Gente, ed altre cose.

Dove eravamo rimasti?

La domanda è la solita: come proseguire? Una storia a puntate (83%)

Pesciolina, la gazza ed altri uccelli

Fare il barbiere a volte è utile; fu infatti in bottega che Fighero Toscano, tra i primi, venne a sapere che c’era una ragazza nuova, una certa Anita, a lavorare al “Gabbiano”, il bar-biliardo di piazza Cairoli, quello che raccoglieva di sera gli scapoli, e gli stronzi che lasciano le mogli a casa. 
Curioso di vederla, dopo cena decise di andare a farsi uno strega; un po’ di dolcezza e un bel visetto fresco da guardare dopo tante barbe bianche, nere, brizzolate, non poteva fargli male.
Il locale, un’anonima costruzione a un solo piano, occupava un intero lato della piazza; si animava di sera, con le luci colorate, e un po’ di musica che filtrava dalla porta a molla quando s’apriva.
Entrò.
La vide subito, di spalle, là in fondo dietro il bancone del bar. Era l’unica donna presente. Era ancora presto, solo più tardi qualche ragazzetta troppo truccata sarebbe comparsa a completare la scena, a dissipare l’atmosfera di un dopolavoro quando c’è la boxe in tv.
Teneva i capelli raccolti in una coda, erano gialli, troppo, forse erano tinti, o forse no, era colpa della stupida luce. 
Si avvicinò.
Lei si voltò a sorpresa, e impattò il suo sguardo nell’esatto momento in cui un cretino al biliardo sbattendo in terra la stecca provocava uno schiocco secco, fortissimo, come una scarica elettrica.
Lui ebbe un colpo, lei lo stesso. Non era bella come raccontavano; forse per lo spavento, o per un che di esagerato in viso. “Cacchio,” pensò Fighero “sembra un cartone animato!”
— Strega — balbettò.
— Come? — disse lei spostando i due enormi occhi che aveva (ecco cos’era!) dal biliardo a lui. — Scusi, quel botto mi ha spaventata. Ha detto?
— A chi lo dice! Strega — ripeté; e lei cominciò a ridere. 
C’era un bifolco accanto a lui che puzzava di intonaco, che posò la birra, e che girò il capoccione per dire la sua stronzata.
— Lui è Figaro, fa lo shampoo ai maschioni. Per lui le femmine sono tutte streghe, puah!
— Ha detto Strega? Eccola qua — disse lei, che non aveva saputo o voluto cogliere la genialità della battuta, e tirò giù la bottiglia gialla dal ripiano di vetro. Vista da dietro non era male; il bifolco fece l’occhiolino, ma il nostro eroe non se ne avvide, era concentrato su certi pantaloni stretti, là dove stringono davvero. 
— Piacere, sono Toscano — disse confuso quando lei tornò a voltarsi.
— Ah, dunque non sei di qui! — disse lei distratta, mentre, chiamata a un tavolo, si dileguava lesta, felina quel tanto da sembrare farlo apposta.
Il muratore ammiccò, e alzò il bicchiere. Fighero rispose fulminandolo con un’occhiata vichinga, poi ruotò sullo sgabello per seguire lei, per guardarla nuotare in quello spazio complesso, come una pesciolina in un acquario colorato pieno di squali. Era graziosa, altroché! Aveva un modo gentile di muoversi, non era nervosa, né distaccata. Anche vista da lontano, là dentro era la cosa più bella che fosse in grado di respirare. Ma come poteva avere due occhi blu così grandi, era forse malata? Ipertiroidea? Ma no, che cazzata! Peccato per le tette, sembravano normali, niente di che; il sorriso però, ragazzi, era quello di una madre che guarda il figlioletto quando apre gli occhi al mattino.
Una voce dal biliardo gli ricordò dov’era. Era quella di un perdigiorno attivo anche di notte, un nasone con il quale s’era già scontrato per colpa di Cirano.
— Oh! Figaro qua, Figaro là, vieni che mi accorci le basette. Mi senti? 
Anita guardava la scena e lisciava il banco con fare annoiato. Il tipo però aveva voglia di litigare e la tirò in mezzo.
— Falla finita Bergerac — intimò Fighero, e si sfiorò la rissa.
Poi tutto sembrò finire, e il barbiere quasi dispiaciuto non sapeva più come accostare ancora la ragazza senza dover tracannare l’ennesima strega. Ci pensò ancora il Cirano-tucano di prima quando, mezzo ubriaco prese a bersagliare di complimenti da caserma la ragazza che non rideva più, mentre gli amici suoi le giravano intorno come piccioni impazziti.
Una lacrima preziosa brillò nei grandi occhi di Anita Betty Boop. Fighero la vide, colse l’occasione, e come una gazza si fiondò, e le disse:
— Ora li distruggo!, no, li distraggo: tu esci da dietro, ti raggiungo e ti porto a casa.
Si voltò verso il portatore sano di insano naso da elefante nano, lo insultò con un paio di parole introvabili sulla Treccani, e ottenne ciò che voleva: un micidiale calcio in culo che lo trasferì dritto-dritto fuori, sul marciapiede.
Il piano aveva funzionato; ora doveva solo trovare la ragazza.
— Sono qui — alitò una vocina da dietro il furgoncino del pesce — segui la puzza. 
Più tardi, dopo il volo in groppa al falcone MotoGuzzi di lui, durante il quale si era tenuta stretta-stretta costringendolo a riconsiderare le sue tettine dure…
— Ma veramente ti chiami Figaro e fai il barbiere? — chiese Anita con la stessa vocina, prima di salutarlo.
— Mio nonno era barbiere e pretendeva per me quel nome. Mio padre disse: non è possibile, così mi diventa “Figaro Toscano”. Allora si accordarono per Fighero, solo dopo ereditai la bottega e il mestiere.

Entra in scena la pesciolina dai grandi occhi blu

  • Storie complicate di gente sola? (80%)
    80
  • Bugie, illusioni e sesso? (0%)
    0
  • Amore divertimento e guai? (20%)
    20
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134 Commenti

  • Capitolo 10)

    Ciao Fedenderman!

    Direi proprio che m’è piasciuto lo spettacolo-ta!
    Una chiusura efficace, con una bella riflessione finale. Complimenti! 🙂
    Non potevamo che aspettarci qualcosa di simile, da uno scrittore come te. Capacità che non solo l’unico a invidiarti. Continua così, sei sempre fortissimo!
    C’è un refusino, ma nulla di grave. Non toglie niente alla carica del capitolo.

    Alla prossima!

  • Eccolo: il finale perfetto!
    Ciao, Ottaviano.
    Ci lasci con un po’ di nostalgia e questo sai che vuol dire? Che i personaggi, la storia, l’ambientazione sono riusciti a creare un legame. La battuta finale, lasciata sapientemente a Cocò, mi ha strappato un sorriso con un po’ di commozione. Sei molto bravo, caro mio, io continuo a dirtelo.
    Ci rivediamo con una nuova storia, so che non ci farai aspettare.
    Ancora tantissimi complimenti, ti auguro un bellissimo fine settimana.
    Alla prossima!

  • Sì, confermo: lo spattacolo ci è piaciuto, ok! XD Una storia strana e incredibile, una vera e propria avventura farcita di personaggi macchietta, tormentoni e mistero: l’ho letta proprio volentieri, bravo. Un finale con una piacevole e sottile vena malinconica che mi fa attendere con curiosità la tua prossima storia ??‍♀️

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