Il teorema di Gauss

Come un gatto assopito

Lo studio del dottor Gauss si trovava nel centro storico della città, al secondo piano di un edificio liberty ormai malandato. All’interno, uno scalone a spirale dava una sorta di vertigine a salirlo, come pure il corridoio, con i muri irregolari sui quali si aprivano porte tutte uguali. Percorrendolo, dato lo spesso tappeto verde a terra che assorbiva il rumore dei passi e il silenzio totale, sembrava di camminare nel vuoto.

Bussai alla porta, l’ultima sulla sinistra, sulla quale una targa di ottone annerito recitava “Dott. Leopold Gauss – Dottore in psichiatria”.

– Avanti!- sentii la voce roca provenire dall’interno. Gauss era seduto dietro una massiccia scrivania ministeriale, sprofondato in una poltrona di pelle rossa consunta. Le gambe accavallate, i gomiti appoggiati ai braccioli e le mani che reggevano il mento, accennò un sorriso. Gli occhiali spessi facevano sembrare i suoi occhi piccoli e distanti, quasi socchiusi. Dalla finestra incorniciata da pesanti tende di velluto filtrava la luce grigia del pomeriggio d’autunno.

«Si accomodi, la stavo aspettando»

Indeciso se sarebbe stata opportuna una stretta di mano in questa circostanza, decisi di lasciar perdere, dato che i miei palmi erano freddi e sudati. Mi sistemai sull’ottomana posizionata al centro della stanza.

-Chi è lei? Cosa la porta qui?

In effetti nella chiamata che aveva preceduto l’appuntamento non avevo dato le mie generalità. – Il giudice potrebbe essere più clemente con lei se dimostrasse di essere impegnato in qualche tipo di percorso riabilitativo: faccia del volontariato o della psicoterapia, soggiorni in qualche struttura religiosa…- aveva suggerito il mio avvocato. Neanche fossi stato un tossicodipendente: è vero, avevo distrutto la vetrina di un negozio sfondandola con l’auto, ma era stato soltanto un incidente.

– Mi chiamo Paulo Lima e non è stata esattamente una mia decisione quella di chiederle un colloquio. Ho causato qualche danno con un piccolo incidente con la mia auto. Il tasso alcolemico era elevato, la vetrina di un negozio sfondata e così sono iniziati una serie di guai giudiziari per me.

– Così ha pensato che questo era il miglior modo per fare ammenda, dimostrandosi consapevole e pentito?

– Più o meno

– Va bene, mettiamola così allora: dobbiamo far trascorrere questi 50 minuti, lei spenderà il suo denaro per questo. Non ha importanza per me se quello che vorrà dirmi sia realtà o meno. Io sono qui per ascoltarla.

La velata arroganza di questa frase mi innervosì sul momento. In realtà cozzava col suo fare sornione e pacato. Sembrava un grosso gatto assopito, che di tanto in tanto apriva un occhio per controllare i movimenti nella stanza con aria serafica. Al contempo l’affermazione mi svincolava dall’obbligo di dire una qualche forma di verità e mi tolse dall’impaccio di sentirmi nel confessionale di una sagrestia.

– Da quando è morta mia moglie, un anno fa, in effetti ho un po’ perso la bussola. Fino ad allora le cose filavano piuttosto lisce: mi chiudevo nel mio laboratorio a lavorare alle mie sculture e lasciavo la vita fuori. Ricetta semplice ma efficace. I riconoscimenti non mi sono mai mancati del resto. Ma da quel momento è come se si fosse incrinato qualcosa. Non riesco più a creare nulla, se non stupidi bozzetti di gesso che distruggo puntualmente.

– Le è uno scultore dunque- parve accendersi per un istante. Immaginai che forse aveva collegato le cose: tutti in città avevano presente il grande e macilento cavallo di bronzo che campeggiava davanti alla stazione dei treni. Di sicuro lo aveva connesso al mio nome in quel momento. Facemmo finta di nulla, entrambi.

– Prevalentemente. Dipingo anche, ma la tridimensionalità mi ha sempre dato maggiori soddisfazioni. Mia moglie non si era mai ripresa dalla morte del nostro unico figlio, Matias. Era morto subito dopo il parto per una malformazione congenita…Lei da quel momento non ha più parlato, poi si è ammalata…e se n’è andata.

Gauss, dopo avermi chiesto il permesso, si accese una sigaretta. Diede un paio di tiri e la appoggiò nel posacenere stracolmo di cicche, lasciandola consumarsi come un bastoncino di incenso.

