Via Botteghelle 2

Dove eravamo rimasti?

Il commissario Tortorici indaga. Chi sarà interrogato per primo? La madre della vittima (44%)

La signora Scimé

“ Commissario, ecco il rapporto del medico legale sul cadavere dell’altra notte. È arrivato ora, ora. Glielo metto sul tavolo?”

Il commissario Tortorici si affogò con l’ultimo boccone di brioscia con granita al gelsomino e, tossendo, fece cenno alla guardia di posare il fascicolo sulla scrivania: “L’hanno identificato?” domandò, pulendosi la bocca con le dita.

“ Sì, commissario… era Francesco Scimé”

“ Masculu era? Mi era parso femmina, quando l’ho visto in barella”

“ Vero è, pareva femmina, era… come si dice, femminella, gaio, come li chiamano ora”

“ Umh, fammi vedere ‘sto fascicolo”, sfogliò il rapporto e poi chiese all’agente: “ Miche’, lo sai, dove abitava Francesco Scimé?”

“ Sì, commissario, abitava in via Botteghelle”

“ Già…” e alzò gli occhi al soffitto; quanto tempo era passato? Poi tornò sul fascicolo.

 “ E, in giro, Miche’, che voci circolano su ‘stu picciotto’?”

 “ Dicono che era femminella; già di nico, nico a scuola lo sfottevano, perché si vestiva di rosa e si annacava camminando”

Per saperne di più bisognava chiedere a chi lo conosceva.

***

“ Sbirri!”, disse a mezza bocca, Nino Arvola, detto Sciarra, rivolto all’interno della taverna, vedendo apparire dall’angolo di porta Ossuna, il commissario Tortorici, seguito dall’agente Michele Reina, e sputò per terra.

I due poliziotti passarono oltre e si fermarono davanti ad un portone mezzo aperto: “ Signora Scimé” chiamò l’agente, a voce alta, e si sporgeva all’interno, in una specie di cortile, sul quale si aprivano due porte, più avanti una scala di pietra portava ai piani superiori. Una delle porte si schiuse a spiraglio e la testa grigia di una donna si sporse: “ A cu cerca?” chiese con un filo di voce.

“ Siamo della polizia; è lei Concetta Scimé?”

Più volte la donna abbassò la testa a confermare ma, non disse niente.

“ Possiamo entrare, signora?”

“È per il figlio mio, che venite? Trasite”.

La stanza era al buio e la donna non accese la luce; solo una candela, davanti alla foto del figlio, diradava l’ombra, ché il lutto si tiene così. Il nero tinge ogni cosa e solo il volto e le mani spiccavano pallide, nella figura striminzita della madre di Francesco Scimé.

Li fece accomodare attorno al tavolo, e lei pure sedette compunta; attendeva.

“ Ci dispiace per quello che è successo a suo figlio” cominciò Tortorici e tossicchiò imbarazzato, mentre l’agente sedeva sulla seggiola, come su un campo minato.

“ Ci parli di suo figlio, signora, forse, ci può aiutare a capire come sono andate le cose, l’altra notte”

“ Era buono mio figlio, rispettoso, sempre, prima di nesciri, mi baciava. Ma era silenzioso e io capivo, che era ‘sta malatia che aveva, che lo teneva triste” e nel solco delle rughe, restava l’umido delle  lacrime.

Tortorici, a disagio, chiese: “ Signora Scimé, possiamo aprire un poco la finestra?” si sentiva soffocare; il dolore rappreso tra le pareti, si era ammantato col fumo della candela ed aveva preso la consistenza d’una pesante coltre irrespirabile. Di mala voglia, Concetta Scimé si alzò e, solo di un dito, scostò l’imposta, facendo filtrare una lama di luce polverosa dalla strada.

Tornò a sedersi: “ Sa, commissario, negli ultimi giorni, l’avevo sentito cantare e gli domandai: canti p’amuri France’? Iddu non mi rispose, ma rideva e ci brillavano gli occhi”

“ E chi è ‘sta picciotta? Ero felice, commissario, pensai che ci fosse passata quella brutta malatia. Invece si fece serio e mi disse: ‘ma chi vai pinsannu?’ e non cantò più”

“ L’ultima volta che lo ha visto, le disse dove andava?” chiese Tortorici.

“ Era arrabbiato, mi disse che andava a lavorare , mi è parso strano. Ma, non ci dissi niente”

“ Aveva amici Francesco?” s’informò il commissario.

“ Non ce lo so dire, solo una ragazza lo veniva a prendere, col motorino, ogni tanto. Solange, si chiamava. Francesco, qualche volta, mi disse che dormiva da lei, quando faceva tardi al lavoro: per non svegliarmi, diceva”

“ Uhm –fece Tortorici-. Va bene, signora, noi andiamo. Grazie per l’aiuto” e si alzò, seguito con sollievo dall’agente.

Usciti in strada, si fermarono, al commissario sembrò di uscire da un sogno di tenebra e prese tempo per riabituarsi alla luce.

Si avviarono insieme, poi Tortorici si girò a guardare la strada: “ Tu torna in questura, -disse- io faccio una passeggiata”.

Mentre l’appuntato si allontanava verso l’uscita di Porta Ossuna, il commissario si avviò a passi lenti verso il lato opposto di via Botteghelle. Alzò gli occhi al balcone del palazzo Turrisi Cavarretta; da lì era precipitato il notaio Leonardo Turrisi, Nanai per gli amici. Non erano passati molti anni e si ricordava di Agata, bella e sconsiderata. La sua casa era ancora lì, col ballatoio sospeso sul nulla. La rivide col pensiero, mentre sorrideva furba, e diceva: “ Ma certu, commissario, quali picciuli?”

Era sicuro che quella piccola volpe se l’era cavata. Gli sarebbe piaciuto rivederla.

Vogliamo conoscere meglio Francesco? Chi ci parlerà di lui?

  • Il padrone del ristorante in cui lavorava (17%)
    17
  • Solange, l'amico gay (67%)
    67
  • Il dottore Alliata (17%)
    17
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142 Commenti

  • Triste finale, giunto col fiato corto ma a mio parere addirittura struggente, tragico e per nulla da sottovalutare. Non sei contenta, ma non ti fermare, le storie sono tante, basta acchiapparle al volo; e se non ci riesci tu…
    Un carissimo saluto.🙋‍♂️🌻

  • Capitolo 10)

    Ciao Anna!

    Concordo con la tua visione. Di certo il racconto avrebbe giovato di qualche carattere in più, ma puoi sempre recuperare nel file privato. 🙂
    La costruzione della storia, qui, perde un po’ di potenza, ma l’idea e i temi trattati sono genuini e interessanti, oltre a fornire un particolare punto di vista. Credo che nel finale tu sia riuscita comunque a trasmettere una certa sensazione di “abbandono” e “rassegnazione” nel nostro Tortorici. Funziona.

    Aspetto di leggerti in una prossima storia! 🙂

  • Ciao, in fin dei conti non è successo nulla di strano, una storia di tradimento che si ripete fin dall’alba della vita!!! Il lato più controverso consiste sempre nella reazione, a volte sanguinosa e definitiva!!!
    Ah, non preoccuparti, è una cosa che succede a tutti, anche ai più famosi e osannati scrittori!!!
    Ho votato per Angelina!!! Alla prossima.

  • Capitolo 9)

    Ciao Anna!

    Sappiamo bene che può succedere! Trovo che non sia per forza un male, fare una pausa. Spesso stiamo cercando solo lo stimolo giusto per comprendere noi stessi il senso ultimo della storia che proviamo a raccontare. Bentornata!
    Voto per Angelina!
    🙂
    Aspetto il capitolo conclusivo! 😉

  • Scusate il ritardo ma rieccomi ancora qui a scrivere e leggere tutte le vostre storie. Mi è capitato improvvisamente di non ritrovare il filo della mia storia: il vuoto assoluto. Forse la storia non mi piaceva più, aveva preso un percorso difficile e ho dovuto pensarla di nuovo e trovare un finale accettabile Era giusto completarla e spero di riuscire a farlo bene. A voi il giudizio.

  • Ciao, Anna e bentornata.
    Devo dirti che mi sono bastate poche righe per riprendere in mano il racconto, non ricordo tutto esattamente, il tempo è comunque passato, ma i fatti salienti sono lì, belli freschi come appena scritti. Merito evidente della tua capacità di raccontarli?
    Spero tu stia bene e spero anche di leggere presto il finale che immagino avere come protagonista la Za Sarina, che, magari, se le opzioni mi seguono, racconterà la verità sull’accaduto… ma cosa è accaduto? Beh, vedi, non ricordo proprio tutto. ?

    Alla prossima!

  • Angelina! Voglio rivedere Angelina!

    Et voilà! L’omicidio è servito su un piatto d’argento e coperchio d’oro, in tutti i sensi.
    Mentre mi aspettavo che za Sarina c’entrasse qualcosa, mi ha colto alla sprovvista che foste tanto invischiata nel gioco, da essere il motore trainante e non una che era “saltata sul carro del vincitore” per goderne i frutti.
    Complimenti!

    Ciao 🙂

    • Buongiorno Nina.
      Mi fanno davvero piacere i tuoi apprezzamenti sui personaggi della mia storia. Sai, è una vita che osserva la gente e di ognuno mi resta un’immagine particolare.
      La trama nasce di giorno in giorno, mentre passeggio o fantastico nel far niente di una pensionata.
      Ormai devo decidere chi è l’assassino e ancora sono indecisa.
      A presto Nina, ciao ciao.

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