L’IMPICCATO DI GENNAIO

ARRIVO IN PAESE

Fosco arrivava da Genova, dalla stazione Principe, e già prima di arrivare a Torino aveva cambiato idea una decina di volte sull’accettare o meno il posto di medico condotto che gli veniva offerto. “Certo,” si disse mentre si accomodava sul vagone che saliva in valle, “è solo finché non torna l’altro, ma io ho studiato per diventare chirurgo, non per fare il medico di paese.”

Quando giunse alla stazione di Gennaio, il dottor Zeni si sporse dal finestrino e guardò fuori. Oltre l’aria spessa di nebbia e goccioline di pioggia sospesa, riuscì a vedere solo larghi campi allagati dalla bruma e un cielo compatto di nubi basse color rame.

Appena sceso dal treno, individuò un ometto tutto infagottato che gesticolava dall’altra parte dei binari. Afferrò la valigia e la borsa medica e raggiunse il sottopassaggio.

«Salve!» lo salutò l’uomo imbacuccato dalla cima delle scale.

«Salve a lei» replicò il medico, domandandosi perché non lo avesse raggiunto per prendergli la valigia.

Lo aveva visto fare spesso: quando suo padre arrivava in un posto, c’era sempre qualcuno pronto a farglisi dappresso per servirlo. Certo, lui non era ancora primario, ma era comunque un medico.

La stretta gelida dell’altro lo riportò alla realtà. «Venga» gli disse sbrigativo «l’auto è da questa parte.»

Zeni lo seguì. L’uomo sistemò alla meglio i bagagli sulla macchina minuscola e si mise alla guida, senza curarsi di aprire e chiudere la portiera al trasportato.

Salito in macchina, con il bordo della valigia che premeva tra le scapole, Zeni si rivolse al conducente: «ci sono ristoranti in questo posto?»

«Questo posto,» rispose il conducente con pazienza e con una nota di disapprovazione nel tono «ha due ristoranti, ma credo siano chiusi, entrambi.»

Zeni si lasciò cadere sul sedile e sospirò. Con lo stomaco che già brontolava, guardò fuori del finestrino e notò qualcosa che lo lasciò perplesso. «Cosa sono?» chiese indicando fuori.

«Oh, quelli… sono cappi» rispose l’altro con non curanza.

«Cappi?» Zeni strabuzzò gli occhi. «Cappi per cosa?»

«Per cosa si usano i cappi, secondo lei?»

«Beh, so a cosa serve un cappio, ma non capisco perché io ne abbia già visti almeno una decina.»

«E ne vedrà molti altri. Ce n’è uno a ogni casa, proprio così. Tutti qui preparano il cappio per l’ultima settimana del mese.» lo disse come se fosse normale appendere cappi agli alberi o alle travi delle case.

«E, se posso, quale sarebbe il motivo?»

«Sono per l’impiccato, l’impiccato di Gennaio.»

Zeni eresse il busto e fissò intensamente il panorama, cercando di bucare la bruma con lo sguardo, senza troppo successo. «Si fermi!» strepitò all’improvviso.

Il guidatore non fece una grinza.

«Si fermi, le dico. Voglio vedere!»

La macchina si arrestò con il lamento delle gomme sull’asfalto gelido.

Zeni scese e, senza badare al freddo, giunse al bordo della strada, mise un piede nel campo e fece qualche passo con l’erba ghiacciata che gli scricchiolava sotto i piedi.

«Ma dove va?» gli urlò dietro il guidatore

Zeni non rispose, alzò una mano come a dire “stia tranquillo”

Poco più avanti, scorse poche luci soffuse. “Case”, pensò. E allungò il passo. Quando, superata la radura ghiaccia, arrivò al piccolo rione rimase a bocca aperta. Appeso a ogni albero intorno alle vecchie case dai tetti spioventi, c’era un cappio annerito dalla notte e semi ingoiato dalla nebbia.

Tornò indietro, intirizzito, e salì in macchina. «A cosa servono?» chiese quando l’auto fu ripartita.