– Ho amato mia moglie anche se era una persona piuttosto instabile: la sua uscita di scena rientra tra i comportamenti imprevedibili che metteva in atto. Mi è rimasta la sua scultura, solo abbozzata però: lei era mobile e mutevole come l’acqua, impossibile da cristallizzare nel marmo.

-L’acqua si trasforma continuamente ma non può essere altro che acqua – proferì Gauss quasi stesse pensando ad alta voce.

– Già, forse è proprio questo il problema. Mi sono sempre bastato, come una noce, una capsula, un contenitore ermetico. Anche se non ci siamo mai capiti fino in fondo, lei aveva trovato un pertugio che riempiva e ora non so più tenere insieme i miei cocci rotti.

Gauss era immobile, mosse soltanto una mano per portarsi la sigaretta alle labbra, mentre le spirali di fumo si dissolvevano in una lama di luce.

Che faranno Gauss e Lima?

  • Lima decide di abbandonare la terapia (0%)
    0
  • Si accordano per un secondo incontro (100%)
    100
  • Nei giorni seguenti Gauss richiama Lima per interrompere i colloqui. (0%)
    0
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61 Commenti

  • Ciao, come si suol dire, Lima se l’è cantata e suonata tutta da solo!!! In effetti ero curiosa di vedere come se la sarebbe sfognata, peccato che le battute a disposizione siano poche e che il finale sarebbe stato ancora più bello con due/tre righe in più, comunque bella storia!!!
    Buona domenica e alla prossima, continua a scrivere.

  • Capitolo 10)

    Ciao Nina!

    La scelta del colpo di scena è stravagante e intrigante. Sei riuscita a portarla a termine con costanza, guadagnandoti anche la copertina del sito 😀
    Ben fatto!
    Sono curiosissimo di leggerti in una prossima storia.
    Non ho notato niente fuori posto, quindi bene così!
    Aspetto di leggerti altrove, chissà con quale nuova avventura!

    Continua così! 😀

    • Sì, un po’ stravagante, mi rendo conto. La questione della copertina non l’ho capita bene. Ho visto storie che l’hanno avuta al primo episodio quindi non mi è ben chiaro come funzioni. Forse semplicemente l’A.I. ha faticato a sintetizzare una storia un po’ delirante.
      Ciao!

      • Diciamo che la copertina viene creata a tutte quelle storie che il sito – chi lo gestisce – ritiene più rilevanti, spingendole in alto e facendo in modo che rimangano fisse e visibili a più utenti. In genere, questo accade in momenti casuali della storia, o agli inizi. Diario di un’amante, ad esempio, ha ottenuto questo premio dopo la pubblicazione dell’ultimo capitolo. Non utilissimo, ma ci sta. Una cosa che il sito fa in più per gli autori.
        Di solito, però, le storie concluse non rimanevano mai nella linea espositiva, quindi forse hanno cambiato qualche cosa nella gestione!

  • Ehi Nina, finale surreale quanto bello, volevi sorprenderci e ci sei riuscita. L’ultimo capitolo: il più bello. Complimenti vivissimi!
    Non lasciarti tentare dalla fuga, inizia subito un’altra storia, è terapeutico e fa bene a noi lettori!
    Ciao??

  • Congratulazioni!
    La tua storia è stata scelta per il primo piano di THe_iNCIPIT ed ha guadagnato una nuova copertina, creata in collaborazione con le intelligenze artificiali
    Questo significa più visibilità, più lettori e più spunti per rendere la scrittura e il gioco ancora più divertenti.
    Condividi il tuo racconto; hai un motivo in più per esserne fiero.

  • Capitolo 9)

    Il viaggio attraverso l’individuazione del colpevole e del reato si preannuncia divertente. Ci offri la possibilità di creare un bel casino, però mi piace l’idea. In qualsiasi caso si potrebbe tirar fuori qualche guaio per il nostro personaggio. Interessante!
    Unico consiglio che mi sento di darti, ma comprendo di certo sia una di quelle cose causate dal limite dei caratteri, alcuni dialoghi – nel file privato – ci sta spezzarli con del movimento. Genera un po’ tensione e offre molti spunti di caratterizzazione – come hai già dimostrato anche in questo capitolo. Non proprio un consiglio, più una riflessione! 😀

    Aspetto l’ultimo, e sono già curioso di sapere cosa verrà dopo!
    Continua così!
    Alla prossima!

