Palazzo di Gemme

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà dopo? Nessuno crederà alle parole di Max in principio, eppure verrà assunto come guardiano (50%)

La ragazza nello specchio, luna

La conobbi un mese dopo il nostro arrivo.

Non mentirò dicendo che la rivelazione iniziale di Max non ci avesse colpiti, ma in un primo momento ci impegnammo tutti a fingere che così fosse: il giorno del trasloco mio padre lo liquidò con un’alzata di spalle, io e mia sorella accennammo mezzo sorriso e tutto tornò ad un’apparente, seppur effimera, normalità. 

In ogni caso, il giorno del mio primo vero fortuito incontro con Luna, avevo già da tempo accettato l’idea che il vecchio sedicente guardiano non fosse poi così folle. E -neanche a dirlo-che sì, il palazzo pullulasse di spiriti, proprio come aveva detto. 

Non l’avevo mai vista prima di allora, ma la riconobbi senza esitazione. Avevo sentito così tanto parlare di lei, a quel punto, che fu quasi come incontrare una vecchia amica.

«Sei qui» le dissi infatti, abbarbicandomi sul tetto, lì dove lei soleva osservare il cielo la notte. Non mi presentai, non chiamai il suo nome, ma mi avvicinai e lei mi lasciò fare. 

«Avresti desiderato il contrario?» mi apostrofò, anche se faticai ad afferrare le sue parole, sovrastate dallo scroscio della pioggia. Era da lei rispondere a tono in quel modo, di questo ero stato messo al corrente. Sul momento credetti di vederla piangere, ma forse erano solo le gocce di pioggia che, fitte, le ricadevano sul viso come una coltre, disegnandole addosso una maschera di tristezza. 

«Ti stavo cercando, in realtà»

«E perché mai?» 

«Perché vivi in casa mia, immagino» dissi così, la prima cosa che mi venne in mente. Lei si voltò dall’altra parte, mi parve offesa. 

Quella sua reazione mi spiazzò, al tempo, ma come imparai a conoscerla capii quanto fosse giustificata. Ci si immagina che il tempo sia importante solo per chi ne dispone in misura limitata, come tutto il resto, ma quando cessi di esistere -esistere, nel senso più comune del termine, vivere- e ti si dipana dinanzi l’infinito, scopri che c’è ben di peggio del mai, ed è l’attesa del nulla. 

Da vivo una promessa può essere mantenuta o infranta, mi spiegò una volta, la prima cosa va bene e l’altra no, ma è tutto qui, fine. Da morto, invece, può capitare che una promessa non venga mantenuta, né infranta, ma solo rimandata. È questa condanna all’attesa l’opzione peggiore, è lo stesso dolore di una promessa infranta, ma ripetuto ogni giorno, per sempre. 

Per lo stesso motivo, immagino, Luna era una persona -uno spirito?- impaziente. La sua natura era curiosa, brillante, e per questo non era difficile catturare la sua attenzione, ma era egualmente difficile perderla, bastava una frase non gradita, a volte anche una parola fuori posto. E, di rimando, perderla talvolta significava per solo istante e talaltra per un tempo tale da farti temere di non rivederla mai più. Luna, d’altro canto, era pur sempre un fantasma, e come tale poteva vanificarsi nel nulla e sparire alla vista a piacimento. O almeno credo. Non che abbia mai avanzato una tale minaccia, non l’avrebbe mai fatto, ma nel tempo speso al palazzo mi è capitato innumerevoli volte di conversare con anime viste una sola volta e poi perse per sempre. Anime di cui non ricordo niente se non un nome o una frase accennata.

Anime, fantasmi. È un termine che ci guardammo bene dall’utilizzare, i primi tempi. Ho usato la parola normalità per descrivere le settimane che seguirono il nostro arrivo, ma a ben pensarci era più un’immagine a beneficio degli altri, del mondo fuori dalla casa, se vogliamo. Che la normalità non sarebbe entrata dalla porta, che non ci avrebbe accompagnato nel varcare il confine del Palazzo di Gemme, io lo capii ben presto, e anche mio padre non dovette tardare a realizzarlo. Perché mai, in caso contrario, tollerare la presenza di un estraneo in casa nostra? Dopo quel benvenuto inusuale, Max non fu cacciato. Certo, non fu neanche esplicitamente invitato a rimanere, ma in un certo senso era implicito, impresso tra le righe, che quell’uomo avrebbe vissuto con noi da quel momento in poi. 

Max aveva una stanza tutta sua, al piano terra. Non aveva effetti personali, se non qualche giacca pulita, alcuni libri dal volume intimidatorio e una radio portatile. Del resto, stava raramente in camera, preferendo passare il resto del tempo in giro per il palazzo, aiutando con la manutenzione e le incombenze. 

«È il mio lavoro» mi spiegò, una volta che lo seguii oziosamente durante uno dei suoi giri. 

