Il caffè

IL VIAGGIO ( Là dove nessuno è arrivato mai.)

C’era una volta, un mondo fatto d’aria.
Lì le mura, le strade, i ponti, erano cose inutili; figuriamoci le fortezze coi bastioni, i palazzi del governo, le caserme, le scuole. Non c’erano ospedali, niente piazze, vicoli, palazzi; non c’erano i porti, i magazzini del ferro, cemento o cibo, patate, banane… Non c’erano fabbriche, non c’erano castelli, chiese, pinnacoli, stazioni… non c’erano persone; e gli animali? Neanche quelli.
Di tutto quello non c’era proprio niente, nemmeno un sassolino, nulla di nulla in quel magnifico niente.
C’era la pioggia, – quella sì che c’era! – fatta di poche gocce raccolte in pozze sospese.
Regnava lo spazio, uno spazio nero dai confini incerti, mobili, modulati in morbidi seni pulsanti alla cadenza del battito di un solo grande cuore universale.
Era un mondo vero, verissimo, fatto però di niente, se non d’un sol lento respiro. Un universo confuso e ordinato dove il pensiero non vale, se nasce non trova albergo e viene scacciato, inseguito da onde leggere, incalzanti, lattiginose, fatte di niente; così che finisce, quando non muore, per approdare naufrago, in altri mondi, sotto un altro cielo.
Uno di quei pensieri erranti mi raggiunse un giorno su una spiaggia rovente in pieno Agosto.
Mi colse mentre stavo sdraiato a pancia in giù, oppresso da una musica latina, in mezzo a un vespaio di bagnanti vacanzieri tristi, smodatamente allegri, coccolato dalle grida insane dei giocatori di pallone, loro felici, chissà poi di che, (forse di cadere senza farsi male?).
Quel piccolo pensiero non aveva pace. Il suo dramma, quello di essere nato in un mondo inospitale dove vivere è vietato, e l’unica via è la fuga, mi rattristò; tanto che subito mi innamorai di Lui, e volli veder com’era prima, prima del suo viaggio.
Mi vidi come una lumaca, una lumachina che sfila via lenta; lenta al punto che si sposta eppure sembra ferma. Ero, essendo lei, una creatura fiacca, cui anche la fuga è negata a priori, un esserino indifeso, vulnerabile; inerme al punto, però, da vincere la diffidenza di quelle onde malefiche e gentili che mi avrebbero ricacciato, se solo mi avessero riconosciuto.
Fu così che, come un’infezione, mi insinuai in quel mondo di luce lattiginosa insana, maligna, per infettarla. L’animella implune, l’anomalia che ero, superò le cateratte e risalì alla sorgente, madre del Pensiero.
Sospeso in aria, chiuso in un globo semitrasparente dalla superficie vibrante, c’era quel che pareva un uomo. Un essere nudo, glabro, esangue; del colorito, quale che fosse, s’era persa traccia. I suoi tratti esteriori, le mani, le ginocchia, erano masse stondate informi; era bloccato in una posa invero innaturale da una gelatina schiumosa, densa, violetta. Era un frutto acerbo appeso a un ramo, un feto in formazione, oppure, forse, quello era ciò che restava di chi si era inutilmente nascosto, restando immobile, perché a dimostrarsi vivo sarebbe stato da quel nulla  attaccato, corroso, disperso o divorato?
Gli girai intorno, ci volle un giorno intero. Perché nessuno faceva caso a me? Poteva la mia lentezza essere una difesa, una corazza? Pensai, rischiai forse, ma il mio Pensiero, innocuo, pazzo, da lumaca, non produsse effetti. Cominciai ad avere fame, una gran fame, “E” mi dissi “se questa mia fame fosse l’arma totale?”
Provai ad assaggiare quella gelatina. Era disgustosa, faticosa, non era lattughina, ma tanto avevo fame, e la fame non accetta un no. Un morsetto dopo l’altro ne consumai tanta che l’uomo a un certo punto mosse gli arti, e, bucando il suo involucro prigione, ne scivolò fuori: “blup!” portandosi dietro della robaccia filamentosa, come una radice.
La sua bocca si aprì a fatica, aggrappata a un respiro. Voltò il capo verso di me, disse qualcosa ma non emise suoni, allungò la sua mano lurida di liquame violaceo verso di me…
Mi risvegliai in mezzo a ombre colorate che sfilavano veloci, sfocate, inseguite dai suoni caotici della vacanza a buon mercato in cui ero immerso.
C’era qualcuno con me, mi parlava piano. Io non capivo niente; ero smarrito, non potevo dire se quello che c’era intorno fosse reale o meno.
Mi sentii stupido, forse stavo male e tutto quel caldo mi aveva giocato un brutto tiro.
Cercai rifugio nel sonno, chiusi gli occhi: cercai il mio respiro, nel profondo.
Mi risvegliai di nuovo, ero in un sogno. Ritrovai quel mondo viola già vissuto; ad ogni pensiero una fitta violenta mi trafiggeva la testa, e ogni volta un nuovo giro di un velo schiumoso mi avvolgeva in un bozzolo.
Ero prigioniero. C’era quel grande cuore che batteva, scuoteva, e quel respiro profondo ossessivo come una minaccia pesante, incombente.
Tutto il resto era fermo. La gelatina violetta che già avevo visto, ora mi bloccava, assorbiva gli spasimi, annullava i tormenti.
Stavo morendo?
Accanto a me, viscida, inesorabile, si muoveva appena una lumachina verdognola, schifosa, giunta chissà da dove. Si muoveva, eppure sembrava ferma. I miei occhi ormai non vedevano quasi più…
Poi quella cominciò a mangiare…

E poi?

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127 Commenti

  • Ciao, bellissimo ed esilarante, alle volte i mix più improbabili fanno nascere le storie più belle e divertenti!!! Mi hai fatto ricordare certe mattine al campo estivo con gli scout, scenette simili? Potevano essere più che plausibili!!!
    Buona domenica e alla prossima storia!!!

  • Ah ah ah, magari averne di vicini così, almeno sono simpatici e il casino lo fanno solo a colazione ???
    Divertente, Fenderman, come tu sai essere con queste storielle incredibili.
    Ma la moglie lo sa che potrebbe (non) essere incinta di Scialasetta? Sei tremendo, anche i trichechi alieni ti sei inventato!! Bravo, Fenderman, avrei voluto vendetta, ma ho preferito ridere.
    Ottima conclusione.

    Alla prossima!

  • Capitolo 10)

    Ciao Fenderman!

    Questo capitolo conclusivo è stato davvero divertente! 😀
    I giochi di parole, d’immagini e di sensazioni è super efficace, oltre che particolarmente simpatico.
    Ottima dimostrazione di come giocare con il lettore, la narrazione e creare un contenuto differente sotto ogni aspetto!
    Non mi pare di aver letto niente di storto!
    Aspetto di sicuro la nuova storia!
    Continua così.

    Alla prossima avventura!

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