L’IMPICCATO DI GENNAIO

ARRIVO IN PAESE

Fosco arrivava da Genova, dalla stazione Principe, e già prima di arrivare a Torino aveva cambiato idea una decina di volte sull’accettare o meno il posto di medico condotto che gli veniva offerto. “Certo,” si disse mentre si accomodava sul vagone che saliva in valle, “è solo finché non torna l’altro, ma io ho studiato per diventare chirurgo, non per fare il medico di paese.”

Quando giunse alla stazione di Gennaio, il dottor Zeni si sporse dal finestrino e guardò fuori. Oltre l’aria spessa di nebbia e goccioline di pioggia sospesa, riuscì a vedere solo larghi campi allagati dalla bruma e un cielo compatto di nubi basse color rame.

Appena sceso dal treno, individuò un ometto tutto infagottato che gesticolava dall’altra parte dei binari. Afferrò la valigia e la borsa medica e raggiunse il sottopassaggio.

«Salve!» lo salutò l’uomo imbacuccato dalla cima delle scale.

«Salve a lei» replicò il medico, domandandosi perché non lo avesse raggiunto per prendergli la valigia.

Lo aveva visto fare spesso: quando suo padre arrivava in un posto, c’era sempre qualcuno pronto a farglisi dappresso per servirlo. Certo, lui non era ancora primario, ma era comunque un medico.

La stretta gelida dell’altro lo riportò alla realtà. «Venga» gli disse sbrigativo «l’auto è da questa parte.»

Zeni lo seguì. L’uomo sistemò alla meglio i bagagli sulla macchina minuscola e si mise alla guida, senza curarsi di aprire e chiudere la portiera al trasportato.

Salito in macchina, con il bordo della valigia che premeva tra le scapole, Zeni si rivolse al conducente: «ci sono ristoranti in questo posto?»

«Questo posto,» rispose il conducente con pazienza e con una nota di disapprovazione nel tono «ha due ristoranti, ma credo siano chiusi, entrambi.»

Zeni si lasciò cadere sul sedile e sospirò. Con lo stomaco che già brontolava, guardò fuori del finestrino e notò qualcosa che lo lasciò perplesso. «Cosa sono?» chiese indicando fuori.

«Oh, quelli… sono cappi» rispose l’altro con non curanza.

«Cappi?» Zeni strabuzzò gli occhi. «Cappi per cosa?»

«Per cosa si usano i cappi, secondo lei?»

«Beh, so a cosa serve un cappio, ma non capisco perché io ne abbia già visti almeno una decina.»

«E ne vedrà molti altri. Ce n’è uno a ogni casa, proprio così. Tutti qui preparano il cappio per l’ultima settimana del mese.» lo disse come se fosse normale appendere cappi agli alberi o alle travi delle case.

«E, se posso, quale sarebbe il motivo?»

«Sono per l’impiccato, l’impiccato di Gennaio.»

Zeni eresse il busto e fissò intensamente il panorama, cercando di bucare la bruma con lo sguardo, senza troppo successo. «Si fermi!» strepitò all’improvviso.

Il guidatore non fece una grinza.

«Si fermi, le dico. Voglio vedere!»

La macchina si arrestò con il lamento delle gomme sull’asfalto gelido.

Zeni scese e, senza badare al freddo, giunse al bordo della strada, mise un piede nel campo e fece qualche passo con l’erba ghiacciata che gli scricchiolava sotto i piedi.

«Ma dove va?» gli urlò dietro il guidatore

Zeni non rispose, alzò una mano come a dire “stia tranquillo”

Poco più avanti, scorse poche luci soffuse. “Case”, pensò. E allungò il passo. Quando, superata la radura ghiaccia, arrivò al piccolo rione rimase a bocca aperta. Appeso a ogni albero intorno alle vecchie case dai tetti spioventi, c’era un cappio annerito dalla notte e semi ingoiato dalla nebbia.

Tornò indietro, intirizzito, e salì in macchina. «A cosa servono?» chiese quando l’auto fu ripartita.

«Sono più che altro una superstizione: le persone qui pensano che se non si mettono fuori i cappi, nell’ultima settimana di gennaio, l’impiccato verrà e non trovando il suo farà sì che l’abitante della casa, ne faccia uno e lo usi.»

«E lei ci crede?»

«Io no, ma io non vivo qui. Ci passo per lavoro. Però è successo, negli anni passati, che qualcuno sia stato trovato impiccato. E tutti e due alla fine di gennaio, strano, no?»

