I Naufraghi

Dove eravamo rimasti?

Secondo te, come si mette? Per le blatte la vedo dura (63%)

La spia

– Che blatte? – disse maman.
– Che blatte? – rilanciò Vincent-Nando fissando strabico “Ivan il malcapitato” che stava a un centimetro dai suoi dentini.
– Blatte, cazzo, blatte! – gridò l’uomo, terrorizzato e incredulo. Cercò Luana con lo sguardo, con gli occhi fuori dalle orbite, e la vide, confusamente, che nel polverone continuava a ravanare dentro un armadietto.
– A me piaceno le lateralisss, ce l’hai? – fece il mostriciattolo con voce strisciante.
– E le dubia? — chiese maman, più sobria.
– Eh, come no!? Ce l’ho, ce l’ho. Domani ve le porto, giuro!
– E no, subit, prima de mo’! – disse maman.
– Hai sentito? – disse il diavoletto, sputando la linguetta serpentina.
– Ah, oh, e mo’ basta! – urlò Luana. I tre si voltarono a guardarla. Stava con le braccia tese in avanti e teneva in mano due barattoli di insetticida come fossero bombe a mano.
– Cavolo, se non la piantate vi stermino le mosche con lo spray. Sapete cos’è uno spray?
– E io mozzico ton amì – disse Vincent-Nando; ma l’esperienza di maman lo frenò.
– Bono, sta’ bono mon amour; lassa perde, damme retta… ce annamo a rimette… ma chi te lo fa fa’? E puis: les mosquitos no, parbleu!
– …appunto: parbleu! – disse Luana – Hai capito ragazzino?
– Zitta te, scema! – reagì il cucciolo, ma poi si piegò – Va be’, d’accord, però me raccomanno sss… la qua-li-tée.
– Sì, sì, vedrai, sono bellissime: d.o.c. – i.g.p., altro che mosquitos… – mentì Ivan.
La sua chiosa fermò per un momento il tempo. Improvvisamente era come se non ci fosse più nulla da dire. Finita la paura, esaurita la lotta, recitato il copione della trattativa, e stabilito l’accordo, visto che la stretta di mano diplomatica e la foto con le bandiere non si potevano fare, non rimaneva che la conversazione; ma quale argomento avrebbe potuto incontrare l’interesse di tutti quelli là?
L’ultimo atto fu sancito da Luana che, trovandosi accanto a un quadro elettrico, accese tutte le luci. Il corridoio illuminato a giorno divenne allora immediatamente insopportabile per i pipistrellidi che, anche a causa di una nuova bordata di starnuti, ripiegarono lanciando des impropers. Insomma: erano venuti per menare e se ne tornavavano con la coda fra le gambe avendo ottenuto una promessa e una minaccia. Avevano pareggiato. Anche i mostri a volte piangono.
Ivan si rialzò, e, mentre si ripuliva a pacche dalla polvere, si avvicinò a una Luana sollevata e sorridente
– Ehilà, bellezza, – disse – sei forte, dammi il cinque. – E lei gli starnutì in faccia.
– Colpa tua – disse – sono allergique à le polveron!
– Scusa; andiamo va, – disse lui ridendo – che se ci trovano qui ci fanno ripagare tutto.

Tornarono in ufficio, e smisero di ridere.
C’era sparso, intorno, tutto quel che restava della barricata costruita per respingere il primo assalto.
– Bisogna rimettere tutto a posto, il faut! – disse Luana come parlando a se stessa.
Ivan fece sì col capoccione… e poi però si ritrovarono fianco a fianco a guardare fuori, la notte, la città, qualche finestra accesa.
– Hai visto? – disse Ivan – Tra non molto farà giorno.
– Torneranno? – disse Luana.
– Non credo. Che tornano a fare?
– Vero, giusto. Sei stato bravo con la storia delle blatte. Ma davvero ce l’hai?
– Cosa? Sei matta? Io se vedo uno scarafaggio svengo… Per carità!
– Uhm, peccato, perché io saprei dove trovarle: tante, e gratis.
– Uhm, per fare che?
– Come “per fare che”, domani che gli racconti a Yoghi e Bubu?
Luana s’era voltata a guardare il suo compagno di sventura. Era vicinissima a lui, teneva le braccia lungo i fianchi, come in una resa, e la sua parrucca bionda era leggermente fuori posto. Nella testa di Ivan s’accese di nuovo una spia… Si disse: “buono, dai, non è l’unica donna al mondo”, e disse invece a lei:
– Ehi, leonessa, hai la criniera storta. – E mentre lei s’aggiustava aggiunse: – Ti posso chiedere di che colore sono i tuoi capelli? Non sei bionda vero?
– No, sono castana, banalmente castana. Però ho cominciato a tingerli presto, tanto presto che ancora mi fa male il sedere.
– Vuoi dire che le hai prese… per quello? Dici davvero?
– Beh? Certo, mi hanno picchiata, anzi sculacciata. Ce n’était pas si bizarre chez moi. Non ci credi? Che stai pensando?
Ivan in effetti stava pensando: immaginava la scena, e il suo sedere rosso… ma non era colpa sua; era lei che lo aveva raccontato.
– Io? No, niente.
– Pensavi al mio sedere eh!?
– No, che dici, pensavo: “poverina, quei due l’hanno contagiata col francese”.
– A me? uh, davvero? Non me n’ero accorta. Ora però risistemiamo qui, e poi andiamo a prenderle.
– A prendere cosa? O no, quelle! Cacchio, me l’ero scordate!

In breve i nostri eroi si organizzarono. Lui raccoglieva e risistemava pezzi di computer a casaccio sulle scrivanie, lei rimetteva a posto il resto.
Dopo un po’ si sorpresero a ridere ancora, e il lavoro divenne un gioco. Sembravano Mary Poppins e Bert spazzacamino. Quando l’ufficio tornò a rassomigliare a quello che era stato, lei prese secchio e scopa e disse: – E ora, mon général, on i va, si va a caccia!

Il finale è sacro, però dimmi:

  • Dacci quello che ti pare, purché finisca bene. (14%)
    14
  • Dacci un finale a sorpresa. (71%)
    71
  • I mostrini non devono morire. (14%)
    14
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

151 Commenti

  • Ciao, uff, allora Maman e Vincent-Nando non esistono… peccato, mi erano in qualche modo simpatici!!! Alla fine, però, tutto è bene quel che finisce bene, se serviva una spintarella l’hanno avuta e bella grossa!!!
    Ora andrò a leggermi la prossima storia, spero di riuscire a commentare in un tempo decente.

    • Grazie Massimo.
      La tua osservazione sui personaggi mi gratifica molto, amo sempre moltissimo la creature a cui cerco di dare una seppur timida forma, e pensare che qualcuno si ricorderà di loro mi fa un enorme piacere.
      Grazie dunque se sarai uno di quelli, e sempre viva i pipistrellidi cattivi e un poco scemi!?

  • Ciao, Ottaviano.
    Fino alla fine ho pensato che ci avresti mostrato i pipistrelli (fantastici personaggi) che banchettavano le blatte… immagine raccapricciante? e lo scontro finale oppure, più probabile, la risoluzione della storia con l’arrivo del giorno e il ritorno alla normalità. Eppure, ti conosco, so che non scrivi tanto per fare, avrei dovuto capirlo che in mente avevi altro…
    Ho anche pensato, quasi alla fine, che Luana non fosse altro che la coscienza di Ivan, che tutta la storia fosse servita a metterlo davanti alle sue paure per fronteggiarle, con una spalla, un po’ pelata, ad aiutarlo. Hai fatto anche questo, ma Luana è vera e l’amore ha trionfato, chissà se Maman e Vincent-Nando le hanno mangiate le blatte alla fine.
    Bravo, sempre.

    Alla prossima!

    p.s. so che non passerà molto ?

    • Ciao Keziarica, in effetti avevo ipotizzato diversi finali ma siccome ero partito con l’idea di raccontare la “cronaca, ” di un innamoramento prima che i vostri voti mi portassero altrove, sono tornato ai due veri, vivi, e ovviamente innamorati!?? Grazie, a presto

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi