L’IMPICCATO DI GENNAIO

ARRIVO IN PAESE

Fosco arrivava da Genova, dalla stazione Principe, e già prima di arrivare a Torino aveva cambiato idea una decina di volte sull’accettare o meno il posto di medico condotto che gli veniva offerto. “Certo,” si disse mentre si accomodava sul vagone che saliva in valle, “è solo finché non torna l’altro, ma io ho studiato per diventare chirurgo, non per fare il medico di paese.”

Quando giunse alla stazione di Gennaio, il dottor Zeni si sporse dal finestrino e guardò fuori. Oltre l’aria spessa di nebbia e goccioline di pioggia sospesa, riuscì a vedere solo larghi campi allagati dalla bruma e un cielo compatto di nubi basse color rame.

Appena sceso dal treno, individuò un ometto tutto infagottato che gesticolava dall’altra parte dei binari. Afferrò la valigia e la borsa medica e raggiunse il sottopassaggio.

«Salve!» lo salutò l’uomo imbacuccato dalla cima delle scale.

«Salve a lei» replicò il medico, domandandosi perché non lo avesse raggiunto per prendergli la valigia.

Lo aveva visto fare spesso: quando suo padre arrivava in un posto, c’era sempre qualcuno pronto a farglisi dappresso per servirlo. Certo, lui non era ancora primario, ma era comunque un medico.

La stretta gelida dell’altro lo riportò alla realtà. «Venga» gli disse sbrigativo «l’auto è da questa parte.»

Zeni lo seguì. L’uomo sistemò alla meglio i bagagli sulla macchina minuscola e si mise alla guida, senza curarsi di aprire e chiudere la portiera al trasportato.

Salito in macchina, con il bordo della valigia che premeva tra le scapole, Zeni si rivolse al conducente: «ci sono ristoranti in questo posto?»

«Questo posto,» rispose il conducente con pazienza e con una nota di disapprovazione nel tono «ha due ristoranti, ma credo siano chiusi, entrambi.»

Zeni si lasciò cadere sul sedile e sospirò. Con lo stomaco che già brontolava, guardò fuori del finestrino e notò qualcosa che lo lasciò perplesso. «Cosa sono?» chiese indicando fuori.

«Oh, quelli… sono cappi» rispose l’altro con non curanza.

«Cappi?» Zeni strabuzzò gli occhi. «Cappi per cosa?»

«Per cosa si usano i cappi, secondo lei?»

«Beh, so a cosa serve un cappio, ma non capisco perché io ne abbia già visti almeno una decina.»

«E ne vedrà molti altri. Ce n’è uno a ogni casa, proprio così. Tutti qui preparano il cappio per l’ultima settimana del mese.» lo disse come se fosse normale appendere cappi agli alberi o alle travi delle case.

«E, se posso, quale sarebbe il motivo?»

«Sono per l’impiccato, l’impiccato di Gennaio.»

Zeni eresse il busto e fissò intensamente il panorama, cercando di bucare la bruma con lo sguardo, senza troppo successo. «Si fermi!» strepitò all’improvviso.

Il guidatore non fece una grinza.

«Si fermi, le dico. Voglio vedere!»

La macchina si arrestò con il lamento delle gomme sull’asfalto gelido.

Zeni scese e, senza badare al freddo, giunse al bordo della strada, mise un piede nel campo e fece qualche passo con l’erba ghiacciata che gli scricchiolava sotto i piedi.

«Ma dove va?» gli urlò dietro il guidatore

Zeni non rispose, alzò una mano come a dire “stia tranquillo”

Poco più avanti, scorse poche luci soffuse. “Case”, pensò. E allungò il passo. Quando, superata la radura ghiaccia, arrivò al piccolo rione rimase a bocca aperta. Appeso a ogni albero intorno alle vecchie case dai tetti spioventi, c’era un cappio annerito dalla notte e semi ingoiato dalla nebbia.

Tornò indietro, intirizzito, e salì in macchina. «A cosa servono?» chiese quando l’auto fu ripartita.

«Sono più che altro una superstizione: le persone qui pensano che se non si mettono fuori i cappi, nell’ultima settimana di gennaio, l’impiccato verrà e non trovando il suo farà sì che l’abitante della casa, ne faccia uno e lo usi.»

«E lei ci crede?»

«Io no, ma io non vivo qui. Ci passo per lavoro. Però è successo, negli anni passati, che qualcuno sia stato trovato impiccato. E tutti e due alla fine di gennaio, strano, no?»

Zeni sorrise a quello che immaginò fosse un tentativo, peraltro maldestro, di spaventarlo.

«Trovo che l’animo umano possa, in alcuni frangenti di disperazione, trovarsi a dovere decidere di morire. Non sono superstizioso. Mio padre è un luminare della chirurgia cranica e io… io sono un eccellente chirurgo. Non siamo gente da credere a tali stupidaggini.»

L’ometto alla guida non rispose e restò in silenzio fino a destinazione. Fermò l’auto davanti a una costruzione alta e squadrata. «L’albergo Mari, dottore. Siamo arrivati.»

Zeni aprì lo sportello e scese. Restò impassibile ad attendere che gli venisse passato il bagaglio e infilò una mano nella tasca interna del cappotto.

«Non si preoccupi,» lo fermò l’autista «se ne occupa il Comune.»

«Beh, grazie allora» rispose il medico compiaciuto e si incamminò verso l’albergo.

«Dottore!» lo richiamò l’uomo.

«Sì?»

«Lo metta il cappio, appena trova casa, che non si sa mai.»

Zeni stropicciò la bocca in un sorriso storto. “Certo, come no? E poi mi faccio una bella collana d’aglio!”

Passando sotto il portico, però, non poté che trasalire alla vista di un grosso cappio appeso a una delle travi.

Il nostro dottorino avrà di che preoccuparsi, ma prima:

  • passerà una notte insonne e farà uno strano incontro (0%)
    0
  • avrà un incontro burrascoso (11%)
    11
  • dovrà subito occuparsi di un'emergenza medica (89%)
    89
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210 Commenti

  • Ciao Keziarica!
    Secondo me Zeni uscirà pazzo per via di questi cappi, già se li sogna. A proposito, hai introdotto la figura del padre, seppur deformata. Chi lo sa che rapporto ci sarà tra i due.
    Povero Zeni, appena laureato e pieno di sé, ora sembra essere sballottato da una parte all’altra. Avverto il suo disagio per ogni piccola cosa che vede e sente. Con questo andazzo, l’imprevisto mi sembra la scelta migliore.
    Chissà cosa succederà!

    P.s. Non preoccuparti per il ritardo! La cosa migliore è prendersi il proprio tempo. Periodi di inerzia o di poca ispirazione sono normali. Hah, è meglio non finire come me: mi faccio divorare dall’impazienza e pubblico appena finito di scrivere e revisionare (forse ricordo qualcuno per questo aspetto, heh).

    Alla prossima! 😀

    • Ciao, Carmin.
      Grazie per essere tornato a leggere, nonostante la lunga attesa.
      Eh sì, il rapporto che Zeni ha con il padre è un po’ complicato, come ho cercato di raccontare nel primo capitolo, lui vede il padre come figura professionale inarrivabile, uomo d’un pezzo con un grande carisma e un’infinita conoscenza. Fosco, sebbene sia un medico eccellente (ho tentato di mostrarlo nel secondo capitolo alle prese con la figlia del sindaco), si sente inferiore al padre e ne teme il giudizio, forse perché negli anni della formazione il genitore ha preteso molto da lui e lo ha gratificato poco, chissà.
      I cappi sono il filo conduttore in questo racconto, ci saranno sempre… 😉 povero Zeni, di sicuro gli sono entrati in testa e sfido chiunque a non pensarci.

      Alla prossima!

  • Vada per l’imprevisto!

    Unica cosa che posso segnalarti è che prima dici che il sindaco non c’è ed il consiglio è composto da un trio maleassortito, poi però ce lo mostri e ce lo presenti di tutto punto e fai dire ai personaggi del sindaco “che fa puf”. Bastava uno delle due 🙂

    Ciò detto, nei paesi giù rifiutare un caffé è un’offesa gravissima. Se funziona così anche qui, il medico si è appena fatto un sacco di nemici 😀

    Ciao 🙂
    PS: lo spaccato è bellissimo 🙂

    • Ciao, Red.
      Sai che non sono sicura di aver capito. In che senso ripresento il sindaco? Forse intendi che avevo già fatto presente che non si era ancora trovato e lo avevo già scritto in precedenza? In questo caso, hai ragione. Purtroppo, questo capitolo proprio non ne voleva sapere di venir fuori e l’ho messo su così, come sono riuscita.
      Il racconto è ambientato in un paesino vicino alla Valle D’Aosta, che, come forse si è intuito, è uno dei miei posti preferiti. Non so se lì si offendono se si rifiuta il caffè, boh…
      Contenta che lo spaccato ti sia piaciuto.
      Ti ringrazio e ti saluto.

      Alla prossima!

  • Buongiorno passavo di qui per controllare la presenza di un nuovo capitolo e pensavo di aver già votato ma non l’avevo fatto ah ah. Il tuo racconto è riuscito a tenermi buona compagnia soprattutto con il freddo di questi giorni i misteri da risolvere sono l’ideale quindi ti ringrazio per averci proposto questa bellissima storia piena di strane tradizioni antiche e mi auguro di leggere presto il nuovo capitolo con il dottor Zeni in perlustrazione. Perlustrare è una delle mie passioni.
    Buon proseguimento di scrittura da Brau.

    • Ciao, Brau.
      Grazie per essere passato e scusa se ti rispondo in ritardo.
      I gialli, i misteri, il freddo dell’inverno mi piacciono molto e sono felice che, in qualche modo, questo racconto appena iniziato ti abbia tenuto un po’ di compagnia. Ha vinto la perlustrazione, anche se non è stata molto approfondita, approfitterò dei prossimi episodi per raccontare qualcosa in più sul paese.
      Grazie ancora e alla prossima!

  • Ciao Keziarica
    ho trovato la tua storia solo ora 🙂 ho letto entrambi i capitoli e sono davvero scritti bene
    mi piace l’alone di mistero che proviene da queste usanze e superstizioni che vengono dalla saggezza degli uomini antichi 🙂 in piccoli paeselli , come quelli da cui provengo, sono ancora in uso e percio’ capisco cio’ che prova il nostro dottor Zeni quando rimane sbalordito dalla strana usanza
    di Gennaio 🙂
    L’aborto della figlia del sindaco e’ stato un colpo di scena che ha aperto la storia a un sacco di domande 🙂
    Ho votato per la nottata agitata e la mattina di perlustrazione. Seguiamo un po’ cosa succede alla figlia del sindaco e vediamo un po’ dove si trova quest’ultimo magari 🙂
    buon proseguimento 🙂
    a presto 🙂

    • Ciao, BlackCat,
      grazie, intanto, per essere passato (a?) e per le belle parole, sono contenta ti sia piaciuto fin qui e mi fanno allegria tutte le faccine sorridenti.
      Le vecchie usanze a volte servono altre fanno danni, ma vallo a spiegare a persone vissute in una piccola comunità, a riparo dal mondo, per tutta la vita. ?
      Pare che la perlustrazione abbia sortito molto interesse. Ho riscritto il capitolo due volte, tenterò entro la settimana di scrivere la versione definitiva per pubblicarla e interrompere, una volta per tutte, questo momento di blocco (meglio definirlo di procrastinazione) .
      Grazie ancora e alla prossima!

  • Ciao Keziarica!
    Il dottore se l’è cavata bene davvero; il posto è sempre più lugubre e malsano. L’ambientazione secondo me conta tantissimo in questo genere, e mi affascina e mi atterrisce sempre la piccola comunità con le sue tradizioni, i suoi segreti, a volte terribili. Percepisco il disagio fisico, e sei brava a comunicarlo con piccole cose, come il sedile in similpelle gelato. L’ostilità del luogo e della natura stessa di fronte a chi arriva e, anche senza volerlo, appare un’insidia agli abitanti del luogo.
    Ho scelto la conversazione, un altro momento tipico, quello che parla e ad un certo punto magari scompare.
    Bello, si entra nel vivo. Aspetto la tre e ti saluto tanto.
    Ciao!

    • Ciao, Minollo.
      Il sedile gelato l’ho immaginato proprio, sentendone il gelo addosso, forse è un ricordo che arriva da lontano, una volta le macchine avevano quei sedili lì, di solito color amaranto ?
      I posti nuovi spesso fanno paura, questo in particolare con le sue tradizioni e il suo strano nome, nasce proprio per infondere angoscia, specie nel protagonista che ha bisogno di una prova per crescere e superare il suo difetto fatale, come la narratologia insegna… forse ho letto troppi libri sull’argomento, a volte basta andare e via, forse è anche questo che, a volte, mi tiene a freno la fantasia.
      Ho idea che, per il momento, sia in testa l’omicidio… vedremo. Ho intenzione di cominciare il nuovo capitolo per pubblicare domani, ma non prometto nulla.
      Grazie, tantissimi saluti a te e alla prossima!

  • Ciao keziarica!

    Ho scelto la notte agitata! Già me la vedo l’ atmosfera di mistero che riuscirai a creare! Ti faccio i miei complimenti per lo stile impeccabile e incalzante! Il personaggio è un po’ chiuso, ma sono sicura che si ricrederà presto sulle superstizioni del posto!
    A presto!

    • Ciao, Feather.
      Ti ringrazio per essere passata e per le belle parole. Sì, Zeni è un tipo un po’ strano, a metà tra i brillante e il complessato. Chissà cosa verrà fuori da questa storia e come cambierà lui; in fondo, a questo serve l’arco di trasformazione ?
      Grazie ancora e alla prossima!

  • Ciao 🙂

    Di solito non lascio un commento sotto le storie di altri autori, ma mi sento di fare qualche eccezione cominciando con questa.
    L’atmosfera suggestiva di mistero che si respira mi ha coinvolto fin da subito. Ho apprezzato il modo col quale abbiamo appreso qualcosa sulla presenza dei cappi, conversando con un conducente un po’ rude. Immagino ci sarà molto altro da dire a riguardo.
    Zeni mi ispira molto come protagonista. Ha un modo di comportarsi che lo rende identificabile, plausibile, ecco.
    Non so a quale titolo posso scrivere le mie impressioni, dato che scrivo da poco. Ma ci tenevo a farle sapere.

    Ah, ho letto qui sotto che c’è una spiegazione per il prezzemolo: davvero interessante!

    Aspetto con pazienza (in realtà con trepidazione) il prossimo capitolo. A presto.

    • Ciao, Carmin.
      Sono felice di essere una delle storie a cui ha deciso di lasciare un commento, ti ringrazio moltissimo per l’apprezzamento (le tue parole creano una forte aspettativa che non so se riuscirò a soddisfare); tuttavia, vorrei permettermi, se me lo concedi, di darti un consiglio: questa piattaforma, come le altre in fondo, è un luogo di condivisione. Qui ci si legge e si viene letti. I commenti degli altri autori, fidati, sono preziosissimi e negli anni che ho trascorso qui ho avuto modo di constatarlo molte volte. Grazie ai consigli degli altri, sono migliorata moltissimo (nonostante io non sia proprio una ragazzina). Grazie al sostegno ricevuto, ho portato avanti molti racconti che avrei probabilmente abbandonato. Perciò, perdonami se insisto, sforzati di leggere e commentare gli altri autori. D’altronde, siamo qui per essere letti, altrimenti, ce ne staremmo con le mani in mano a guardare e leggere storie, anziché scriverle. Che ne dici? ?
      Le tue impressioni sono importanti, quel che ti arriva da una storia è un riscontro pregiato che porta a confronti utili alla crescita. Se scrivi da poco avrai bisogno di questi confronti. Leggi e commenta, gli altri leggeranno e commenteranno te aiutandoti a crescere con la scrittura.
      Mi sono un po’ dilungata, perdonami, è che ci tengo.

      Grazie ancora per i complimenti.

      Alla prossima!

      p.s. la tua trepidazione mi mette l’ansia ?

      • Ciao! 🙂

        Ti ringrazio per il preziosissimo consiglio. Forse sono un po’ la soggezione e l’inesperienza a bloccarmi dal condividere impressioni e/o riflessioni (mi sembrate tutti così talentuosi qui dentro, che non so che farci ahah), ma lo terrò a mente! In effetti è proprio così, non si migliorerebbe senza un confronto diretto, e non dovrei dimenticarlo.

        Non preoccuparti se ti sei dilungata, ho apprezzato la risposta dalla prima all’ultima parola!

        A presto!
        (E nessuna pressione, hah. Giuro che non volevo creare ansia!)

  • Mi piacciono troppo le tradizioni popolari dimenticate, e questa del prezzemolo non la conoscevo: veramente interessante. Mi piace questo dottorino alle prese con quelle domande finali: una situazione decisamente misteriosa e che si prospetta avvincente. Brava, avanti così, e voto l’omicidio!

    • Ciao, Martha.
      Sì, le tradizioni popolari sono molto interessanti; questa, in particolare, la ricordo per averne letto molto tempo fa, ne restai impressionata e me la ricordo da allora.
      Sono felice che ti sia piaciuto il capitolo.
      Grazie per tutto e vediamo se è già tempo per un omicidio.

      Alla prossima!

  • Ciao, brrr!!! Se c’è una cosa che odio veramente, è dovermi alzare le notti con il gelo, una vera tortura!!! L’avventura del nostro dottorino è iniziata davvero bene, e tempo proseguirà ancora peggio…
    Ho votato per una notte agitata, cerchiamo di capire qualcosa guardandoci intorno, pestare subito i piedi a qualcuno sarebbe troppo rischioso!!! Buon weekend e alla prossima.

    • Ciao, Isabella.
      Sì, ho cercato di creare l’ambiente caldo e soffice che precede il sonno per poi distruggerlo con l’arrivo del “problema”. Per ora se l’è cavata, il caro dottorino, ma ci sono molte cose che lo aspettano in questo strano paese…
      Buon Week end anche a te.

      Alla prossima!

  • UNA NOTTE AGITATA, SEGUITA DA UNA GIORNATA DI PERLUSTRAZIONE!

    Voglio provare a vedere se si riesce a fare un Giallo senza omicidio 😀 Ne dubito ma per ora ci provo 🙂

    La cosa del prezzemolo non l’ho capita. Ho capito che ha abortito ma mica cosa c’entra il prezzemolo.

    La descrizione è meravigliosamente fatta bene 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      il giallo senza omicidio… scritto da me? Davvero pensi che sarebbe possibile? ??
      A proposito del prezzemolo: negli anni passati (io ne ho letto una trentina d’anni fa su un quotidiano, in seguito alla morte di una ragazza) il prezzemolo veniva usato per causare forti emorragie che provocassero l’aborto in gravidanze indesiderate. L’uso smodato di prezzemolo (in decotti appunto) non solo funge da emorragico, agisce sulla muscolatura uterina e può danneggiare fegato, reni e intestino; può anche provocare (ecco perché Zeni le controlla le gambe) paralisi degli arti inferiori a distanza di tempo (vuole capire se ci hanno provato in precedenza a somministrarle il decotto).
      In un romanzo, dove i caratteri sono liberi, avrei potuto in qualche modo far spiegare al medico il perché di tutte queste cose, ma questo è un racconto e non si poteva fare altrimenti. Contavo di parlarne alla fine, quando si tirano le somme, vedremo. Nel frattempo, grazie e spero di averti chiarito le idee.

      Alla prossima!

  • Capitolo 2)

    Ciao Kez!

    Posso dirlo che mi hai colto impreparato? Non mi aspettavo niente del genere, e trovo la scelta singolare e intrigante. Immagino questa decisione sarà legata in qualche modo alle vicende, oppure sarà un buono sfondo per altre circostanze. Ma mi davvero incuriosito. Ben fatto!
    Oltre a quanto segnalato da Fenderman, cosa che a me era passata del tutto inosservata – forse perché ho immaginato ci fosse un taglio o simili – mi pare che tutto si regga bene.
    Aspetto il prossimo, con tanta curiosità!
    A presto!

    • Ciao, GG.
      Non so se essere contenta per averti colto impreparato… forse ti aspettavi un proseguo diverso, visto l’incipit? Il dottorino che ho dipinto come un po’ sprovveduto nel primo capitolo, qui risulta competente, questo dovrebbe essere (almeno nel mio intento) un messaggio subliminale sul fatto che spesso non crediamo abbastanza in noi stessi. Non so se passa il messaggio, lo spero.
      Il fatto deve incastrarsi con il resto della storia, da qualche parte andrà 😉
      Grazie anche a te per le belle parole, spero di non disattendere la curiosità e ti saluto.

      Alla prossima!

  • Ciao Keziarica,
    Una perla: “Gli occhi lucidi per la febbre erano gemme nere in un ovale niveo”.
    Un racconto che prende la sua via, certo dopo l’aborto l’omicidio tenta… Io però una giornata di perlustrazione, più per noi che per lui, la inserirei.
    Una piccola cosa da segnalare che probabilmente vale solo per me: l’inizio del capitolo mancando del soggetto mi fa quasi pensare che sia l’albergo a infilarsi sotto la coperta.?
    Non farci caso però, e scrivi presto il seguito, mi raccomando!?
    ??

    • Ciao, Ottaviano.
      Pensa che rileggendo la frase avevo quasi pensato di toglierla, mi è parsa in fase di rilettura troppo aulica per il contorno, ma poi l’ho lasciata, perché a me piace così ?, felicissima che tu l’abbia apprezzata.
      Hai ragione sul soggetto nella frase d’apertura, arriva, come dice GG, dalla riscrittura. Purtroppo, non l’ho notata, essendo mio il testo, e l’ho lasciata così. Mea culpa, perdonatemi.
      Grazie per i complimenti e per la segnalazione, vado a correggere il file e ti auguro un bellissimo weekend. Io oggi e domani lavoro, ma la prossima sono in ferie ?

      Alla prossima!

  • Ben fatto, K! Sei riuscita a dare continuità alle piacevoli, misteriose, sensazioni che ho provato leggendo il primo capitolo. Inoltre, con questo mistero, hai fatto capire al dottorino (e a noi lettori) che è vero quel che si dice dei piccoli paesi: sono davvero pieni di misteri! A questo punto calerei l’asso di briscola con un bell’omicidio! Lettura scorrevolissima, che invita nel proseguo: missione compiuta!

  • Capitolo 1)

    Ciao Kez!

    Leggerti di nuovo è stato bello! 🙂 Bentornata!

    Che ti posso dire? Con questo incipit mi hai comprato.
    Ho pensato subito a The Pale Blue Eye, più per la questione delle impiccagioni, ma non mi pare che la storia abbia niente a che vedere con il film. Hai trovato la tua via originale per raccontare una storia, ed è già un ottimo inizio.
    Ben fatto.
    Ti leggo creativa, e sono curioso di scoprire dove ci porterai con questa nuova storia!

    Aspetto il prossimo!

    • Ciao, GG.
      Ci hai visto giusto. Come ho scritto a Minollo, è stato proprio quel film a ispirarmi. Ovvio, non c’entra nulla, la storia è un’altra, ma se non lo avessi visto, probabilmente, questa idea non mi sarebbe venuta. Ecco perché è importante guardare cose nuove, leggere tanto; perché l’ispirazione arriva anche dalla creatività altrui.
      Spero di riuscire a intrattenervi senza pasticciare troppo.
      Grazie per esserci e alla prossima!

  • Ciao Keziarica!
    Ben rientrata nella mischia; bella sorpresa ieri per me. Ho votato per l’emergenza medica, vorrei vederlo all’azione; nei gialli la presenza di un medico mi da sempre un tocco di sicurezza. Lo scenario dei cappi e il periodo dell’anno lasciano pensare al rogo della vecchia, propiziatorio per il raccolto. Ma la modalità è ben macabra, e in una tua storia è un mirabile inizio. Il piccolo paese, che cela qualche storia morta ma non sepolta… Vedo diversi ingredienti che mi dicono che sei sulla buona strada anche stavolta.
    Brava! Io sono già contento di riprendere a leggere, poi vedremo.
    Buona storia e buonissima giornata!

    • Ciao, Minollo.
      Se devo essere sincera, non conoscevo la storia della vecchia bruciata per propiziare il raccolto. La storia mi è venuta in mente guardando The Pale Blue Eye, su Netflix. Proprio dall’immagine di apertura. Non è una storia che cercavo, è arrivata così, per caso. Ne ho in mente anche un’altra, molto più elaborata e a cui sto pensando da qualche mese, magari la racconto ad Allegra, chissà che non le venga voglia di scriverla. ?
      Grazie per le belle parole, sai che è sempre bello ritrovarti tra i lettori. Spero di ritrovarti presto con la tua storia, ma non c’è fretta, quando ti va. 🙂

      Alla prossima!

  • Ciao, bentornata!!! Bella la “rusticità” della scena, sia umana che del paesaggio. E poi le credenze popolari… un buon mix per un giallo con i fiocchi, non vedo l’ora di vedere come prosegue!!!
    Ho votato per l’emergenza medica, e vediamo come se la cava il dottorino tanto carino!!! Alla prossima.

    • Ciao, Isabella.
      Il paesello, la leggenda, il dottorino “so tutto io”, sono gli ingredienti, spero azzeccati, per questo racconto che sarà giallo, ma anche un po’ horror… gli autori di TI dovrebbero pensare di aggiungere dei Tag, in modo da poter rendere meglio l’idea di ciò che ci si può aspettare da una storia. Ho tentato di caratterizzare già un po’ il carattere del protagonista, forse ci sono troppi pensieri, ma vabbè, ormai è andata.
      Ti ringrazio per il complimento e per essere tornata a leggermi. Spero ti vada di tornare presto con un altro racconto.

      Alla prossima!

  • Un giallo con le superstizioni in mezzo ha un che di affascinante! Ma prima di “buttarci nella mischia” vediamo come se la cava il nostro chirurgo con un’emergenza medica!

    Bentrovata! Non ho capito chi sarebbe il tipetto che gli fa da tassinaro ma probabilmente non lo sa nemmeno il protagonista. Vediamo come si svolge la vicenda 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      Hai ragione, non ho specificato. In realtà è solo un autista nel racconto, nella costruzione della storia è il mezzo per raccontare al lettore qualcosa sul piccolo paese e la sua leggenda/maledizione.
      Anche a me piacciono molto i gialli quando si mischiano alla superstizione e mi auguro di far bene.
      Grazie e alla prossima!

  • Keziarica! Che piacere leggerti, sei tornata finalmente.
    Un esordio quanto mai classico e subito inquietante. Vuoi spaventarci, al solito, e hai affilato le armi.
    Io dico che il dottorino avrà subito un burrascoso incontro, altro che bisturi, gli ci vorrà ben altro per affrontare la situazione. Mi aspetto di tutto quindi auguri a lui e complimenti a te per l’ottimo, coinvolgente inizio!??

    • Ciao, Fenderman.
      Non ci ho pensato su molto, ho scritto e pubblicato, conscia del fatto che, se avessi atteso anche un solo giorno, questa storia sarebbe finita nel dimenticatoio.
      Sper di svilupparla al meglio. Il dottorino avrà di che crescere e gli auguri gli serviranno tutti.
      Grazie per esserci anche questa volta.

      Alla prossima!

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