Zeni sorrise a quello che immaginò fosse un tentativo, peraltro maldestro, di spaventarlo.

«Trovo che l’animo umano possa, in alcuni frangenti di disperazione, trovarsi a dovere decidere di morire. Non sono superstizioso. Mio padre è un luminare della chirurgia cranica e io… io sono un eccellente chirurgo. Non siamo gente da credere a tali stupidaggini.»

L’ometto alla guida non rispose e restò in silenzio fino a destinazione. Fermò l’auto davanti a una costruzione alta e squadrata. «L’albergo Mari, dottore. Siamo arrivati.»

Zeni aprì lo sportello e scese. Restò impassibile ad attendere che gli venisse passato il bagaglio e infilò una mano nella tasca interna del cappotto.

«Non si preoccupi,» lo fermò l’autista «se ne occupa il Comune.»

«Beh, grazie allora» rispose il medico compiaciuto e si incamminò verso l’albergo.

«Dottore!» lo richiamò l’uomo.

«Sì?»

«Lo metta il cappio, appena trova casa, che non si sa mai.»

Zeni stropicciò la bocca in un sorriso storto. “Certo, come no? E poi mi faccio una bella collana d’aglio!”

Passando sotto il portico, però, non poté che trasalire alla vista di un grosso cappio appeso a una delle travi.

Il nostro dottorino avrà di che preoccuparsi, ma prima:

  • passerà una notte insonne e farà uno strano incontro (0%)
    0
  • avrà un incontro burrascoso (11%)
    11
  • dovrà subito occuparsi di un'emergenza medica (89%)
    89
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19 Commenti

  • Ciao Keziarica,
    Una perla: “Gli occhi lucidi per la febbre erano gemme nere in un ovale niveo”.
    Un racconto che prende la sua via, certo dopo l’aborto l’omicidio tenta… Io però una giornata di perlustrazione, più per noi che per lui, la inserirei.
    Una piccola cosa da segnalare che probabilmente vale solo per me: l’inizio del capitolo mancando del soggetto mi fa quasi pensare che sia l’albergo a infilarsi sotto la coperta.😬
    Non farci caso però, e scrivi presto il seguito, mi raccomando!👍
    🌻🙋

  • Ben fatto, K! Sei riuscita a dare continuità alle piacevoli, misteriose, sensazioni che ho provato leggendo il primo capitolo. Inoltre, con questo mistero, hai fatto capire al dottorino (e a noi lettori) che è vero quel che si dice dei piccoli paesi: sono davvero pieni di misteri! A questo punto calerei l’asso di briscola con un bell’omicidio! Lettura scorrevolissima, che invita nel proseguo: missione compiuta!

  • Capitolo 1)

    Ciao Kez!

    Leggerti di nuovo è stato bello! 🙂 Bentornata!

    Che ti posso dire? Con questo incipit mi hai comprato.
    Ho pensato subito a The Pale Blue Eye, più per la questione delle impiccagioni, ma non mi pare che la storia abbia niente a che vedere con il film. Hai trovato la tua via originale per raccontare una storia, ed è già un ottimo inizio.
    Ben fatto.
    Ti leggo creativa, e sono curioso di scoprire dove ci porterai con questa nuova storia!

    Aspetto il prossimo!

    • Ciao, GG.
      Ci hai visto giusto. Come ho scritto a Minollo, è stato proprio quel film a ispirarmi. Ovvio, non c’entra nulla, la storia è un’altra, ma se non lo avessi visto, probabilmente, questa idea non mi sarebbe venuta. Ecco perché è importante guardare cose nuove, leggere tanto; perché l’ispirazione arriva anche dalla creatività altrui.
      Spero di riuscire a intrattenervi senza pasticciare troppo.
      Grazie per esserci e alla prossima!

  • Ciao K, e ben ritrovata 🙂
    Inizio volentieri a leggere questo tuo nuovo racconto, ché mi ha piacevolmente sorpreso per l’inquietante apparente normalità delle credenze popolari. È tutto molto misterioso, molto invernale, molto bello: promette bene.
    Voto per l’emergenza e attendo il prossimo ^^

    • Ciao, Massimo, bentornato!
      La normalità di un fatto strano deve scontrarsi con lo scetticismo di Zeni, e sono contenta che sia arrivato il messaggio.
      Come te la passi, è parecchio che non ti si vede qui su TI. Io, ormai, scrivo solo qui. Avevo provato WP, ma davvero non mi ci sono trovata e si parla di anni fa.
      Se ti fa piacere, abbiamo una piccola comunità su FB dove (senza troppa insistenza) parliamo di scrittura tra amici. https://www.facebook.com/groups/782433996069052 ci trovi qui.