  • Ciao Nina. Mi colpisce questo strano investigatore che “non ascolta” anzi sembra perdersi nei suoi pensieri, poi è lui stesso che fa il pistolotto sul rigore, la concentrazione nel fare le cose. Ha un che di stonato. Vediamo se mi sbaglio nel seguito…
    Voto Gauss. Nulla da segnalare se non qualche spazio mancante dopo il trattino — nella parte iniziale. (Reato gravissimo!)?
    Bravissima, ciaooo??

  • Ciao, wow, il nostro poliziotto sa come far abbrustolire per bene i sospettati!!! Non si è ancora capito se sospetta di Lima, e quindi ci gioca come il gatto con il topo, o se davvero è “rassegnato” a non arrivare alla verità!!! E poi me ne sono resa conto solo ora: ormai siamo arrivati all’ultima puntata, dopo ci sarà un seguito alla storia o si fermerà qui?
    Ho votato per nessuno dei due, voglio proprio vedere se è un trabocchetto oppure no!!! Alla prossima.

  • Capitolo 8)

    Ho trovato questo capitolo particolarmente rilassante, forse anche grazie alla colonna sonora dell’Ultimo Samurai in sottofondo!
    Mi piaciuto questo vagare e perdersi all’interno dei ricordi, plausibilmente a causa del trauma, rientrando così anche nel titolo della vicenda.
    Mi pare che tutto sia abbastanza scorrevole come sempre.
    Voto per nessuna delle due, perché potrebbe esserci la disperazione dietro l’angolo. Vediamo che riesci a inventarti! 😀
    Continua così!
    Alla prossima!

  • Ciao, leggendoti mi sono ricordata della mia prof di fisica, super laureata ma una frana con gli esperimenti (non gli è mai venuto uno che sia uno)!!! La cosa che più la terrorizzava? Infilare la spina della corrente, pensa un po’!!!
    Ho votato per continua a mentire, altrimenti sarebbe tutto un controsenso e la storia rimarrebbe zoppa!!! Buon weekend e alla prossima.

  • Ciao Nina, nell’episodio con una prima parte descrittiva coinvolgente ed evocativa. La seconda entra nel merito e svela qual’è il concetto che ti ha ispirata.
    Il sistema chiuso in cui tutti e tutto ha un ruolo, si paga e di incassa, si vince e si perde. Molto condivisibile e ottimamente raccontato.
    Infine, penso che nega, siamo al prefinale…
    Ciao, brava, a presto! ??

  • Capitolo 7)

    Ciao Nina!

    Direi che il nostro protagonista è davvero finito dei guai. Ho avuto l’impressione che il poliziotto sia riuscito a fargli dire molto più di quanto avrebbe voluto, arrivando anche ad aggiungere qualche contraddizione. Buon lavoro d’indagine. Trovo che in questi casi il panico possa prendere il sopravvento. Punto sul treno, in cerca di un luogo sicuro dove sparire. Troppe informazioni conducono al nostro uomo. Alla fuga!
    Capitolo interessante, e mi è piaciuto anche come hai gestito la descrizione del poliziotto.
    Aspetto il prossimo!

  • Ciao, tignoso sto poliziotto, sai chi mi ricorda nel modo di fare le domande e tornare indietro per l’ultima? Il tenente Colombo, una serie di parecchi anni fa ma che è stata replicata più e più volte nei canali tematici!!! Mi mandava fuori di testa, figuriamoci i malfattori!!!
    Ho votato per andare a casa, io raccatterei le cose indispensabili e di valore e poi me la darei a gambe!!! Alla prossima.

  • Ciao Nina,
    Per me va a casa, la giornata è stata lunga…
    Scontato l’arrivo del poliziotto visto che era nel bar. (Però che sfiga!). Comunque ho l’impressione che il nostro eroe se la caverà.
    Bello il capitolo, tutto ok Nina, brava! Alla prossima!??

  • Capitolo 6)

    Fenderman ha sottolineato dei passaggi che effettivamente vanno oltre lo stile del narrato, anche se sulla questione dei soccorsi mancanti, per esperienze personali, immagino che nessuno abbia voluto avvicinarsi. Sul fatto di chiamare i soccorsi, invece, ho supposto che – considerate le condizioni, ci sia stata la riflessione di arrivare a destinazione prima degli stessi soccorsi, ma forse sarebbe stato bene approfondire il concetto – spazio permettendo.
    L’impostazione del capitolo mi piace, così come l’evolversi e gli atti da “criminale” che pian piano vanno a delinearsi con il gesto compiuto. L’ambiguità c’è tutta! 😀
    Leggerti è sempre un piacere!

    Aspetto il prossimo, e punto sulla polizia: rendiamo le cose difficili!

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