«Sono più che altro una superstizione: le persone qui pensano che se non si mettono fuori i cappi, nell’ultima settimana di gennaio, l’impiccato verrà e non trovando il suo farà sì che l’abitante della casa, ne faccia uno e lo usi.»

«E lei ci crede?»

«Io no, ma io non vivo qui. Ci passo per lavoro. Però è successo, negli anni passati, che qualcuno sia stato trovato impiccato. E tutti e due alla fine di gennaio, strano, no?»

Zeni sorrise a quello che immaginò fosse un tentativo, peraltro maldestro, di spaventarlo.

«Trovo che l’animo umano possa, in alcuni frangenti di disperazione, trovarsi a dovere decidere di morire. Non sono superstizioso. Mio padre è un luminare della chirurgia cranica e io… io sono un eccellente chirurgo. Non siamo gente da credere a tali stupidaggini.»

L’ometto alla guida non rispose e restò in silenzio fino a destinazione. Fermò l’auto davanti a una costruzione alta e squadrata. «L’albergo Mari, dottore. Siamo arrivati.»

Zeni aprì lo sportello e scese. Restò impassibile ad attendere che gli venisse passato il bagaglio e infilò una mano nella tasca interna del cappotto.

«Non si preoccupi,» lo fermò l’autista «se ne occupa il Comune.»

«Beh, grazie allora» rispose il medico compiaciuto e si incamminò verso l’albergo.

«Dottore!» lo richiamò l’uomo.

«Sì?»

«Lo metta il cappio, appena trova casa, che non si sa mai.»

Zeni stropicciò la bocca in un sorriso storto. “Certo, come no? E poi mi faccio una bella collana d’aglio!”

Passando sotto il portico, però, non poté che trasalire alla vista di un grosso cappio appeso a una delle travi.

Il nostro dottorino avrà di che preoccuparsi, ma prima:

  • passerà una notte insonne e farà uno strano incontro (0%)
    0
  • avrà un incontro burrascoso (11%)
    11
  • dovrà subito occuparsi di un'emergenza medica (89%)
    89
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

210 Commenti

  • Ciao Keziarica!
    Direi che il paese è ostile, e i carabinieri ne ostentano in quantità. Dai tuoi scritti esce una Valle sinistra, tetra e spoglia. Senza colori, o tutti tendenti ai grigi. Ci sarebbe da scappare, e forse Zeni lo pensa in qualche momento.
    Anche l’immagine della macelleria come obitorio temporaneo è soluzione obbligata, ma ha un che di macabro: ci sono soluzioni che superano l’horror come foriere di sgomento, pur nella loro semplicità. Tu le sai aggiungere con bravura, come ben so. “Ci vuole un’autopsia, ho potuto notare, durante l’ispezione preliminare per accertare il decesso“. Dopo la parola autopsia io staccherei con qualcosa di più netto di una virgola, forse anche un punto. Anche se in fondo siamo in un discorso diretto, e quindi potrebbe essere anche un tentativo di rendere “vivace” il parlato. Niente di che comunque.
    Stammi ben bene nella tua Genova, ciao e a presto!

    • Ciao, Minollo.
      Me lo ha fatto notare anche un altro autore e, a questo punto, direi che dovrò ricominciare a prestare più attenzione a dove piazzo virgole e punti?grazie anche a te per avermelo fatto notare, a forza di “dai e dai” mi entrerà in testa, no?
      Riguardo al fatto di tenere un cadavere nella cella frigorifera di una macelleria, mi è parso abbastanza sensato, trovandoci in una condizione del genere: piccolo paesino, con ambulatorio inservibile, carabinieri poco attenti e propensi a eventuali indagini, medico legale non disponibile… forse è un azzardo, ma forse ci può anche stare.
      Grazie stammi bene anche tu (e non ricordo dove, vabbé, là dove sei??) e alla prossima!

