci risentiamo!?
24/10/2022 at 11:44
Ciao, un degno finale di cotanta storia, complimenti!!! Il messaggio di Whatsapp non me lo sarei mai aspettata dalla Carogna, anvedi, chi disprezza compra!!!
Alla prossima storia, intanto buon lunedì, chi mai lo augura???
23/10/2022 at 20:21
Arrivo sul finale, dopo aver recuperato i capitoli che avevo perso.
Mi dispiace per non averli giocati, e anche che l’aperitivo sia finito, soprattutto perchè sospetto che non saremo spettatori del prossimo.
A quanto pare, alcuni amici sono destinati a diventare estranei. Altri, invece, sono destinati alla stessa cosa solo per conoscersi una seconda volta e tornare al punto di partenza. Forse… Forse sarà il delirio.
Accetteranno o inventeranno impegni inesistenti e dovrà pensarci di nuovo il destino a farli incontrare?
Ce lo dirai? Forse non voglio saperlo ?
Con questa storia raccontata alla “Fleabag” , coinvolgendo direttamente il lettore, sei riuscito a muoverti tra dinamiche interpersonali e tematiche senza che niente risultasse, in nessun momento, finto o forzato. Ogni personaggio agisce e parla esattamente come dovrebbe, esattamente come lo immagina chi legge.
Sembra semplice, ma il tuo pubblico di lettori\scrittori sa benissimo che non lo è, e che non è scontato riuscirci nemmeno con tutto l’impegno del mondo.
Chiudo, facendoti i complimenti di nuovo dedicando a “Una storia divertente” un passaggio del citato Misery , che King avrebbe benissimo potuto scrivere pensando proprio alla tua storia
“In un libro tutto si sarebbe svolto secondo i piani… ma la vita è sempre così fottutamente caotica! Che dire di un’esistenza in cui alcune delle conversazioni più delicate trovano il modo di svolgersi proprio quando tu hai un pazzesco bisogno di correre al cesso? Un’esistenza dove non ci sono nemmeno i capitoli?”
Bravo,
A presto
?
23/10/2022 at 15:53
CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! Ottimo finale per una storia di tre amici che vorrebbero litigare e che invece gli capitano tali e tanti di quei casini per cui alla fine decidono di… riprovarci! E chissà quali altri casini troveranno 😀
Alla prossima storia 🙂
Ciao 🙂
23/10/2022 at 10:01
Ciao GG!
Hai dato la parola a Benedetta, la sua relazione ha piena cittadinanza nel racconto. Almeno secondo quelli che sono i miei gusti; scene veloci, incisi che solo apparentemente possono non entrare nella storia. Ma che parlano.
Stephen King si diverte sadicamente con Misery, e anche con Jack Torrance la tocca piano; te lo ricordi in Creepshow (tra l’altro tratto da un suo libro)?
Credo sia anche giusto parlare schiettamente delle proprie impressioni, soprattutto se un amico o amica desidera pubblicare e quindi navigare in mare aperto, dove, come lasci ben intendere, ci sono squali che non aspettano di incontrare altri che loro.
Mi immagino un finale dove tutto rimane come prima, senza le forzature del “dovremmo rivederci”; perché in effetti tutto non rimane come prima. Certi ricordi riaffiorano e si rivalutano, ci rallentano il ritmo di tutti i giorni, anche solo per poco. E ci fanno riconsiderare in meglio certe persone che magari avevamo escluso a priori, e incontri “negativi”.
Ti leggo sempre con piacere, vediamo come la chiudi…
Ciao e buona domenica!
23/10/2022 at 14:47
Ciao Minollo!
Oh, lo ricordo bene. Se c’è una cosa che King sa fare, dentro e fuori il libro, è esplorare proprio certi aspetti. Ed è quanto più mi affascina del suo stile di scrittura.
La Maledetta sarà felice dell’opinione che hai della sua parte, e mi sa che toccherà davvero offrire ai due un aperitivo. Ma avete votato, e la storia e pronta: fresca fresca!
Ti accontento subito con questo finale!
Grazie come sempre di trovare il tempo per fare un salto 😉
All’ultima!
21/10/2022 at 08:51
Certi amici sono destinati a ritornare estranei, si sono visti, hanno rivangato, ma non mi sembrano così coesi. Fulvio ha una famiglia e non ne ha parlato molto, come se volesse tenerla da parte, per il suo mondo; un mondo di cui, secondo me, gli altri due non fanno parte.
