L’IMPICCATO DI GENNAIO

Dove eravamo rimasti?

Il nostro dottorino avrà di che preoccuparsi, ma prima: dovrà subito occuparsi di un'emergenza medica (89%)

PALLIDE VIRTÙ

L’albergo, nonostante l’aspetto esteriore, si dimostrò accogliente. La stanza era calda e profumava di lavanda e sapone da bucato. Dopo la toeletta serale, si infilò sotto la spessa trapunta malva e si lasciò avvolgere dal tepore soffice del letto. Ripensò alla serata appena trascorsa, poi lasciò vagare i pensieri passando dai cappi, alla nebbia, all’aspettativa della colazione che avrebbe fatto il giorno seguente, finché i pensieri si tramutarono in immagini e la mente si perse in quello stato torpido che precede il sonno.

Toc toc toc

Il battito si insinuò tra le coperte calde.

Toc toc toc

Rimbombò sul cuscino.

«Dottore!»

Una voce femminile.

Zeni aprì gli occhi, il cuore accelerato, mosse lo sguardo nella stanza buia, che non riconobbe.

«Dottore!»

Nonostante fosse attutito dal battente robusto, il tono era allarmato.

La mente del medico finalmente riprese lucidità. La stanza si era raffreddata e se ne accorse appena scostate le coperte. Infilate le ciabatte, andò ad aprire.

«Dottore, per favore!»

«Eccomi, non butti giù la porta. Arrivo!»

Quando aprì, si trovò davanti una ragazza pallida, di costituzione minuta e con una fioritura di Herpes a lato della bocca.

«È per la figlia del sindaco, dottore. Sta malissimo e perde sangue.»

Zeni spalancò gli occhi. «In che senso perde sangue?»

La ragazza lo fissò muta, gli occhi lucidi e le guance accese. «Da… là sotto» mormorò.

Zeni non comprese subito a cosa si stesse riferendo, immaginò che si trattasse di menarca, ma la ragazza era troppo agitata e già in età fertile. No, doveva trattarsi di una emorragia.

«Avete una macchina?»

«Mio padre ne ha una, l’aspetta qui sotto. Scenda subito, l’accompagnerà lui» gli disse e subito si dileguò giù per le scale.

Come detto, l’auto stava ferma davanti all’entrata dell’albergo. Il freddo ora era intenso, e Zeni si affrettò a raggiungere l’abitacolo illuminato dalla luce di cortesia. Alla guida c’era un uomo dalle spalle larghe e lo sguardo arcigno che puzzava di stalla e vino.

«Buonasera,» esordì Zeni una volta dentro. In risposta ricevette un borbottio alcolico.

 Il medico sospirò e sprofondò nel sedile di similpelle gelato.

Il tragitto fu alquanto breve. La macchina fermò davanti a una casa grande, con il tetto spiovente a quattro acque e un porticato ampio, illuminato a giorno. Sulla soglia, una donna si stringeva in uno scialle.

«Finalmente è arrivato, dottore. Mia figlia è su. Corra, sta tanto male!» disse la donna mentre l’altro scendeva dall’auto.

«Ho fatto prima possibile» s’impettì il medico. «Ora sono qui, prego, faccia strada.»

La donna sparì all’interno, Zeni allungò il passo per raggiungerla. D’istinto, prima di entrare, si guardò intorno alla ricerca del feticcio di corda. Eccolo! Appeso al ramo più basso di una vecchia quercia.

«Dottore!» chiamò la donna da dentro e lui, ubbidiente, la seguì.

La malata era poco più di una ragazzina. Gli occhi lucidi per la febbre erano gemme nere in un ovale niveo.

Zeni si liberò del cappotto e si sedette sul letto. Allungò una mano per testare la temperatura sulla fronte e la sentì madida. Prese tra le dita il polso della ragazza e rimase in silenzio a contare i battiti rilevando una severa tachicardia. Lasciò andare il braccio e abbassò una delle palpebre inferiori, la mucosa era esangue.

Si alzò, pronto a far chiamare un’autoambulanza. Con il piede scontrò qualcosa. Abbassò lo sguardo, un pitale mezzo pieno spuntava per un quarto ai piedi del letto. Dentro vi galleggiavano minuscoli frammenti verdastri. Alzò lo sguardo sulla giovane, poi si rivolse alla donna che immaginò esserne la madre: «chiami l’ospedale più vicino, serve un’ambulanza.»

La donna sgranò gli occhi. «Oh, Madre Santa, ma che succede? È così grave?»

«Sì,» replicò lui. «È una cosa grave, ma siamo in tempo per salvarla, ora vada!»

La donna sparì e i suoi passi rintoccarono sulle scale e poi svanirono al piano inferiore.

Zeni guardò la ragazzina. «Nel pitale c’è quello che penso?»

Lei non rispose, lacrime enormi le scivolarono giù dagli occhi arrossati.

«Chi ti ha dato l’infuso, è stata tua madre?» domandò scostando le coperte ed esaminandole le gambe.

La ragazzina negò.

«E allora chi? Muovi i piedi.»

«L’ho fatto io» rispose lei piegando gli alluci.

«Come sapevi di questa cosa del prezzemolo?»

Lei aprì la bocca per parlare, ma la donna con lo scialle, rientrata nella stanza, la precedette ansando. «Arrivano, ci vorrà una mezz’ora.»

Il medico annuì. «Le spiace far vuotare il pitale, signora?»

La donna avvampò. «Subito!» e poi a gran voce: «Adelina! Adelina, presto, vieni su.»

Una ragazza tozza, con le braccia nude piombò nella stanza asciugandosi le mani nel grembiule.

«Svuota il vasino della signorina. Avresti dovuto farlo prima, sfaticata.»

Adelina prese il pitale con malagrazia e, senza battere ciglio, lo portò via con sé.

«È una trovatella, ce l’hanno affidata le suore anni fa. Non è cattiva, è solo un po’ tonta.»

Zeni annuì, pensieroso. Qualcuno aveva aiutato una ragazzina ad abortire. Ma chi? E chi era il padre mancato? Ma, soprattutto, dov’era il sindaco?

IL DOTTORINO SE L'È CAVATA BENE, ORA CI SONO INTERROGATIVI A CUI RISPONDERE, COSA VOLETE CHE ACCADA?

  • UNA LUNGA CONVERSAZIONE CON UNA PERSONA DEL POSTO (8%)
    8
  • UNA NOTTE AGITATA, SEGUITA DA UNA GIORNATA DI PERLUSTRAZIONE (67%)
    67
  • UN FATTO ANCOR PIÙ INCRESCIOSO, UN OMICIDIO PER ESEMPIO (25%)
    25
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210 Commenti

  • Sono molto contento che sei riuscita a scrivere la parola fine, davvero! Le storie lasciate aperte sono come certe punture di zanzara, prudono. Quindi brava, ché hai trovato la forza per terminarla! Le atmosfere che dipingi sono sempre affascinanti, è uno dei tratti che la stanchezza e i problemi della vita non possono intaccare.
    Ti aspettiamo, ovviamente 🙂 ciao!

  • Capitolo 10)

    Ciao Kez!

    Sono contento di leggerti dopo una lunga pausa. Certe storie si prendono il loro tempo nei pochi spazi delle nostre vite, ma hai saputo ben amministrarlo per questa. Sono felice, anche perché capiamo la difficoltà di aver lasciato una storia aperta, che è sempre un po’ come una ferita!
    Condivido il punto di vista di Fenderman. Io non ho avvertito tanto la stanchezza, quanto l’esigenza di chiudere. C’è qualche ripetizione – mi sembrano più inserite in fase di revisione – e giusto una svista.
    Hai portato a conclusione la storia, rispettando l’indirizzo del racconto. Ben fatto! 🙂
    Aspetto di leggerti all’opera su qualche altra avventura. Ti suggerirei qualche d’insolito per i tuoi standard, quasi in cerca di relax narrativo 🙂
    Alla prossima!

    • Ciao, GG
      Sì, hai ragione, magari con qualcosa di completamente inusuale potrei andare a briglia sciolta, senza tante seghe mentali su come portare avanti, restare nei canoni, chiudere… ma ho già una storia in testa e vorrei sviluppare quella, se ci riesco. Questa volta con un po’ di progettazione in più.
      Sto leggendo “Save The Cat!” della Brody (di cui avevo già seguito il corso) e vorrei mettere in pratica i suoi consigli includendo i 15 passi per scrivere una storia. Lei si riferisce ai romanzi ma, secondo me, si può fare anche con racconti un po’ più lunghi tipo quelli qui su TI 😉
      Hai centrato il problema, se di problema si può parlare, si tratta proprio di necessità di chiudere, presto e senza ripensamenti.
      Anche a te grazie mille per essere arrivato fin qui e per la gentilezza che riservi sempre a tutti.

      Alla prossima!

    • Ciao, Isabella.
      Per la prossima avventura aspetterò di avere tutta la storia sottomano, progetto, personaggi, svolgimento della trama… sono troppo disordinata (mentalmente e non) per scrivere senza mettere dei paletti. Lo so da tempo, ma non mi sono mai impegnata abbastanza per porvi rimedio😅cercherò di fare meglio con la nuova storia, chissà in che mese la comincerò.
      Intanto, grazie, grazie e ancora grazie per avermi accompagnato fin qui con il tuo garbo e le belle parole.

      Alla prossima!

  • Ciao, Keziarica.

    Ho come l’impressione che avresti potuto recuperare qualche riga, o forse sono io che ero entrato nella tua testa e ho trovato ridondanti alcune spiegazioni perché in realtà rileggendo non ho ritrovato la sensazione.
    “Il furgone con in suo carico inusuale” è l’unico refuso che ho trovato.
    Il finale ha un po’ la sensazione di riassunto ma temo che sia una cosa inevitabile con i gialli: dieci episodi sono davvero sacrificati per il genere. Resta la sensazione di una buona lettura complessiva di cui ti ringrazio.

    Alla prossima.

    • Ciao, Achillu.
      Questa storia non ha avuto molta fortuna: è capitata in un periodo particolare e non ha avuto l’attenzione che, a parere mio, avrebbe meritato. L’idea era di scrivere un horror, ma non mi è riuscito di farlo come si deve. Le ridondanze nascono dalla fretta di chiudere, dalla necessità di non fermarmi a rileggere e a riscrivere per paura di procrastinare ancora. Come avrai visto, la storia è iniziata a gennaio e l’ho finita alla fine di agosto, cosa mai capitata e che mi ha sempre dato fastidio quando a farlo erano altri autori. Cercherò di non farlo ricapitare.
      Grazie per aver letto, commentato e per le belle parole.

      Alla prossima!

  • Ciao Keziarica,
    Ci hai dato un finale, lo apprezzo molto perché capisco che non è stato facile. Ci hai dato oltretutto un degno finale, di una scorrevolezza eccelsa e atmosfere notturne affascinanti.
    Tutto si è ricomposto, si sono spenti i fuochi, c’è la cattura, la resa dei conti, ma non c’e animosità, tutti sembrano stanchi e soddisfatti.
    Ci hai dato il finale di un giallo che mi ha riportato a certi episodi di Derrick o Maigret. Volevi scrivere un horror e ti sei ritrovata fra le mani un giallo che sembra riaffiorare dalla memoria di un dottorino di paese ormai cresciuto. (Con una trama adatta a una miniserie tv).
    I recenti capricci del sito e, ovvio, la vita privata poi ti hanno distratta, e dunque sei stata onesta e brava a concludere.
    Grazie, alla prossima storia. 🌻🙋‍♂️

    • Ciao, Fenderman.
      Ormai è diventato un mio segno distintivo: parto con l’horror che puntualmente si trasforma in giallo. Forse dovrei rassegnarmi e scrivere un giallo da principio e con l’intento di farlo.
      Ti ringrazio per le belle parole, non so quanto efficace sia questo finale, nonostante le atmosfere, è un po’ uno spiegone, un tiro di corda per chiudere il sacco con tutta la storia dentro, ma volevo chiudere e farlo al meglio delle mie possibilità con quello che avevo a disposizione.
      Farò meglio, almeno spero, con la nuova storia.
      Grazie ancora tantissimo e alla prossima!

  • Ciao Keziarica!

    Bravissima. Portare a termine una storia che non riesci a governare per via di tutto quanto accade intorno è segno di determinazione e orgoglio, quindi direi: BEN FATTO!
    Tutto quello che fa “ambiente” è come sempre ben descritto e aiuta noi lettori a “esserci”. La Valle d’Aosta che ne esce è cupa come quando la ammiro passeggiando al crepuscolo sulle colline che sovrastano la valle principale, con in mezzo la Dora, l’autostrada e la strada regionale. Tranquilla e placida, lenta che a volte pare immota, eppure in qualche modo sinistra.
    Forse mi appare così perché vivo nella frenetica Lombardia 😂, ma nel tuo racconto la rivedo proprio come tu la disegni.
    Anche questa novella secondo me può essere il soggetto di qualche cosa di più complesso, forse puntando sui personaggi che, fatalmente, sono in certi momenti un po’ abbozzati. Mi aspettavo tempo fa una concessione finale al “rosa”, ma ora va benissimo così.
    Bravissima di nuovo. Ecco, vorrei solo segnalarti la frase “ma sono certo che i dati salienti saranno facili da far venir fuori”. Secondo me è più semplice ed efficace “sarà facile ottenere i dati salienti” o something like that 😁.
    Giusto per dire qualcosa… ciao, a rileggerci presto!

    • Ciao, Minollo.
      Ci ho pensato alla virata al rosa, ma poi non ho avuto modo di sviluppare la storia come avrei voluto. Mi sarebbe servito più spazio e, sinceramente non me la sarei proprio sentita di metter fuori una parte due (cosa che, peraltro, ho già fatto e non ha dato i frutti sperati). Sono comunque contenta di aver chiuso la storia, era un po’ un tarlo, piccolo per carità, ma presente. Hai ragione anche sulla frase che avrebbe potuto essere snellita, lasciandomi qualche carattere in più e agevolando la lettura, ma ho scritto di getto, proprio per chiudere la storia. Non farò lo stesso errore la prossima volta. Sto progettando… non so cosa ne verrà fuori, ma questa volta non mi farò cogliere impreparata. 😅
      Grazie ancora per la pazienza e per le parole d’incoraggiamento.

      Alla prossima!

  • Ciao Kez 🙂
    Finalmente siamo giunti al gran finale 🙂
    Sono d’accordo con Red purtroppo lo spazio concesso dai dieci capitoli spesso taglia un po’ troppo la storia che magari avrebbe bisogno di più spazio 🙂
    Comunque ti sei districata bene e ci hai portato un bel finale che chiude il caso ma che allo stesso tempo potrebbe essere la spinta per una futura storia, in quanto sta per cominciare la ripulita di Gennaio 🙂
    Per ora ti saluto e ti aspetto presto con una nuova storia 🙂
    A presto 🙂

    • Ciao, BlackCat.
      Grazie anche a te per essere arrivato fin qui e per la pazienza. Sì, avete ragione entrambi, sarebbe servito altro spazio, ma non sono sicura che sarei riuscita a sfruttarlo al meglio. Ho cercato di chiudere il cerchio e si vede, avrei potuto fare di più, lo so e cercherò di tenere a mente la lezione per la prossima volta. Una storia in testa la ho già, diversa da questa, ma sempre un po’ particolare, mi è venuta in mente guardando un video… poi vi spiegherò quale. Ora però progetto, metto su una trama, faccio le schede dei personaggi e solo dopo comincio a scrivere. Lo so che si tratta di un racconto, ma chi mi regala il suo tempo per leggere le mie storie merita più attenzione. 😉
      Grazie ancora tantissimo e alla prossima!

  • Secondo me, con un capitolo in più avresti fatto faville 😀

    A parte questo, il capitolo mi è piaciuto molto e devo dire che il giallo mi ha preso nonostante le lunghe pause. L’ho trovato ben congeniato e ben scritto, cosa non facile 🙂

    Ciò detto: ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      Grazie per le belle parole, per carità, però, non un altro capitolo, non ce l’avrei fatta😅. Però , hai ragione, servirebbero altri caratteri per poter spiegare meglio, per raccontare dell’impiccato e degli altri abitanti. Ieri mi sono messa alla scrivania con l’idea di finire il racconto, in qualsiasi modo possibile, dovevo chiudere la storia perché, davvero, era diventata una (mia) pagliacciata, non ho mai impiegato così tanto tempo a finire un racconto e non è che la storia mi piacesse poco è proprio che non trovavo la voglia di mettermi a tavolino e scrivere la parola fine. Pazienza, farò meglio la prossima volta.
      Grazie ancora per esserci stato e per aver avuto la pazienza di arrivare in fondo, nonostante tutto.

      Alla prossima!

  • Vorrei ringraziarvi per avere avuto la pazienza di aspettarmi, di leggermi e di non mandarmi a quel paese insieme al mio racconto infinito. Non era mai capitato che passasse così tanto tempo per la stesura di una storia qui su TI e me ne dispiaccio. Mi dispiace non aver dedicato più attenzione, ma, davvero, è stato un periodo particolarmente complicato. Nulla di grave, solo che lo è stato.
    La scrittura ha bisogno di cura e di tempo e io non ho avuto modo di dedicarle le cure necessarie. So che troverete errori, spiegoni e chissà cos’altro in questo finale scritto di botto, ma è il finale che sono riuscita a tirare fuori e spero, almeno in parte, di averlo fatto in maniera quanto più possibile dignitosa.
    Ho un’altra storia in mente, ne ho sempre una, ma aspetterò di averla pianificata per bene, con calma e comincerò solo quando sarò certa di poterla portare avanti con regolarità e in tempi decenti.
    Grazie ancora a tutti voi per essere arrivati fin qui.

    Alla prossima!

  • Ciao, ho recuperato solo ora tutti e nove i capitoli. La storia l’ho trovata veramente interessante, soprattutto per come hai creato l’ambientazione della città. Poi le informazioni vengono rivelate passo passo senza interrompere lo scorrere degli eventi e la curiosità cresce sempre. Mi spiace averlo letto solo ora
    Per la prossima voto gennaio!

    • Ciao, Federico.
      Sono felice che il racconto ti sia piaciuto, avrei potuto fare di meglio, ma è andata così. Io sono, invece, contenta che tu lo abbia letto solo ora: ti sei risparmiato l’agonia di dover attendere mesi per leggere il capitolo successivo (agonia è un parolone, diciamo rottura di balle, che centra meglio la questione).
      Grazie e alla prossima!

  • Ciao, Achillu.
    Grazie per essere passato a leggermi; mi hai beccato in un periodo strano che non mi permette di scrivere come vorrei. I capitoli sono slegati e poco coerenti, ma sono felice che, in qualche modo, io sia riuscita, quanto meno, a rendere piacevole la lettura.
    Passerò a leggerti con calma, anche se il genere che hai scelto non è tra i miei preferiti.
    Grazie mille per il passaggio e per il commento.

    Alla prossima!

  • Ciao, Keziarica.

    Ben ritrovata. Sono tornato dopo quattro anni e ho finalmente chiuso la storia di Cristina. Cercherò di recuperare il tuo racconto che avevo iniziato all’epoca.
    Nel frattempo mi sono letto nove episodi, mi sono anche divertito, peccato che la piattaforma ci dia un limite di dieci perché questa storia secondo me avrebbe avuto bisogno di più respiro. Infatti sono arrivato al nono episodio senza nemmeno rendermi conto che purtroppo siamo già alla fine.
    Ho votato per Gennaio.

    Grazie e alla prossima.

  • Ciao keziarica.
    Ho recuperato tutti e nove i capitoli e devo dirti che mi dispiace moltissimo non aver letto prima e non aver potuto partecipare attivamente al proseguo della storia. Capitoli scritti molto bene dal primo all’ultimo, una tensione crescente e una scrittura scorrevole che mi ha portato a leggere tutto d’un fiato i capitoli.

    Ho visto che hai iniziato la storia a Gennaio, dunque, come un cerchio che si chiude, la storia potrebbe terminare a Gennaio.

    A presto con l’ultimo capitolo!

  • Voto Gennaio, con la certezza che non ci farai attendere Gennaio per poter leggere l’ultimo capitolo, ahahahah! Scherzi a parte, la tua è una storia molto affascinante che però ha sofferto molto. E di questo mese spiace… Aver voglia di scrivere e non aver modo di farlo è una tortura, né più né meno. In tutta questa sofferenza, però, sei riuscita a tirar fuori qualche consiglio dal cappello, come quello del magistrato, e questo è tanta roba. Un grosso abbraccio e un bocca in lupo a te e a Zeni 🙂

  • Ciao Keziarica!
    Scusa il super-ritardo con cui giungo al nono capitolo della storia. Ho votato Gennaio anche se ero combattuto a tre, includendo anche Torino per immaginare un colpo di scena “esterno”.
    Sorpresa con incorporata la storia che viene da lontano, arricchisce la vicenda e ci fa vedere il tutto da un altro punto di vista. Mancano un po’ di cosa da scoprire e in effetti devo riprendere alcune puntate (ho riletto solo la ottava) ma Zeni è un bellissimo personaggio, a tratti ingenuo come quando fa troppo lo spiritoso ma di specchiata rettitudine.
    Il dettaglio rosa è un segno di speranza in un luogo disturbante e speriamo vada a finir bene. Aspetto l’epilogo che leggerò subito, non come stavolta.
    Stammi bene bene, ho letto che eri a Cogoleto, posto di ricordi tra i bagni lido e i Marinella, quando ero fanciullo…
    Ciao a presto!

    • Ciao, Minollo.
      Scusa per l’enorme ritardo, ero convinta di aver già risposto…
      Mancano tante cose da scoprire, ho avuto un’idea su come chiudere, spero di riuscire entro la settimana. Come ho scritto a GG sul Canale, ho in mente un’altra storia e spero di riuscire a metterla giù presto. Fra poco dovrò traslocare e ci sono un sacco di cose da fare, ma ce la farò, anche a beneficio della mia salute psichica e non solo.
      Cogoleto è molto carina e anche tranquilla, rispetto ad Arenzano (la mia preferita) che d’estate è un po’ più movimentata per me che, ormai, divento vecchia. 😅
      Alla prossima e scusami ancora!

  • Ciao, bentornata!!! Certo un po’ di fresco, anche se solo su web/carta, fa sempre bene all’anima!!! Colpone di scena, e magari ci scappa anche una bella storia d’amore, sono curiosa di sapere chi ha provocato tutte quelle “impiccagioni”.
    Ho votato per gennaio, anche se fino all’ultimo sono stata tentata da Aosta!!! Alla fine, però, mi son detta che non era il caso di farti sudare troppo, a quello ci pensa già il caldo Al prossimo gran finale.

    • Ciao, Isabella
      grazie per essere tornata a leggermi nonostante la lunga attesa. In effetti nel finale dovrò spiegare ancora molto, chissà se ci riuscirò o come ci riuscirò 😅, io ce la metto tutta… non so quando sarà, ma mi auguro a breve, perché avrei proprio voglia di scrivere un’altra storia.
      Il caldo qui nella mia zona si fa sentire, ma nulla in confronto ad altre città. Ti dico che, se l’umidità si mantiene a questi livelli e continua a essere ventilato, si resiste. Grazie ancora, davvero.

      Alla prossima!

  • Gennaio! Rimaniamo a Gennaio! Qui inizia e qui finisce! 😀

    Ciao! Sono rimasto a bocca aperta mentre leggevo. Ok, non ricordo tutti i dettagli, ma praticamente hai fatto il riassunto della storia da un altro punto di vista. La cosa mi è piaciuta un sacco! L’unico appunto: come mai improvvisamente si fidano di Zeni? Cosa è successo tra il precedente capitolo e questo?

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      Ho spiegato un po’ tutto, vero? La mia intenzione era svelare l’identità di Sylvie e metter fuori un colpo di scena prima del finale, non era semplice tenendo conto dei tempi lunghi e dei caratteri stretti. Ci ho provato, come ho scritto a GG almeno quello…
      Sul discorso del perché si fidino di Zeni, be’ ci sono vari motivi: è estraneo al paese, non è coinvolto in alcunché e ha reagito in maniera ferma e positiva alla situazione coi “ceffi”; in più non è che abbiano molta scelta, arrivati a questo punto più si è e meglio è e poi sarebbe stato difficile farlo tornare a Genova, per metterlo al sicuro, senza spiegare nulla e senza farlo cadere nelle grinfie degli uomini di Carapal.
      Spero di essere stata esaustiva e, soprattutto, spero di non averti annoiato: le spiegazioni di quel che accade non sono mai un buon segno, se si deve spiegare, significa che non si è lavorato come si doveva 😉

      Alla prossima!

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