L’INTRICATA VICENDA DELLA FAMIGLIA MANTABURRO

Dove eravamo rimasti?

La situazione è diventata surreale. Ivan dirà la verità, non può più temporeggiare. Ivan ammetterà che: 3) In realtà non sa un bel nulla di dove sia Ana. (100%)

Riflessioni sulla società

<<La smettiamo con questa commedia? Che cosa state combinando? Dove avete nascosto Ana? Qui si rischia il carcere per occultamento di cadavere.>> aveva urlato Carolina per far ritornare tutti coi piedi per terra. <<Sono spariti nostro padre e il cadavere di Ana e voi pensate a mettere su un quiz televisivo? Inoltre vorrei capire che fine hanno fatto i nostri fratelli Antonio e Carmelo… Vi rendete conto della gravità della situazione? Siete coscienti della realtà o state sognando ad occhi aperti?>>

<<Realtà…>> aggiunse Maria. <<Cos’è la realtà? Chi può dirlo con esattezza? Ora io, seduta su questo divano, spicco il volo e raggiungo la Luna in meno di tre ore di volo. Oggi è pura fantasia, ma tra mille anni? Tra un milione di anni forse non avremo più bisogno di un corpo, saremo solo energia libera di girovagare qua e là per l’universo (“Vado a fare un giretto fuori dalla galassia…chi viene con me?” – “Scusa ma sono occupata a dipingere Marte di rosso.”) Che ve ne pare?>>

<<Maria hai bevuto? Che c’entra questo con ciò che è successo? Ritornate tutti alla realtà, imbecilli!>> urlò ancora Carolina.

Maria, sentendosi chiamata in causa, rispose a tono: << Perché tu pensi di essere reale? Tutto questo ti sembra reale? Guardati intorno! Guarda! Un mondo costruito sull’illusione: emozioni sintetiche sotto forma di pillole, guerra psicologica sotto forma di pubblicità, sostanze chimiche che ti alterano sotto forma di cibo, lavaggi del cervello sotto forma di media, bolle isolate controllate sotto forma di social network. Reale? Vuoi parlare di realtà? Non siamo mai stati così lontani dalla realtà dall’inizio del secolo. Dobbiamo smetterla! Abbiamo tolto le batterie, abbiamo mangiato sacchetti di OGM, mentre gettavamo gli avanzi nell’immondizia crescente della condizione umana. Viviamo in case con il marchio di fabbrica delle multinazionali fondate su numeri bipolari che saltano su e giù su schermi digitali, ipnotizzandoci nel più profondo torpore in cui l’umanità abbia mai vissuto. Devi scavare in profondità prima di trovare qualcosa di reale… Viviamo nel regno delle menzogne! (discorso tratto dalla serie televisiva MR. ROBOT)>>

Ora tutti fissavano Carolina come se fosse la Gioconda. Non vedevano l’ora di scoprire cosa sarebbe uscito dalle sue labbra. Ma la più grande delle sorelle, sorprendendo chiunque, rimase in silenzio. E così fecero gli altri, come se la situazione suggerisse che imitarla fosse la cosa migliore da fare in quel momento. Passarono altri minuti, poi Carolina decise di parlare:
<<Hai ragione Maria. La verità è che siamo tristi e che nessuno di noi sa davvero cosa bisogna fare per cambiare. Fin da bambini ci hanno insegnato che la felicità è ottenere questo e quest’altro. Così ci scanniamo l’un l’altro per avere sempre di più, anche se in fondo sappiamo che non sono i soldi, o ciò che possiamo ottenere con essi, a renderci felici. L’uomo è l’animale più intelligente al mondo, ma anche il più vigliacco. Siamo attratti dal superfluo perché l’essenziale ci fa paura, perché è un peso accettare le cose come sono, guardare in faccia la realtà. La verità è che la nostra vita non è altro che il prodotto delle nostre scelte, lo sappiamo bene; perciò preferiamo credere al destino, è più facile attribuire ad esso il merito di ogni nostro fallimento anziché assumerci tutte le responsabilità. Oggi più che mai, nella situazione critica in cui ci troviamo, bisogna che si faccia tutti insieme la scelta giusta.>>

Ivan, preoccupato, confessò: <<La verità è che non so dove si trovano i nostri fratelli e il papà, tantomeno dove sia andato a finire il cadavere. C’è solo un modo per scoprirlo: andare a vedere coi nostri occhi.>>

Quando lasciarono la casa per dirigersi nel giardino, si accorsero che i morti erano diventati quattro. Carmelo, Antonio e il padre penzolavano al vento con un cappio al collo, mentre Ana era stata posizionata su una sedia di plastica di fronte ai tre, come se avesse assistito alla loro impiccagione.
Uno spettacolo raccapricciante!

Come continuerà questa storia?

  • La prossima a morire sarà Maria. (50%)
    50
  • Non ci saranno altri morti. (0%)
    0
  • Ci saranno altri morti, più di uno. (50%)
    50
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8 Commenti

  • Ciao Samuel!
    Ho recuperato tutti i capitoli e devo dire che, nonostante i gialli non mi ispirino più di tanto, ho trovato questa storia coinvolgente. Hai presentato tanti personaggi, quindi occhio a gestirli bene.
    Un consiglio che posso darti è di non usare (<>) per i discorsi diretti perché 1) occupano due caratteri per apertura e due per chiusura e quindi dato che il giallo ha molto parlato ti privi di molti caratteri e 2) sono bruttini da vedere.
    Usa piuttosto ” / ” ma, se proprio ti piacciono le virgolette francesi, usa ALT+174 per («) e ALT+175 per (»).
    A presto!

  • Ciao Samuel, hai apparecchiato un bel mix di sangue e ipocrisia. Tanti, troppi parenti, ognuno vuole dire la sua e i diretti interessati che fanno… Scompaiono!
    Così non andranno lontano.
    Tanti personaggi, difficile gestirli tutti di una storia a puntate, auguri e attento. Vero che un urlo o un colpo di pistola di notte se non è replicato non esiste. Scena iniziale talmente assurda da essere assolutamente realistica e plausibile, perché la realtà si sa supera ogni immaginazione. Infine per sdrammatizzare ipotizzerei che ANA ce l’ha con ANNITA perché quella ha una “enne” in più e lei una in meno: gliel’ha forse rubata?
    Auguri, sei molto bravo, (a parte questa cosa qua:<>.)
    Ciaooo😁🙋

  • Capitolo 1)

    Ciao Samuel!

    Aspettavo di leggerti su un nuovo progetto. Vai col giallo, e vediamo un po’ cosa riuscirai a costruire. L’impressione iniziale non mi ha coinvolto del tutto, se devo essere sincero. Hai mantenuto la caratteristica riflessiva della narrazione, già nota nella precedente storia – e trovo che risulti sempre interessante – ma il capitolo in sé non mi ha dato la spinta di curiosità, forse anche per l’inconsueta domanda che poni all’inizio. Potrebbe essere una provocazione, chiederci chi è l’assassino, ma trovo abbia tolto un po’ di magia, perché in questo modo anticipi al lettore una curiosità tipica del giallo, ovvero scoprire il delitto e il colpevole. Come sempre, però, voglio darti fiducia e vedere dove ci porterai 😉

    Questa parte introduttiva presenta qualche problema di formattazione, tra “<<" che fanno sempre tanto "bozza" e qualche frase che finisce inspiegabilmente a capo. Hai scritto il capitolo su telefono? Di solito capita quando si trasportano i file.
    Per il resto mi pare che tutto vada liscio.
    Punto sul Nonno.
    Aspetto il prossimo!

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