Uno di noi

Dove eravamo rimasti?

Come finirà? Arriva papà (89%)

Ali

Colin (Pillow) Fatman, era un pittore californiano di Monterey.
Un giorno, in giardino, fumava un sigaro, mentre seduto sul cigolante sgabello di vimini, con il corpo grasso, proteso, armato di un minuscolo pennello, ritraeva una farfalla azzurra su un fiore giallo.
La piccola creatura aprì dispettosa le ali rivelando una traccia rosa, colore che lui non aveva lì. Drizzò il busto deluso; fu una piccola mossa la sua, fatta mille volte, ma quella volta lo sgabello cedette con un crack.
Pillow rovinò a terra, il sigaro finì in mezzo a delle tele, e le incendiò.
In breve tutta la casa fu avvolta dalle fiamme.
I pompieri accorsi allagarono l’isolato, ci furono incidenti stradali, e un camion centrò una cabina elettrica causando un corto circuito e cali di tensione in mezza città. Scattarono allarmi dappertutto, fino all’aeroporto. Il black out fermò i voli, e tra quelli uno in transito con un carico di cioccolato e caffè colombiano destinato a un cliente asiatico molto goloso, un nababbo di nome Ma-kefù.
Quello, sconvolto, si fece prendere da un coccolone, e fu costretto a rimandare l’imminente matrimonio dell’unica figlia Nulo-sò con il cattivone delle Molucche, un certo Bos-son-Mì.
Il boss, vedendo sfumare con il matrimonio l’affare del secolo, decise di sequestrare per ritorsione certe navi del nababbo promesse in dote che stavano ormeggiate in porto.
Una di quelle, tuttavia, la Prop-riah-mé, forzò il blocco e salpò, inseguita dai barchini degli uomini del boss, veri e propri teppisti del mare, killer patentati armati fino ai denti.
La nave fu ben presto avvolta da un denso fumo nero perché centrata dai colpi dei cattivi, che oltretutto abbatterono, per sbaglio o per divertimento, anche alcune giulive, innocenti mongolfiere in volo per la traversata sportiva dell’Oceano Indiano.
Gli uomini della nave colti dal panico, calarono le scialuppe per salvare se stessi e i malcapitati aeronauti, e così, dopo un po’ erano tutti lì, a mollo, sballottati dalle onde, in mezzo a un gran guazzabuglio di cose galleggianti.
Alcuni furono raggiunti da un branco di balene curiose che si impigliarono nel cordame delle mongolfiere; e poi, spaventate, spazzando il mare, si allontanarono tirandosi loro e il mondo appresso.
In capo ad alcuni giorni, i naufraghi, ormai esausti, furono avvistati da pirati somali che fecero lo sforzo di tirarli in secca, ma poi li abbandonarono nel rovente deserto eritreo, perché avevano ben altro a cui pensare.
Sembrava tutto perduto, era la fine; ma ecco che dei nomadi che passavano ne ebbero compassione, li raccolsero, e li portarono con loro fino alle alture del Son-qua-Sù.
La mattina dopo, mentre rinati a nuova vita si godevano un po’ d’ombra, due di quelli, i più sfortunati, furono rapiti da un gruppo nomade rivale che li caricò su un dromedario, e li vendette come schiavi-bianchi-da-salotto a un tipaccio, tale Mi-son-Mì, che li voleva regalare a un trafficante di armi, detto “Non cantare, spara”, in cambio dell’immunità per uno sgarbo fatto.
Il trafficante accettò l’omaggio, li montò su un aereo tutto scassato e li portò via, verso Nord.

A un tratto ecco il Nilo… Fiocchi di nubi rade sfilavano soffici sotto la pancia dell’aereo; e dopo il fiume una zona ricca di antiche vestigia. Poi, improvviso, ecco là davanti uno stormo di uccelli in una strana formazione che sembrava un unico animale multicolore. A capo di quello c’era una sagoma umana che cavalcava un enorme avvoltoio. Subito dietro decine di altri volatili di tutte le specie precedevano una scia lucente di farfalle festose.
Il pilota si emozionò, tirò troppo forte la cloche per evitare lo scontro, e quella gli rimase in mano.
L’aereo perse quota. Uno dei due uomini rapiti, chissà come trovò in un angolo un paracadute e si offrì di dividerlo con il compagno, ma quello disse: – No, è tuo. In due non ce la faremmo. Vai, e non pensare a me.
L’uomo allora, parlò col pilota e si buttò con lui, mentre l’aereo ormai cadeva puntando dritto al suolo.
A quel punto dallo stormo l’avvoltoio virò verso l’aereo. Lui era il gran grifone Cirillo primo dei Nebrodi, e quella che portava in groppa era una strana ragazzina, una piccola peste che s’affacciò da fuori il finestrino, e disse:
– Serve un passaggio?
Qualcuno dall’aereo tese una mano, lei l’afferrò, e lo portò via con sé. Poi, temendo di perdere la presa, atterrò subito, sulla cuspide di una grande piramide.
– Uff, che fatica! – esclamò – papino, che ci fai qui?
– Io? Che ci fai tu! Come mai non sei a scuola, scopetta?
*
Nei giorni che seguirono l’uomo che era sopravvissuto ai flutti oceanici, al deserto rovente, e a uno schianto aereo, rischiò di morire per indigestione di risate e baci, mentre sua moglie Viola non smetteva di piangere.
Il circo di Cam organizzò una raccolta semi, con uno spettacolo dove per vedere la nave volante accorse gente da ogni dove, pagando l’ingresso in bruscolini; di quelli si riempì la stiva, e finalmente per i nostri eroi cominciò il viaggio di ritorno.
“Avanti bambini, alla rinfusa!”

Categorie

Lascia un commento

85 Commenti

  • Ciao, il famoso battito d’ali di farfalla che sconvolge il mondo!!! Prima di oggi non ci credevo ma poi, dopo aver letto il tuo racconto, non potrò più dubitarne!!!
    Alla prossima e pazienta ancora un po’ per i miei ritardi cronici, ho quasi finito con i cartelloni per la mostra scout!!!

  • Ciao, Ottaviano.
    Anche con te, come con BlackCat, ho letto e dimenticato di commentare. Sono imperdonabile.
    Il finale è riuscito, ma non v’erano dubbi, e mi ha fatto tornare alla mente Jules Verne, per l’ingegnosità nella costruzione del testo fantastico e film (sempre tratti dalla penna di questo fantastico autore) come “Viaggio al Centro della terra” o anche “Il Giro del Mondo in Ottanta Giorni”.
    Molto coinvolgente, lo sei sempre. Colorato e spensierato, in questo momento che mi dici (e mi spiace molto leggerlo) non felice, riesci a donare un sorriso, un momento di svago in un mondo fantastico che si può vedere solo con gli occhi (e soprattutto attraverso la penna) di un autore bravo come te.
    Siamo tutti un po’ bambini, serve ricordarsi come fare e con questo racconto ce lo hai mostrato per dieci capitoli.
    Bravo, sempre e spero di sapere presto che le cose vanno meglio.

    Alla prossima!

  • Capitolo 10)

    E così si chiude un’altra bella storia.
    Come detto al capitolo 9, puoi cambiare improvvisamente scenario e non lasciare per niente perplessi! 🙂
    Si vede che ti sei divertito nella stesura di questa storia, si percepisce in ogni parola e risvolto di trama. Vivissimi complimenti!
    Hai lasciato anche una via a possibili seguiti, e sono certo che in futuro ti verrà qualche altra bella storia da raccontare con questi simpatici personaggi.
    Continua così, sei fortissimo!

    Per quanto riguarda le mie fiabe, grossomodo la storia la conosci, ma c’è di certo del materiale inedito e una trama principale più curata, anche grazie all’intervento di tutti i lettori e diversi cicli di revisione (si spera siano serviti!)
    Avevo letto in video il primo episodio della nuova storia, ma ho cancellato per sbaglio il file durante una fase di pulizia del pc…. Presto recupero anche il nuovo!

  • Ciao Ottaviano 🙂
    Che dire una bellissima fiaba adatta a qualsiasi età 🙂
    Alla fine anche il papà ha fatto una grande avventura quasi alla pari di quella di Fiorella 🙂
    Complimenti ci hai fatto sognare in un mondo fantastico che spero un giorno riprenderai 🙂
    Per il momento seguirò la storia del tuo alter ego Fenderman e attendo il tuo ritorno con nuovo materiale 🙂
    Alla Rinfusa!!! .:)

  • Quando si dice che il battito d’ali di una farfalla causa un uragano nell’altro capo del mondo! E qui ne abbiamo la prova lampante!
    CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! CLAP! Ottima storia, ottimo finale, ottimo tutto! E questa va dritto di filato tra quelle da leggere e rileggere!

    che altro dire?

    ALLA RIFUNSA! 😀

  • Ciao!
    Come promesso ho recuperato i capitoli della tua storia che, ripeto, mi sarebbe davvero piaciuto “giocare”, se così possiamo dire.
    Come ho potuto constatare nei commenti non sono l’unico che avrebbe sudato freddo se fossi stata al posto della nostra Fiorella?
    Ho votato anche io per l’arrivo del Papà; siamo giunti alla fine, e mi piacerebbe conoscere anche lui.
    A presto!!

  • Capitolo 9)

    Siamo prevedibili? Punto anche io sul papà!

    Credo di avertelo detto quasi ogni volta ormai, ma invidio tantissimo la tua capacità di rendere tutto così leggero, divertente e coinvolgente. Potresti far cambiare improvvisamente scenario, e nessuno avrebbe assolutamente niente da dire. La scelta del nome mi ha divertito, al punto da essermi immaginato la scena proprio come in un cartone animato.
    Non mi pare di aver trovato niente fuori posto. Buona così!
    Aspetto l’ultimo capitolo, anche se questi personaggi potrebbero avere ancora tante altre avventure da vivere!
    Ho notato che Palmira è tornata! Vado a recuperare anche quello! 😀

    Alla prossima!

    • Ciao Giuseppe, io questa storia l’ho immaginata come un fumetto o un libro illustrato, di quelli che leggono gli scolaretti di prima elementare.
      Tu hai fatto ben altro e dovrò leggere il tuo libro, promesso!
      Scrivere questa fiaba mi ha addirittura gasato, ero, sono lei, con la mia piccola scopetta di saggina e volo con lei!?
      Grazie, come sempre…. Al finale, alla rinfusa!(ovviamente!)?

  • Arriva papà, e sono in buona compagnia!
    Ciao, Ottaviano.
    Un altro bel capitolo, colorato e pieno di magia. Non so che aggiungere, mi pare di dire sempre le stesse cose. Con te si torna un po’ bambini con gli occhi, e si cresce con la testa. Mi piace molto questa cosa, mi piacciono le personcine che nascono dalla tua fantasia e le creature, tutte proprio, che prendono vita ogni volta.
    Non so che dire, non so che aggiungere, buon fine settimana? Forse non basta, ma non lo so.
    Alla prossima!
    p.s. buon finale, anche quello.

    • Ciao Keziarica, grazie.
      Inventare questi piccoli personaggi è molto gratificante. Quando la fantasia non si pone limiti e tutto è lecito, scrivere è bellissimo. Sto cercando di sperimentare un uso un poco “improprio” di certo termini lessicali per trasmettere emozioni senza consumare troppo parole. Magari avremo modo di psrlarne in seguito. Su “Legàmi” potrai trovarne qualche piccola anticipazione. Niente di che, si gioca, però è divertente.
      Grazie ancora. Ciao??

  • Ciao, dove si può trovare l’ananasso per leggere nel pensiero? A volte ne avrei proprio bisogno!!! Boh, con la matematica me la sono sempre cavata, il problema delle tabelline non erano le tabelline in sé, ma le interrogazioni a bruciapelo. Che stress, il cervello mi andava in confusione totale!!!
    Ho votato per il papà, sono curiosa di vedere chi sia!!! Alla puntata finale.

  • Ciao Ottaviano 🙂
    Bello sto capitolo 🙂
    Hai ricreato l’enigma della sfinge in edizione scolastica 😀 io avrei fallito visto che di matematica non ne ho mai capito un tubero 😀 😀
    Beata Fiorella anche io vorrei un ananasso capace di interpretare i pensieri degli altri 🙂 o parlare qualsiasi lingua 🙂 peccato che esistano solo nelle favole 🙂
    E per il gran finale ho votato che arriva papa’ 🙂 il motivo per cui il viaggio e’ cominciato 🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi