I Naufraghi

Dove eravamo rimasti?

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Sangue e arena

Ivan attraversò la giungla dei corridoi annodati intorno al blocco centrale del palazzo, quello dove di giorno si inseguivano gli ascensori in una incessante sequenza di brontolii, e scampanellate discrete all’apertura delle porte.
Aveva paura, e il silenzio che c’era non l’aiutava. In più non sapeva in quale bagno si era andata a infilare Luana, e scelse perciò il più vicino.
Arrivato alla porta si apprestò a bussare, con discrezione, pronto a captare la risposta: infatti dietro quella porta poteva esserci qualsiasi cosa, anche un pelosetto affamato.
Al primo toc arrivò un rumore, da dietro, dal corridoio.
“Cacchio, sono loro!” pensò e allora si infilò di corsa e chiuse la porta, bloccandola con le spalle.
*
A pochi metri da lui, nel corridoio sud-est…
– Maman, tu a besoin? Te do ‘na mano?
(Vincent-Nando è preoccupato per maman: è troppo lenta).
– Sì, pe’ la discesa! Je pèse, non amour, pèse bocù! — dice lei affannata.
I due pipistrelli, malgrado loro, passo-passo, piano-piano, erano giunti vicino a dove una sottile doppia sfoglia di compensato imbottita di polistirolo espanso li separava dalla merenda umana: Ivan, Ivan delle nevi, il macaco tremante e affannato che era lì in cerca di una Luana a cui aggrapparsi. – Ehi, sei qui? dimmi che sei qui, dobbiamo fare squadra.
Lei, seduta sul water stava sfogliando una rivista di armi trovata in un cassetto.
– Sono arrivati? – chiese tranquilla.
– Ah, meno male – disse Ivan – ci sei. No, non sono venuti.
– E certo, sennò non stavi qua.
Nel dire, gettò annoiata la rivista nel cestino, e uscì tirando lo sciacquone.
– Ehi – la rimproverò Ivan, ti sentono!
– No problem, ho una idea.
– Tu? Un’idea tu?
– Vaffanculo, ricominci? Allora non te la dico, e cerca di sparire ché questo è il bagno delle signore.
— Uffa, signore? Quali signore? E non strillare!
– Ahaa – urlò lei – ti piace così?
– Ma che… Stavo scherzando, cacchio. Possibile che tu…
– Ritira e chiedi scusa, sennò sei morto.
– Ma che… Ok, ok: lasciamo stare, ritiro. Scu-sa. Va bene?
– Direi di no, non basta, ma non ho tempo. Senti: sei capace di infilarti in un montacarichi per un minuto senza piangere? Un minuto solo.
– Un che? Quei cosi piccoli? No, no. Escluso.
– Bene, era quello che volevo sapere. Qui ce n’è uno. Io mi infilo, tu spingi il bottone verde e mi spedisci in cantina dove io, io, sarò salva. Ok?
– E io?
– Cazzi… Oh, scusa, volevo dire cavoli tuoi.
– Non lo farò. Non ti permetterò di salvarti a spese mie.
– Ma guarda che devi solo pigiare un bottone.
– Appunto. Senza di me sei morta. Siamo pari.
Seguì un breve gelido silenzio, poi:
– Ho io un’idea – disse Ivan.
– Ok, genio, ti ascolto – disse lei imbronciata.
– Usiamo la diplomazia. Sì lo so, sono mostri, sarà difficile. Però, ascoltami: se promettessimo loro cibo, tanto cibo in cambio della nostra incolumità?
– Uhm, ci starebbero. Sono mostri ma non sono cretini. Ma il cibo quale sarebbe?
– Il cibo? Ma no, quale cibo, sarebbe una balla, un inganno…
– Ah, ho capito: l’arte della diplomazia… Va bene, però ci parli tu. Accomodati, li senti? Sono qua fuori.
– Come qua fuori? …porca… Va be’, tu carica lo starnuto, al resto ghe pensi mi.

Ivan aprì la porta. Vide subito che quei due mostri imbecilli erano passati e si stavano allontanando. La porta però cigolò, e la frittata era fatta.
Si voltarono, e subito Vincent-Nando si fece avanti aggressivo. Luana però rispose sparando un colpo che lo fece ruzzolare tra le zampe di maman. Quella, pur spaventata, stavolta non scappò.
– Aggrr! – declamò.
– Aggr un cazzo, cicciona, ora mi ascolti! – si impose Ivan il terribile, petto in fuori – vogliamo la pace, e vi daremo cibo, tanto cibo.
– Maman – chiese Vincent-Nando – qu’est-ce que c’est la pace?
– Sicuramente na fregatura. Scansate, famme passer!
A quel punto Ivan e Luana presero a recitare una litania: “ Cibo, cibo per voi, cibo, cibo… “
– Vi daremo la chiavetta della macchina del caffè – disse Ivan – ogni notte avrete cibo a volontà: merendine, frittatine, carciofini…
Luana lo guardava affranta. Di fronte a tante fesserie cercò una scappatoia. Si avvicinò a uno dei tanti armadietti che c’erano e rovistando alla cieca ne trasse una tenda di panno che era stata lì riposta, e cominciò a sventolarla come fanno i toreri, ma un po’ a casaccio.
– Sangue e arena?— Sputò maman fra i denti.
— Carico ma’? — Il piccolo mangiamosche si lanciò a testa bassa come un toro, urlando: – Sang, sang, sang e ‘a Roma!
Ne seguì una mischia spaventosa in cui a rimetterci furono soprattutto quelli che avrebbero dovuto risistemare gli armadietti.
Maman urlava: – fijo scemo, cretin! Se dice arena!, e poi, che nun lo sai che er toro perde sempre?
Luana intanto sventolava; e nel polverone starnutiva; stavolta, manco a dirlo, per davvero.
Quando, infine, il piccoletto appizzò i canini al collo di Ivan, quello sentendosi perduto giocò l’ultima carta: – E se ti do le blat-te? – rantolò.
Vincent-Nando sollevò la testa dal fiero pasto, cercò maman con lo sguardo e disse: – Ce da le blatte ma’. Che faccio, sottoscrivo?

Secondo te, come si mette?

  • Per le blatte la vedo dura (63%)
    63
  • Molto bene per qualcuno (0%)
    0
  • Male (38%)
    38
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151 Commenti

  • Ciao, uff, allora Maman e Vincent-Nando non esistono… peccato, mi erano in qualche modo simpatici!!! Alla fine, però, tutto è bene quel che finisce bene, se serviva una spintarella l’hanno avuta e bella grossa!!!
    Ora andrò a leggermi la prossima storia, spero di riuscire a commentare in un tempo decente.

    • Grazie Massimo.
      La tua osservazione sui personaggi mi gratifica molto, amo sempre moltissimo la creature a cui cerco di dare una seppur timida forma, e pensare che qualcuno si ricorderà di loro mi fa un enorme piacere.
      Grazie dunque se sarai uno di quelli, e sempre viva i pipistrellidi cattivi e un poco scemi!?

  • Ciao, Ottaviano.
    Fino alla fine ho pensato che ci avresti mostrato i pipistrelli (fantastici personaggi) che banchettavano le blatte… immagine raccapricciante? e lo scontro finale oppure, più probabile, la risoluzione della storia con l’arrivo del giorno e il ritorno alla normalità. Eppure, ti conosco, so che non scrivi tanto per fare, avrei dovuto capirlo che in mente avevi altro…
    Ho anche pensato, quasi alla fine, che Luana non fosse altro che la coscienza di Ivan, che tutta la storia fosse servita a metterlo davanti alle sue paure per fronteggiarle, con una spalla, un po’ pelata, ad aiutarlo. Hai fatto anche questo, ma Luana è vera e l’amore ha trionfato, chissà se Maman e Vincent-Nando le hanno mangiate le blatte alla fine.
    Bravo, sempre.

    Alla prossima!

    p.s. so che non passerà molto ?

    • Ciao Keziarica, in effetti avevo ipotizzato diversi finali ma siccome ero partito con l’idea di raccontare la “cronaca, ” di un innamoramento prima che i vostri voti mi portassero altrove, sono tornato ai due veri, vivi, e ovviamente innamorati!?? Grazie, a presto

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