      Alla prossima!

      • L’importante non è dove si scrive, ma scrivere! Io, come te, ho continuato a farlo un po’ dappertutto, sperimentando posti e stili! La curiosità non mi ha mai mollato, ma ultimamente avevo voglia di scrivere senza prendermi troppo sul serio e quindi sono tornato sul “luogo del delitto” 😀
        Grazie per l’invito! Al momento non ho un account social, ma mai dire mai 😉

  • Ciao Keziarica!
    Ben rientrata nella mischia; bella sorpresa ieri per me. Ho votato per l’emergenza medica, vorrei vederlo all’azione; nei gialli la presenza di un medico mi da sempre un tocco di sicurezza. Lo scenario dei cappi e il periodo dell’anno lasciano pensare al rogo della vecchia, propiziatorio per il raccolto. Ma la modalità è ben macabra, e in una tua storia è un mirabile inizio. Il piccolo paese, che cela qualche storia morta ma non sepolta… Vedo diversi ingredienti che mi dicono che sei sulla buona strada anche stavolta.
    Brava! Io sono già contento di riprendere a leggere, poi vedremo.
    Buona storia e buonissima giornata!

    • Ciao, Minollo.
      Se devo essere sincera, non conoscevo la storia della vecchia bruciata per propiziare il raccolto. La storia mi è venuta in mente guardando The Pale Blue Eye, su Netflix. Proprio dall’immagine di apertura. Non è una storia che cercavo, è arrivata così, per caso. Ne ho in mente anche un’altra, molto più elaborata e a cui sto pensando da qualche mese, magari la racconto ad Allegra, chissà che non le venga voglia di scriverla. 😉
      Grazie per le belle parole, sai che è sempre bello ritrovarti tra i lettori. Spero di ritrovarti presto con la tua storia, ma non c’è fretta, quando ti va. 🙂

      Alla prossima!

  • Ciao, bentornata!!! Bella la “rusticità” della scena, sia umana che del paesaggio. E poi le credenze popolari… un buon mix per un giallo con i fiocchi, non vedo l’ora di vedere come prosegue!!!
    Ho votato per l’emergenza medica, e vediamo come se la cava il dottorino tanto carino!!! Alla prossima.

    • Ciao, Isabella.
      Il paesello, la leggenda, il dottorino “so tutto io”, sono gli ingredienti, spero azzeccati, per questo racconto che sarà giallo, ma anche un po’ horror… gli autori di TI dovrebbero pensare di aggiungere dei Tag, in modo da poter rendere meglio l’idea di ciò che ci si può aspettare da una storia. Ho tentato di caratterizzare già un po’ il carattere del protagonista, forse ci sono troppi pensieri, ma vabbè, ormai è andata.
      Ti ringrazio per il complimento e per essere tornata a leggermi. Spero ti vada di tornare presto con un altro racconto.

      Alla prossima!

  • Un giallo con le superstizioni in mezzo ha un che di affascinante! Ma prima di “buttarci nella mischia” vediamo come se la cava il nostro chirurgo con un’emergenza medica!

    Bentrovata! Non ho capito chi sarebbe il tipetto che gli fa da tassinaro ma probabilmente non lo sa nemmeno il protagonista. Vediamo come si svolge la vicenda 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      Hai ragione, non ho specificato. In realtà è solo un autista nel racconto, nella costruzione della storia è il mezzo per raccontare al lettore qualcosa sul piccolo paese e la sua leggenda/maledizione.
      Anche a me piacciono molto i gialli quando si mischiano alla superstizione e mi auguro di far bene.
      Grazie e alla prossima!

  • Keziarica! Che piacere leggerti, sei tornata finalmente.
    Un esordio quanto mai classico e subito inquietante. Vuoi spaventarci, al solito, e hai affilato le armi.
    Io dico che il dottorino avrà subito un burrascoso incontro, altro che bisturi, gli ci vorrà ben altro per affrontare la situazione. Mi aspetto di tutto quindi auguri a lui e complimenti a te per l’ottimo, coinvolgente inizio!🙋🌻

    • Ciao, Fenderman.
      Non ci ho pensato su molto, ho scritto e pubblicato, conscia del fatto che, se avessi atteso anche un solo giorno, questa storia sarebbe finita nel dimenticatoio.
      Sper di svilupparla al meglio. Il dottorino avrà di che crescere e gli auguri gli serviranno tutti.
      Grazie per esserci anche questa volta.

      Alla prossima!

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