I Naufraghi

Dove eravamo rimasti?

E questo è il via, adesso scegli un genere Una fanta-orrifico-fiabesca situation comedy (71%)

Vrr-sss-clack, clack

Ivan, Luana. Un impiegato in straordinario notturno e un’addetta alle pulizie, in ufficio, soli.

La macchinetta distributore delle bevande a Ivan non piaceva. Lui non era di quelli che ingurgitano qualsiasi schifezza servita in plastica, felici di avere ottenuto da lei una cosa solo infilando un’altra cosa in un buco.
Luana, invece, sfoderata la sua chiavetta, contenta di offrire un caffè a qualcuno, si dava da fare con i pulsanti luminosi di quella riottosa astronave ronzante, ributtante, sicura ospite di larve e… blatte.
— Latte? — chiese la contessina.
— Per carità no! — schivò il marchesino — E prima lo prenda lei, così mi dice com’è. Lo prenda, su! Del resto ce l’ha già in mano.
— Oh no!, io offro, e quindi… E poi a me piace lungo.
— Lungo? Beh, allora… Ma, il cucchiaino  non c’è?
— Come no, deve solo tirarlo fuori. L’aiuto? Lo zuccherino non lo vuole?
— Certo, lo zuccherino, come no. Tanto siamo in una sit-com — disse Ivan schiarendo la voce.
— Una che?
— Una sit-com. Ha presente due tipi davanti a una macchinetta con un obiettivo che registra tutte le stupidaggini che dicono?
— Ah, quella, certo, l’ho vista. È vero! Intanto, però guardi qua: per me niente cucchiaino.
— Vuoi il mio? Giuro, non l’ho leccato. — (Era vero, non l’aveva leccato. Intanto però era passato al tu).
— Grazie, sarebbe lo stesso — disse lei con un faccino e una mossetta di quelle che si prestano ad essere fraintese.

— È molto che lavori qui? — Chiese l’uomo, offrendo una sigaretta.
— Un paio d’anni, poco più di te — cinguettò Luana.
— Ah, e come lo sai?
— Lo so perché prima al tuo posto c’era Olindo de Marchi. Carino, gentile. Poi pare che lo abbiano beccato.
— Cavolo, come beccato?
— Eh, sì, i furbi nelle assicurazioni prima o poi li beccano. Perché lo chiedi?
— No, io no, niente, cose mie… — disse il ‘furbo’ che già si vedeva ammanettato. — Ehi, hai sentito questo rumore? C’è in giro qualcun altro?
— No, non lo so. Hai sentito forse un Vrr-sss-clack, clack? Anche io. Lo sento spesso, ma non chiedermi cos’è.
I due tacquero per qualche secondo con le orecchie dritte, ma non successe nulla, finché, rientrati nell’open space… eccolo di nuovo, molto più forte.
— Hai sentito, veniva da là — disse lui indicando l’angolo buio in fondo del salone.
— Là-a? E allora? Io non ci vado.
— No, certo. E io neanche, non mi pagano per andare a caccia; al limite, tie’ potrei ammazzare… questa mosca: hai visto quanto è grossa?
In effetti una grossa mosca si era appena posata sul monitor PC di Ivan. Sembrava essersi smarrita, si guardava intorno; certo gli mancava qualcosa di sporco e succulento da succhiare.
“Vrrr-sss-clack,clack!”
— Hai sentito? Di nuovo! Andiamo insieme? — propose lei.
— Siamo disarmati — disse lui.
— Io ho la scopa.
— Dammi il mocio!
E così si decisero. Avanzavano gatton-gattoni, lui di qua, lei di là.
Lui pensava: “Quanto è scema, è proprio buffa.”
Lei pensava: “Qui ci vorrebbe mio padre, non questa femminuccia… prepariamoci a cavarcela da soli.”
A un certo punto il povero Ivan infilò un piede nel secchio dell’acqua sporca. Le conseguenze sono facilmente immaginabili. Il pensiero di Luana fu questo: “Lo sapevo. E meno male che hanno tolto la moquette!”
Lui rammaricato la guardò, ma era il momento sbagliato perché lei stava ridendo a crepapelle.
“Vrrr…”
I due tornarono a guardarsi negli occhi.
Pochi metri ancora e cominciarono a vedere che la mosca di prima era in buona compagnia. Uno sciame agitato, come una nuvoletta nera insisteva su un qualcosa… lo tormentava.
Ivan, inorridito, voltò le spalle alla scena: come quando da piccolo il suo bel papà tornava dal pub, era meglio non guardare.
Luana invece, evidentemente dimentica di essere una donna, rideva di cuore, tanto quello che aveva davanti agli occhi non poteva essere vero. Li chiuse e pensò: “Adesso li riapro e qui non ci sarà niente da vedere, ma proprio niente-niente!”
Li riaprì: il coso era sparito. Ivan invece non si era mosso. Si guardò intorno… ed eccolo là: l’ospite stava su una sedia, la fissava, sembrava deluso per essere stato scoperto.
Era un esserino nero, taglia volpino, era pelosetto, provvisto di certe ali di pelle triangolari. Girò verso di loro uno sguardo da cane pentito; poi spiegò le ali e, battendole fra loro, Clack, clack, schiacciò una ventina di mosche che subito leccò e ingurgitò con somma soddisfazione. Infine, grattandosi con un esagerato, unghiuto dito medio l’ombelico da odalisca, sibilò: “Sss… Eccowi qua, sss, ora sono cazvoli vostri, sss, preparatevi, sarà dura, sss, eh, eh, eh! Ne verrete fuori? Uh, non credo. Lui qui, sss, a quest’ora non doveva essercvi, imbecil! Tu scema, perché hai changée ton tour? Sss, errore! Mauvaises choix! Avete scoperto me, ed ora, sss, non avrete scampo, non sapete in che valzer, sss, vi siete incasinée. A meno che… a meno che… sss.”
Nel dire, il coso, il puzzone, un evidente pipistrello XXL, spiegò le ali e si levò in volo inseguito dalle mosche suicide, mugugnando:
“Sss, …cci vostri! Sss, mo’ ve sistemo io!”