Credo che sia una buona cosa dire le cose come stanno, cercare (senza ferire la sensibilità degli altri) di dare consigli costruttivi e mostrare gli errori, prima che questi finiscano per rovinare il sogno di un amico. La Maledetta non è poi così maledetta, e ha fatto quello che farei anche io. Anche qui, su TI, si cerca di dare consigli, di fare critiche costruttive, non sempre vengono accolte come tali, ma spesso sì e, almeno nel mio caso, questo aiuta molto.
Io di romanzi incompleti ne ho due, lunghi centinaia di pagine. Per fortuna sono rimasti incompleti e non hanno mai visto la luce, mi avrebbero ucciso con le critiche (e non solo costruttive). Però, ho un bel ricordo di quei momenti passati a scrivere, a pensare, a stampare e correggere… oggi non ho quella grinta, eppure, ho una maggior consapevolezza a proposito della scrittura, so molte più cose, mi manca l’entusiasmo. Ma non è mai troppo tardi per ritrovarlo.
Aspetto il finale e ti saluto.
Alla prossima!
22/10/2022 at 15:01
Ciao Kez!
La sensazione che hai avuto, per impostazione della storia, trovo possa essere quella più accurata. Ma ricordiamoci come è iniziata la storia, con un evento casuale e una discussione proprio i merito alle cose che ci si obbliga a fare per non fare brutta figura, quindi diciamo che questo “maledetto” aperitivo, come votato da tutti. Potrebbe farsi, un giorno.
Sono contento che il capitolo abbia stimolato riflessioni e condivisioni in merito proprio alla scrittura. E trovo che i vecchi romanzi mai pubblicati stiano lì a cercare il loro tempo, o la forma giusta per vedere un giorno la luce. Ciò che non piace a noi scrittori, come sottolineavo anche nel video dei libri, troppo spesso piace invece al pubblico. E questo, da scrittori, ci fa arrabbiare. Ma possiamo anche imparare qualcosa in merito… frugando nella visione dei lettori. Niente, smetto di divagare!
Ti ringrazio per essere passata e per aver condiviso la tua esperienza. Certe critiche distruttive possono aiutare, qualche volta. Parlo anche per esperienza 😀 In fin dei conti è una storia vera, questa, no? 😀
All’ultima!
20/10/2022 at 11:43
Ciao, cavolo, siamo già alla fine e non me ne sono nemmeno accorta!!! E bella la trovata delle minacce, uno scrittore non è importante se non ne riceve. E ancora più bella l’epifania finale raccontata direttamente dalle labbra di Benedetta/Maledetta!!!
Ho votato per è stato bello ritrovarvi, perché credo abbiate ancora tanti scheletri nell’armadio da svelare!!! Alla prossima.
22/10/2022 at 14:56
Ciao Isabella!
Sembra che siate tutti allineati sul mantenere i rapporti. Non lo avrei detto!
Son contento che la storia sia scivolata via veloce, anche se trovo di non essere riuscito a mantenere costante i periodi di pubblicazione. L’intento era chiuderlo all’interno di un mese, e alla fine ho sforato di parecchi giorni!
Immaginò dovrà esserci, un giorno, una parte due. 😀
Ti ringrazio per la determinazione e per il tempo dedicatomi 😉
All’ultima!
19/10/2022 at 21:36
Dai, è stato bello ritrovarvi! Dovremmo farlo di nuovo: ci vediamo per un aperitivo, la prossima volta? E poi ci sarà il botto 😀
La storia del primo romanzo è la storia di molti scrittori in erba: si scrivono schifezze e si pensa che siano capolavori. Poi magari si migliora… oppure no! Od anche una via di mezzo! Ma per essere pubblicati serve più fortuna che bravura (quella serve per avere successo dopo).
Tornando alla storia il capitolo è carino, anche se meno divertente degli altri 🙂
Ciao 🙂
22/10/2022 at 14:52
Ciao Red!
Concordo con quanto detto – e sottolineato – da te. Alcuni lavori, con la prima esperienza, sembrano davvero delle grandi opere, ma l’autore riesce a vedere in essi tutti i problemi presenti, crescendo. Trovo sia un ottimo strumento per comprendere l’evoluzione del percorso letterario di un autore o autrice.
Per quanto concerne il capitolo, invece, a ben poco di Humor, più di introspezione e al massimo divertimento per quanto riguarda chi scrive. Immagino i normali lettori abbiano desiderato la morte in ogni riga! 🙂
Ma questo era un capitolo da sunto del senso di un racconto, il messaggio intriso di sangue che si può “nascondere male” all’interno di una storia. Non il suo senso ultimo, ma mezzo di divulgazione, nonché di Trolling da parte mia, devo ammetterlo.
Vediamo che vince!
Grazie per essere passato! 😉
19/10/2022 at 18:28
Ciao, io dico che torneranno alle loro vite ma tutti tre un giorno decideranno di scrivere una novella su quello che è capitato.
Così avremmo tre autori e tre verità e scopriremo quanto c’è di vero nelle “farneticazioni” di Fulvio.
“Ti prego nel finale mettimi un tiramisù al nero di seppia!”?
Ciao, grande!?
22/10/2022 at 14:40
Ciao Federman!
Un tiramisù al nero di seppia… favoloso! 😀
Vediamo se riusciamo a incastrare la cosa… a è accaduto sul serio? Questo è un racconto fedele! 😀
Vediamo cosa vince! Tre novelle per la stessa storia, potrebbe essere carina come idea, ma la troverei un po’ noiosa da scrivere, in questo caso. Nella costruzione della storia non ho inserito abbastanza spiragli per offrire quella chiave di lettura 😀 Poi, si può sempre inventare, però ci sarebbero dovute essere delle aperture maggiori. Ti ringrazio comunque del consiglio!
All’ultima!
19/10/2022 at 13:03
Ciao e bentrovato! Arrivo e tu sei già all’ottavo capitolo: sei troppo veloce o sono io che manco da troppo tempo? Trovo che il genere humor ti sia congeniale, così come la gestione dei dialoghi a cascata, cosa non affatto semplice da costruire. Anche qui ritrovo la tua capacità di “creare” situazioni utilizzando i cinque sensi e ti riesce molto bene, perché arrivano odori e sapori oltre alle immagini. L’unica cosa che ti segnalo è “si fiondò sul vassoio e arrotolò”. Naturalmente è chiaro che tu ti rifesca agli spaghetti, non è un problema di comprensione, ma secondo me sarebbe stato meglio sostituire “vassoio” con il vero soggetto. Per il resto tutto perfetto, lineare, scorrevole. Come sempre una lettura piacevole. A presto 🙂
19/10/2022 at 13:34
Ciao Anna!
Bentornata!
No, in realtà non sono andato veloce come avrei voluto. La storia, a proposito, è in pausa da oltre una settimana. A questo punto avrei dovuto averla già chiusa. Quindi non sono stato esattamente nei tempi decisi all’inizio, causa vari imprevisti. Ma conto di finirlo entro questa settimana! Poi verrà il tempo delle revisioni, se mi riesce! 😀
Grazie per aver segnalato quel passaggio: anche se si capisce, è un passaggio un po’ complicato, e andrebbe rivisto senza avere alcun limite dei caratteri. Ogni tanto la forma finisce per essere sacrificata!
Non mi trovi del tutto d’accordo sul giudizio riguardo la mia affinità col genere Humor, ma accetto volentieri i complimenti 🙂
Alla prossima!
16/10/2022 at 10:57
Tutto d’un fiato.
Mi sono imbarcata in questa storia solo perché era scritta da te e confidavo nella qualità e nel contenuto. Non son rimasta delusa.
Storia divertente? Questo è il titolo. Lo è, nei toni e negli episodi ma, qualcosa mi ha parlato di amarezza, di malinconia, di rimpianto. Il tempo passato ha scompigliato sentimenti ed emozioni, mettendo in rilievo un certo cinismo, un malcelato rancore. Mi sbaglio?
A presto Pintore.
19/10/2022 at 13:27
Ciao Anna!
Grazie per essere passata e per la fiducia! 🙂
Sono contento che, almeno sino a questo punto, la storia sia riuscita a convincerti. Il cinismo e il rancore, come sottolinei, fanno parte del legame tra i personaggi, proprio come quelle amicizie che si sono interrotte per un motivo o per un altro. C’è ancora qualcosa da far saltare fuori, anche se lo spazio e poco!
