Uno di noi

Fiorin Fiorella, naso a patata, e una scopa di saggina

Uff, al secolo Gaio Lieto, a dispetto del nome era una persona cupa, poco incline al riso, al risolino, ed al sorriso.
La vita lo aveva chiamato a stare fra la gente, e lui ci stava, ma a modo suo. In elmo e corazza ogni giorno combatteva la guerra della saccoccia. Per far cacciare i soldi di tasca agli inquilini di certi appartamenti che aveva in città, si trascinava su e giù per le scale dei condomini masticando rabbia e risentimento, (da lì il nomignolo), perché tutti si negavano, e certo anche ridacchiavano dietro l’occhiolino nel vederlo vecchio, grosso e grasso, sudare e darsi pena per correre dietro a pochi baiocchi.
Tutti tranne una, una donna, ma solo perché esentata da quelle visite, visto che viveva con la sua bambina in una mansarda al settimo piano di un palazzo senza ascensore.
Uff aveva anche provato qualche volta ad arrivare fin lassù, ma ad ogni rampa i gradini sembravano diventare più alti, l’aria mancare, e uno svolazzo di colombi e tortorelle faceva venir voglia di sparare.
Al tempo del nostro racconto, Uff, come se non bastasse il mondo contro, si trovava a dover affrontare un altro problema.
Da tempo si trascinava da uno studio medico all’altro perché aveva cominciato a vedere le cose in bianco e nero, e non se ne faceva una ragione. Era depresso, precipitato in un pantano di esami e diagnosi senza cura, sabbie mobili in cui stava affogando.
Una mattina, era il primo di Aprile, uscendo da uno di quei condomini, prima si fermò un momento a respirare, poi guardò in su alle finestre per cogliere sul fatto quelli che non gli avevano aperto la porta, e ora si assicuravano che fosse definitivamente fuori dal palazzo, e infine si avviò verso casa.
Le strade di quel quartiere popolare, brulicavano di gente che si infilava nei negozi, comprava fagioli, polenta e baccalà, sceglieva dai banchi dei fruttivendoli, addirittura sprecava una moneta dal fioraio per dei fiori senza colore.
Erano tutta un’accozzaglia di poveracci insanamente felici, corpi immersi in una minestra di suoni e di voci che lasciava a lui, che invece aveva i soldi, un’abbondante porzione di infelicità.
Mentre camminava lento, a capo chino, ipnotizzato dall’alternarsi delle punte delle sue scarpe nere sul selciato, udì una voce.
– Fiorellina!
Era la voce di una giovane donna che chiamava a sé la sua bambina.
La signora Violetta Blu, quella del settimo piano che sempre la scampava, adesso era lì, a portata di mano. Incredulo, strizzò gli occhietti furbi che cavalcavano a fatica la patata butterata del suo naso… era proprio lei!
Era in mezzo a una cascata di vestarelle penzolanti dal banco di un ambulante; inconfondibile, per via dei capelli chiarissimi e ricci che la facevano somigliare a una scopa di saggina. Tendeva la mano a una piccolina di cinque anni, non di più, che era il suo ritratto, un’animella con un padre marinaio e lontano, che era tutta la sua vita; una figlia che si teneva ben stretta in quel nido di mansarda-soffitta, dove fa caldo quando fa caldo, e freddo quando gela, ma dove Uff e altri peggiori di Uff non avevano cuore di salire.
Poi Uff ebbe un altro colpo: forse la sorpresa di beccarla gratis in mezzo alla strada gli giocava un brutto scherzo.
Incredibile a dirsi, in quel guazzabuglio di cose confuse, tutte ai suoi occhi sporcate di nero e grigio, la bambina s’accendeva di biondo rame e di rosa, e aveva intorno un’aura che dal bianco sfumava al viola. Contagiando le cose che sfiorava, le colorava di colori anche sbagliati, un po’ a rovescio, colori mai visti prima.
L’uomo chiuse un’altra volta gli occhi, solo per un momento, per ritrovarsi, ma era smarrito.
– Cavaliere, cavalier Lieto, come sta? Che bello incontrarla! – disse Viola con un sorriso smagliante.
Lui probabilmente nemmeno la sentì:
continuava a guardare la bambina, che era piccolissima, minuscola accanto ai suoi due metri, eppure sembrava concentrare tutta l’energia del mondo.
Viola colse l’imbarazzo dell’uomo, fece una mezza giravolta per mettere la faccia tra lui e la bambina e disse:
– Che succede? Giornataccia? – E poi rivolta alla piccola: – Tesoro guarda chi c’è? Te l’avevo detto…
Mentre la bimba si voltava a guardarlo con una smorfia e una manina sugli occhi per pararli dal sole, lui, confuso, continuava ad affondare… ripassava tutti i referti medici avuti e sempre più si convinceva che forse stava diventando matto.
– Mamma, hai visto mamma – disse Fiorellina – lui è dei nostri.
A quel punto Uff tornò a guardare Viola per interrogarla.
– Fiorella ha molta fantasia – disse la donna – è convinta che tra questi vicoli si nascondano gnomi, fate e persone speciali, tra le quali a quanto pare mette anche lei, capaci di cambiare il mondo a piacimento.
Fiorellina a quel punto prese a tirare la giacchetta dell’uomo.
– Vuoi venire a casa mia? – disse – Vuoi vedere i miei colori?
– Ah, uhm, io? – disse il cavaliere che aveva già dimenticato l’affitto da riscuotere. Allungò una mano per farle una carezza, ma Viola: – Non la tocchi – disse – meglio se non la tocca!