  • Ciao Keziarica,
    ho letto il tuo racconto tutto d’un fiato. L’ho trovato un po’ diverso dai tuoi altri scritti, almeno per ora.
    Niente terrore né atmosfere da incubo, solo una tensione che scorre sottile e insinuante in tutto il racconto. Mi è piaciuto molto. Ho votato per la neve e aspetto di saperne di più. A presto.

    • Ciao, Anna, bentornata!
      Davvero trovi questo racconto un po’ diverso? Sai che a me, invece, sembra di scrivere sempre le stesse cose? Che cosa strana è la percezione?
      Sono, comunque, felice che ti sia piaciuto e ti ringrazio per esserti presa del tempo per leggerlo tutto.
      Aspetto il tuo finale e ti auguro una buonissima giornata.

      Alla prossima!

  • Ciao, il dottorino è capitato proprio in un bel posto, non capisco se è solo circondato da un branco di inetti, o se l’intero paese sta nascondendo qualcosa!!! Voglio proprio vedere come andrà avanti l’indagine, magari il carabiniere più giovane è un po’ più intraprendente!!!
    Ho votato per vento (paese ostile), mi sembra la risposta più ovvia!!! Alla prossima.

    • Ciao, isabella.
      Il paese è popolato da inetti, ma anche da qualcos’altro. Siamo già al settimo episodio da pubblicare, non manca molto, devo sbrigarmi: snellire e mostrare, nuovo motto, spero di riuscire a tenervi fede?
      Sei sempre gentile e io ti ringrazio per continuare a seguirmi nonostante i tempi di attesa.

      Alla prossima!

  • Ciao Kez!
    Mi accodo agli altri, facendoti i complimenti per le parti descrittive.
    Hai questa bravura nel descrivere gli scenari, di farci calare nelle scene come se fossimo una cinepresa che osserva i personaggi e grazie alle parole giuste, a volte anche poche, cogliamo le sfumature e i dettagli che caratterizzano personalità e atteggiamenti: l’indifferenza della prima coppia di carabinieri, l’inadeguatezza della seconda coppia, l’influenza di Carapal su di essa, e la generale poca professionalità della situazione. E sempre più simpatizzo col povero Zeni, quasi impotente di fronte a tutto quello che sta vivendo.
    È una capacità alla quale posso solo aspirare, sperando di migliorare di volta in volta.

    Per quanto riguarda il discorso sulla punteggiatura, ti capisco! Anch’io mi ci scontro spesso! Oltre alla svirgolata che ti ha segnalato Pintore, posso provare a darti le mie impressioni.

    Ti faccio un esempio.
    Cè una parte dove, al posto della virgola, avrei utilizzato un punto:

    “Ci vuole un’autopsia, ho potuto notare, durante l’ispezione preliminare per accertare il decesso…”

    Mentre lo leggevo, mi è venuto naturale interropere la prima frase “Ci vuole un’autopsia” con il punto, per poi introdurre l’osservazione del dottore.

    “Ci vuole un’autopsia. Ho potuto notare, durante l’ispezione preliminare per accertare il decesso…”

    Stesso discorso anche qui:

    “Nel cielo la stella del nord brillava nel grembo del giorno morente, sopra di lei, in una trionfale sfumatura indaco, giungeva la sera, fredda e limpida.”

    “Nel cielo la stella del nord brillava nel grembo del giorno morente. Sopra di lei, in una trionfale sfumatura indaco, giungeva la sera, fredda e limpida.”

    Sono delle minuzie, – me ne rendo conto – perciò spero di non aver fatto un torto.
    D’altronde io ho solo da imparare da tutti voi!
    Comunque, spero possano tornare utili. Tu che ne pensi?

    Detto tutto ciò, direi di continuare con quest’aria sottile di ostilità: voto per il vento.
    Attendo con pazienza il prossimo capitolo, a presto! 😀

    P.s. perdonami per la lungaggine!