E adesso

  • Non ditemi che qualcuno... (25%)
    25
  • Che fare? Fuga o lotta? (25%)
    25
  • La realtà batte l'immaginazione (50%)
    50
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151 Commenti

  • Ciao, uff, allora Maman e Vincent-Nando non esistono… peccato, mi erano in qualche modo simpatici!!! Alla fine, però, tutto è bene quel che finisce bene, se serviva una spintarella l’hanno avuta e bella grossa!!!
    Ora andrò a leggermi la prossima storia, spero di riuscire a commentare in un tempo decente.

    • Grazie Massimo.
      La tua osservazione sui personaggi mi gratifica molto, amo sempre moltissimo la creature a cui cerco di dare una seppur timida forma, e pensare che qualcuno si ricorderà di loro mi fa un enorme piacere.
      Grazie dunque se sarai uno di quelli, e sempre viva i pipistrellidi cattivi e un poco scemi!?

  • Ciao, Ottaviano.
    Fino alla fine ho pensato che ci avresti mostrato i pipistrelli (fantastici personaggi) che banchettavano le blatte… immagine raccapricciante? e lo scontro finale oppure, più probabile, la risoluzione della storia con l’arrivo del giorno e il ritorno alla normalità. Eppure, ti conosco, so che non scrivi tanto per fare, avrei dovuto capirlo che in mente avevi altro…
    Ho anche pensato, quasi alla fine, che Luana non fosse altro che la coscienza di Ivan, che tutta la storia fosse servita a metterlo davanti alle sue paure per fronteggiarle, con una spalla, un po’ pelata, ad aiutarlo. Hai fatto anche questo, ma Luana è vera e l’amore ha trionfato, chissà se Maman e Vincent-Nando le hanno mangiate le blatte alla fine.
    Bravo, sempre.

    Alla prossima!

    p.s. so che non passerà molto ?

    • Ciao Keziarica, in effetti avevo ipotizzato diversi finali ma siccome ero partito con l’idea di raccontare la “cronaca, ” di un innamoramento prima che i vostri voti mi portassero altrove, sono tornato ai due veri, vivi, e ovviamente innamorati!?? Grazie, a presto

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