Estinzione

Dove eravamo rimasti?

Quale forma vuoi assumere? Nessuna delle precedenti. Vuoi rischiare: questo nuovo pianeta sembra ricco di forme di vita, perché non approfittarne? (42%)

Noi

Progressivamente il calore si attenua e tra i pori della roccia in cui sei nascosto filtra l’aria del pianeta su cui sei atterrato. Tracce biologiche catturano la tua attenzione e solleticano la tua fame. Creature ignare della tua presenza si muovono non lontano da te. La vita su questo pianeta è abbondante, perché non approfittarne? La prossima mossa è già stabilita, non ti serve nemmeno un istante: subito il tuo corpo è in fermento.

Alcuni organuli iniziano a secernere una sostanza acida, che consuma rapidamente tutto ciò che reputi superfluo all’interno della tua membrana. Parti sempre più grandi del tuo corpo si trasformano in materia biologica, di cui si nutrono gli organi che restano. Ti stai autodigerendo: ti serve energia per trasformarti. L’efficienza del tuo metabolismo è sorprendente. Si è affinata nel corso di millenni, durante i quali tu hai prevalso su tutti gli altri della tua specie. Ora sei solo, ma porti dentro di te il materiale genetico di tutti i tuoi simili di cui ti sei nutrito.

In pochi istanti, di te non resta altro che il nucleo, pulsante di energia e circondato da una membrana ormai vuota e molliccia. Ora è proprio il tuo nucleo a fremere. Disassembli il tuo materiale genetico, riscrivi la tripla elica che contiene tutti i tuoi segreti, adattandola ai compiti che presto dovrai assolvere.

Il lavoro è compiuto quando del tuo corpo non resta che un sottile filamento di RNA pronto a replicarsi. Una capsula di proteine lo protegge e un enzima allungato come un artiglio è pronto per colpire. Il resto del tuo corpo si è dissolto, dandoti energia a sufficienza per l’evoluzione.

È tutto già finito, quando avverti una presenza non lontano da te. Si fa strada, muovendosi obliquamente tra le pareti porose della roccia. È una forma di vita primitiva. Ti accorgi subito che non ti ha percepito. Oltre la sua parete cellulare, avverti la presenza di vescicole, mitocondri, plasma e altro materiale organico.

È tempo di nutrirsi.

Modifichi la struttura proteica del tuo artiglio e agganci la parete della cellula, che nel frattempo ti si è avvicinata. La laceri senza difficoltà e nel tremito che scuote quella creatura ti sembra di percepire dolore, ma non sei sicuro che un essere tanto semplice possa provare delle sensazioni.

Sei al suo interno. Individui facilmente il nucleo, di nuovo sfrutti il tuo artiglio per strapparne la membrana protettiva e svelarne il prezioso contenuto: filamenti di DNA che puoi utilizzare per replicarti. Mentre fai a pezzi quella forma di vita dall’interno, fremiti convulsi di dolore la scuotono. Sì, sta soffrendo. Eppure, non hai nessuna intenzione di fermarti.

Assorbi ogni brandello di DNA che strappi dal suo nucleo e dentro di te inizia l’incubazione. Trasformi il materiale genetico di quella creatura ormai esanime in copie esatte del tuo RNA, in copie esatte di te stesso, che crescono istante dopo istante. Ogni copia è incapsulata in un involucro proteico, a cui agganci un artiglio identico al tuo. Milioni e milioni di copie di te stesso. Una moltitudine che cresce dentro la membrana cellulare della forma di vita che hai invaso. Il volume che occupano è tale che ciò che resta della creatura scoppia come una bolla d’aria.

Ora non sei più solo. Ora non sei più tu, sei NOI.

***

– La smetti di fare la cazzona? Non dovresti tirarle fuori dalla teca, non le abbiamo ancora analizzate.

Michela è sdraiata sul divano nella sala comune dell’Osservatorio e sta lanciando in aria uno dei frammenti del meteorite che i due ricercatori hanno prelevato dal cratere. Lo afferra al volo come se si trattasse di una palla da baseball.

– Che c’è? Hai detto che porti al laboratorio solo quello più grande.

Alberto alza gli occhi al cielo: non ha più energia per portare avanti questi discorsi con Michela. Sta già pensando all’elicottero che arriverà nel giro di un paio d’ore per portarlo via dall’altopiano. Ha avvisato la sua ragazza, Elisa: lo raggiungerà al campus, così avranno una settimana, forse dieci giorni, per stare insieme. È stufo delle videochiamate.

– Comunque – Michela si è tirata su – Questa pietra è strana.

– È vero – Alberto raggiunge una delle sedie attorno al tavolo, dove di solito mangiano.

– Sembra una spugna di mare o un corallo. Lo sai che di meteoriti ne ho visti, catalogati e analizzati. Ma questo è un’altra cosa.

– L’ho detto in laboratorio e ho mandato le foto che hai fatto. Sono curiosi.

Michela alza le spalle, torna a lanciare la pietra in aria e a prenderla al volo.

– Quella e l’altra più piccola le teniamo qui. Comunque, rimetti quella cazzo di pietra nella teca.

Michela sbuffa, si alza e va verso la sala controllo del telescopio. Alberto torna nel magazzino e controlla che la valigetta di plastica nera, che ha preparato con i campioni da portare via, sia a posto; poi sale la scala a chiocciola, va in camera e inizia a prepararsi lo zaino. Non vede l’ora di lasciare l’altopiano.

In quale frammento del meteorite siamo nascosti?

  • In un frammento che è rimasto nel cratere: avere più tempo per moltiplicarci, può essere un grande vantaggio. (13%)
    13
  • Nel frammento che Michela terrà con sé all’Osservatorio: tutta sola, potrebbe aver bisogno di compagnia. (75%)
    75
  • Nel frammento che Alberto porterà con sé, lasciando l’altopiano: ci attende una grande metropoli, dove saziare la nostra fame. (13%)
    13
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60 Commenti

  • Storia che strizza un occhio anche due a grandi classici del genere. Buona la scrittura e la gestione dei pov. Benissimo anche la scelta di ricorrere a un linguaggio tecnico-scientifico e quella di indugiare nella descrizione di certi processi; in una storia come questa è fondamentale conferire credibilità al narrato e questo tipo di approccio favorisce la sospensione e dispone positivamente il lettore. Fin qui le note positive. Il decorso m’è parso però fin troppo lineare e finanche scontato. Mi rendo conto che una critica di questo genere potrebbe sembrarti ingiusta per un format come The Incipit, ma il punto è che storie così ne sono state scritte tantissime e l’interesse del lettore in questi casi è costantemente in bilico. Le scelte dei lettori vanno rispettare e siamo d’accordo ma allo stesso tempo nel testo dovrebbe trovarci qualcosina che non si aspettano.

  • Capitolo 4)

    Ciao Ivan!

    Altro capitolo scritto bene, ben curato. Complimenti.
    Trovo che tu ci abbia trascinato bene all’interno del processo evolutivo di questa nuova forma di vita.
    L’unica cosa su cui posso riflettere, e non vederla come una critica, è la componente dell’estinzione legata alla forma di vita e all’opinione degli alieni riguardo la nostra razza. Forse dovresti giocare più su questo risvolto, provando ad analizzarlo da un punto di vista che riesca a prendere la propria strada tra una moltitudine di altre storie simili. Non so se sono riuscito a spigarmi in modo efficace.
    Sono curioso di scoprire come proseguirà. Mi piace l’idea del rimanere nascosti e capire che succede. Colleghiamoci alla rete!

    Continua così, vai forte! Alla prossima .;)

  • Ciao, Ivan.
    Mi ero ripromessa di recuperare la tua storia per renderti la cortesia, non sono riuscita a farlo prima, mi spiace ma, come si dice: meglio tardi che mai!
    Storia interessante, ben scritta, non nuova, ma innovativa l’idea di raccontare gli avvenimenti anche dal pov dell’infettante. Non ho trovato buchi, forse un refuso, ma non mi ricordo dove, e posso dire che il racconto mi piace e sono lieta di averlo recuperato. Aspetto, dunque, di leggere il quinto (con i miei tempi, che non sono semplici in questo periodo). Bravo.

    Alla prossima!

    p.s. voto la rete informatica, anche se sono in minoranza. ?

  • La parte informatica mi gasa ma credo che sia meglio espanderci su tutto il pianeta.

    Alberto si è messo nei guai ma per me è ancora presto perché tiri le cuoia 🙂
    Questa volta ho trovato molto più interessante la parte di Andreij ed Alberto: le cose iniziano a muoversi da entrambi i lati e questo porterà a…

    Ciao 🙂

  • Penso che il povero Alberto abbia appena firmato la sua condanna a morte, senza saperlo: voto per l’infezione.
    A parte la scivolata sul nome – Andrea per via di Andreij, immagino? – il capitolo è davvero ben scritto e suscita curiosità, specialmente verso la fine: abbiamo un obiettivo ben preciso qui. ? 
    Vediamo cosa ne verrà fuori. Alla prossima, Ivan. 🙂

  • Cioa Ivan 🙂
    come sempre capitolo molto bello 🙂 complimenti non ho nulla da farti notare a parte alla fine della prima parte quando dici “Andrea si precipita al computer” intendevi forse Alberto? Hai confuso i nomi?
    Resto sempre piu’ incantato da come ci presenti il punto di vista dell’alieno, adesso che ha le conoscenze universali del pianeta e dei suoi abitanti e’ davvero pericoloso 🙂
    l’ultima frase “e’ l’umanita’ che dobbiamo colpire” mi ha messo i brividi, qua si scopre la sua vera natura 🙂
    Mi aspetto grandi cose da te 🙂 mi raccomando non la classica storia d’alieni alla Indipendence day 🙂
    aspetto con ansia il proseguo 🙂
    a presto 🙂

  • Capitolo 3)

    Ciao Ivan!

    La spiegazione scientifica della nostra evoluzione trovo che sia un buon punto di partenza per comprendere cosa succederà, ma ho il pensiero che possa prenderci diverso tempo, e che forse le i nostri protagonisti dovranno cambiare a un certo punto. Certo che il processo evolutivo del nostro “essere” è decisamente più rapido, quindi vediamo un po’ che t’inventi.
    Aspetto il prossimo! 😉
    Continua così!

  • Stai costruendo una trama decisamente interessante, con i capitoli che riprendono sia il pensiero dei protagonisti umani che non! A me ‘sta creatura intelligente fa un po’ paura, eh! Mi sto guardando attorno e mo’ho il dubbio che la mia piantina di basilico possa risultare interessante a qualche mostro spaziale caduto dal cielo XD Bravo, ci hai mostrato uno scorcio privato della vita di Michela e ora mi sta decisamente più simpatica XD scrivi presto il seguito, mi raccomando!

  • Ciao Ivan!
    Direi di sviluppare queste ciglia e fare un “salto di specie” attacando la forma di vita vegetale, suppongo la pianta di avocado.
    La seconda parte si fa più scorrevole della prima, ma adesso abbiamo un’idea più chiara su Michela e sul suo comportamento con Alberto.
    Nel frattempo, la strada dell’evoluzione continua.
    Alla prossima!

  • Ciao Ivan, il capitolo mi è piaciuto soprattutto nella seconda parte dove vediamo il punto di vista del “visitatore”. Nella prima parte ci sono delle imprecisioni, (soprattutto verbali nel primo periodo,) che non agevolano la lettura.
    Comunque la storia promette una evoluzione decisamente interessante. Voterei le onde E.M. tanto per far un dispetto a Darwin, e sperando che aiuti te nella trama…
    Ciaooo?

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