    • Ciao, Carmin.
      Grazie infinite per i consigli sulla punteggiatura, non ti scusare, sono contentissima quando mi si fanno notare queste cose, come ho sempre sostenuto. non so usare la punteggiatura, virgole, punti, puntini e due punti (anche il punto e virgola) sono per me alieni che parlano una lingua che comprendo a tratti. Perciò, grazie, altroché.
      Ti perdono e ti ringrazio per il “non torto” che mi hai fatto, continua così, per favore. ??
      A proposito delle parole, anche poche, viene tutto dai consigli che mi hanno dato qui negli anni. Prima mi perdevo nelle descrizioni e sprecavo caratteri preziosi per descrivere cose che non erano neanche poi così importanti per la storia. Tutto deve avere uno scopo nella scrittura. Ho letto un libro che diceva che, addirittura, in ogni frase il punto A deve portare al punto B con uno scopo preciso, nulla deve star lì per abbellire o per ricamare, solo lo stretto necessario. Così è un po’ troppo, ma ha reso l’idea.
      Ancora grazie e alla prossima!

  • Vado controcorrente e voto per la neve! Perché? Perché isolando il tutto sarei con tutte e due le scarpe col tacco dentro la tua storia che, ahimè, mi intriga a tal punto che se fosse una serie TV skipperei direttamente all’ultima puntata XD XD sei tremenda, carissima ❤️

    • Ciao, Martha.
      La neve ti è congeniale, lo sappiamo, non fa che nevicare lì dalle tue parti ?
      Spero che il sito mi lasci postare il commento, di solito quando arrivo a due o tre postati mi impedisce di continuare…
      Sarebbe bellissimo se le nostre storie potessero divenire serie tv, immagini che emozione, incontrare i nostri personaggi e vederli vivere sullo schermo? Mi piacerebbe molto, chissà, magari un giorno, un regista pazzo passerà di qua in cerca di idee e ne sceglierà una… potrebbe venirne fuori un bel racconto.
      Intanto che aspettiamo il giorno lieto, ti saluto e ti ringrazio per i complimenti.
      Anche tu sei tremenda, sappilo.

      Alla prossima!

      p.s. il sito, ieri, non mi ha lasciato commentare (too many attempts o roba simile)… prossima volta ti riposndo per prima!

  • Capitolo 6)

    Ciao Kez!

    Ma quanto mi piace tutta la parte iniziale? La scelta delle parole, i dialoghi, la tensione. Ben fatto!
    Ho notato che sta cambiando qualcosa nel tuo approccio alla scrittura, e mi pare di avvertire sia una padronanza di linguaggio che una sicurezza maggiore. Bene!
    Ci sono forse un paio di virgole fuori posto, una è sul finale “incontrò”, ma per il resto mi pare che tutto fili più che liscio. Continua così!
    Sono contento che tu sia riuscita a riprendere il ritmo. 😉
    Alla prossima!

    • Ciao, GG.
      Che bello leggere il tuo commento, sono davvero felice che ti sia piaciuto il capitolo, almeno la parte iniziale ?, non so da cosa dipenda, il fatto di avere maggior padronanza, a me pare di andare sempre peggio (è come se stessi perdendola la padronanza, anziché incrementarla). Ci vuole esercizio nella scrittura, come in ogni altra cosa, se si vuole migliorare.
      Le virgole, per favore, mostramele: non ho un buon rapporto con la punteggiatura e ingaggiò una dura battaglia ogni volta che scrivo qualcosa; quella che evidenzi è frutto di distrazione nella riscrittura, le altre dove sono? Se riesci, senza impegno, evidenziamele, così correggo e imparo.
      Grazie tantissime.

      Alla prossima!