Alla prossima!
13/10/2022 at 09:08
Ciao, GG.
Ho votato per sapere qualcosa in più sul libro, sono sempre curiosa di capire come le persone arrivano (o non arrivano) a pubblicare un proprio lavoro. Anche la Maledetta mi incuriosisce e la famiglia di Fulvio (in effetti, che fine ha fatto?), ma ha prevalso la scrittura, in fondo è questo che facciamo…
Ti segnalo la frase: “Dopo tutto questo tempo, ecco spuntare dal nulla un Mi Piace o una recensione” nei dialoghi stanno bene i modi di dire, la parlata tra persone che si conoscono da tempo può assumere aspetti che a chi sta fuori dalla cerchia può apparire scorretto, anche se per loro ha perfettamente senso. Dunque, ti sei dimenticato un “fare” o è proprio un modo di dire?
Alla prossima!
p.s. non me ne vogliano i genitori di Tarzan, ma una pedatina sul sederino un po’ se l’è meritata. 😉
19/10/2022 at 13:24
Ciao Kez!
Eh, le storie brutte sono quelle che incuriosiscono di più! 😀
Per quanto riguarda la segnalazione, c’è di mezzo il limite dei caratteri. Ho deciso di riassumere il discorso, perché avrei dovuto davvero dilungarmi troppo sulla questione. Qui si dice “mettere mi piace” o “lasciare una recensione”. Ma nell’intento del personaggio, in quel caso specifico, oltre a prendere più spazio del dovuto, era necessaria rapidità d’espressione. Ma grazie per averlo segnalato! 😉
Eh… Tarzan rimarrà nel cuore! 🙂
11/10/2022 at 23:48
Ciao GG!
Mmm, ne deve essere successa di roba in passato; Sandro e la Maledetta non si risparmiano colpi bassi e allusioni che Tarzan vai a dormire presto che fai bene. Avanti con brio e con un narratore tastato ma che fa opportunamente da moderatore.
Dialoghi divertenti come dice il titolo e fauna varia, ormai vicino ai 50000 su un’idea “teatrale”. Bravo! Scelgo di parlare della famiglia, indaghiamo un po’.
Ciao GG stammi benissimo!
12/10/2022 at 13:40
Ehi Minollo!
Sentirlo da te, maestro nel divertire il lettore, è un bel complimento! Trovo ancora che la prima affermazione di Fenderman in merito alla storia, sia anche quella più fedele: rimane un racconto ironico, forse ancora molto lontano dal vero e proprio umorismo e comicità. Ma trovo che non sia completamente nelle mie corde, quindi mi accontento! 😀
Sono comunque contento che stia piacendo, ovviamente!
Vediamo che soluzione vince!
Alla prossima e grazie per essere passato!
11/10/2022 at 22:21
La moglie ed i figli li facciamo comparire nell’ultimo capitolo, ora parliamo del romanzo!
Ciao! Questo capitolo è un bejaux: sei riuscito a trattare perfettamente tutti i personaggi con il giusto peso nonostante il limite dei caratteri! Quindi ti faccio i complimenti 🙂
«Perché… tu… non hai… sai… mai lasciato un mi piace, oppure una recensione?»
Non ho capito se quel “sai” è un errore oppure è Sandro che parla così.
Ciao 🙂
12/10/2022 at 13:37
Ciao Red!
Sono contento che il capitolo ti sia piaciuto! 😀 Ti ringrazio per le belle parole!
Per quanto riguarda il “Sai”, non c’era spazio per inserire l’emozione di Sandro nel pronunciare quella frase, quindi ho optato per i puntini, nel tentativo di evidenziare la difficoltà nel parlare, l’imbarazzo, il giro di parole. Forse non è passato il messaggio!
Non ti è mai capitato di parlare con qualcuno che utilizzi il “Sai” ogni due per tre, mentre cerca di dirti qualcosa? Tipo: “Ti ho visto in giro, sai, e avrei voluto fermarti e parlare con te. Sai, giusto per fare due chiacchiere.”
Spero ora sia più chiaro 😉
Alla prossima!
12/10/2022 at 21:36
Più chiaro. Dalle mie parti si usa di più il “cioè”:
“Ti go visto in giro, cioè… e avrei voluto fermarti… cioè… per fare due chiacchiere… cioè…” 😀
Ciao 🙂