I Naufraghi

Dove eravamo rimasti?

E ora? Chissà che la voglia di Ivan... (40%)

I cavalli

Luana sapeva di deodorante alla violetta, sudore e varecchina.
Ivan trovò la cosa decisamente insolita, un po’ piacevole, un po’ sgradevole, (com’era lei, del resto).
Quale deve essere l’olezzo di una che ha appena lottato (e starnutito) per salvarsi la pelle?
Lei invece l’odore di lui lo aveva riconosciuto subito. Ivan “delle nevi” secondo lei era un fifone, aveva una paura del diavolo, e voleva la mamma. “Adesso mi chiederà la tetta, vuoi vedere? Dieci a uno che si metterà a succhiare. Devo fermarlo!”
– Ehi, ehi, buono – disse – c’è un problema.
– Problema? Che problema? – Ivan odiava quella parola, da sempre. Significava festa finita, c’è da pedalare. Tuttavia, per rispetto del copione chiese:
– Sono io quel… problema?
– Eh, no. È che non è la sera giusta. Anzi direi che non è la settimana giusta.
– Ah, ecco, è quella settimana lì?
Lei tagliò corto: – Devo andare in bagno…
– Cacchio, davvero?! Porca… Cavolo…
– Ehi!, hai finito? Che c’è di strano?
– Che c’è di strano? Vuoi morire succhiata?
– No, infatti ho detto che devo non che voglio. Vuol dire che staremo attenti.
– Staremo?
– Certo, non vorrai mandarmi sola!
– Certo che sì; sei tu che hai l’arma segreta. Sì, insomma, io a che ti servo, io, piuttosto, dovrei dispiacermi per essere lasciato qui.
– Tu, tu…
– Io, io! Comunque, guarda, non mi opporrò; vai, oppure rimani. Io che c’entro?
– E certo, “tu che c’entri?”, stronzo. Spero che ti facciano a pezzettini.

Ivan non replicò. Quella donna!, ecco cos’era strano. Perché gli piaceva? Non avrebbe dovuto. Era una che lavava i pavimenti, le sue mani erano ruvide, livide sotto i guanti di gomma; era vestita male; portava una parrucca; era raffreddata cronica ed era pure insolente, quasi più di una donna normale. Cosa c’era in lei che lo attraeva tanto, e perché? Forse il fatto che fosse l’unica che aveva intorno? Perché erano due naufraghi su una isola deserta? Oppure perché era quella che gli aveva rivolto la parola spontaneamente, gli aveva offerto un caffè, e gli aveva appena salvato la vita?
Tornò a osservarla, distaccato, come dietro un vetro: vide una bella cosa, viva, calda e potente… Come allo zoo, o, meglio, come in una scuderia sono i cavalli: umidi e caldi, pregni di una ineguagliabile vitalità compressa. Cazzo, lei era così: una bomba di carne e sangue, innescata e pronta a esplodere.
Pensò pure che il pelosetto aveva il palato fine, e se era uscito allo scoperto forse era proprio per via di lei.
– Non potresti fare, trovare… – disse guardandosi intorno.
– No, non posso “fare, trovare!” Ho solo stracci e un secchio d’acqua sporca, la poca che non hai fatto cadere, prima, inciampando. Dai, vieni, sono pochi metri di corridoio; se siamo in due ci possiamo proteggere. E poi, dico: a te non scappa? Pss, pss.
– A me no, falla finita; e poi a me il tuo secchio basta e avanza.
– Va bene, eroe. Vado da sola. Ma il mio secchio viene con me. In quanto allo starnuto se vuoi ti insegno come si fa.
– Spiritosa, fin lì ci arrivo. Vai, fammi vedere come fai.
– Etcciu!
– Ma no, ho detto “vai”, vai pure al bagno, non mi servono lezioni.
– Ok vado, ometto. – Luana, detto fatto, scopa in mano, si affacciò sul corridoio, poi voltò la testa solo per dire: – credo che mi chiuderò a chiave a fare i cruciverba; se arrivano non contare su di me. E tieniti pure questo stupido secchio!

Uscì. Aveva inventato quella cosa della settimana infelice solo per stoppare lui, e voleva mantenere il punto, ma adesso non era più tanto sicura di sé.
Fatti due passi avvertì un frullare di mosche.
Caricò lo starnuto aspirando polvere di corridoio e muffa di moquette triste. Due passi ancora…, c’era una svolta dopo l’ascensore, e c’era un’ombra…

Ivan fece subito pipì nel secchio. Poi camminò, girò e rigirò, misurando i contorni dell’ufficio, (quaranta passi). Più volte guardò fuori cercando l’alba, uno spiraglio, ma la notte ostinata non arretrava.
Luana davvero se la prendeva comoda! Perché non tornava? Dal corridoio non giungevano segnali. Alla fine, stanco di stare solo, prese il mocio, e uscì…
*
Vincent-Nando e Maman, intanto, nell’ufficio del direttore centrale di cui avevano occupato il divano Frau:
– Maman, hai pensé? Che famo?
— Stavolta, cucciolo, li fregamo. La donna è dangereuse, è mia; tu acchiappa il salame.
— Le salami? Très volontiers maman, lo voi a fette?
— Sì, tu va avant, prend le coscion; io la donna la frego con questo.
— Un cuscino maman?
— Oui, per lo starnuto. Stavorta me la magno!
*
L’ufficio era rimasto vuoto, come un teatro affollato di ombre, dopo l’ultimo applauso.
Vrr, Vrr, pant, pant…
Due figure aliene, due malassortiti mostriciattoli, vennero ad occupare con fare circospetto la scena. Prima uno piccolo che spiava tutt’intorno; dopo un altro, enorme, si teveva un cuscino candido sul muso.
— Parbleu, maman – disse il piccoletto — tu pense e loro scappeno, me sa che tu es ‘n pochetto inadéquat!
Maman, incazzata come un pipistrello XXXL rimasto senza merenda, buttò là:
– Ah, sì? E alors preparate a córe, e annamoli a chercher.

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151 Commenti

  • Ciao, uff, allora Maman e Vincent-Nando non esistono… peccato, mi erano in qualche modo simpatici!!! Alla fine, però, tutto è bene quel che finisce bene, se serviva una spintarella l’hanno avuta e bella grossa!!!
    Ora andrò a leggermi la prossima storia, spero di riuscire a commentare in un tempo decente.

    • Grazie Massimo.
      La tua osservazione sui personaggi mi gratifica molto, amo sempre moltissimo la creature a cui cerco di dare una seppur timida forma, e pensare che qualcuno si ricorderà di loro mi fa un enorme piacere.
      Grazie dunque se sarai uno di quelli, e sempre viva i pipistrellidi cattivi e un poco scemi!?

  • Ciao, Ottaviano.
    Fino alla fine ho pensato che ci avresti mostrato i pipistrelli (fantastici personaggi) che banchettavano le blatte… immagine raccapricciante? e lo scontro finale oppure, più probabile, la risoluzione della storia con l’arrivo del giorno e il ritorno alla normalità. Eppure, ti conosco, so che non scrivi tanto per fare, avrei dovuto capirlo che in mente avevi altro…
    Ho anche pensato, quasi alla fine, che Luana non fosse altro che la coscienza di Ivan, che tutta la storia fosse servita a metterlo davanti alle sue paure per fronteggiarle, con una spalla, un po’ pelata, ad aiutarlo. Hai fatto anche questo, ma Luana è vera e l’amore ha trionfato, chissà se Maman e Vincent-Nando le hanno mangiate le blatte alla fine.
    Bravo, sempre.

    Alla prossima!

    p.s. so che non passerà molto ?

    • Ciao Keziarica, in effetti avevo ipotizzato diversi finali ma siccome ero partito con l’idea di raccontare la “cronaca, ” di un innamoramento prima che i vostri voti mi portassero altrove, sono tornato ai due veri, vivi, e ovviamente innamorati!?? Grazie, a presto

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