«Cambiare le lampadine, intendi? Pensavo fossi il guardiano dei fantasmi» doveva essere passato quasi un mese ormai, non avevo ancora incontrato Luna, ma non avevo più alcuna reticenza nel proferire quel termine. Non con Max, almeno. 

«Ai fantasmi non serve mica un guardiano» mi corresse, divertito. «Sono i vivi ad averne bisogno»

«Pensa, io credevo di cavarmela bene da solo» 

«Immagino» rispose, non raccogliendo la provocazione, «ma te la saresti cavata bene altrettanto se non ti avessi messo allerta il giorno del tuo arrivo?». 

Accusai il colpo e non risposi. 

Su cosa si concentrerà il terzo capitolo?

  • Sul Palazzo di Gemme (0%)
    0
  • Farà un passo indietro e introdurrà la figura di Luna (67%)
    67
  • Approfondirà la figura di Max (33%)
    33
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16 Commenti

  • Ciao Sigma Klimt 🙂
    Ti ho visto qualche giorno fa e volevo leggerti e ti trovo gia’ al capitolo due 🙂
    Comunque bella storia 🙂 mi hai messo curiosita’ e mi hai fatto pensare cosa sia vivere in una casa dove puoi vedere gli spettri e farne amicizia ( come nel caso di Luna) a un che di magico tutto cio’ 🙂
    Per quanto riguarda l’analisi del capitolo , hai una scrittura molto pulita dovresti solo cercare di evitare le ripetizioni molto vicine tra di loro , si possono sempre trovare dei sinonimi per rendere la lettura piu’ semplice a noi lettori poltroni 🙂
    Comunque voto di conoscere meglio Luna 🙂 voglio capire chi sono questi fantasmi e come mai loro li possono vedere 🙂 capisco che e’ fantasy ma magari una spiegazione logica ci sara’ 🙂
    Inoltre lascio i miei soliti due consigli utili per crearsi un seguito di lettori qua sul sito 🙂
    1) leggi e interaggisci con le storie degli altri (in fin dei conti e’ un sito interattivo percio’ a te piace essere letto come a tutti) inoltre cosi’ ci si puo’ scambiare consigli utili per crescere come scrittori
    2) non pubblicare troppo rapidamente, gli scrittori piu’ indaffarati si perderanno tutti i tuoi capitoli e la cosa piu’ bella del gioco, cioe’ contribuire a come proseguira’ la storia 🙂 datti un po’ di tempo tra un capitoo e l’altro , minimo una settimana e vedrai che avrai piu’ lettori e piu’ voti 🙂
    A presto 🙂

    • Grazie per i tuoi consigli preziosi! Quello delle ripetizioni è un vizio di forma che fatico a lasciar dietro, è difficile per me marcare un confine tra ciò che caratterizza il mio stile e un errore di stesura che influenza la leggibilità del testo, sono ben consapevole di rischiare di scrivere dei mattoni talvolta. Cercherò di rendere tutto più scorrevole! 🙂

  • Ben fatto, premessa di un racconto coinvolgente. Assodato che nove storie di fantasmi su dieci iniziano con una nuova-vecchia casa, non mi sento nemmeno di dire che sia un cliché, sembra quasi d ‘obbligo. E allora vai a stupirci, ci vediamo al seguito, ciao🙋‍♂️

  • Ottimo ci sono fantasmi. Il clichè delle opere di fantasia imporrebbe che nessuno creda al “pazzo” che narra di vedere/sentire cose paranormali.
    Ma sta volta abbattiamo i clichè! Vada per la ricerca!
    Scusa se rompo ma non nascondo che ho trovato che ci sono dei punti deboli in questo primo capitolo.
    Tipo -“Qualcuno ha pensato a noi”, disse così mio padre, mi pare di rammentare, un’espressione del genere. Un giardiniere, intendeva con questo, è stato chiamato per rendere gli esterni presentabili. Un gesto cortese.- La parte “Un giardiniere, intendeva questo” non si capisce cosa volevi intendere.
    Consiglio di far molta attenzione a certe frasi.
    Per il resto continua così.

  • In realtà dovrebbe essere cacciato via come fanfarone, ma, dato che il racconto è di un ex ragazzino, direi che partono alla ricerca di spettri!

    Ciao e benvenuto su The Incipit! Il capitolo scorre bene, giusto da segnalare che hai cambiato il modo di esprimere il discorso diretto proprio nel momento in cui vengono annunciati i fantasmi.

    Per il resto, ti seguo curioso 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Sigma Klimt,
    è la prima volta che ti vedo, perciò ti do il benvenuto su The iNcipit.
    Hai uno stile davvero curato, e ci sono tutte le premesse per un racconto coinvolgente.
    Mettendomi nei panni dei protagonisti, manderei via Max – anche se, chissà, questo non lo allontanerà del tutto.
    Ti seguo e aspetto il prossimo capitolo. 🙂

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