Il teorema di Gauss

Dove eravamo rimasti?

Di chi è la valigetta di Gauss (67%)

Nascondino

Non è mai facile dire addio: ai luoghi, alle persone, alle storie che ci raccontiamo su noi stessi. Nei finali bisogna mettere le cose in fila, fare ordine, restringere il caos in poche concise parole. Mettere un punto è un atto di coraggio, soprattutto per i disordinati cronici come me.

*
Zeno Artom spezzò il silenzio che aveva invaso la stanza:
— La riconosce? — disse buttando un’occhiata alla valigetta sul tavolo.
— No, non mi dice nulla.
In realtà la vista di quella borsa faceva in me l’effetto straniante di certi oggetti molto familiari nei sogni: sono gli stessi ma sono anche sinistramente diversi dal solito.
— Eppure contiene cose che sembrano riguardarla molto da vicino. La vogliamo aprire insieme? — continuò.
— Se mi vuole scusare vado a prendere un altro po’ di caffè.

Prendevo tempo. Le rivelazioni che ci riguardano provocano immancabilmente una seduzione ambivalente. Pensai a quando da bambino giocavo a nascondino nel cortile della scuola. Mentre trattenevo il fiato sperando di non essere scoperto, provavo al contempo la smania ardente di essere trovato. Quell’uomo senz’altro sapeva dell’omicidio. Il sangue nell’abitacolo probabilmente era stato fatto analizzare. Sentivo che continuare a mentire avrebbe prodotto soltanto altro disordine. Posai il mio caffè sul tavolo e mi sedetti di fronte ad Artom. 

— Zeno, credo che se lei è qui ci sia un motivo. Mi sembra uno in gamba nel suo mestiere e senz’altro sa che non le ho detto la verità. Ieri sera ho ucciso l’uomo che parlava con me. L’ho colpito alla nuca fuori dal Bar Fortuna con un pesante posacenere. L’ho odiato per un istante, perché ero certo che avesse amato mia moglie e perché insinuava che non fosse morta. Quando mi sono reso conto di cosa avevo fatto, ho cercato di salvarlo portandolo in ospedale. Nel tragitto mi sono accorto che la sua auto mi seguiva, così, per seminarla, ho perso troppo tempo e l’uomo è morto nella mia auto. Poi mi sono liberato del corpo gettandolo nella diga della centrale. Sto passando un brutto periodo ma non avrei mai pensato di poter arrivare a tanto. Purtroppo però è successo e sono pronto a pagarne le conseguenze.

Mi guardava impassibile, come se la mia confessione non lo toccasse minimamente.
— Lei non ha ucciso nessuno: Leopold Gauss è vivo e vegeto, glielo garantisco.
— Conosce il suo nome perché stavate già indagando sulla scomparsa immagino…Non mi prenda in giro, ho visto il corpo galleggiare verso le cascate della diga. E come altro si spiega il poggiatesta del passeggero intriso di sangue? Artom, le sto semplificando il lavoro: ha tra le mani una confessione piena.
— Si sbaglia. Non c’è nessuna macchia sul sedile del passeggero, ma soltanto su quello del guidatore. Il colpo che le hanno inferto deve essere stato piuttosto violento.
— Perché mi ha seguito allora?
— Il suo comportamento nel locale mi aveva incuriosito: strappava un tovagliolo di carta mentre parlottava tra sé e sé. Poi è stato aggredito durante la rissa, me lo hanno confermato dei testimoni. È stato colpito alla testa. L’ho seguita semplicemente perché mi sembrava in difficoltà. Deve aver girovagato per un po’, poi si è schiantato contro la vetrina perché aveva bevuto e correva troppo. Credo che il contenuto di quella valigetta potrebbe toglierle qualsiasi dubbio.

L’aria nella stanza si era fatta soffocante: andai ad aprire la finestra. Fuori un vento umido creava vortici di foglie gialle nel cortile, che turbinavano tra i mobili della mia camera da letto. Quando Artom rovesciò il contenuto della borsa sul tavolo una folata entrò impetuosa.
Una miriade di fogli e foglietti di varie dimensioni vorticarono per qualche istante, per andarsi a sparpagliare sul piano di legno e sul pavimento. Mi avvicinai per osservarli meglio. Alcuni erano scritti fitti fitti, in altri c’erano disegni di figure umane, oggetti e animali.

L’impressione surreale che avevo avuto all’inizio alla vista della valigetta si dissolse all’improvviso. Mi sembrò toccare finalmente terra, dopo essere sceso da una nave che attraccava dopo la burrasca. Il flusso magnetico tra Polo Sud e Polo Nord forse stava iniziando a ricomporsi.

