BIANCO

Dove eravamo rimasti?

Ti va di scegliere la parola che caratterizzerà il penultimo capitolo? Inevitabile (71%)

Inevitabile

Il vento gelido ci sta facendo compagnia da parecchie settimane, forse mesi.
Io e Clo siamo in cerca di bende, garze e acqua ossigenata: abbiamo deciso di perlustrare la piccola clinica veterinaria nei pressi del nostro attuale rifugio, dove il papà di Clo e Giulia stanno preparando la cena. Probabilmente fagioli in scatola.

Giulia non si è ancora tolta le bende, dice che preferisce così. È cambiata, Giulia, si è fatta più taciturna. Più seria. E la cosa mi rattrista molto, ché i bambini di cinque anni non dovrebbero essere seri. Mai.

Osservo i miei anfibi che sprofondano nel manto nevoso. Di tanto in tanto alzo lo sguardo e scruto Clo, anche lei sta tenendo lo sguardo basso. Anche lei si sta proteggendo gli occhi con la mano libera. L’altra, come sempre, sta stringendo la mia.

Passiamo accanto agli ennesimi mucchi di neve, e non posso fare a meno di chiedermi se lì sotto ci siano i mostri. Che cosa fanno, lì sotto, i mostri?
Dormono? Si stanno nascondendo, ci stanno aspettando? Attendono il nostro passaggio per saltare fuori e per sbranarci?
O alla fine sono solo dei semplici mucchi di neve?
La curiosità mi divora il cervello. Clo mi dice sempre di non pensarci, ma io non ci riesco: è più forte di me.

L’insegna della clinica, bianca di brina e schiaffeggiata dal vento feroce, mi fa tirare un sospiro di sollievo: ho bisogno di un riparo, ho bisogno di essere baciato da Clo.
Ultimamente, nelle nostre perlustrazioni, i nostri baci si sono fatti più appassionati. Le nostre mani più curiose.
Non so che cosa ci stia prendendo, ma entrambi sentiamo come un’esigenza. E allora ci liberiamo degli strati dei vestiti che ci infagottano, e ci stringiamo nudi dentro il sacco a pelo termico che porto sempre con me nello zaino.
Io e Clo stiamo crescendo, i nostri corpi stanno cambiando. E i miei occhi, le mie mani, si stupiscono ogni volta. In quei momenti sento qualcosa nello stomaco che non avevo mai provato, una specie di fame che riesco a saziare soltanto attraverso lo strofinio del mio corpo nudo contro il suo. Percepire il suo calore, annusare il suo sudore, stringermi a lei: sono pensieri che mi fanno compagnia durante queste giornate sempre più problematiche.
Il cibo scarseggia un po’ ovunque, così come i generi di prima necessità: ovunque andiamo sembra che qualcuno ci abbia preceduto, e la cosa da un lato mi dà sollievo.
Dall’altro mi fa venire la pelle d’oca.

Entriamo con facilità nella clinica veterinaria, la porta non è chiusa a chiave. Ci slacciamo i giubbotti.

«Tu vai di là», dice Clo. Mi dà un bacio sulle labbra, ed è come se qualcuno avesse alzato il termostato del riscaldamento. «Io vado a vedere da questa parte. Se hai qualche prob…»

«Incomincio a fischiettare la sigla di Friends, lo so. Stai attenta», le dico ricambiando il bacio.

Lei mi fa l’occhiolino, le sue labbra livide mormorano non fare cazzate, e poi scompare nel buio del corridoio.

Sono fortunato, trovo subito uno scaffale metallico strapieno di confezioni di garze, bende e scatolette e flaconcini di tutti i tipi. Riempio lo zaino soddisfatto, poi torno verso la porta.
Il fascio della torcia elettrica taglia il buio in diagonale, e illumina il pavimento.
E illumina una grossa macchia secca e scura.
La mia schiena viene attraversata da un brivido ghiacciato, e mentre mi lecco le labbra per fischiare il segnale d’allarme sento l’urlo di Clo.
E la cosa mi paralizza.

Il mio cervello vorrebbe correre da lei, ma le mie gambe non ne vogliono sapere.
Resto così per un’eternità, poi, non so come, riesco a sbloccarmi e inizio a correre.
Il fascio giallognolo della torcia illumina porte aperte e scrivanie in disordine, vetri rotti e pozzanghere nere e rapprese. Intanto le urla di Clo continuano, così come continuano le sue imprecazioni. La sua voce è terrorizzata, e il corridoio sembra non finire mai.
Ma poi finisce, e la torcia illumina Clo.

È a terra, sta cercando di sgusciare via da qualcosa. I suoi occhi imploranti sono sbarrati, mentre direziona lo sguardo verso le sue gambe che scalciano nel buio. La torcia saetta, e illumina una specie di cane completamente bianco: un essere che forse una volta era un cane, che le sta azzannando i jeans mugugnando in silenzio.
Calo la torcia una volta, due volte, tre volte. Il pesante corpo di metallo si abbatte con violenza sulla testa di quel piccolo mostro. Quattro volte, cinque volte.

«Vin! Cazzo, Vin!», urla Clo in lacrime.

Sei volte, sette volte. Poi sento un crack e la gamba di Clo si dipinge di nero.
Scalcio via il cane, afferro Clo e la tiro su. Le chiedo come sta, se riesce a camminare, ma lei continua a urlare cazzo, no! Cazzo, no!
Le stringo la vita, e la porto via con forza.

Varchiamo la porta d’ingresso.
Il vento ci aggredisce di nuovo, e io spero con tutto il cuore che quel chiasso riesca a coprire le urla disperate di Clo.

«Non riesco a camminare, cazzo!»

«Smetti di urlare, Clo», le dico nell’orecchio. «Così li sveglierai!»

Mi guardo intorno, e trascino Clo verso una fila di automobili parcheggiate una dietro l’altra.

Ora puoi leggere il primo capitolo! Solo allora, ma solo se ti va, potrai scegliere la parola che caratterizzerà l'ultima puntata 🙂

  • Coppia (67%)
    67
  • Branco (17%)
    17
  • Comunità (17%)
    17
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

118 Commenti

  • Martha, allora ti piace cucinare, leggere e uccidere zombie. Beh, in un certo senso, se ti piace la follia e il disordine mentale che proviene dalle numerose famiglie del Sud non puoi non leggere il mio giallo ” l’intricata vicenda della famiglia Mantaburro”. Bello la tua storia, aspetto altro da te .😍

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi