LA CAREZZA DEL SIGNORE

Dove eravamo rimasti?

Cosa vorresti leggere, nel prossimo capitolo? Un punto di vista di Jones (70%)

La casa

JONES

Mi ricordo ancora della sberla che mi ha dato mia madre quando – saranno stati otto, dieci anni fa – le avevo chiesto informazioni sulle dinamiche dell’incidente.
Sbam! Se ci ripenso mi fa ancora male la guancia.
Mi aveva detto che certe cose non si chiedono; che ero un gran maleducato, a chiedere certe cose. Che Sara aveva una famiglia che si sarebbe occupata di lei, e che il Signore l’avrebbe protetta, accudita e guarita. Me l’aveva detto gentilmente, con il sorriso smagliante stampato sulle labbra incartapecorite.
Mia madre è sempre stata vecchia, o almeno è così che me la ricordo io. Vecchia come il minimarket che gestisce da una vita.
Quella volta, mentre mi accarezzavo la guancia, mentre la sentivo calda e pulsante, ricordo di aver pensato per la prima volta che dovevo assolutamente togliermi dal cazzo. Partire. E così ho fatto.

Faccio correre l’obiettivo sulla casa dei Thompson: avrebbe bisogno di una rinfrescata, quella casa. O di un incendio. Cazzo, se è decrepita! Però è anche affascinante…

Gli ultimi raggi di sole sbattono contro una delle finestre del primo piano, ne seguo il baluginio e la vedo.
Sara.

Metto giù la reflex e osservo le mie mani che ne distaccano l’obiettivo fisso per sostituirlo con uno zoom professionale ad alta luminosità pescato dalla borsa. Metto a fuoco, l’immagine sfarfalla indecisa. Ma poi lo stabilizzatore ottico fa il suo dovere, e mi restituisce l’immagine di Sara.
È
proprio lei: è appoggiata con la fronte al vetro, le mani aperte ne accarezzano la superficie trasparente. Gli occhi grandi, vacui. Imploranti.
Le labbra bianche che si schiudono. Mi sta guardando?

Le mie mani tremano, l’immagine balla. Metto giù la macchina, la vedo scomparire tra le mie ginocchia, nell’erba alta. Non riesco a controllare il respiro. Nei miei occhi continua a ripetersi la sequenza delle immagini delle labbra bianche di Sara che invocano aiuto.

Il sole muore dietro al ponte coperto, e insieme a lui muore anche qualcosa dentro di me.

Butto l’attrezzatura nella borsa, mi alzo in piedi, ma le mie gambe rigide non ne vogliono sapere. Calmati, Jones. Respira!
Mi stendo nell’erba alta: mi ci vuole qualche minuto, poi l’adrenalina mi dà una tregua e ne approfitto per correre verso il pick up. Mio Dio, quegli occhi imploranti!

Accendo il motore, seleziono gli abbaglianti e percorro la strada polverosa che porta alla casa dei Thompson.
Quando arrivo è buio pesto: lascio acceso il pick up con i fari puntati al portico e mi
precipito verso l’ingresso principale gridando il nome di Sara.
Faccio i gradini due alla volta, le mie mani afferrano con forza la maniglia.
La strattono.
Una volta, due volte. Poi mi accorgo del grosso chiavistello dal quale penzola un lucchetto enorme.
Colpisco la porta col pugno, con violenza, poi corro in giardino e guardo la grande casa che si staglia davanti a me:
i fari proiettano ombre grottesche sulla sua facciata, piante e cespugli rinsecchiti diventano creature mostruose. Non provengono luci, da lì dentro. Cerco con lo sguardo la finestra dove ho visto Sara: non c’è nessuno.

Mi dirigo verso il retro, verso l’ingresso secondario. Anche qui trovo la porta chiusa da lucchetto e catenaccio: ritorno all’ingresso principale e tempesto la porta di pugni.

«Sara!», grido. «Va tutto bene?» Rimango in silenzio, in attesa di sentire una voce, un lamento, un singhiozzo. Niente. Riprendo a battere sulla porta, riprendo a gridare, gli occhi incollati sui fiori secchi piantati nei vasi che sbordano lungo tutta la balaustra del portico. E la mia mano rallenta, e la mia voce s’attenua.
Fiori secchi, alberi secchi, casa in pessime condizioni… Osservo le tavole di legno che formano la pavimentazione: foglie
marce, cartacce, lattine di birra vuote. E una domanda mi attraversa la mente: sono davvero sicuro di aver visto Sara? C’era davvero una persona, dietro quella finestra?
Mi passo le mani sul volto, mi asciugo il sudore più volte, e ogni volta che le mani carezzano la pelle
portano via anche le mie sicurezze.

Mi stacco dalla porta, mi accendo una sigaretta. Do una tirata consistente, e quando me la tiro via dalle labbra il mio braccio urta qualcosa. Contemporaneamente vengo investito da un fascio di luce, e una voce maschile mi dice di rimanere fermo.
Mi proteggo gli occhi con la mano, e la luce abbandona la mia faccia.

«Che diavolo stai facendo, figliolo?», dice la voce. Poi i miei occhi ritornano a funzionare, e vedo che davanti a me c’è lo sceriffo: lo stesso sceriffo della mia adolescenza. È invecchiato, ma il contrasto tra i suoi occhi gelidi e il suo caloroso sorriso è sempre quello. Un brivido mi percorre la schiena.

«Mi è sembrato di aver visto qualcuno alla finestra, e allor…»

«Tu sei il figlio della signora Jones, giusto? Beh, che mi prenda un colpo!», dice lo sceriffo dopo avermi studiato per un po’. Poi mi dà una pacca sulla spalla, che sarebbe anche amichevole se non fosse per quegli occhi da killer. «Ne è passato di tempo, eh?», dice lo sceriffo con un sorriso finto grande così.

Cosa vorresti leggere, nel prossimo capitolo?

  • Billy Bo e Sara (22%)
    22
  • Sara e lo sceriffo (67%)
    67
  • Billy Bo e lo sceriffo (11%)
    11
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122 Commenti

  • Capitolo 10)

    Ciao Massimo!

    Tutte le storie giungono a una conclusione, anche se questa potrebbe non essere chiusa del tutto. Ho questa sensazione.
    Trovo che la scelta di non far finire bene le cose, avendoci quasi illuso del contrario, ci stia perfettamente. Non sempre il “bene” prevale, ma potrebbe offrire spazio ad altre storie e altri risvolti. L’intero processo mi ha coinvolto, e trovo che hai dato il meglio verso il centro della storia. Ti ripeto ancora una volta che questa potrebbe essere una di quelle storie da ampliare, con la volontà di farlo, ed è sempre bello far parte del processo evolutivo. Grazie per averci coinvolto!
    E niente, aspetto di leggerti la prossima volta! 🙂

  • Accidenti, ci hai proprio accompagnati in una discesa verso gli Inferi!

    Avremmo potuto salvare Jones? Chissà. Almeno adesso è insieme a Sara, seppur in un contesto… spettrale. Fa rabbia che la malvagità perversa abbia prevalso, ma questa è una storia cruda e raccapricciante, ed è giusto che sia così. Anzi, il fatto stesso che lasci l’amaro in bocca è un bene, significa che hai fatto un ottimo lavoro, complimenti. 😀

    Devo dire che lascia anche delle curiosità, sarebbe davvero interessante leggerne un seguito. Nel frattempo, possiamo far lavorare la nostra fantasia: sto ancora pensando alla “vera storia” dietro l’origine de La Carezza del Signore, ahah!

    Comunque, sono felice di aver seguito il racconto dall’inizio alla fine e spero, in futuro, di leggere ancora qualcosa da parte tua su TheIncipit.
    A presto, Massimo! 😀

  • Complimenti Massimo bellissima storia 🙂
    Sebbene non nel modo in cui ci aspettavamo alla fine Jones e Sara si sono rincontrati 🙂
    Spero che il titolo che hai scelto per il tuo finale sia un modo per dirci che ritornerai a breve con un nuovo inizio (incipit) 🙂
    E noi ti aspetteremo con ansia 🙂
    A presto 🙂

  • Capitolo 9)

    Ciao Massimo!

    Ed è proprio un ritorno al nero. Sapevamo di star ficcano il povero disgraziato in una trappola bella e buona, ma avevo immaginato potessi portare la cosa a un livello più alto di crudeltà! Ma c’è ancora un capitolo…
    La situazione mi ha caricato di sensazioni alla “Non aprite quella porta”: gente che non vorresti mai incontrare al buio, o da solo,
    Aspetto di scoprire come si chiuderà. Continua così!
    Alla prossima!

  • Nonostante io sappia perfettamente che negli horror il lieto fine non esiste, non quello definitivo almeno, voto per Jones e Sara, sperando che non sia l’imparruccato a farne le veci…
    Ciao, Massimo.
    Sai che quel Derek mi ha convinto poco fin dal principio, non so, qualcosa mi puzzava in quel tizio… sarà che sei stato bravo a seminare? Probabile.
    Non ci resta che aspettare il finale, dove so succederà qualcosa di imprevisto. Avanti allora, ti aspetto.

    Alla prossima!

  • Ma che bella “psyco” sorpresa povero Jones.
    Così impara a fidarsi.
    A ‘sto punto non so piu cosa pensare; la suspance resta immutata, anzi è amplificata dagli ultimi accadimenti.
    Esprimo un voto che è un augurio: Sara-Jones. Perché il bene ? trionfi, anche se ho i miei dubbi.
    Bravo Massimo, che dire: ottimo lavoro!?

  • Mi sa che hai vinto la tua scommessa con Martha perché scommetto, a mia volta, che siamo stati fregati tutti, non solo io e BlackCat.
    Ho visto spegnersi di colpo una piccola luce in questo tunnel malsano, e ora non ho più speranze per Sara e Jones, di cui vorrei leggere molto i POV.
    Vediamo quanto ci farai inorridire nel finale.
    Alla prossima Massimo! 😀

    P.s. ho notato che ultimamente il sito sta avendo dei problemi non indifferenti, specie di caricamento.

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