Quando la paura viene

Dove eravamo rimasti?

Domani è un altro giorno. Cosa faranno appena svegli i nostri due naufraghi? Fanno il giro della spiaggia? (71%)

Dopo gli incontri

E venne il giorno dopo.

Il primo ad alzarsi fu Zeno. Appena uscito dalla casetta si stiracchiò. Guardandosi in giro notò, con rammarico, che la situazione non era assolutamente cambiato, si ritrovava ancora bloccato su quella maledetta spiaggia.

“Zeno! Ti dispiace darmi una mano?” chiese Luna.

Senza farselo ripetere aiutò la ragazza ad alzarsi “Scusa, faccio ancora fatica da sola, specialmente di prima mattina” disse lei reggendosi col bastone.

“Bene, sono passati circa due giorni da quando siamo precipitati” cominciò Zeno “Non sappiamo se i piloti hanno inviato degli SOS, sta di fatto che di solito i soccorsi non arrivano subito”.

“E come fai a saperlo?”.

“Mi baso su quel poco che so” rispose vago perché non voleva ammettere che tutto quello che sapeva degli incidenti aerei derivava da film e serie tv catastrofici.

“Va beh, smemorato, quindi che consigli di fare?”.

“Io esplorerei l’isola, almeno la costa”.

“La giungla invece?”.

Alla domanda di Luna l’uomo guardò di nuovo la vegetazione. E più lo faceva più il senso di inquietudine aumentava.

“M-m-meglio evitare, non sappiamo che pericoli celi al suo interno, in più quelle creature sono entrate là dentro”.

“Già, quelle fantomatiche bestie che tu solo hai visto di sfuggita”.

“Stai dicendo che mi sono inventato tutto?” chiese irritato.

“Vedi, ci ho ripensato, e parlando da medico penso semplicemente che te le sei immaginate. In queste situazioni e con il tuo mal di testa basta poco per farti avere allucinazioni”.

Zeno sbuffò. Lui era sicurissimo che il giorno prima un essere immenso aveva sbuffato dietro di lui e che un altro lo aveva toccato con la sua mano deforme.

Una volta preparato lo zaino i due s’incamminarono verso ovest. E decisero di stare sulla spiaggia evitando di andare nella giungla.

Dopo una lunga camminata, lenta per colpa di Luna, il panorama non cambiava. La costa dell’isola sembrava tutta uguale, e non si vedevano altre persone.

A un certo punto arrivarono davanti a un grosso e altissimo massiccia, una strana composizione rocciosa che partiva dalla giungla e si inabissava dopo vari chilometri in mare. Sembrava un muro che divideva in due la spiaggia.

“Che facciamo Luna?”.

“Semplice, sai scalare?”.

“Cosa? Tu vuoi che vada la sopra!?”.

“Mi sembra ovvio, sei l’unico che può farlo” disse per poi sedersi sopra un sasso “In più sono stanca morta”.

“Non mi va di lasciarti sola”.

“Tranquillo, so badare a me stessa, e poi devo restare, se mai avvisto qualcuno da questa parte”.

Anche se titubante l’uomo accettò di scalare.

“Tu aspettami qua, scalo il massiccio e poi ti dico cosa vedo”.

“Ok”.

E senza perdere altro tempo cominciò a salire.

Di per sé non era difficile, la parete nel bene e nel male mostrava i gusti appigli per i piedi e le mani, e in men che non si dica Zeno arrivò alla cima.

“Ehilà! Che tempo fa in vetta!?” chiese scherzosamente Luna.

Zeno fece finta di non sentirla e si concentrò a guardare dall’altra parte. Anche lì cambiava poco, spiaggia alla sua sinistra e giungla alla destra, ma ad un certo puntò notò qualcosa…

“C’è gente!” urlò. Ebbene sì, in fondo poco più lontano si vedeva un altro accampamento creato con i rottami dell’aereo brulicante di persone!

“Davvero!?” domandò Luna.

“Sì! Tu resta lì, io scendo e vado a incontrarli!” e così dicendo cominciò a scendere dalla montagna, per la fretta e la gioia stava quasi per capitombolare giù.

“EHI! DICO A VOI! SONO QUI!” urlava Zeno correndo.

Dopo aver fatto pochi chilometri finalmente venne notato, ma appena lo videro urlarono scappando via.

Notando tale cosa l’uomo si fermò a metà strada, aveva già visto una reazione simile, ma non capiva il perché.

Ma improvvisamente venne aggredito! All’inizio non capì cosa stesse succedendo. Qualcosa gli aveva morso la gamba destra. E abbassando la testa vide che era stato un lupo!

L’animale era intento a morderli e tirargli la gamba, Zeno provò a divincolarsi ma senza successo. Subito dopo perse l’equilibrio, cadde e il lupo gli saltò addosso mordendogli la spalla sinistra!

“AHHHH!!” urlò dal dolore, la testa gli ricominciò a far male e come se non bastasse la vista gli si tinse di rosso.

Il suo cuore batteva all’impazzata. L’umo aveva paura, ma più di tutto sentiva tanta rabbia.