Riconobbi i miei disegni e gli schizzi che buttavo sulla carta prima di realizzare una scultura. Su quelli meglio riusciti, in un angolo del foglio, la firma svolazzante “Paulo Lima”: un nome d’arte che avevo scelto anni addietro, quando il mio diletto per la scultura si era trasformato in una febbrile immersione.
Identificai anche la mia grafia, fitta e disordinata, sui fogli scritti. Ne lessi alcuni: promemoria, interrogativi, liste della spesa, prescrizioni mediche e riflessioni su casi clinici.

Sistemai i disegni impilandoli ordinatamente. Poi raccolsi le carte degli appunti. Le ricomposi inserendole nella carpetta rossa che era fuoriuscita dalla valigetta insieme ai fogli.

In alto, al centro della custodia in cartoncino, una stampa di intestazione: si leggeva “Dott. Leopold Gauss – psichiatra”.

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61 Commenti

  • Ciao, come si suol dire, Lima se l’è cantata e suonata tutta da solo!!! In effetti ero curiosa di vedere come se la sarebbe sfognata, peccato che le battute a disposizione siano poche e che il finale sarebbe stato ancora più bello con due/tre righe in più, comunque bella storia!!!
    Buona domenica e alla prossima, continua a scrivere.

  • Capitolo 10)

    Ciao Nina!

    La scelta del colpo di scena è stravagante e intrigante. Sei riuscita a portarla a termine con costanza, guadagnandoti anche la copertina del sito 😀
    Ben fatto!
    Sono curiosissimo di leggerti in una prossima storia.
    Non ho notato niente fuori posto, quindi bene così!
    Aspetto di leggerti altrove, chissà con quale nuova avventura!

    Continua così! 😀

    • Sì, un po’ stravagante, mi rendo conto. La questione della copertina non l’ho capita bene. Ho visto storie che l’hanno avuta al primo episodio quindi non mi è ben chiaro come funzioni. Forse semplicemente l’A.I. ha faticato a sintetizzare una storia un po’ delirante.
      Ciao!

      • Diciamo che la copertina viene creata a tutte quelle storie che il sito – chi lo gestisce – ritiene più rilevanti, spingendole in alto e facendo in modo che rimangano fisse e visibili a più utenti. In genere, questo accade in momenti casuali della storia, o agli inizi. Diario di un’amante, ad esempio, ha ottenuto questo premio dopo la pubblicazione dell’ultimo capitolo. Non utilissimo, ma ci sta. Una cosa che il sito fa in più per gli autori.
        Di solito, però, le storie concluse non rimanevano mai nella linea espositiva, quindi forse hanno cambiato qualche cosa nella gestione!

  • Ehi Nina, finale surreale quanto bello, volevi sorprenderci e ci sei riuscita. L’ultimo capitolo: il più bello. Complimenti vivissimi!
    Non lasciarti tentare dalla fuga, inizia subito un’altra storia, è terapeutico e fa bene a noi lettori!
    Ciao??

  • Congratulazioni!
    La tua storia è stata scelta per il primo piano di THe_iNCIPIT ed ha guadagnato una nuova copertina, creata in collaborazione con le intelligenze artificiali
    Questo significa più visibilità, più lettori e più spunti per rendere la scrittura e il gioco ancora più divertenti.
    Condividi il tuo racconto; hai un motivo in più per esserne fiero.

  • Capitolo 9)

    Il viaggio attraverso l’individuazione del colpevole e del reato si preannuncia divertente. Ci offri la possibilità di creare un bel casino, però mi piace l’idea. In qualsiasi caso si potrebbe tirar fuori qualche guaio per il nostro personaggio. Interessante!
    Unico consiglio che mi sento di darti, ma comprendo di certo sia una di quelle cose causate dal limite dei caratteri, alcuni dialoghi – nel file privato – ci sta spezzarli con del movimento. Genera un po’ tensione e offre molti spunti di caratterizzazione – come hai già dimostrato anche in questo capitolo. Non proprio un consiglio, più una riflessione! 😀

    Aspetto l’ultimo, e sono già curioso di sapere cosa verrà dopo!
    Continua così!
    Alla prossima!

  • Ciao Nina. Mi colpisce questo strano investigatore che “non ascolta” anzi sembra perdersi nei suoi pensieri, poi è lui stesso che fa il pistolotto sul rigore, la concentrazione nel fare le cose. Ha un che di stonato. Vediamo se mi sbaglio nel seguito…
    Voto Gauss. Nulla da segnalare se non qualche spazio mancante dopo il trattino — nella parte iniziale. (Reato gravissimo!)?
    Bravissima, ciaooo??

  • Ciao, wow, il nostro poliziotto sa come far abbrustolire per bene i sospettati!!! Non si è ancora capito se sospetta di Lima, e quindi ci gioca come il gatto con il topo, o se davvero è “rassegnato” a non arrivare alla verità!!! E poi me ne sono resa conto solo ora: ormai siamo arrivati all’ultima puntata, dopo ci sarà un seguito alla storia o si fermerà qui?
    Ho votato per nessuno dei due, voglio proprio vedere se è un trabocchetto oppure no!!! Alla prossima.

  • Capitolo 8)

    Ho trovato questo capitolo particolarmente rilassante, forse anche grazie alla colonna sonora dell’Ultimo Samurai in sottofondo!
    Mi piaciuto questo vagare e perdersi all’interno dei ricordi, plausibilmente a causa del trauma, rientrando così anche nel titolo della vicenda.
    Mi pare che tutto sia abbastanza scorrevole come sempre.
    Voto per nessuna delle due, perché potrebbe esserci la disperazione dietro l’angolo. Vediamo che riesci a inventarti! 😀
    Continua così!
    Alla prossima!

  • Ciao, leggendoti mi sono ricordata della mia prof di fisica, super laureata ma una frana con gli esperimenti (non gli è mai venuto uno che sia uno)!!! La cosa che più la terrorizzava? Infilare la spina della corrente, pensa un po’!!!
    Ho votato per continua a mentire, altrimenti sarebbe tutto un controsenso e la storia rimarrebbe zoppa!!! Buon weekend e alla prossima.

  • Ciao Nina, nell’episodio con una prima parte descrittiva coinvolgente ed evocativa. La seconda entra nel merito e svela qual’è il concetto che ti ha ispirata.
    Il sistema chiuso in cui tutti e tutto ha un ruolo, si paga e di incassa, si vince e si perde. Molto condivisibile e ottimamente raccontato.
    Infine, penso che nega, siamo al prefinale…
    Ciao, brava, a presto! ??

  • Capitolo 7)

    Ciao Nina!

    Direi che il nostro protagonista è davvero finito dei guai. Ho avuto l’impressione che il poliziotto sia riuscito a fargli dire molto più di quanto avrebbe voluto, arrivando anche ad aggiungere qualche contraddizione. Buon lavoro d’indagine. Trovo che in questi casi il panico possa prendere il sopravvento. Punto sul treno, in cerca di un luogo sicuro dove sparire. Troppe informazioni conducono al nostro uomo. Alla fuga!
    Capitolo interessante, e mi è piaciuto anche come hai gestito la descrizione del poliziotto.
    Aspetto il prossimo!

  • Ciao, tignoso sto poliziotto, sai chi mi ricorda nel modo di fare le domande e tornare indietro per l’ultima? Il tenente Colombo, una serie di parecchi anni fa ma che è stata replicata più e più volte nei canali tematici!!! Mi mandava fuori di testa, figuriamoci i malfattori!!!
    Ho votato per andare a casa, io raccatterei le cose indispensabili e di valore e poi me la darei a gambe!!! Alla prossima.

  • Ciao Nina,
    Per me va a casa, la giornata è stata lunga…
    Scontato l’arrivo del poliziotto visto che era nel bar. (Però che sfiga!). Comunque ho l’impressione che il nostro eroe se la caverà.
    Bello il capitolo, tutto ok Nina, brava! Alla prossima!??

  • Capitolo 6)

    Fenderman ha sottolineato dei passaggi che effettivamente vanno oltre lo stile del narrato, anche se sulla questione dei soccorsi mancanti, per esperienze personali, immagino che nessuno abbia voluto avvicinarsi. Sul fatto di chiamare i soccorsi, invece, ho supposto che – considerate le condizioni, ci sia stata la riflessione di arrivare a destinazione prima degli stessi soccorsi, ma forse sarebbe stato bene approfondire il concetto – spazio permettendo.
    L’impostazione del capitolo mi piace, così come l’evolversi e gli atti da “criminale” che pian piano vanno a delinearsi con il gesto compiuto. L’ambiguità c’è tutta! 😀
    Leggerti è sempre un piacere!

    Aspetto il prossimo, e punto sulla polizia: rendiamo le cose difficili!

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