Capitolo 2

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85 Commenti

  • Ciao, un bellissimo intervallo poetico!!! Sai una cosa? Ogni tanto piacerebbe anche a me salire su una barca magica e andarmene a zonzo per il mondo (immaginario o meno), soprattutto in questo mio momento di puro delirio!!!
    Ho votato per Acqua, anche se ero indecisa con fuoco, ma quest’ultimo sarebbe stato pericoloso!!! Alla prossima.

  • Capitolo 5)

    Ciao Ottaviano!

    Leggere questo capitolo mi ha messo di buon umore! 🙂
    Però sono rimasto un po’ a riflettere sulla bandiera. Perché sulle prime, ho pensato a quella della Bulgaria, però i colori sono invertiti (così come per quella dell’Italia). Poi, magari hai solo voluto giocare con il lettore, non avendo specificato forme o altro, ma solo una lista di colori 😀
    Lo so, sono un lettore con grandi problemi! 🙂

    Aspetto il prossimo, e punto sul fuoco!

    • Ciao GGP, grazie.
      Non c’è nessun mistero nella espressione “bianco rosso e verde”, da sempre (a meno che non si stia in un ambito tecnico, specifico) sta a indicare il tricolore. In giro si può leggere anche rosso, bianco e verde o se ci si riferisce al pennone ovviamente verde, bianco e rosso.
      Io perché sono in una fiaba mi sono permesso l’espressione più comune (e affettuosa).
      Ti ricordo a titolo di esempio il gioco nel titolo del film di Carlo Verdone (Bianco, Rosso E Verdone).
      Grazie ancora, a presto!?

  • Ciao, Ottaviano.
    Questa tua storia mi fa tornare alla mente le bellissime storie di Erri Porta, che non scrive da molto, ma ha davvero il tocco magico quando c’è da raccontare il fantastico mondo dei bambini. I tuoi scritti hanno un loro tocco, la propria originalità, ma me lo hai fatto tornare in mente.
    Non posso far altro che sorridere, con il vento in faccia e sentore di grilli canterini che giungono dalla terra ferma in una notte magica verso sud-est. Gli occhi di menta e ora sorridono anche a me e vorrei tanto, anche solo per un istante, vedere il mondo con quegli occhi. ???
    Bravo, sempre.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, Erri è un grande, la sua fantasia è esplosiva. Io mi accontento di meno, mi interessa soprattutto convincere me stesso che un po’ di fiaba, e immaginare la faccina stupita di un bambino, anche da grandi possa far passare certe malinconie…
      Grazie, buona giornata ?
      ??

  • Ciao Ottaviano 🙂
    E cosi’ che si parti’ per l’isola che non c’e’ 🙂 volevo dire le indie orientali 🙂 chissa’ che faccia ha il padre della nostra piccola Viola 🙂 fare il giramondo non e’ un mestiere semplice 😀
    Sono contento che Uff non l’abbia fatto tanto difficile ma sia partito anche lui all’avventura con i nostri scallonauti 🙂 in fin dei conti l’avventura piace a tutti soprattutto se ha le ali della fantasia 🙂 e tu su questo ci sai fare 🙂
    complimenti ancora 🙂
    Ho scelto fuoco perche’ e’ il mio elemento e vediamo cosa ci tiri fuori 🙂
    A presto 🙂

  • Ciao, il piano sta andando a gonfie vele, al contrario della nave pirata/carro di carnevale!!! Ma poi mi domando: perché uno dovrebbe tenere un coso simile in una cantina? Be’, credo che in una storia come questa è inutile farsi delle domande e godersela come viene!!!
    Ho votato per un aiuto inaspettato, voglio proprio vedere quale!!! Buon fine settimana di primavera (dicono che presto tornerà il freddo, almeno qui al Nord) e spero di non impazzire prima, con voi uomini alle volte è veramente difficile lavorare!!! Alla prossima.

    • Ciao Isabella, grazie.
      A proposito del carro, vorrei far passare l’idea che Uff non sia esattamente come appare e il carro sia un po’ come il testimone di una personalità diversa, repressa, lasciata sotto uno strato grigio di cenere.
      Grazie ancora, ciao??

  • Ciao, Ottaviano.
    Voto Garibaldi, non so chi sia in questa storia, se si tratti di quello vero o di un usurpatore del nome, ma sono sicura che riuscirai a tirare fuori un personaggio fantastico.
    Non ho figli, ma se ne avessi mi piacerebbe tanto far leggere loro questa tua storia, colorata e intelligente. Mi piacciono tutti i personaggi, anche Uff, che so nascondere un animo di bambino.
    Aspetto di vedere dove ci porterai e ti auguro un buon sabato e una ancor più buona domenica.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica. Grazie.
      Questo racconto è una vera piacevolissima sfida per me che non ho mai scritto nulla per bambini ( e neanche stavolta in verità volevo farlo) ma Fiorella e Uff, e Viola pure, mi hanno forzato la mano e ora ne sono contento.
      In quanto a Garibaldi è un mistero già svelato…
      “– Ragazzi – proclamava Fiorella Garibaldi all’assemblea degli scalonauti –” In realta, guarda un po’, Garibaldi è semplicemente, ma non a caso, il cognome di Fiorella.?
      Ciaoo??

  • Ciao Ottaviano 🙂
    Leggendo e rileggendo le righe di questa storia mi cerco di immedesimare nel mondo di Fiorella e niente, voglio partire con loro , sperando che Uff non la faccia troppo difficile 🙂
    niente da dire sul capitolo a parte che e’ una fonte di ricarica dopo una dura giornata lavorative 🙂
    voto anche io per l’aiuto inaspettato 🙂
    a presto 🙂

  • Manca una cosa, siamo ancora all’inizio, anche se non vedo l’ora di partire.
    Ciao, Ottaviano.
    Guarda, quando leggo paragrafi come quelli che si trovano qui, all’inizio dell’episodio, mi brillano gli occhi, la frase: “tutti portatori sani di faccette e treccine, frange, e orecchini, colletti storti e scarpette col buco, cinte e calzoncini, calzini scesi e ginocchia sbucciate.” una descrizione impeccabile, viva, che riporta alla mente i miei giorni così. Bellissimo!
    La nostra piccoletta ha le idee chiare, un po’ mi ricorda un’altra bimbetta furba che vedeva i fantasmi e con loro viveva avventure, per caso si conoscono?
    Bravo, come sempre, e questa volta ancora di più.

    Alla prossima!

    • ? La piccola Carlotta… Non me libererò mai, e un giorno tornerà, ne sono certo. Come vedi ce ne sono di “Carlotta” in giro, tutte pronte a stupirci!?
      Grazie per l’apprezzamento, i tuoi ricordi sono anche i miei, e la nostalgia che ci prende è “patrimonio immateriale UNESCO”.
      Grazie ancora, a presto!??

  • Ciao, ah, quanti bei ricordi di bimba che hai fatto affollare nella mia mente!!! Anch’io ero una di quelle che odiavano la pennichella pomeridiana, soprattutto all’asilo. Così con un amico e un’amica fuggivamo per andare ad esplorare l’asilo vuoto, e quando ci stancavamo di giocare andavamo ad aiutare le cuoche ad asciugare i piatti. Eh sì, l’avventura mi è sempre piaciuta, fin da piccola!!!
    Ho votato per il propulsore difficile, anche perché vorrei capire il meccanismo per cui lo sarebbe!!! Buon weekend e alla prossima.

  • Ciao Ottaviano 🙂
    Che dire sono sicuro che ti stai a divertire 🙂 devo darti ragione il fantasy e’ veramente un po’ uno sfogo per lo scrittore perche’ puoi scrivere quello che vuoi senza paura di sbagliare devi solo stare attento a curare bene il capitolo 🙂 e di quello sai bene di saperlo fare molto bene 🙂
    ti devo dire che mi hai riportato indietro nel tempo con la prima parte del capitolo 🙂 mi hai fatto ricordare “Il giornalino di Gianburrasca” quello fatto con Rita Pavone non so se hai mai avuto il piacere di vederlo 🙂 se no te lo consiglio 🙂 soprattutto il pezzo dove Gianburrasca finisce in colleggio 🙂
    Bravissimo 🙂
    Io ho deciso di andare un po’ contro corrente e ho scelto che manca una cosa 🙂 Vediamo cosa ne tiri fuori 🙂
    A presto 🙂

    • Ciao, grazie. Ricordo Rita Pavone, ero bambino anch’io allora. Oggi sono grande, amo i bambini e le loro piccole grandi storie mi affascinano, inutile negarlo.
      In quanto all’invenzione, è vero con queste storie puoi persino inventare di “fare un salto” alle Indie Orientali. Non è meraviglioso?
      Grazie, ciaooo?

  • Capitolo 3)

    Ciao Ottaviano!

    Hai inserito parecchie frasi d’effetto in questi cinquemila caratteri: belle espressioni che rendono facile al lettore il compito di sentire nell’intimità i tuoi personaggi. Ben fatto!
    C’è giusto un passaggio:
    “Dunque dicevo: traslocheremo tutti insieme in un paese lontano dove tutto è grande: là dove i ” dove c’è la ripetizione dei due punti, ma ho pensato subito a una svista. In entrambi i casi, ci stavano.
    Per il resto, voto per le problematiche di Uff.
    Sei sempre forte.
    Alla prossima!

    • Ciao, grazie. Correttissima la tua osservazione, se i due punti dopo “grande” li avesse scritti un altro li avrei notati. Queste cose, come i refusi in genere, accadono, almeno a me, quando, dopo svariate (e tribolate) revisioni si corregge una frase all’ultimo minuto, direttamente sul sito, e non si ha l’accortezza di rivedere il contesto intero.
      Grazie per averlo segnalato ciao, ciaooo!?

  • Capitolo 2)

    Ciao Ottaviano!

    Umorismo e leggerezza non tolgono spazio alla riflessione umana, a sottotesti più intimi per il lettore. La vedo come una di quelle opere di Miyazaki, sai? Ai tratteggiato i personaggi con quella tipica gentilezza/spensieratezza. Ben fatto!
    Trovo l’indirizzo più affine alla fiaba, ad ora, per concetto: e cos’altro è la fiaba, se non fantasia libera? E poi, lo sappiamo, a noi non piace inquadrare le storie in una sola categoria. 🙂
    Continua così!

  • Ciao Ottaviano 🙂
    Alla fine hai deciso di continuare entrambe le storie 🙂
    Beato te che ci riesci a seguirne due 😀
    che dire non posso fare altro che seguirti 😀 e vedere dove ci porti 🙂
    un fantasy abbastanza fiabbesco e a tratti mi sembra anche abbastanza umoristico. Il tiranno padrone di casa che e’ venuto a riscuotere l’affitto che viene messo un po’ in ridicolo da mamma, figlia e Aprile 😀
    Ho votato per esplorare un po’ di piu’ la soffitta e i suoi abitanti 🙂 vediamo se li vale i soldi che devono a Uff 😀
    Vediamo cosa ci tiri fuori 🙂
    A presto 🙂

    • Ciao BCO,
      In questa storia vorrei raccontare tutto quello che nel noir di Fenderman non puoi trovare, e viceversa.
      Fantasia, colore e perché no, fiaba. Siamo adulti, ovvio, ma le fiabe per chi scrive sono una cosa serissima, e un’ottima palestra.
      Grazie, ciaooo?

  • Ciao, quindi magia ci cova… se ne può avere un po’ in prestito? In questo momento ne avrei bisogno per districarmi tra tutti i miei impegni!!! Non vedo l’ora di capire chi sono veramente le due maghette!!!
    Ho votato per le indie orientali, un po’ di esotico in primavera fa bene!!! Alla prossima.

  • Ti confesso che aprendo il sito, questa mattina, sono rimasta disorientata XD Uno di noi, Uno di Tre, Pepperepé XD XD Poi mi sono fatta un tè e ho capito tutto. O quasi tutto XD Hai deciso di darci dentro col Fantasy e io ti odio, ché volevo Pietrinoooo!!! XD Comunque mi piace la decisione di caratterizzare con decisione uno dei personaggi, credo che sia un tuo marchio di fabbrica! È così? Eccoqqui? É venerdì? XD
    Seguiamo dunque questa nuova storia, lasciamoci trasportare dalla tua fantasia, e votiamo le Indie Orientali ❤️??‍♀️

    • Ciao Martha, buon giorno.
      Avrei votato anche io Pietrino, ma noir e Fantasy hanno prevalso e pareggiato.
      In quanto al Fantasy ho pensato di non impormi limiti, sarebbe illogico, e i personaggi saranno plasmati a misura della situazione ogni volta.
      Sarà come tratteggiare la sceneggiatura di un cartoon, dove se un tratto di matita va per storto magari la storia ci guadagna. Grazie, buona giornata!??

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