Cominciò a sbuffare per poi picchiare l’animale con il pugno destro. Ad ogni colpo la sua forza aumentava fino a che non sentì la mano dolorante e coperta di sangue! Il lupo guaì allentando la presa, a causa di ciò Zeno se lo staccò di dosso afferrandolo con tutte e due le mani. Una volta stretto comincio a strangolarlo fino a che dai rantoli l’animale smise completamente di respirare. Segno che era morto.

Ma Zeno non aveva finito. Venne colto da un’improvvisa e incontrollabile fame e cominciò a mangiare l’animale!

“MOSTRO!” urlò qualcuno.

Sentendo quelle parole la vista e la mente di Zeno tornarono alla normalità, e quando vide cosa aveva appena compiuto perse i sensi.

Dopo questo avvenimento cosa succederà nel prossimo capitolo?

  • Zeno ha un flashback (63%)
    63
  • Zeno si sveglia ma si ritrova da tutt’altra parte (38%)
    38
  • Zeno si risveglia poco dopo (0%)
    0
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59 Commenti

  • Ciao DM,
    arrivo dopo una settimana, ma rimedio subito.
    Non posso che concordare con BlackCat, si vede che questo genere è stato sofferto; ma ci hai provato e questo posto è fatto, in fondo, anche per sperimentare e mettersi alla prova. Anche se il protagonista è Zeno, Quill mi è piaciuto di più e non sarebbe male vederlo sotto altre vesti, in un racconto fantasy o comico. Riguardo questo capitolo, il combattimento mi ha ricordato vagamente Dragon Ball: è stato la tua ispirazione, mentre lo scrivevi? Per il resto, penso tu sia riuscito a chiuderla abbastanza bene.
    Ho letto anche i due bonus. Trovo interessante i retroscena e le idee dietro il racconto, nonché le tue riflessioni a riguardo; è una cosa che non vedo in giro.
    Detto ciò, buona meditazione. Ci si legge ad un prossimo racconto. 🙂

  • Ciao DM 🙂
    la battaglia finale mi e’ piaciuta molto 🙂 hai usato tutti i poteri che i nostri avevano a oro disposizione per sconfiggere la paura di Zeno 🙂 l’unica domanda che mi e’ venuta in mente e’ , ma con l’aiuto di Quill non e’ che un po’ Zeno a barato e non e’ riuscito a sconfeggere le sue paure da solo 🙂
    Comunque bello 🙂 si vede che e’ stata una storia sofferta ma l’importante e mettersi alla prova 🙂 io direi che sei piu’ portato al fantasy che ti da la liberta’ di esprimerti senza che nessuno ti metta regole , e creare mondi fantastici dove far perdere i tuoi lettori 🙂
    L’hooro va seguito , e da come ti sei presentato capisco che tu non ne sia fan. L’hooro ha delle regole precise e se esci poco poco da queste regole non ti riesce purtroppo. L’horrro si basa sulle paure della gente, sulle credenze popolari. C’e’ differenza fra Horror e Fiaba … ti faccio un esempio spiccio : le streghe . Le streghe fiabesce sono quelle che volano sulla scopa, che fanno le magie ma non fanno paura . Le streghe Horror sono quelle che nel medioevo venivano bruciate vive, perche’ la chiesa le paragonava a delle servitrici del demonio. Le storie con cui sono state accusate (storie vere, che ti entrano nella pelle perche’ hai la consapevolezza che sono persone innocenti che hanno un tempo respirato l’aria come te. magari andate a scuola e immagginato mondi fantastici come te . E poi uccise, con mille sofferenze) ecco quelle sono storie horror 🙂 per il resto e’ tutta fantasia 🙂
    Comunque sei stato bravo e ti aspetto con una prossima avventura 🙂 Fantasy magari 🙂
    A presto 🙂

  • Allora, siamo arrivati alla fine, come prima cosa, anche se è brutto dirlo… posso tirare un sospiro di sollievo! È stato duro per me questo racconto, specialmente perché ho dovuto essere serio! Sono fatto così! Ho la scrittura simpatica. Ma dall’ottavo capitolo non ne potevo più e mi solo leggermente sbottonato, tanto che ci avete fatto caso.
    Come mio primissimo racconto a tema horror mi posso ritenere quasi soddisfatto, quasi perché speravo di dare l’atmosfera di paura, ma dai commenti sembra proprio che non ce l’ho fatta. Pazienza, mi rifarò per il futuro.
    Ma andiamo con qualche curiosità. Fin da quando decisi di fare un horror mi dissi “cosa potrei mettere in un racconto per suscitare paura?” e così ho buttato giù un elenco di cose che a me fanno paura. E alla fine decisi di seguire tre punti: 1-Il protagonista dev’essere un uomo 2-Si trasforma in un mostro 3- Deve svolgersi tra sogno e realtà, tanto da farli nascere dubbi. E da questi punti nacque l’avventura di Zeno.
    Quill ha una storia interessante. Inizialmente doveva esserci Zeno che entrava in una prigione piena di mostri e doveva parlare con Quill che doveva essere simile ad Hannibal Lecter, poi optai per uno zombie con ancora la ragione, per poi diventare un verme che dimora dentro un cadavere. Per fare “qualcosa di diverso” optai per la terza, ma mi affezionai così tanto a Quill che decisi di renderlo un co-protagonista. L’amore del torrone di Quill non è stato messo per caso, è una velata citazione a “Costume Quest” un cartone a tema Halloween che danno su Prime che ho adorato! Per farla breve la storia parla di bambini che tramite costumi magici combattono dei mostri che se mangiano il torrone (un torrone strano che viene estratto in miniera!) diventato più grossi e potenti. Sospetto sarà questa che mi ha ispirato a scrivere la storia. XD
    Inizialmente Zeno doveva trasformarsi come risultato di un’antica maledizione, e doveva essere inseguito da un cavaliere senza testa che era il fantasma di un cacciatore di mostri. Ma abbandonai il mistico optando per una storia più “scientifica”.
    Fly-in-the-sky, ahimè, esiste veramente. È un personaggio che appare in un film Neozelandese di nome “Meet the Feables”. A differenza di Zeno non vidi questo film da bambino, ma anche se adulto mi lasciò lo stesso un senso d’inquietudine. Specialmente quella mosca per via del suo aspetto e della sua voce.
    A parte queste ho poche curiosità. Posso solo dire una cosa, anche se non è ben capibile, a parte l’ultimo capitolo tutto è scritto dalla prospettiva di Zeno, tanto che se si facesse un film (ma qui miro altissimo!!) sarebbe in terza persona (tipo come i videogiochi sparatutto). Perché trovavo fosse una tecnica che da molta paura. Anche per questo non ho mai descritto fisicamente Zeno.
    E con questo grazie della lettura, e come sempre vi lascio un trailer del prossimo racconto che uscirà dopo una lunga pausa riflessiva. Alla prossima!

  • Qualche giorno dopo nei laboratori della Spiral due colleghi scienziati stanno parlando di Zeno.
    “Menomale che quel tipo non sospettava niente”.
    “Vero, gli abbiamo fatto credere che era caduto dalle scale, quando invece era finito a contatto con il Verum Invenire! In tempo siamo riusciti a bloccarli la metamorfosi, altrimenti si sarebbe mutato in mostro”.
    “Sì, però mi chiedo cosa intendeva quando ha nominato un certo Quill?”.
    “Bah, sarà la sua mente in preda alle allucinazioni, già nessuno di noi poteva parlargli del Verum”.
    “Tranne noi o le cavie”.
    I due scoppiarono a ridere.
    “A proposito di cavie, che fine ha fatto il bipess biporuss che abbiamo usato per ultimo?”.
    “Boh. Ho come l’impressione che ce ne siamo sbarazzati, ma non ricordo in che modo?”.
    “Già, ora che ci penso anch’io ho dei vuoi di memoria, mi sembrano spariti degli oggetti, e sulla mia scrivania ho persino trovato del torrone, ma sono sicuro che di non averlo mangiato”.
    “Chissenè, sarà lo stress, consiglio di lasciare momentaneamente stare il progetto Verum Invenire e pensare ad altro”.
    “Vuoi vedere il progetto Yggdrasil non è vero?”.
    “Certo! Dare l’intelletto agli animali non mi attira tanto. Mi sembra troppo da Pianeta delle Scimmie, destinato alla catastrofe, invece l’Yggdrasil per me ha molto potenziale!”.
    “Potenziale infinitamente dannoso”.
    I due cambiarono stanza ed andarono in una altra con un quadro di comando e davanti ad un vetro dove si trovava un’altra sala con un grosso oggetto simile ad un cannone.
    “Bene, introduciamo la cavia” così dicendo premette un pulsante e una pecora con addosso un collare venne inserita nella stanza.
    “Attivare il cannone!” disse l’altro che premendo un altro pulsante attivò l’arma.
    Nella stanza si sprigionò un portale di energia blu che risucchiò tutto quello che si trovava al suo interno. Una volta che la pecora finì dentro il portale sparì.
    “Bene, guardiamo i parametri vitali della cavia” disse uno scienziato, e i due guardando il pannello rimanendo delusi, le linee erano dritti.
    “Maledizione! La pecora si sarà scomposta entrando dentro il portale! Sapevo che non era ancora pronto!”.
    “E se invece fosse stata uccisa appena è apparsa in un’altra dimensione?”.
    “Ma non dire assurdità! I tuoi tanto sognati viaggi dimensionali non si faranno mai! Accettalo! E fantascienza!”.
    Intanto.
    In un’altra dimensione.
    Era notte e la pecora usata come cavai gemeva a terra sanguinante. Il suo cranio era buca e a causarlo era stato un uomo con la sua colt.
    “Madre de dios… da dove diavolo spunta fuori quest’animale!?” sì chiese notando il collare al collo.
    Intanto in lontananza sì sentì l’ululato dei coyote.

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