      • Ho dato uno sguardo veloce. Per ora, quello che mi viene da segnalare è più questo:
        – rispose il più giovane pronto.
        Penso si capisca il senso, ma non mi torna. Con la virgola prima di “pronto” trovo possa rendere più efficace, se non si vuole utilizzare la forma. “Rispose prontamente il più giovane.” o ancora la forma: rispose, pronto, il più giovane.
        Come sempre, prendi con le pinze quello che dico. 😀

  • ciao Keziarica, anche io credo che sia uno dei capitoli più azzeccati nelle descrizioni. Hai visto e mostrato i militari annoiati e superficiali con vero occhio registico, così la scena e il contesto generale. Tutto il capitolo trasuda diffidenza reciproca e una sottile ostilità, presupposti perfetti per un casino vero!?
    Vista l’ostilità, passiamo alla pioggia (la pioggia ispira, lo so!), e vediamo cosa ci racconti!?? ti auguro una grande giornata!

    • Ciao, Fenderman.
      La pioggia ispira, sì (e ce ne vorrebbe un po’ anche qui, ché non piove mai) e ho anche idea che stia andando per la maggiore. Non so se vincerà l’opzione, ma di sicuro in questo paesino diffidenza e ostilità, soprattutto nei confronti del nuovo venuto, non mancano.
      Sono felice che le descrizioni siano piaciute anche a te. Ci rileggiamo presto.

      Alla prossima!

  • Voto pioggia! Un paese deserto è un buon posto dove far accadere cose senza testimoni 😉

    Il paesino è disgraziato al massimo: tra carabinieri incompetenti, attrezzatura arcaica o quasi (usavo quella macchina fotografica quando ero ragazzino 😀 ) e nessun medico se non il povero Dottor Zeni (almeno lui capace!) le cose non potevano che andare male!
    Certo, Carapal deve avere una qualche influenza, almeno sui due carabinieri più “giovani”, visto il cambio di postura.

    Vediamo come prosegue 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      Il racconto è ambientato in anni lontani, non so esattamente quali, ma mi sono lasciata ispirare dalla copertina… La Kodak non è vecchia per il tempo in cui viene usata, solo non adatta ?la colpa è mia che non ho specificato.
      Carapal ha le mani in pasta, come si dice. È un furbacchione.
      Vediamo proprio come prosegue, spero a breve.
      Grazie, Red.

      Alla prossima!

  • Ciao Keziarika:)
    Ma che bravi Carabinieri che ci sono a Gennaio:) molto professionali direi 🙂 mi hai fatto sentire lo sconforto di Zeni sin dentro la pelle davvero io gli avrei presi a male parole tutti e quattro 🙂
    Comunque vogliamo saperne di più sulla storia sono convinto anche io si tratti di omicidio e perciò ho votato il paese ostile 🙂
    È una cosa che hai rimarcato sin dall’inizio ma adesso sto cominciando a preoccuparmi per ciò che potrebbe accadere al povero dottor Zeno 🙂
    Capitolo molto ben curato e scritto bene, soprattutto nelle parti descrittive 🙂
    Ancora tantissimi complimenti 🙂
    A presto:)

    • Ciao, BlackCat.
      I carabinieri sono quelli di Sainte Martinette, a Gennaio non c’è la caserma?
      IL paesino è molto ostile, forse non piacciono gli estranei o forse non piace che un estraneo possa ficcanasare nei segreti che esso custodisce. Le parti descrittive mi sono sempre venute bene, almeno penso, mi fido del tuo giudizio, ci ho anche lavorato, perché tendo (ora meno) a lasciarmi trasportare dai paesaggi che ho nella testa e rischio (è già successo) di arrivare a finali precipitosi proprio per via dei caratteri che le descrizioni hanno divorato.
      Sono contenta che ti piaccia il racconto e ti ringrazio per i complimenti.

      Alla prossima!

    • Ciao, Massimo.
      Anche io non vedo l’ora, la sera, prima di addormentarmi scrivo interi episodi nella mia mente, trovo spunti e idee geniali che di sicuro manderebbero avanti la storia come un treno e catturando l’attenzione del lettore, poi mi addormento, grazie alla mia amica Mela (Tonina) e mi risveglio quelle tre/quattro volte per notte con la mente ancora sul pezzo, ancora idee, passaggi importanti, spunti che, inesorabilmente, naufragano al mattino, come il Titanic a largo dell’Atlantico.
      Grazie per le belle parole, spero di riuscire a trattenere le mie per riportarle nel nuovo episodio. ??

      Alla prossima!

  • Ciao Keziarica!
    Arrivo come al solito buon ultimo. La credulità si mischia con la voglia di credere o far credere che tutto sia normale, ma i segnali lugubri visti fino ad ora trovano conferma con la morte del povero dottore. Direi che hai fatto montare piano piano l’atmosfera che immaginavi nel paese, e con il ritrovamento si conclude la prima parte. Ben fatto davvero, con tempi drammatici scelti con cura e cinque episodi prossimi in crescendo.
    Sempre bello leggerti e seguirti nel montaggio delle scene e nella messa a fuoco dei personaggi. A questo proposito ho scelto di proseguire con la “non ancora dottoressa”, vittima della simpatia della Ferrier.
    Ti saluto e ti auguro una buonissima settimana. Ciao!

    • Ciao, Minollo.
      Anche a te chiedo scusa per il ritardo, il sito non mi è amico.
      La povera “non ancora dottoressa” Sylvie si ritrova a fare i conti con una principale dispotica e invidiosa, ho pescato dall’esperienza personale di tanti anni fa, la vita è una dispensa infinita di idee.
      Sono felice che l’episodio ti sia piaciuto, ora mancano solo cinque capitoli e bisogna scoprire cosa si nasconde in questo paesello di mezzo, tra la pianura e la montagna, che è talmente piccolo da non essere sulla cartina, ma ne contiene di misteri…
      Grazie ancora, auguro a te un buonissimo fine settimana.

      Alla prossima!

  • Capitolo 5)

    Ciao Kez!

    Trovo che tu sia riuscita a dare una belle atmosfera al racconto, con delle caratteristiche che ritornano, utili al lettore per sentirsi sempre all’interno della storia. Hai reso evidente questa tipicità nell’interrompere gli interlocutori, con eventi, azioni, parole. Ci troviamo in un paesello, ma alla fine tutti corrono come matti, da una parte all’altra, e hanno fretta di sbrigare le proprie questioni. Trovo che tu sia riuscita a far evincere delle caratteristiche che rendono facile interesse nel lettore. Continua così!
    Punto sull’indagine. Vediamo che salta fuori!
    Alla prossima! 😉

    • Ciao, GG.
      Perdona il ritardo, ma, ultimamente, capita spesso che il sito non mi permetta di postare i commenti con il solito messaggio di errore (TOO MANY ATTEMPTS) di cui ho già parlato nel gruppo fb. Mi fa scrivere il commento o la risposta e poi mi blocca al momento dell’invio… ?‍♀️
      Grazie per il commento gentile, pare proprio che questi paeselli di TI siano tutti un po’ strani ?qui tutti hanno da fare, tutti hanno qualcosa da nascondere e tutti tendono a nasconderla bene.
      Vediamo se qualcuno riuscirà a portare a galla la verità. Scusa la rima??

      Alla prossima!

  • Carissima, la tua storia (nonostante le difficoltà che stai attraversando) continua a prendermi tantissimo! La trovo molto affascinante, capitolo dopo capitolo non mi stanca: specialmente adesso che il nostro dottorino si trova davanti al tanto da me atteso “impiccato di Gennaio” ❤️ Non vedo l’ora di indagare, per cui non ho dubbi sul voto che flaggheró. Davvero un bel lavoro, piacevole da leggere e intrigante, brava ❤️ Ti aspetto prestissimo ??‍♀️

    • Ciao, Martha.
      Grazie. Sono contentissima di aver soddisfatto le tue aspettative e mi fa piacere sapere che il capitolo ti è piaciuto. Spero di fare più in fretta con il prossimo. Le indagini vanno alla grande, ho idea che si andrà proprio in quella direzione. Il nostro amico dottore ne avrà di gatte da pelare, chissà se riuscirò a far stare tutto nei caratteri concessi… ?
      Grazie? e alla prossima!

