Dove eravamo rimasti?
Le Lacrime Non Cadono
Le luci erano accese al numero 34 di Elder Court.
Da una finestra fuoriusciva il ritmo incalzante di una canzone dei Bullet for My Valentine
Your tears don’t fall,
they crash around me
Intonava, con rabbia, la canzone. Ma Warlock non la sentiva, con la testa già altrove.
Aveva aperto tutte le teche e posizionato i suoi “cimeli di caccia” sul pavimento al centro della sala.
Her conscience calls
Attorno a loro aveva versato una tanica di benzina e calcolato una decina di minuti per sparire.
In quanto a sparire, nessuno poteva insegnargli nulla.
The guilty to come home
“Sfido a trovare qualcosa … sbirro” disse a labbra strette. Tra le mani una lettera che Michaela gli aveva scritto ai bei vecchi tempi, quando l’amore era ancora qualcosa. La mise ai piedi della pila e le diede fuoco.
Can anyone help me make things better?
Il cantante urlava con tutta la sua ira. Non appena il fuoco cominciò ad attechire , Warlock si voltò ed uscì di corsa dall’appartamento. Tra poco ci sarebbe stato l’inferno, ma lui sarebbe sparito da Londra una volta per tutte.
“Magari torno a casa” pensò con un sorriso “. La cara mammina sarebbe molto contenta di rivedermi dopo tutto questo tempo…”
E mentre l’auto sfrecciava tra le strade di Londra nella notte, non si voltò indietro nemmeno una volta
**
White e Kin scesero dalla macchina nel cortile della casa di Matuziak.
L’auto era ancora li, proprio quella sulla quale aveva viaggiato il killer di Michaela.
La faccenda puzzava di trappola da lontano un miglio.
Un killer così freddo e astuto che non ha fatto nemmeno sparire le tracce?
Pensò White. Notò che Kin aveva avuto la stessa intuizione perchè entrambi tirarono fuori le pistole dalla fondina e si diressero verso la porta.
Se Matuziak fosse stato in casa gli avrebbe comunque visti arrivare. Magari erano già attesi da tempo.
White fece per bussare ma …
“È aperta” disse.
“Entriamo?” chiese Kin sarcastico.
“Dopo un invito del genere che fai? Rifiuti?” rispose White ancora più sarcastico.
I due entrarono mentre Kin ancora rispondeva
“Io non rifiuto mai gli … sono io o c’è una puzza assurda qui?” disse, perdendo un pò il sangue freddo.
Ad accoglierli una volta entrati in casa infatti fu un pungente odore di decomposizione che li fece quasi vomitare.
La casa era silenziosa, quasi spettrale. I due si diressero verso quello che doveva essere il living room.
“Figlio di … “ esclamò White abbassando la pistola.
“Che c’è?” disse Kin, puntando invece la sua in direzione del salotto.
“Abbassa la pistola… non ci potrà più far del male” disse White prendendo il telefono.
Appoggiato contro la parete c’era quello che restava di Matuziak. Occhi ancora sgranati , rivoltella fra le mani e un foro di proiettile nella fronte. Sembrava che l’uomo fosse morto da un bel pò di giorni, forse addirittura prima della Pollerton.
“Qui White … mi trovo con Craig Matuziak… morto, apparente suicidio! L’indirizzo è… “
**
White con una mano sulla fronte e un caffè ormai freddo sulla scrivania cercava di trovare qualche connessione. Ce n’era solo una : il fottuto Liuthon.
Da una parte c’erano Michaela , Matuziak, Nadine e chissà quanti altri cadaveri ancora dovevano essere trovati.
Dall’altra, la bella Julia, che per salvarsi si era affidata alla polizia. Ma era davvero così? O si trattava di un imbroglio?
Sarebbe stato troppo facile credere alla ragazza, facile come trovarsi un milione di sterline nel cofano della macchina con un bigliettino : “Da un anonimo benefattore!”
Fu allora che il telefono squillò
“Qui White”
“Qui Walton, Rob abbiamo I risultati dell’autopsia di Matuziak, è morto circa una settimana e mezzo fa. Le impronte digitali sulla rivoltella coincidono, si è trattato veramente di suicidio”
Una settimana e mezzo… Pensò White. Non poteva essere stato lui al volante dell’auto il giorno della morte di Michaela.
“Avete trovato qualche indizio nell’auto?” chiese White seccato.
“Nulla purtroppo, anche le impronte digitali sul volante corrispondono a Matuziak” rispose Walton.
“Qualcosa di interessante sulla Pollerton?” sbuffò White.
“Nulla di veramente interessante, l’unica cosa che ha un pò destato la mia attenzione è il fatto che la Pollerton non avesse nulla a suo nome , tutto era intestato al marito, Bill Pollerton”
“E cosa ci sarebbe di strano?” chiese White aprendo il taccuino.
“La signora Pollerton aveva un’assicurazione sulla vita. L’unico beneficiario è un certo Joe Warlock” concluse Walton.
White aveva scritto il nome sul taccuino. “Qualcos’altro?”
“Pensavamo fosse uno pseudonimo del signor Pollerton. Ma abbiamo scoperto che questo Warlock esiste veramente, e ha anche lavorato al Liuthon come manager tempo fa. Abbiamo anche un indirizzo : 34 Elder Court. Degno di una visitina?”
White mise giù con un ghigno fra le labbra. Finalmente un nome :
Joe Warlock.

21/08/2025 at 23:40
Non chiedermi perché ci ho messo così tanto a leggere la tua storia: adoro i gialli e i thriller!
Ricordo che questa storia è iniziata anni fa e l’hai conclusa da poco. Devo dire che, nonostante il lasso di tempo, sei stato bravo a non creare troppo distacco, e immagino quanta soddisfazione nell’averla completata dopo tutto quel tempo ^^
I capitoli si susseguono molto bene e ho adorato il cambio di prospettiva tra serial killer ed investigatore ed il loro continuo rincorrersi. Posso dirti che sei migliorato molto su grammatica e punteggiatura, ma comunque la lettura non è risultata difficile.
Che dire, andrò al più presto a leggere la seconda parte! Complimenti e grazie per questo bel thriller! 😀
27/05/2025 at 15:47
Quindi alla fine è vero, si trattava dei Bullet!
Sapevo che il capitolo non avrebbe concluso la storia, ma non mi aspettavo nemmeno di ritrovarmi con più domande di prima (il che è un bene).
Ho già letto altri commenti in merito ad alcuni appunti sullo stile di scrittura sulla quale mi trovo d’accordo e su cui ho poco da aggiungere, ma ho anche letto le tue risposte in merito al percorso di crescita che hai affrontato con questo racconto, inoltre averlo ripreso in mano dopo anni non deve essere stato affatto semplice e questo va tenuto in considerazione (ne so qualcosa). Il capitolo chiude esattamente come mi aspetterei che si chiudesse una serie tv di questo genere, ti lascia con tante domande in mano e la voglia di avere tutte le risposte del caso, conscio che il nostro protagonista ha finalmente trovato una pista concreta. La parte più difficile è fatta, il mondo è costruito, i personaggi caratterizzati e il filo logico ha tutte le carte in regola per seguire strade interessanti, sono sicuro che quando arriverà la seconda parte sarà memorabile. Nel frattempo ci rivediamo nelle prossime settimane sotto Amarìs.
A presto Black!
29/05/2025 at 11:27
Ciao Mattia 🙂
Voglio cominciare con il ringraziarti per aver deciso di leggere la storia e per questo commento davvero gratificante 🙂
Diciamo che, probabilmente come anche tu avrai sperimentato , al tempo che ho portato le prime tre storie sul sito , scivevao praticamente ogni giorno e leggevo le storie di altri autori per migliorare il mio modo di scrivere in quanto io ho una grande fantasia, ma non avendo mai scritto nulla di concreto tendo molto a buttare giu’ pensieri disordinati e collegarli fra loro 🙂 I consigli dei lettori sono stati molto utili per riordinare questi pensieri 🙂 Dopo due anni di blocco mi ritrovo praticamente a ricominciare da capo completamente , percio’ posso dire che hai colto nel segno 🙂
Amaris sara’ il mio ritorno come scrittore, magari non sara’ al livello di Cavalcando Il Fulmine ma mi sara’ utile per praticare di nuovo la scrittura abbandonata per cosi’ tanto tempo 🙂
Grazie mille ancora 🙂
Noi ci si legge da Sky 🙂