Dove eravamo rimasti?
👉Vicini-Vicini👈
Alle otto la consueta cerimonia dell’alzabandiera andava a cominciare.
Prima la truppa: moglie con tanto di pigiamone e babucce con lo sbuffo rosa; figlia annoiata, col mollettone in testa e il cellulare nascosto nel palmo della mano; figlio in canottiera e bermuda perché era estate e faceva caldo; cameriera, lei sì, in alta uniforme, (camice bianco a righine rosse e fascia in testa); e infine Cadorna, il beagle, ultimo dei marmittoni, buono solo a stanare talpe (non spie, talpe-talpe, quelle vere!), e seppellire ossa (non di caduti, semmai di spolpati)… Ah!, dimenticavo Totò, il micio dal naso nero, che li aveva adottati tutti, e che li commiserava da sopra il muro di cinta: per lui era ora di andare a dormire, altro che ‘buongiorno alla bandiera!’
Il colonnello Speroni presentava la forza a se stesso, (visto che tutti gli altri si erano resi indisponibili all’incarico), poi, cacciata fuori la tromba regalo di papà buonanima, sergente dei Lanceri di Montebello, intonava (si fa per dire) l’inno nazionale preceduto da tre sonori squilli premonitori.
Il dottor Froi D., che, fortunato, abitava e teneva lo studio da psicanalista al primo piano sopra il luogo della cerimonia, poteva gustare ogni giorno quella scena dal balcone e chinare il capo all’italico vessillo che arrivava alla sua altezza, giusto-giusto per coprigli la visuale della casa di fronte, dove la donna che lo mandava pazzo di solito si metteva a prendere il sole mezza nuda, anche quando il sole non c’era.
Mo’, va bene che un medico, uno strizzacervelli, con queste cose ci va a nozze, se ne nutre, ma quando se le ritrova puntuali e precise al piano di sotto che si nutrono di lui e della sua pazienza, il discorso cambia.
Un giorno, quando le aveva tentate tutte per mettere sotto controllo quei vicini, confidò il suo disagio a un suo tuttofare, un ex paziente, tal Secondino Scialascetta, che si teneva in casa dopo averlo guarito da uno strano disturbo: contare fino a dieci e poi tornare indietro, ogni volta, prima di parlare. Era un buon uomo, un semplicione, e lui lo aveva convinto che quel disturbo era il retaggio di un ammonimento ricevuto in prima elementare. Suor Continenza aveva detto:
— Da oggi prima di parlare conta fino a dieci.
Ma ormai gli anni erano passati, suor Continenza era definitivamente defunta e…
— …hai capito Scialascè, che ormai sei grande? — Aveva rivelato Froi D. — Da oggi, al massimo, conta fino a tre.
Quel giorno avendolo visto commuoversi al solito alzabandiera del cavolo, era sbottato.
— Ma come, ti commuovi?! Invece di aiutarmi a fermare questa… questa…
— Uno, due, tre: cazzata!
— Bravo, quella è! Lo vedi che sono dei pazzi? Vedi se io qui, prima o poi, non faccio una strage.
Ora, direte voi, ecco servito il delitto del matto stragista; eppure non fu così che andò. Fu tutta colpa, invece, di un alieno, un alieno vero, di nome Lek-Kalek che aveva tra i suoi pregi, oltre i grandi occhi neri, quello di somigliare a un tricheco.
Poiché la Police lo aveva fermato senza permesso di soggiorno e messo ai domiciliari allo zoo, lui, offeso, pensò bene di farsi rimpiazzare da un tricheco vero, e squagliarsela grazie all’aiuto di certi suoi simili che avevano un amico al circo delle foche.
Caso volle che Scialascetta, trovandosi a passare, fosse testimone del criminale scambio di trichechi, e che quelli, colti in flagrante, cominciassero a inseguirlo per metterlo a tacere.
Lui si dette alla fuga, e, giunto sotto casa, si intrufolò dagli Speroni, giacché non fece in tempo a salire al primo piano, dal dottor Froi D.
I trichechi alieni lo cercarono dappertutto per schiacciarlo sotto il loro peso, ma non lo trovarono perché il poverino per fortuna trovò rifugio. Dove? Nel talamo del colonnello e di sua moglie!
L’uomo dormiva profondamente, mentre la donna si accorse subito dello strano pendere del letto, e di un ‘insolito’ calore alle sue spalle.
“Colonnello mio, che manovra è questa, accerchiamento?” pensò nel dormiveglia, e si voltò dalla parte sbagliata; trattenne un urlo, un urletto, un sospiro, e poi firmò armistizio e pace con il nuovo venuto, che, al buio, non vedendola com’era con le creme e i bigodini, volentieri controfirmò.
La mattina dopo, all’ora della cerimonia, Lek-Kalek coi suoi erano ancora lì che mangiavano sardine in scatola. Quando la truppa si palesò, visto che, sull’attenti, c’era anche il neo-arruolato Scialascetta, passarono all’azione.
Il dottor Froi D. esasperato dalla scena, poiché la ‘morosa’ discinta, là di fronte, lo stava osservando, imbracciò la doppietta. “Stavolta sistemo la pratica” pensò “affascino la pupa, e becco pure la medaglia!” Chiuse gli occhi e prese a impallinare tutti, tranne il gatto che era subito passato dalla parte sua.
E così, in breve, buoni e cattivi si ritrovarono tutti all’ospedale con le chiappe infarcite di piombini, e spiombarle fu un lavoro lungo, certosino.
La signora, agli infermieri che la stendevano prona con un cuscino sotto il pancino cinguettò: — Fate piano, forse sono incinta!

11/12/2022 at 13:48
Surrealissimo ed evocativo: Lek-Kalek in fondo non stona con la combriccola in cui si ritrova.
Le storie de “Il Caffè” non potevano avere conclusione più divertente e poetica. Bravo Fenderman!
11/12/2022 at 16:10
Grazie a te e a tutti per aver voluto seguirmi fino alla fine.
Appuntamento alla nuova storia, speriamo presto!????
11/12/2022 at 12:41
Ciao, bellissimo ed esilarante, alle volte i mix più improbabili fanno nascere le storie più belle e divertenti!!! Mi hai fatto ricordare certe mattine al campo estivo con gli scout, scenette simili? Potevano essere più che plausibili!!!
Buona domenica e alla prossima storia!!!
11/12/2022 at 16:11
Grazie a te e a tutti per aver voluto seguirmi fino alla fine.
Appuntamento alla nuova storia, speriamo presto!????
10/12/2022 at 10:55
Ah ah ah, magari averne di vicini così, almeno sono simpatici e il casino lo fanno solo a colazione ???
Divertente, Fenderman, come tu sai essere con queste storielle incredibili.
Ma la moglie lo sa che potrebbe (non) essere incinta di Scialasetta? Sei tremendo, anche i trichechi alieni ti sei inventato!! Bravo, Fenderman, avrei voluto vendetta, ma ho preferito ridere.
Ottima conclusione.
Alla prossima!
11/12/2022 at 16:11
Grazie a te e a tutti per aver voluto seguirmi fino alla fine.
Appuntamento alla nuova storia, speriamo presto!????
10/12/2022 at 02:22
Capitolo 10)
Ciao Fenderman!
Questo capitolo conclusivo è stato davvero divertente! 😀
I giochi di parole, d’immagini e di sensazioni è super efficace, oltre che particolarmente simpatico.
Ottima dimostrazione di come giocare con il lettore, la narrazione e creare un contenuto differente sotto ogni aspetto!
Non mi pare di aver letto niente di storto!
Aspetto di sicuro la nuova storia!
Continua così.
Alla prossima avventura!
11/12/2022 at 16:11
Grazie a te e a tutti per aver voluto seguirmi fino alla fine.
Appuntamento alla nuova storia, speriamo presto!????
09/12/2022 at 23:01
Questa è da spisciarsi dalle risate! 😆 😆 😆
Ottima conclusione e ci leggiamo alla prossima storia 🙂
Ciao 🙂
11/12/2022 at 16:12
Grazie a te e a tutti per aver voluto seguirmi fino alla fine.
Appuntamento alla nuova storia, speriamo presto!????