  • Ciao Keziarica 🙂
    so che hai avendo dei problemi con il tuo tempo a disposizione ma non posso che dirti finalemnte si continua 😀
    Leggendo il tuo capitolo cerco di immedesimarmi nel povero dottor Zeni e nella confusione mentale che ha tra leggende e facce nuove (lo sai che adoro questo tipo di racconti e ne sono affine 😉 ) e in piu’ stai dando a questo paese un ritmo abbastanza sostenuto (ne succede praticamente una al giorno) , sara’ l’ultima settimana di Gennaio ? 😀
    Ok comparso ora l’impiccato si devono per forza di cose iniziare le indagini 🙂
    Minete da dire sul capitolo scorrevolissimo e facile da leggere 🙂
    A presto 🙂

    • Ciao, BlackCat.
      Eh già, pare proprio che sia tempo di indagini. L’impiccato lo abbiamo e adesso bisogna saperne di più. In effetti, questo paese è davvero sfortunato, ne succede una al giorno e non si tratta di piccolezze, ma il tempo (più che altro i caratteri a disposizione) stringe e si deve condensare tutto?
      Grazie, sono felice che il capitolo ti sia piaciuto e ti ringrazio di essere tornato a leggere nonostante la lunga attesa.

      Alla prossima!

  • Ciao keziarica!
    Voto per l’indagine.
    Temo di aver mandato le scelte in parità… in effetti questa Sylvie potrebbe sapere qualcosa.
    Forse è presto per dirlo, ma non credo che si beva la storia della tradizione, tantomento della semplice superstizione. C’è qualcosa di più subdolo in tutto questo.
    Comunque, ora abbiamo ufficialmente l’impiccato, esaminiamo la scena… del delitto?
    Brava come sempre, aspetto il prossimo capitolo! 😀

    • Ciao, Carmin.
      Non preoccuparti per la parità, succede sempre anche a me, sembra che io lo faccia apposta! ??Sylvie è una ragazza assennata, ma, si sa, le tradizioni e le leggende rischiano di radicarsi a tal punto, nella mente di chi ci è cresciuto, da non dare spazio alla ragione… vedremo.
      Intanto, grazie per la lettura e il bel commento.

      Alla prossima!

  • La cosa giusta sarebbe indagare ma Sylvie ha, non so come, attirato il mio interesse, quindi voto lei 🙂

    Devo dire che il capitolo è scritto che è un piacere leggerlo 🙂
    Mi sarebbe piaciuto vedere un giallo senza morti, ma va bene anche così: in fondo è un classico e così entriamo direttamente nel pieno del mistero 🙂

    Avanti così!

    Ciao 🙂

    • Ciao, Red.
      So che a te i morti nei racconti piacciono poco, però, come dici anche tu, è un giallo e nei gialli classici un morto c’è sempre ?Sylvie è un bel tipetto, spero le si dia l’opportunità di farsi conoscere, l’indagine, ovviamente, è importante e ci vuole anche quella. Vedremo.
      Intanto, buon weekend e alla prossima!

  • Ciao, un paesino senza un attimo di tregua, non c’è che dire!!! Sembra quasi la Cabot Cove della Signora in Giallo Jessica Fletcher, ma in vece che al mare siamo in montagna!!!
    Ho votato per si indaga, è ora di guardarsi un po’ intorno e capire cosa e perché sta succedendo!!! Alla prossima.

    • Ciao, Isabella.
      La Signora in Giallo mi ha tenuto compagnia per parecchio tempo. Mi è sempre piaciuta quella serie, i primi episodi ancora di più. Mi ricordano i tempi della scuola, quando tornavo a casa e mia madre, preparato il pranzo, si sedeva a guardarla con me. Quindi, forse c’è un po’ di quello (in fondo i pensieri e le idee attingono un po’ ovunque) nel mio racconto, mi fa piacere l’accostamento.
      Credo che l’opzione “si indaga” stia avendo la meglio. Vedremo. ?
      Buon fine settimana e alla prossima!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi